The day after … le elezioni cosa faccio? Vado per blog: a caso, come farei in una città sconosciuta addentrandomi in quartieri mai visti, senza alcuna indicazione, seguendo nella scelta delle strade il caso o l’intuito. E il popolo dei blog risponde. In che modo? Non ci sono regole: qualcuno, precisino, snocciola dati citando le fonti, altri rimandano, con link che – appena sfiorati - lampeggiano invitanti, a post, informazioni e commenti ritenuti interessanti, o divertenti. Ne inserisco qualcuno anch’io. Trovo riflessioni e analisi che condivido: ad alcune ero arrivata da sola, altre mi risultano totalmente nuove.
Qualcuno mi fa incavolare e taglio la corda, lasciandomelo alle spalle, come farei con un seccatore che mi inseguisse per vendermi qualcosa. Oggi, che il Venditore non l’abbiamo messo alle corde, di chiacchiere sputate contro vento non sento il bisogno, ma di confronto sì, e di appartenenza pure.
Ho scritto un paio di “Ti capisco” e qualche “Abbiamo fermato la sua marcia trionfale."
Poi ho lasciato in giro qualche domanda: quelle che più mi frullano per il cervello: insistenti, fastidiose come mosche ronzanti. Cristo!, perché la sinistra non si compatta, non si coagula intorno a un ideale comune, a un obiettivo valido? Risposte me ne sono già date, ma magari mi è sfuggito qualcosa. Cos’è che mi spinge a andare per blog? E’ voglia di confronto, è risata, ghigno o sorriso che condivido. Ma anche passione, rigore logico, preparazione. E pure rabbia. Non mancano tristezza e malinconia.
E - non dimentichiamolo - speranza.
Ricordo mio padre, sindacalista, che diceva “La rabbia di uno è solo frustrazione e disperazione, la rabbia di tanti è forza, è dall’unione che scaturisce questa forza…” E sorrideva, negli occhi accesi gli brillava la speranza.
Perché nel web non è soltanto intelligenza connettiva e collettiva che prende forma, ma anche speranza che, alimentandosi di mille rivoli, potrebbe crescere … diventare uno tsunami: un’onda anomala che tutto travolge prima di ritirarsi lasciando sulla spiaggia, rubato alla profondità degli abissi, no, non una conchiglia ragazzi, qualcosa di ben più raro e prezioso.
Beh, qualcuno ha trovato un uomo, cinquantenne, sottile, elegante…
Un concentrato di speranza connettiva e collettiva.
E’ successo, è successo…
Dove, mi chiedete?
Negli Stati Uniti.
martedì 9 giugno 2009
Speranza collettiva e connettiva
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lunedì 8 giugno 2009
I veri vincitori
Poteva andare peggio. Tu hai rimesso in funzione il cervello, accorgendoti che fare la spesa è diventato ogni giorno più costoso, che in banca ti hanno chiesto di rientrare, che la scuola di tuo figlio è fatiscente, che i tempi della Asl sono una scorciatoia per il cimitero, che i giornali stranieri sparano a zero su di noi, che a tua figlia non hanno rinnovato il contratto…e che i reality sono sempre uguali, e pure quelle veline rifatte si assomigliano tutte. E poi ti lustri un po’ gli occhi ma nel letto, alla sera, ti trovi tua moglie con la crema sul viso e i capelli unti e siete talmente stanchi da non avere nemmeno la forza di litigare, figurarsi di fare altro.
Certo, in quei pochi minuti prima di crollare nel sonno, puoi fantasticare, uno su mille ce la fa…ed è proprio quello che presiede il Consiglio dei Ministri. È il Presidente: così alla mano, così furbo, uno che le barzellette le sa raccontare, che non ha paura di nessuno e che si è fatto da solo, non proprio come un lustrascarpe americano, ma insomma…siamo lì! Furbo? Sì, ma per farsi gli affari suoi. Non ci starà prendendo tutti per il naso? E ti addormenti e te lo sogni, ma è quasi un incubo e quando suona la sveglia sul comodino i primi risultati elettorali sono già pronti, riempiono la prima pagina dei giornali.
Il PD ha perso, ma è ancora lì. Come dice il Presidente i comunisti non muoiono mai, li credevi finiti e riemergono come gli zombi: morti viventi, ma deambulanti. Il PdL vince, ma non stravince.
Beh, tu non lo diresti al bar, ma non lo hai votato: insomma lui è più ricco di prima, ma tu sei nella m…da fino al collo. Di Pietro e la Lega furoreggiano. C’era da aspettarselo: il poliziotto piace ai moralisti (e qualcuno ancora c’è) e la Lega piace a chi pensa solo a se stesso e se ne frega degli altri( e ce ne sono tanti). Poi, a spizzico magnifico, si ritagliano un angolino i cattolici, e dimostrano di esistere ( duri e puri) i comunisti e i radicali, nonché nebulosi altri. Come un pizzico di pepe non servono a nulla, e lo sanno, tanto a loro basta essere più che fare ( anche perché caratterialmente portati a disfare…), ma un po’ di gusto lo danno.
Leggi scuotendo la testa: a votare tu non ci sei andato e, come te, tanti. Siete voi che avete vinto! Perché avete capito tutto: la politica è soltanto un teatrino e i partiti si scambiano le parti per recite sempre eguali.
Agli affaracci tuoi ci pensi tu.
“ Le serve lo scontrino?” sussurri con aria confidenziale.
Il cliente fa un cenno di diniego con la testa.
Tu respiri di sollievo e porgi la borsa di plastica.
“ Qua, se non ti fai un po’ furbo, ti scannano tutti. Anche il Berlusca. Ma io l’ho capito e non mi frega neppure lui!” pensi e passi lo straccio sul bancone fino a farlo brillare. Fischiettando.
Certo, in quei pochi minuti prima di crollare nel sonno, puoi fantasticare, uno su mille ce la fa…ed è proprio quello che presiede il Consiglio dei Ministri. È il Presidente: così alla mano, così furbo, uno che le barzellette le sa raccontare, che non ha paura di nessuno e che si è fatto da solo, non proprio come un lustrascarpe americano, ma insomma…siamo lì! Furbo? Sì, ma per farsi gli affari suoi. Non ci starà prendendo tutti per il naso? E ti addormenti e te lo sogni, ma è quasi un incubo e quando suona la sveglia sul comodino i primi risultati elettorali sono già pronti, riempiono la prima pagina dei giornali.
Il PD ha perso, ma è ancora lì. Come dice il Presidente i comunisti non muoiono mai, li credevi finiti e riemergono come gli zombi: morti viventi, ma deambulanti. Il PdL vince, ma non stravince.
Beh, tu non lo diresti al bar, ma non lo hai votato: insomma lui è più ricco di prima, ma tu sei nella m…da fino al collo. Di Pietro e la Lega furoreggiano. C’era da aspettarselo: il poliziotto piace ai moralisti (e qualcuno ancora c’è) e la Lega piace a chi pensa solo a se stesso e se ne frega degli altri( e ce ne sono tanti). Poi, a spizzico magnifico, si ritagliano un angolino i cattolici, e dimostrano di esistere ( duri e puri) i comunisti e i radicali, nonché nebulosi altri. Come un pizzico di pepe non servono a nulla, e lo sanno, tanto a loro basta essere più che fare ( anche perché caratterialmente portati a disfare…), ma un po’ di gusto lo danno.
Leggi scuotendo la testa: a votare tu non ci sei andato e, come te, tanti. Siete voi che avete vinto! Perché avete capito tutto: la politica è soltanto un teatrino e i partiti si scambiano le parti per recite sempre eguali.
Agli affaracci tuoi ci pensi tu.
“ Le serve lo scontrino?” sussurri con aria confidenziale.
Il cliente fa un cenno di diniego con la testa.
Tu respiri di sollievo e porgi la borsa di plastica.
“ Qua, se non ti fai un po’ furbo, ti scannano tutti. Anche il Berlusca. Ma io l’ho capito e non mi frega neppure lui!” pensi e passi lo straccio sul bancone fino a farlo brillare. Fischiettando.
domenica 7 giugno 2009
I Dellapicca (Una bambina diventa donna)
Soffiava il borin quella sera portando in città il profumo delle prime viole. Il pesco, nell’orto della locanda, in boccio fino al giorno precedente, era fiorito e Maria davanti allo specchio sbirciava pensosa la sua immagine. Anche lei sbocciava, l’abito che si accorciava e tirava sul seno, la massa dei capelli che luccicava dorata sotto il sole. Sentiva la primavera, ne avvertiva sulla pelle il tepore. Le sembrava che il mondo, visto con occhi di donna, fosse cambiato come se le giornate, che si andavano allungando in sere tiepide e chiare, fossero giornate d’attesa, e alitassero promesse che il vento le sussurrava all’orecchio. Alla gola le prendeva una sensazione di smarrimento. Suo padre non la lasciava quasi più uscire, e, nella locanda, si affacciava frequentemente alla porta a controllare che i clienti, che affollavano la taverna, non le dessero fastidio, senza capire che i modi grossolani, le risate sguaiate e il tono di voce troppo alto di quegli uomini li appiattivano agli occhi della figlia in un grigiore uniforme, rendendoglieli distinguibili quanto un gatto nero da uno grigio in una notte senza stelle.
Per questo motivo aveva colto subito la diversità di quel veneziano che era giunto alla locanda accompagnato da quel nero gigantesco. Aveva lavato la sua biancheria in fine tela di fiandra, pulito la giacca di velluto con i bottoni dorati, ricucito la manica strappata della veste in seta e, quando, una sera, con la cesta sotto al braccio, era entrata nella sua stanza, lui si era alzato dal letto e le aveva fatto un inchino, appena accennato, ma un inchino. Le aveva chiesto il suo nome, con quella parlata morbida, che sembrava scivolasse dalle sue labbra e ondeggiasse nell’aria. Poi l'aveva guardata in modo strano e aveva allungato una mano per afferrarla, ma lei gli era sfuggita, scappando intimidita dalla stanza. Aveva visto nei suoi occhi affiorare lo stupore, come se da lei si fosse aspettato qualcosa...
Cosa ci faceva un uomo come quello nella loro locanda? Cosa voleva da lei? Nei suoi occhi, quando la guardava, affiorava un calore acceso, quasi febbrile che la inquietava dandole la stessa sensazione che le provocava la bora infilandosi sotto alla gonna e scivolandole in una lunga gelida carezza lungo la schiena.
Aveva detto a suo padre di essere veneziano e di trovarsi a Trieste per affari. Cosa gli era successo quella sera in cui era rientrato ferito, quasi sorretto dal servo? Lei gli aveva portata in camera dell’acqua e dell’aceto e il nero gli aveva ricucito la ferita alla testa dimostrandosi molto abile nel farlo. Non sembrava un servo, a volte non si capiva chi tra i due fosse il padrone…Il veneziano portava un anello al dito sul quale era inciso uno stemma gentilizio. Era un nobile, ma dai borbottii di suo padre non era ricco perché aveva versato solo un acconto e continuava a rimandare il pagamento accampando scuse su problemi che sembrava avesse con una lettera di credito che non riusciva a convertire in denaro contante.
Chi era quell’uomo misterioso che, forse, si stava nascondendo. Da chi? E perché? E per quale motivo, ogni volta che lo vedeva l’emozione le tagliava le gambe e la timidezza l’ammutoliva?
Non le era mai successo, nemmeno quando, nel collegio di monache dove era cresciuta, era venuto il vescovo a dire messa e lei, che cantava da solista, aveva ricevuto una carezza da quell’uomo bardato di bianco e oro, l’anello che riluceva nel buio della chiesa con i santi che, minacciosi, si chinavano su di lei, alla luce delle candele votive nei fumi acri dell’incenso.
Dopo essersi appuntata un rametto di pesco sulla blusa, si pizzicò le guance e si annodò la treccia con particolare cura, poi, gli occhi chiari colmi di attesa, entrò nella locanda, scivolando leggera tra gli avventori, mentre nel vano della porta s’inquadrava la figura del Moro.
Dietro a lui, pochi minuti dopo, entrava anche il veneziano.
(continua...)
Per questo motivo aveva colto subito la diversità di quel veneziano che era giunto alla locanda accompagnato da quel nero gigantesco. Aveva lavato la sua biancheria in fine tela di fiandra, pulito la giacca di velluto con i bottoni dorati, ricucito la manica strappata della veste in seta e, quando, una sera, con la cesta sotto al braccio, era entrata nella sua stanza, lui si era alzato dal letto e le aveva fatto un inchino, appena accennato, ma un inchino. Le aveva chiesto il suo nome, con quella parlata morbida, che sembrava scivolasse dalle sue labbra e ondeggiasse nell’aria. Poi l'aveva guardata in modo strano e aveva allungato una mano per afferrarla, ma lei gli era sfuggita, scappando intimidita dalla stanza. Aveva visto nei suoi occhi affiorare lo stupore, come se da lei si fosse aspettato qualcosa...
Cosa ci faceva un uomo come quello nella loro locanda? Cosa voleva da lei? Nei suoi occhi, quando la guardava, affiorava un calore acceso, quasi febbrile che la inquietava dandole la stessa sensazione che le provocava la bora infilandosi sotto alla gonna e scivolandole in una lunga gelida carezza lungo la schiena.
Aveva detto a suo padre di essere veneziano e di trovarsi a Trieste per affari. Cosa gli era successo quella sera in cui era rientrato ferito, quasi sorretto dal servo? Lei gli aveva portata in camera dell’acqua e dell’aceto e il nero gli aveva ricucito la ferita alla testa dimostrandosi molto abile nel farlo. Non sembrava un servo, a volte non si capiva chi tra i due fosse il padrone…Il veneziano portava un anello al dito sul quale era inciso uno stemma gentilizio. Era un nobile, ma dai borbottii di suo padre non era ricco perché aveva versato solo un acconto e continuava a rimandare il pagamento accampando scuse su problemi che sembrava avesse con una lettera di credito che non riusciva a convertire in denaro contante.
Chi era quell’uomo misterioso che, forse, si stava nascondendo. Da chi? E perché? E per quale motivo, ogni volta che lo vedeva l’emozione le tagliava le gambe e la timidezza l’ammutoliva?
Non le era mai successo, nemmeno quando, nel collegio di monache dove era cresciuta, era venuto il vescovo a dire messa e lei, che cantava da solista, aveva ricevuto una carezza da quell’uomo bardato di bianco e oro, l’anello che riluceva nel buio della chiesa con i santi che, minacciosi, si chinavano su di lei, alla luce delle candele votive nei fumi acri dell’incenso.
Dopo essersi appuntata un rametto di pesco sulla blusa, si pizzicò le guance e si annodò la treccia con particolare cura, poi, gli occhi chiari colmi di attesa, entrò nella locanda, scivolando leggera tra gli avventori, mentre nel vano della porta s’inquadrava la figura del Moro.
Dietro a lui, pochi minuti dopo, entrava anche il veneziano.
(continua...)
venerdì 5 giugno 2009
Elezioni europee
Dieci domande a cui rispondere sulle elezioni europee:
1°- Nati a Fidenza (Pr) vi sentite fidentini, emiliani, italiani o europei?
2°- Al di fuori della vostra cultura cosa c’è: il vuoto o un’altra cultura?
3°- Berlusconi è:
a) una persona aggredita
b) una vergogna per il Paese
c) un politico che dovrebbe rispondere alle domande che gli sono state poste
4°- Che Europa vorreste?
5°- Tornereste alla lira?
6°- Perché sì?
7°- Perché no?
8°- Ritenete che l’Europa sia stata in grado di dare una risposta comune alla crisi finanziaria che ha travolto i mercati mondiali?
9°- Conoscete la Costituzione Europea? (Il Trattato di Lisbona)
10° Quali sono le motivazioni che giustificano una risposta negativa o positiva al punto9?
Sono soltanto alcune delle domande che avrebbero dovuto costituire oggetto di riflessione
prima del voto odierno. Quanti elettori se le saranno poste?
1°- Nati a Fidenza (Pr) vi sentite fidentini, emiliani, italiani o europei?
2°- Al di fuori della vostra cultura cosa c’è: il vuoto o un’altra cultura?
3°- Berlusconi è:
a) una persona aggredita
b) una vergogna per il Paese
c) un politico che dovrebbe rispondere alle domande che gli sono state poste
4°- Che Europa vorreste?
5°- Tornereste alla lira?
6°- Perché sì?
7°- Perché no?
8°- Ritenete che l’Europa sia stata in grado di dare una risposta comune alla crisi finanziaria che ha travolto i mercati mondiali?
9°- Conoscete la Costituzione Europea? (Il Trattato di Lisbona)
10° Quali sono le motivazioni che giustificano una risposta negativa o positiva al punto9?
Sono soltanto alcune delle domande che avrebbero dovuto costituire oggetto di riflessione
prima del voto odierno. Quanti elettori se le saranno poste?
Era il 4 di giugno...
Era il quattro giugno del 1944, davanti alle coste della Normandia, in quel mattino che, tra le ombre della notte, si faceva largo scivolando sugli uomini in divisa, gli elmetti che brillavano appoggiati sulle ginocchia, le facce stanche di una notte insonne e i ricordi che arrivavano a folate, mentre la vita passata scorreva davanti agli occhi. Sapevano che pochi sarebbero tornati a casa, a bere il tè delle cinque, a sbadigliare nelle domeniche di riposo, quando i figli, petulanti, vorrebbero giocare e i padri, stanchi, vorrebbero dormire…Lo sapevano. Tacevano? Raggranellavano i ricordi, tutti fino all’ultimo, li passavano in rivista, come caporali esigenti la truppa , verificando che fossero presenti all’adunata, lustri, nemmeno uno fuori posto. Nelle tasche le bombe a mano e le fotografie , l’ultima lettera di una donna che, forse, non avrebbero più rivisto. Amore e morte intrecciati a dare sostegno a ginocchia che tremavano, a labbra secche, a gole strozzate. La paura che appestava l’aria in quelle scatole di sardine
che dondolavano sull'acqua aspettando l'ordine di sbarco.
Né dubbi, né incertezze in quel momento: fino all’ultimo uomo contro Hitler!
Perché la libertà non ha prezzo.
Poi, cimiteri, larghi come piazze, avrebbero raccontato di quella battaglia il massacro.Technorati Profile
che dondolavano sull'acqua aspettando l'ordine di sbarco.
Né dubbi, né incertezze in quel momento: fino all’ultimo uomo contro Hitler!
Perché la libertà non ha prezzo.
Poi, cimiteri, larghi come piazze, avrebbero raccontato di quella battaglia il massacro.Technorati Profile
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mercoledì 3 giugno 2009
I Dellapicca (L'accordo)
Il Moro al suo rientro trovò Sigismondo che percorreva la stanza in lungo e in largo. Furioso.
“ Chi si crede quella ragazzetta? Con quella su aria da santarellina, in questo porcile dove vive, vorrebbe darmi a intendere…” Il Moro lo guardò, in silenzio, e il veneziano avvertì una pesantezza insolita in quell’assenza di parole, come se un giudizio negativo pesasse nell’aria, non comunicato verbalmente, ma espresso da quelle labbra serrate e dalla rigidità del collo taurino, mentre gli occhi dell’uomo scivolavano sprezzanti sul padrone.
“ Non ha capito con chi ha a che fare, un conte non l’ha mai visto, nemmeno dipinto, quella! Ha avuto le più belle donne di Venezia, il conte Sigismondo dei Dellapicca!”
Il Moro zitto.
“ Cos’hai da guardarmi, standotene lì impalato come un’acciuga in un barile di sale! Vai a dire a quella smorfiosa che il conte…”
La voce del Moro lo interruppe: “ Io non sono più in debito con voi: mi avete salvato dalla forca e io da quei briganti che, nel ghetto ebraico, vi avevano aggredito e vi avrebbero ucciso. Siamo pari, da questo momento in poi io vi servirò, ma dovrò essere trattato con rispetto.” E ripetendo quelle due parole, "Con rispetto" quasi spiegasse qualcosa di complicato a un interlocutore non troppo sveglio, il Moro si avvicinò alla finestra.
Sigismondo, dopo un istante di sbalordimento, alzò su di lui gli occhi ridotti a fessure, mentre dalle labbra, schiumanti saliva e rabbia, usciva qualche parola smozzicata, e il braccio si levava per schiaffeggiare il servitore.
Il gigantesco nero lo immobilizzò, prima che riuscisse a fare il minimo gesto, mentre sulla stanza calava un minaccioso silenzio e i due uomini, faccia a faccia, si fissavano negli occhi mentre l’orgoglio dell’uno si misurava con l’arroganza dell’altro.
“ E’ dura quando tutto cambia intorno a noi e non ci rendiamo conto che non possiamo più essere ciò che crediamo ancora di essere…” e, lasciandolo andare, il Moro concluse dicendo: ”Questo posso capirlo.”
Poi si sedette sul letto e, rivolto al veneziano, che ancora tremava di rabbia, gli disse: “ E ora parliamo d’affari. Ci sono navi che commerciano con le città della costa istriana e hanno bisogno di comandanti che sappiano affrontare tempeste, tentativi di ribellione a bordo, eventuali assalti corsari…Alcune di queste navi sono state costruite con capitali concessi dagli ebrei del ghetto e una, La Capinera, è rientrata senza il carico, gettato a mare durante una tempesta che ha danneggiato anche le vele. E’ un bel veliero e il proprietario non può onorare il prestito. Potremmo accordarci: voi dareste in garanzia i gioielli, io potrei assoldare alcuni uomini per sistemare le vele e poi reclutare un equipaggio, armare la nave e …”
Il veneziano lo ascoltava attento, pensieroso: “ E se capitasse pure a noi di non riuscire a consegnare il carico? Perderei i gioielli, non avrei di che pagare la ciurma e i creditori si rifarebbero sul veliero…”
Il Moro scoppiò in una risata: “ E chi vi dice che una volta preso il comando del veliero, questo non scompaia? Sui mari navigano decine, che dico, centinaia di velieri e galeoni che dovrebbero essere in fondo al mare “
Il veneziano sogghignò e concluse dicendo:”E quando altre navi li incrociano tagliano la corda temendo siano vascelli o velieri fantasma, e si sa che la gente di mare è per sua natura superstiziosa.”
“ Affare fatto” disse il Moro e il veneziano, assumendo un’aria sprezzante, disse:” Ma chi comanderò sarò io!”
“ Sulla terraferma, va bene, ma sulla nave sarò io a comandare e, ora, per festeggiare l’accordo, andiamo a bere. Sono stati giorni duri…”
(continua...)
“ Chi si crede quella ragazzetta? Con quella su aria da santarellina, in questo porcile dove vive, vorrebbe darmi a intendere…” Il Moro lo guardò, in silenzio, e il veneziano avvertì una pesantezza insolita in quell’assenza di parole, come se un giudizio negativo pesasse nell’aria, non comunicato verbalmente, ma espresso da quelle labbra serrate e dalla rigidità del collo taurino, mentre gli occhi dell’uomo scivolavano sprezzanti sul padrone.
“ Non ha capito con chi ha a che fare, un conte non l’ha mai visto, nemmeno dipinto, quella! Ha avuto le più belle donne di Venezia, il conte Sigismondo dei Dellapicca!”
Il Moro zitto.
“ Cos’hai da guardarmi, standotene lì impalato come un’acciuga in un barile di sale! Vai a dire a quella smorfiosa che il conte…”
La voce del Moro lo interruppe: “ Io non sono più in debito con voi: mi avete salvato dalla forca e io da quei briganti che, nel ghetto ebraico, vi avevano aggredito e vi avrebbero ucciso. Siamo pari, da questo momento in poi io vi servirò, ma dovrò essere trattato con rispetto.” E ripetendo quelle due parole, "Con rispetto" quasi spiegasse qualcosa di complicato a un interlocutore non troppo sveglio, il Moro si avvicinò alla finestra.
Sigismondo, dopo un istante di sbalordimento, alzò su di lui gli occhi ridotti a fessure, mentre dalle labbra, schiumanti saliva e rabbia, usciva qualche parola smozzicata, e il braccio si levava per schiaffeggiare il servitore.
Il gigantesco nero lo immobilizzò, prima che riuscisse a fare il minimo gesto, mentre sulla stanza calava un minaccioso silenzio e i due uomini, faccia a faccia, si fissavano negli occhi mentre l’orgoglio dell’uno si misurava con l’arroganza dell’altro.
“ E’ dura quando tutto cambia intorno a noi e non ci rendiamo conto che non possiamo più essere ciò che crediamo ancora di essere…” e, lasciandolo andare, il Moro concluse dicendo: ”Questo posso capirlo.”
Poi si sedette sul letto e, rivolto al veneziano, che ancora tremava di rabbia, gli disse: “ E ora parliamo d’affari. Ci sono navi che commerciano con le città della costa istriana e hanno bisogno di comandanti che sappiano affrontare tempeste, tentativi di ribellione a bordo, eventuali assalti corsari…Alcune di queste navi sono state costruite con capitali concessi dagli ebrei del ghetto e una, La Capinera, è rientrata senza il carico, gettato a mare durante una tempesta che ha danneggiato anche le vele. E’ un bel veliero e il proprietario non può onorare il prestito. Potremmo accordarci: voi dareste in garanzia i gioielli, io potrei assoldare alcuni uomini per sistemare le vele e poi reclutare un equipaggio, armare la nave e …”
Il veneziano lo ascoltava attento, pensieroso: “ E se capitasse pure a noi di non riuscire a consegnare il carico? Perderei i gioielli, non avrei di che pagare la ciurma e i creditori si rifarebbero sul veliero…”
Il Moro scoppiò in una risata: “ E chi vi dice che una volta preso il comando del veliero, questo non scompaia? Sui mari navigano decine, che dico, centinaia di velieri e galeoni che dovrebbero essere in fondo al mare “
Il veneziano sogghignò e concluse dicendo:”E quando altre navi li incrociano tagliano la corda temendo siano vascelli o velieri fantasma, e si sa che la gente di mare è per sua natura superstiziosa.”
“ Affare fatto” disse il Moro e il veneziano, assumendo un’aria sprezzante, disse:” Ma chi comanderò sarò io!”
“ Sulla terraferma, va bene, ma sulla nave sarò io a comandare e, ora, per festeggiare l’accordo, andiamo a bere. Sono stati giorni duri…”
(continua...)
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