Il risultato del referendum "sorprende", "sbalordisce", risultando "imprevedibile" per molti, forse troppi tra noi. Perché? Fino a quando a esserne sorpresa, anche se molto piacevolmente, è una persona come me - pensionata costretta in casa da problemi di salute, abituata a trarre informazioni dai giornali, dalla Tv e in parte - ma solo in parte, da Internet - la cosa non meraviglia, ma quando a essere colti di sorpresa sono politici, giornalisti, commentatori televisivi e opinion maker la faccenda non può non farci pensare.
Ma questi dov'erano in questi anni di fuoco? Con chi parlavano, che informazioni traevano dai loro contatti? Avevano colto segnali di cambiamento e, in caso affermativo, che indicazioni ne avevano tratto? Ora che è emerso - o sta emergendo - l'iceberg contro il quale la classe politica è entrata in rotta di collisione, mi (e vi) chiedo : "Ma la punta dell'iceberg nessuno l'aveva scorta? Nessuno, tra gli strumenti sofisticati d'indagine usati, l'aveva individuata? Il Paese viaggiava nella nebbia, veleggiava sommerso dalle brume?".
E dire che si era mostrato quel Paese, agghindato di tutto punto come per la messa domenicale, in piazza e in tanti(e): con le loro bandiere(sempre meno di partito), con i loro problemi urlati in quelle stesse piazze e, quando non bastava, sbandierati dall'alto delle gru, dai tetti delle fabbriche, sottolineati (anche) dagli scioperi della fame... Erano donne, precari, disoccupati e cassaintegrati, erano cittadini che bloccavano le ruspe per lavori che avrebbero devastato il territorio, erano madri/padri, con i marmocchi sulle spalle o addormentati nei carrozzini, che passavano le nottate a presidiare le scuole materne, a reclamare quei nidi (indispensabili per le donne lavoratrici) che si volevano "tagliare" , erano cittadini che si opponevano ai camion, stracolmi d'immondizia, che si volevano vuotare in discariche che confinavano con i loro orti, in inceneritori che avrebbero messo a rischio la loro vita e quella dei loro figli.
E allora perché tanta sorpresa? Soprattutto perché tanta sorpresa abbinata a tanta informazione? E' arrivato forse il momento di interrogarsi sulla qualità dell'informazione? Sulla parte avuta dai giovani, dai precari, dalle donne nell'organizzazione di questa rivolta portata avanti con mezzi democratici e pacifici?
E' arrivato il momento - come affermava, per voce di un suo personaggio, Tolstoj in Guerra e Pace - che anche "la chioccia vada a lezione dai pulcini"?
martedì 14 giugno 2011
lunedì 13 giugno 2011
E se...
E se la brezza fosse diventata vento?
E se avessimo ritrovato la voglia di partecipare?
E se le bugie si fossero azzoppate?
E se la verità, come un maratoneta etiope, scalzo e assetato,
fosse sul punto di tagliare il traguardo?
E se raggiungere il quorum fosse possibile, anche se difficile?
E se i sogni si avverassero?
L'altra Italia,
quella in piazza,
si darebbe a festa pazza.
E se avessimo ritrovato la voglia di partecipare?
E se le bugie si fossero azzoppate?
E se la verità, come un maratoneta etiope, scalzo e assetato,
fosse sul punto di tagliare il traguardo?
E se raggiungere il quorum fosse possibile, anche se difficile?
E se i sogni si avverassero?
L'altra Italia,
quella in piazza,
si darebbe a festa pazza.
domenica 12 giugno 2011
Storia di nebbie e acquitrini (puntata n°5)
Marilena sospirando scese dal letto, cercando a tastoni le ciabatte. Il silenzio della stanza si andava animando dei rumori di sempre: sbatteva una porta, voci di donna si alzavano stridule, piagnucolavano bambini nel caseggiato dove la vita riprendeva.
"Gualtiero alzati! Ti preparo il caffè... "
"Bello forte: ho dormito male!" le rispose il marito, borbottando, quasi parlasse tra sé e sé. Non mi abituerò mai a questo posto, al suo rumore, all'aria fumosa, a queste case dai muri di carta - pensò, sentendosi addosso lo sguardo della moglie e intuendo, da quello sguardo, la profondità, il morso costante che doveva procurarle il senso di colpa.
Marilena, infatti, pensava, anzi era sicura, che il marito avesse lasciato la casa sul fiume e si fosse trasferito in città a causa sua: per toglierle quella smorfia amara dalle labbra, per restituire ai suoi occhi, grigi come le brume sul fiume d'inverno, quel fuoco che l'umidità di quella terra aveva spento, per ridarle quella forza che in lei si era raggrumata tutta nella bocca che, tagliente, le induriva il volto, annullandone la dolcezza come un tratto di penna, netto, sopprime da un testo una parola sbagliata. Il figlio tanto atteso non arrivava, una nuova vita non poteva scaturire da quel loro nuovo, frettoloso, modo di amarsi, lei che si aggrappava a lui soltanto per farsi rassicurare dalle sue braccia, quando la civetta emetteva il suo grido o la cornacchia gracchiava indisponente, mentre più acuto si faceva il rimpianto di quelle lontane notti d'amore sull'argine del grande fiume o sul barchino nascosto tra canneti, con il canto sommesso dell'acqua a cullarli e il velo della nebbia a celarne la presenza.
Gualtiero ora faceva l'operaio in fabbrica e lei non insegnava più: la sede a cui l'avevano assegnata si era rivelata troppo lontana, difficilmente raggiungibile con il sistema dei trasporti urbani, e Gualtiero, quando l'aveva vista allungarsi e impallidire come la luce di una candela prima di spegnersi, l'aveva fatta restare a casa: come fa un uomo che si rispetti, imponendosi! E lei? Lei aveva obbedito, come fa una donna consapevole del suo ruolo.
Mentre accendeva il fuoco e scaldava l'acqua in cucina, Marilena sentì il marito muoversi con l'abituale lentezza, il pavimento di legno che scricchiolava sotto i suoi passi calmi e sicuri di contadino che poco e male si adattava a quella vita di città, a quella frenesia di cose da fare, agli orari da rispettare con il fiato del padrone sempre sul collo. Gualtiero era tornato a casa allegro soltanto quel giorno in cui in fabbrica era arrivato Mussolini. 'Uno come lui!, legato agli stessi valori, quadrato, forte. Deciso a farsi rispettare! Uno della sua terra, insomma... ' aveva detto a Marilena, che aveva voltato la testa dall'altra parte fingendosi intenta a "tirare la sfoglia", per non cogliere nello sguardo del marito il rimpianto che lei ben conosceva, e non soltanto quello.
A Gualtiero, infatti, mancava il contatto con la grassa terra padana in cui affondare le dita, la vista del fiume con i suoi canneti e le anatre che si alzavano in volo, nere contro il cielo chiaro dell'alba, il ritmo delle stagioni... e la nebbia. Sì, gli mancava anche la nebbia, il suo odore, il senso di mistero che conferiva al paesaggio sfumandone i contorni per lasciarli appena intuire. Cosa aveva trovato in città? Soltanto il fumo, nero e denso, delle fabbriche ormai riconvertite dopo gli anni della produzione bellica, e compagni di lavoro che parlavano un altro dialetto, lamentandosi dei marmocchi, delle mogli e dei soldi che non bastavano mai.
Ma Marilena non sapeva tutto...
(continua... )
http://falilulela.blogspot.com/2011/06/storia-di-nebbie-e-acquitrini-puntata.html (puntata n°4)
A Gualtiero, infatti, mancava il contatto con la grassa terra padana in cui affondare le dita, la vista del fiume con i suoi canneti e le anatre che si alzavano in volo, nere contro il cielo chiaro dell'alba, il ritmo delle stagioni... e la nebbia. Sì, gli mancava anche la nebbia, il suo odore, il senso di mistero che conferiva al paesaggio sfumandone i contorni per lasciarli appena intuire. Cosa aveva trovato in città? Soltanto il fumo, nero e denso, delle fabbriche ormai riconvertite dopo gli anni della produzione bellica, e compagni di lavoro che parlavano un altro dialetto, lamentandosi dei marmocchi, delle mogli e dei soldi che non bastavano mai.
Ma Marilena non sapeva tutto...
(continua... )
http://falilulela.blogspot.com/2011/06/storia-di-nebbie-e-acquitrini-puntata.html (puntata n°4)
sabato 11 giugno 2011
Storia di nebbie e acquitrini (puntata n°4)
Veniva da una famiglia di mezzadri Gualtiero ma, contrariamente alle abitudini di casa, quando era morto quel lontano cugino di sua madre lasciandogli, con sorpresa di tutta la famiglia, quella casa squadrata, grigia come le nebbie che dal Po traspiravano alitando quasi perenni sulla pianura della sua terra, aveva messo sul carretto le sue quattro cose, uno schiocco di frusta e via... Da allora, alla sera, nonostante la stanchezza della giornata lavorativa, i conigli, le galline e l'orto, amava costeggiare la riva del fiume a piedi, vedendo l'acqua farsi scura per poi brillare, rilettendola, alla luce della luna. Era un solitario, Gualtiero, che non amava sprecare nulla, neanche le parole, abituato com'era alla frugalità contadina. Al mattino, una tazza di latte e due rossi d'uovo ancora tiepidi, presi prima di salire sul carro per iniziare il giro dei casolari a raccogliere il latte, gli bastavano. Poi, quattro parole con i contadini insonnoliti - che smadonnavano sul tempo, o sulle vacche, o sugli acciacchi che quella stagnante, persistente umidità, quasi un respiro costante del fiume, sembrava procurasse alle ossa - esaurivano il suo bisogno di contatti umani.
Però con Desmo aveva fatto un'eccezione: aveva cominciato a parlare: a parlare di politica. Desmo, l'unico figlio maschio dei Brunelli, quelli che abitavano l'ultima casa che lui visitava nel suo giro mattutino, era un ragazzo deciso, a cui piaceva comandare, anche a costo di menar le mani e di alzare la voce. Quando lui, Gualtiero, arrivava in anticipo - e a volte succedeva - Desmo, dopo averlo fatto entrare in cucina, chiamava la madre che accorreva: una bottiglia di lambrusco in una mano e la cicciolata nell'altra; gli riempiva il bicchiere di vino, e poi spariva. Silenziosa come deve essere una reggitora emiliana quando sono gli uomini a parlare: di affari o di politica.
(continua.... )
venerdì 10 giugno 2011
Storia di nebbie e acquitrini
Non la smetteva di piangere quel neonato, ma Gualtiero non si era mosso, controllando anche il respiro per non allarmare Marilena, o piuttosto, per non dare un seguito a quelle parole che la moglie aveva appena pronunciato. Le donne senza figli sono come alberi senza foglie - pensò, cercando di riaddormentarsi, ma invano. Quando l'aveva conosciuta - a una festa organizzata alla Casa del Fascio - l'aveva trovata bella, anche se pure allora gli era sembrata troppo magra. Lui era abituato alle donne della Bassa padana, fianchi e tette generosi, guance tonde e rosse: donne che partorivano veloci , sgravandosi come le vacche nelle stalle, per tornare al lavoro, a lavare le lenzuola e i panni del bambino, già il giorno dopo il parto. Forse anche per questa sua fragilità l'aveva colpito, sembrandogli un segno di distinzione, di eleganza. Aveva scoperto che Marilena faceva la maestra, e ridendo le aveva detto: "Bastava guardarle le mani, signorina... ", e anche lei aveva sorriso, mettendosi una mano davanti alla bocca, con la grazia con cui avrebbe potuto usare un ventaglio. Avevano ballato in silenzio, senza parlare, i loro corpi che si sfioravano a tratti, il profumo di lei che gli entrava nelle narici, ricordandogli l'acqua di colonia che sua madre si metteva dietro alle orecchie nelle grandi occasioni...
L'aveva amata subito, senza sapere nulla o quasi della sua vita. E lei?
Uomo quadrato, senza tentennamenti, non si era posto tante domande; non faceva parte della sua natura smarrirsi tra i pensieri. Lui amava fare, brigare: di giorno lavorava da un casaro, la sera zappava l'orto, si occupava delle galline, mungeva la capra, andava a prendere l'erba per i conigli. Era nato in una famiglia contadina, sapeva fare un po' di tutto, "aveva le mani d'oro", come diceva sua nonna.
(continua... )
http://falilulela.blogspot.com/2011/06/incipit-o-raccontino.html (puntata n°1)
ttp://falilulela.blogspot.com/2011/06/e-incipit-sia-puntata-n2.html (puntata n°2)
L'aveva amata subito, senza sapere nulla o quasi della sua vita. E lei?
Uomo quadrato, senza tentennamenti, non si era posto tante domande; non faceva parte della sua natura smarrirsi tra i pensieri. Lui amava fare, brigare: di giorno lavorava da un casaro, la sera zappava l'orto, si occupava delle galline, mungeva la capra, andava a prendere l'erba per i conigli. Era nato in una famiglia contadina, sapeva fare un po' di tutto, "aveva le mani d'oro", come diceva sua nonna.
(continua... )
http://falilulela.blogspot.com/2011/06/incipit-o-raccontino.html (puntata n°1)
ttp://falilulela.blogspot.com/2011/06/e-incipit-sia-puntata-n2.html (puntata n°2)
Titolo provvisorio
Potrebbe essere Storia di nebbie e acquitrini. Il titolo è importante ma maledettamente difficile...
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