venerdì 9 dicembre 2011

Privilegi della Corona?

L'Inghilterra non ha adottato l'euro al posto della sterlina.
Libera di farlo.
L'Inghilterra, però, ha una partecipazione (pari al 16%), più alta di quella italiana, nel capitale della Bce.
Sta, quindi, con un piede dentro e l'altro fuori all'interno della Unione europea.
Molto comodo, ma poco corretto per un Paese che ha fatto scuola in tema di democrazia, che altro non è (la democrazia, in estrema sintesi) se non imposizione di regole, da parte della maggioranza, e rispetto delle stesse, da parte di tutti.
Il governo inglese invece sceglie: a seconda della propria convenienza... diversamente da tutti gli altri Paesi membri.
Privilegi della Corona?

mercoledì 7 dicembre 2011

Chi tutela i diversamente poveri?

             Ma cosa vi aspettavate facesse Mario Monti? Robin Hood? L'uomo che ruba ai ricchi per dare ai poveri? E' stato chiamato a "fare cassa". Presto, il più velocemente possibile, e questo è quello che ha fatto.
Lui, Monti, e la sua schiera di "professori"ci hanno fatto dono di uno stile, di una misura, di un'eleganza al potere di cui avevamo perso il ricordo. Certamente,  ma questo è e rimane l'aspetto formale della manovra. L'aspetto sostanziale è prendere ai tanti poveracci e nulla (o quasi) ai ricchi.
Perché questi pochi, pur girando in Ferrari, abitando in ville faraoniche, spendendo denaro a fiumi... sono invisibili. Ci sono, ma loro e i loro patrimoni sono protetti da schiere di avvocati, commercialisti, creatori d'immagine, giornalisti e via discorrendo. Il loro rappresentante (e difensore) era ed è Berlusconi.
Poi c'è la massa dei "non ricchi" o- come si direbbe oggi - dei "diversamente poveri". Non protetti da nessuno, se non da un sindacato, troppo spesso litigioso e diviso, visibilissimi con le loro casette, spesso gravate da mutui, i loro stipendi, salari e pensioni versati al netto delle imposte e ai quali si può attingere con la leggerezza con cui si staccherebbe una mela matura dal ramo di un albero che sporgesse, invitante, dalla recinzione di una villa.
       Condita anche dalle lacrime (sincere, ma inopportune), di una delle poche "esperte" presenti, è andata in scena la commedia: Italia, giovane e un po' avventata protagonista femminile, dopo molte peripezie, sacrifici, atti di eroismo, verrà salvata dal principe. Non proprio fascinoso, più grigio che azzurro, ma fermo. Preparato, addestrato nelle giuste palestre, pagato per controllare i mercati o scatenarli: ma, comunque, per mantenerli in vita.
Perché questo, signori, è l'Occidente, è il capitalismo, è l'Europa (o l'Ue che dir si voglia ) e questo è il motivo per cui questo governo in carica è il più politico e, forse, uno dei più pericolosi governi che abbiamo avuto.
Una governance di esperti al servizio non della discontinuità dichiarata, ma della continuità.
Più gattopardesco che mai!











martedì 29 novembre 2011

Storia di nebbie e acquitrini (Puntata n°12 - Parte seconda)

Il marito della contadina, sentendo voci sconosciute,  si era affacciato alla porta della stalla. Diffidente, stava osservando i due uomini ai quali, poi, ripulendosi le mani nel grembiule, si avvicinò, lento.
"Da dove venite?"
"Dall'Italia" rispose il più giovane dei due, sollevando lo sguardo verso quella montagna d'uomo che lo sovrastava letteralmente.
"Cosa siete venuti a fare in Svizzera?" 
"A fare? A cercare, vorrete dire... A cercare ciò di cui tutti abbiamo bisogno. Lavoro, cerchiamo lavoro... "
Lo svizzero assunse un'aria un po' più rilassata, anche se non appariva troppo convinto. Si grattò il mento borbottando: "Ah capisco, ma anche qui non è facile... Io faccio tutto da solo e non ho bisogno di nessuno, mio figlio, anche se è poco  più di un ragazzino, è già in grado di darmi una mano... "
"Ah capisco, be', potremmo proseguire per Lugano; lì vivono lo zio e un cugino del mio amico - e così dicendo il Professore cercò con lo sguardo il compagno che gli stava accanto in silenzio - i quali, forse, potrebbero darci una mano, almeno speriamo! Voi potete darci un passaggio sul carro? Vostra moglie ci ha detto che il casaro al quale portate il latte... "
"Sì, sì, ho capito: se è solo questo che vi serve, non ci sono problemi; all'incrocio, dove vi posso portare senza problemi perché è la strada che faccio tutte le mattine, vi farò scendere, una scarpinata di un'oretta e sarete alla stazione. Poi andrete dove voi, o il diavolo, deciderà di portarvi... "
I due che gli stavano davanti sorrisero, ringraziando, ma l'uomo concluse dicendo: "Il riposino ve lo scordate, io parto subito: non ho tempo da perdere" ed era evidente il suo desiderio di liberarsi il più rapidamente possibile dalla presenza di quei due estranei che, come giustamente  sospettava, dovevano aver passato la frontiera clandestinamente, provenendo dall'Italia. Non erano i primi  e non sarebbero stati gli ultimi che avrebbe visto sbucare dal sentiero come fantasmi, di primo mattino e di sera, con quelle facce stanche e nello sguardo la paura e l'audacia, una strana mescolanza di sentimenti che caratterizzava quei fuggitivi... Perché  erano dei fuggitivi, gente che scappava dall'Italia, da quel capo, vestito di nero, dalle parate minacciose... Oh lui ne sapeva poco di politica - e ancora meno avrebbe voluto saperne - ma di Mussolini parlavano tutti i giornali, anche se lui non li leggeva. Sentiva soltanto le chiacchiere all'osteria, ma non era uno stupido - pensò, salendo sul carro, mentre i due vi saltavano sopra, avvolgendosi stretti nel mantello.
Dopo pochi minuti erano già addormentati, cullati dal suo fischiettare sommesso e dal canto degli uccelli che il sole che si alzava alto nel cielo, intiepidendo l'aria della vallata, buttava fuori dai nidi.

(continua... )

sabato 26 novembre 2011

Storia di nebbie e acquitrini (Puntata n°11 - Parte seconda)

Tutto era filato liscio: la macchina era stata nascosta nel fienile di Massimo, uno dei loro sul quale sapevano di poter contare; un caffè, finalmente caldo, per rinvigorli e poi, gambe in spalla, i fuggitivi avevano scarpinato a lungo seguendo viottoli che li avevano portati a ridosso del confine con la Svizzera.
"Questo breve tratto è 'terra di nessuno'. Correte, pensate soltanto a correre... " Si erano abbracciati: il Professore che si perdeva, piccolo e nero, contro il torace ampio e muscoloso del compagno; ancora una manata sulle spalle e via! Via di corsa, sentendo l'erba crepitare sotto le scarpe e il sangue rombare nelle orecchie... 
Poi, non avrebbero saputo dire quando, si erano fermati, dopo essersi intrufolati strisciando pancia a terra attraverso quel varco che gli Svizzeri fingevano di non vedere. Avevano puntato gli occhi sul bosco che si ergeva compatto alle loro spalle, avevano fatto ancora un cenno con la mano e poi, la tensione che si allentava, avevano rallentato il passo, respirando quell'aria che sembrava entrare più leggera nei polmoni. 
Erano salvi! Erano liberi!
Passarono davanti a una cascina: una donna stendeva ad asciugare dei panni bagnati. Canticchiava a mezza voce. Dalla stalla giungeva un battere di zoccoli... Si fermarono, scambiandosi uno sguardo: la normalità esisteva ancora, e il paesaggio ordinato che la valle svelava stava lì a sbandierarla in tutta la sua pacata concretezza.
"Scusi, la stazione ferroviaria più vicina?" 
La donna sorrise rispondendo: "E' a qualche chilometri da qui... "
"Possiamo riposarci un momento?" domandò il Professore, crollando a sedere sul ciglio della strada.
"Dobbiamo muoverci... " sussurrò l'altro.
"Siete fortunati, mio marito porterà, tra poco, il  latte al casaro; a meno di due chilometri dal  caseificio c'è la stazione. La volete una tazza di latte? E' ancora caldo: appena munto!"
"Possiamo sdraiarci un momento nel fienile?"
"Se volete entrare in casa... "rispose la contadina.
"Ci basta il fienile e, quanto al latte, lo accettiamo volentieri".
Nonostante l'aria stremata, l'uomo più giovane e minuto, l'ultimo che aveva parlato, s'imponeva. Calmo e sicuro aveva quello sguardo che a volte hanno i bambini, ma soltanto quelli cresciuti troppo in fretta e depredati dell'infanzia.

(continua... )

venerdì 25 novembre 2011

Storia di nebbie e acquitrini (Puntata n°10 - Parte seconda)

Gualtiero allungò un braccio cercando il calore del corpo della moglie, meccanicamente, in un gesto che gli era abituale. Ma lei non c'era, si era già alzata e, attenta a non svegliarlo, armeggiava in cucina.
La stanza, in ordine, sembrava quella di sempre, la luce che filtrava dalle imposte socchiuse era forse più smorzata, meno brillante, ma il suo cambiamento annunciava soltanto l'arrivo dell'autunno e lui lo coglieva con l'immediatezza con cui i contadini avvertono ogni minimo cambiamento nella natura che li circonda...
Si alzò, si lavò rabbrividendo sotto il getto fresco dell'acqua, si sbarbò e andò in cucina; sul tavolo la tazzina di caffè, scuro, amaro come piaceva  a lui, il bricco del latte e i biscotti... Marilena gli voltava le spalle, trafficando attorno al fornello. Silenziosa.
Anche lui taceva, inzuppando i biscotti nel latte, dopo aver ingoiato il caffè in un sorso solo, una smorfia sulla faccia quasi avesse trangugiato una medicina...
"Bene, io vado... " e, dopo una lieve esitazione "ci vediamo alla solita ora" concluse, uscendo dalla cucina.
Lei non rispose, soltanto le sue spalle, quelle sue spalle esili che lui aveva tante volte circondato con un braccio, proteggendole, tradirono un sussulto, un tremore di uccello spaventato.
Uscì dalla cucina, dopo aver lasciato scorrere lo sguardo sulla credenza, le tendine a quadretti, l'orologio a muro, dipinto di bianco, la vestaglia azzurra che avvolgeva Marilena, la finestra che lasciava intuire il cielo che schiariva di minuto in minuto.
Mentre si chiudeva la porta d'ingresso alle spalle, si voltò e infilò la chiave nella serratura, contrariamente a quanto abitualmente era solito fare. La imprigiono in gabbia, come una gallina nel pollaio o una vitella nella stalla - pensò, ma il suo viso, rigido e duro, non tradiva emozioni mentre scendeva le scale, impettito come sempre, rispondendo al saluto del portinaio, non prima di averlo avvolto in uno di quegli sguardi attenti, indagatori, utili a fargli capire se qualcosa del litigio violento della sera prima fosse filtrato... Se qualcuno avesse udito e magari commentato, se la rispettabilità piccolo-borghese, così duramente conquistata, fosse stata anche se solo di un soffio incrinata...
No!, il portinaio, che aveva il sorriso un po' falso di sempre, disse: "Sta arrivando l'autunno", così come aveva sempre commentato l'arrivo delle altre stagioni... Era tutto sotto controllo, poteva stare tranquillo - pensò, rispondendo: "Quest'anno è in anticipo, ma le stagioni, come il resto, stanno cambiando!"
Poi, lo accolse la strada con il suo abituale odore di polvere.

(continua... )

giovedì 24 novembre 2011

Un paron de maniera


Sarà un Nadal  ben triste
per quei settantamila, 
e meno mal che 'l'iera
un paron de maniera, 
col maion
girocolo 
e gnanca la cravata...
E tuti a dir che bravo
'borghesia illuminata'
...
ma noi veci savevimo
che manco un faro basta
a s'ciarirghe le idee,
perché per i paroni 
ghe vol solo i bastoni.

Le babe che le pianzi, 
i pici senza zoghi, 
i masci in osteria,
che, tanto, la Rosina
no la xe  scandalizza
a sentir 'na bestemia
che 'l vento porta via
...
'Cristo no xe paron, 
Cristo capissi, speta'
la pensa
'ntanto che se ghe spegni,
tra i dedi,
sfregolando,
l'ultima spagnoleta.

lunedì 21 novembre 2011

Ho visto rosso, come i tori.

Pardon. Ieri sera ho visto rosso, come i tori, ma ora andiamoci piano ed elenchiamo i fatti.
Il dottor Marchionne, come ogni manager dovrebbe fare, ha trovato la via per ridurre i costi all'osso e massimizzare i profitti. Qualunque costo e, a maggior  ragione, quello del personale. Si è mosso stabilendo regole aventi come obiettivo l'aumento della produttività del lavoro. Se queste nuove regole saranno ora estese a tutti i lavoratori Fiat, rendendone più dura la già grama vita, non sono affari suoi.  Ha detto "ciao" a Confindustria, ha fatto il gesto dell'ombrello alla Fiom e alla Cgil - gli altri sindacati avevano firmato l'accordo di Pomilgiano e Mirafiori - e ha preso l'aereo per l'America.
Questo è un manager coi fiocchi, un tecnico, un esperto!
Se il governo Monti non dovesse farcela, potremmo sempre ricorrere a lui. Teniamolo presente. E gli altri imprenditori cosa faranno? Resteranno a guardare? O allungheranno la zampetta per adeguarsi?
Non mi lascia tranquilla che il dottor Marchionne sia stato additato, come esempio imprenditoriale da seguire, dall'attuale presidente Mario Monti... che però, con i toni pacati che - giustamente - piacciono a tutti noi, ha chiesto anche coesione sociale e promesso equità.
L'altro fatto che contraddice le parole pronunciate è la scelta di una patrimoniale da applicare subito - per equità (?)  a tutti -  al posto dell'Ici, abolita da Berlusconi, ma recuperata dai Comuni con l'immediato aumento dell'addizionale Irpef comunale, che resterà comunque in vigore, presumo per assicurare la coesione: tra tecnici e politici? Ma noi cittadini l'avevamo inteso in termini diversi il concetto di coesione.
Cambierà nome, però, e "peso", poiché la rendita catastale su cui si basa sarà rivalutata e quindi la renderà più onerosa. Noi cittadini la patrimoniale sulla casa (anche la prima) la pagheremo subito, la pagheremo di più, pagheremo anche l'addizionale Irpef... pagheremo imposte più alte all'atto della cessione di un immobile. Intanto commercialisti astuti, spulciando nel groviglio di norme tributarie contraddittorie e complesse, troveranno la via per eludere la tassazione: immobili non censiti (al Sud uno su due!), intestazione a società di comodo con sede in luoghi fantasiosi e... via dicendo. Per gli immobiliaristi, quelli che possono concedersi commercialisti di chiara fama. Come Tremonti.
Si parla anche di un ulteriore aumento dell'Iva: Così si fa cassa subito, ma aumentando i prezzi e di nuovo l'imposizione fiscale. Ma non per gli evasori... Come sempre?
Le chiamerebbe misure per lo sviluppo queste, dottor Monti? E lei, dottor Passera?
Eque!?