domenica 18 marzo 2012

Differenziali...


In questo paese scandalosamente bello, siamo milioni d’individui… scandalosamente corrotti.
Mario Monti sa tutto sul denaro: su come si spende e su come si risparmia, su come si dimezza e su come si moltiplica… ma non basta: non può bastare. Non più e non ora.
E’ cambiata la morale: più elastica dell’etica ha cambiato look. Non rubare non va più di moda. Rubano tutti, o quasi; non c’è da vergognarsi: c’è di che vantarsi (e fa pure la rima).
Pur prevedendo che il berlusconismo sarebbe risultato contagioso, come immaginare che una vera e propria lebbra si sarebbe estesa dalla classe politica fino al cittadino comune… milioni d’individui infetti? Soltanto ora, attraverso le denunce dei media, intravediamo il vero volto del Paese.
E allora? E allora è dalla morale che dobbiamo partire. O ripartire: bisogna capire le motivazioni e poi agire: intervenire sul piano dell’educazione (dov’è la scuola, dove sono i genitori?) e su quello della sanzione (chi ha reso impotenti i controllori?)
Presidente Monti, non basta recuperare sullo spread tra titoli di paesi diversi, c’è un differenziale di moralità che è andato pericolosamente aumentando, nel tempo e nello spazio. E’ un problema che non la riguarda?

venerdì 16 marzo 2012

Una mattina come tante...


Il suono della sveglia rompe il silenzio e la strappa, se non al sogno, certo al riposo, al tepore del piumone che l'avvolge e che dovrà abbandonare. Alza la tapparella, una tortora le passa davanti al naso e raggiunge il/la compagno/a. Tubano; sono tortore e, almeno loro, si amano. A differenza di quelli del piano di sopra che, se non si odiano, si amano poco o male.
Il suono aspro delle loro voci arriva fino a lei, invadendo il silenzio della stanza. Tra poco scenderà il silenzio, unica alternativa alle urla. Perché non si lasciano? E perché lei, l’inquilina del piano rialzato, non si fa i fatti suoi? Alla prima domanda non è in grado di rispondere, alla seconda… pure. Ha poco da fare, lei, e troppo tempo per pensare… Ma è una risposta banale, che non la soddisfa. In realtà è curiosa, non pettegola, curiosa. Di storie, di alternative possibili o, perlomeno, ipotizzabili. Lei scrive e se ciò che scrive deve essere verosimile, non occorre che sia vero. E’ bastata la tortora, in volo alla ricerca del compagno, e il suono aspro, ringhioso, di una discussione per dare il via a una storia. Lui, lei… e se ci fosse l’altra? O l’altro? Fuorché per le tortore, eccezione che conferma la regola, prima o poi la coppia diventa triangolo: rettangolo, isoscele o scaleno, ma comunque triangolo. Ma se è già difficile in due? In tre è più eccitante, ci vuole poco a sentirsi madame Bovary…
Eccola che scende: batte i tacchi nervosamente sui gradini. I tacchi? Per andare al lavoro?  Ore e ore sui trampoli? Mai cercare lontano il “terzo” che si è insinuato, lesto come una lepre: o è l’amica del cuore o il collega di lavoro. Un’ipotesi non esclude l’altra… Eccola: tacchi a stiletto, calze nere, capelli sciolti. Gonna corta, naturalmente con lo spacco. Ma non girava in jeans e scarpe da ginnastica, un elastico a legarle i capelli? E poi, che ore sono? E’ in anticipo… Lui, dove l’aspetta?
E’ partita, a tutto gas, l’onda scura dei capelli a coprirle lo sguardo.
Tra poco scenderà il marito, ma un po’ più tardi: lui va in ufficio a piedi.
Sorseggia il caffè. Aspetta.
Il marito scende lento, non ha voglia di affrontare la giornata, l’ufficio, la vita. Ha il giubbotto jeans gettato sulle spalle, i capelli arruffati, lo sguardo spento, le scarpe da ginnastica slacciate... Non vede le tortore, si limita a guardarle, non sente l’odore della primavera. E’ immerso nell’inverno, il disgelo per lui non è ancora iniziato… Che spreco. Di vita.
Il caffè le va di traverso: quanto a vite sprecate, lei, è preferibile taccia o, al massimo, si conceda di giocare con le parole e con le ipotesi. Già.

giovedì 15 marzo 2012

Ci sarà un altro tempo...


Sarebbero parole, solo parole invecchiate in una soffitta polverosa, arse dal calore dell’estate o ghiacciate dal gelo. Parole di bambina, piantate come coltelli da un prestigiatore troppo sicuro a un soffio dal viso, a fare da corona a una povera Crista. Nata male, cresciuta peggio, cosa ti aspettavi? Di rompere la catena del dolore, di dare leggerezza al marmo? Non sei Canova, piccola mia, non sei Canova, non puoi dare al tuo dolore muto l’urlo che il marmo aggredito da mani d’artista lascia  affiorare. Non puoi.
Hai tentato, di questo devo darti atto. Hai battuto strade sconosciute, hai affrontato il mare e le sue tempeste. Hai creduto che bastasse l’amore e ne hai dato a piene mani. 
Ora non ne hai più…
Ora sei fredda, dura e vecchia. Hai capito, hai capito che le parole non dette superano di molto quelle dette; hai capito che sono ammuffite, tarlate come abiti di seta. Suonano estranee perfino alle tue orecchie, e sai che sarebbero gracidio di rane sul bordo di un acquitrinio, non canto d’uccello, non coro di cicale rintronate di sole.
Lasciale stare dove sono, lasciale morire in pace. Con te.
Non eri tu quella destinata a spezzare la catena, tu hai dovuto portarla, anche se avevi spalle esili, da bambina prima, da vecchia che la malattia ha piegato, dopo. Non eri tu quella destinata a parlare, a te spetta il silenzio. Lo so che non è giusto, ma la giustizia è rara, è delicata come pizzo… E’dono che sotto il tuo albero di Natale nessuno ha posto.
Perché? Ora non fare più domande, perlomeno non quelle che sai che non avrebbero risposte.
Ora non leggere più per capire e capirti. Ti era sembrata una bella sintesi per ingabbiarci dentro una come te che aveva riempito le pareti della sua casa di libri. Ora sai che non capirai più, e che se dovessi capire non servirebbe a nulla. Ci sarà un altro tempo, ci saranno altri libri, altre parole, altre persone a dire le cose che tu non hai detto, a sanare l’ingiustizia che tu hai subito… Questo lo sai.
Di questo sei certa, come sai che le parole, quelle giuste saranno fuoco, lava, lapilli che solo il mare riuscirà a spegnere.
I vulcani prima o poi esplodono: sono fatti per incendiare il mondo, sommergere terre emerse e farne affiorare altre, nascoste negli abissi. Loro (i vulcani) possono.
Tu no. Accettalo e smetti di soffrire…
    

lunedì 12 marzo 2012

Storia di nebbie e acquitrini (Puntata n°2 - Terza parte)

Quando la porta si aprì, Gualtiero non si alzò. Rimase seduto alla sua scrivania, in attesa.
La donna sembrò ondeggiare, incerta, sulla soglia, quasi le forze l'avessero abbandonata. Notò che vestiva elegantemente e portava una cloche che le racchiudeva il volto, accentuandone il pallore. Per un istante si fissarono, poi, Gualtiero si alzò e le andò incontro, lentamente. Capì che sarebbero bastati un movimento falso, una parola di troppo per indurla a voltarsi e a  fuggire, spaventata come un passero su un ramo al solo stormire delle foglie. Ma tutto in Gualtiero, dai movimenti lenti e misurati, al tono della voce, alle spalle larghe e solide, comunicava sicurezza, e lei, la pallida, elegante signora, si decise a entrare. 
Lui la fece accomodare, poi passò dall'altra  parte della scrivania e, a sua volta, si sedette.
Il silenzio piombò su di loro.
Gualtiero le sorrise, benevolo.
"Non so se ho fatto bene a venire... " lei sussurrò, stropicciando tra le mai la borsetta ricamata.
"Lei sa, se è  qui, di avere fatto la scelta giusta"
"Non ne sono certa... "
Silenzio, come fiato sospeso, tra loro.
Ma Gualtiero non aveva fretta, i contadini no ne hanno mai, sanno aspettare che la frutta maturi al punto giusto, che il mosto si faccia vino, che le vacche si sgravino... 
"So che cercate una persona, un uomo... "
... che la vendetta di una donna tradita travalichi l'amore e ne faccia strame.
"Cerchiamo di proteggere la Patria da chi vorrebbe distruggerla" disse Gualtiero e, dopo una pausa studiata, aggiunse "siamo, pardon, sono, uno dei guardiani del nuovo Ordine, dello Stato moderno che il fascismo sta costruendo. Anche per lei e anche grazie al suo aiuto".
"Lo chiamano 'Professore'... " lei sussurrò senza badare alla tiritera dell'uomo davanti a lei.
Gualtiero sentì il sangue scorrergli più veloce nelle vene, ma rimase immobile, senza contrarre un solo muscolo.
Silenzio, di nuovo, e attesa.
Fu la donna a infrangerlo, parlando in fretta, quasi volesse sgravarsi di parole divenute per lei pietre.
"Non importa come l'ho conosciuto, è un uomo affascinante, ha una grande forza comunicativa, sa convincere - quasi sedurre - con le parole e... "
"Capisco" l'incoraggiò Gualtiero, notando che aveva una bella bocca, piccola e piena, rossa come una fragola di bosco, una bocca della quale il 'professore' doveva aver conosciuto la dolcezza...
La donna, ormai un fiume in piena, continuava a parlare, ma a Gualtiero interessavano due cose: nome, cognome e... nascondiglio. 
"Lei conosce il suo vero nome? "
"So che si chiama Pietro".
"Ma il cognome... ".
No, non lo so. Purtroppo! Non lo vedo da mesi... Sembra essere scomparso nel nulla!"
"Quando l'ha visto l'ultima volta?"
"A novembre: era un mercoledì, il 18 di novembre - lo ricordo perché è il giorno del mio compleanno - e lui mi portò un mazzo di fiori: rose, rose rosse... "
Era un uomo galante 'il Professore' o un uomo innamorato? - pensò Gualtiero, ascoltando attento.
"Fu una giornata bellissima... "
Ah le donne! Capaci di tutto per amore, per quel loro amore fatto di rose rosse e promesse. Capaci anche, di fronte a un tradimento, di trasformare l'amore in odio, come un vino buono in aceto da buttare  "
"Dove abitava?"
"Non lo so: mi  disse -allora - che non sarebbe stato prudente, nemmeno per me, conoscere il suo indirizzo".
"Ma dove vi vedevate?"
"In chiesa"
"In chiesa?" esclamò, sorpreso e vagamente divertito, Gualtiero, immaginandoli a baciarsi sotto gli occhi di un Cristo dolente.
"Che chiesa era?"
"Erano chiese diverse".
Era furbo il Professore, ma quell'amore - un lusso per un oppositore del Regime - gli sarebbe costato caro.
"Perché è venuta da me?"
"Sono una buona fascista!" rispose la donna  e, per un istante, sembrò credere anche lei alle sue parole, mentre Gualtiero prendeva appunti, pensando 'E' meno di quanto sperassi, ma l'esca è buona... E prima o poi il pesce abboccherà. E'  soltanto questione di tempo... Pazienza, ci vuole pazienza'
"Il suo nome?"
"Angela De Vecchi... Lei conosce mio padre" disse, esitante.
"Lei è la figlia di De Vecchi?" esclamò Gualtiero mentre uno strano sorriso, un ambiguo sorriso, gli sfiorava il volto massiccio.

domenica 11 marzo 2012

E io comincio, o ricomincio, ad arrancare tra le dune.

Entrata un po' di soppiatto in un mondo che mi era ed è estraneo, sulle mie gambette di ricotta, mi guardo intorno, allungando occhiate miopi/astigmatiche. Si chiama web, ma per me potrebbe essere la Patagonia...
E' una lotta continua, all'ultimo sangue, con tasti sconosciuti che,a volte, lo ammetto, premo a caso finendo dalla Patagonia in terre sconosciute, totalmente ignote...
Indicazioni? Tante, troppe direi, ma totalmente incomprensibili. Lingua usata, l'inglese, da me studiato per molti anni a scuola in frasi del tipo: "Come si sente oggi?" oppure "Il tempo non è dei migliori. Mi farebbe la cortesia di prestarmi l'ombrello?"
Chiedere aiuto non sembra opportuno e suscita, in rapida successione, meraviglia, sorrisi canzonatori, dubbi mal dissimulati sull'intelligenza della sottoscritta. Sono riuscita a premere qualche maledetto tasto che fa apparire la mia immagine su Google, accanto ai post che scrivo, seguita dalle parole "condiviso da te". Non sono ancora riuscita a cancellare questo comando automatico.
Ogni tanto oso chiedere aiuto ai figli che, impietositi, passano un'oretta a fare pulizia sul mio pc, ma a velocità supersonica e introducendo a volte delle modifiche. "Così è più semplice e più rapido" mi dicono e non capiscono che per me è come se mi facessero scendere da una macchina fra le dune del deserto dicendomi: "Così eviti il traffico: vai sempre avanti... " . Al mio "Avanti dove?", mi urlano: "Segui le indicazioni... ", sporgendosi dal finestrino della macchina con il motore già acceso.
E io comincio, o ricomincio, ad arrancare tra le dune.

sabato 10 marzo 2012

Bravo Marchionne!

Oh, Marchionne, Marchionne, moderno Attila in maglione girocollo, ciuffo spettinato e eloquio pacato; Marchionne, che molti imprenditori vorrebbero "Santo subito", con tanto di aureola d'oro e esse maiuscola.
Lo sai che Monti, sì, proprio lui, il Mario che sta salvando l'Italia, ti tiene sul comodino accanto alla sveglia e al santino di Padre Pio? E prega tutte le sere... prega che dal tuo seme nascano, fitti come spighe in un campo di grano, uomini e donne che con gaudio (non imprecando e smadonnando), al primo cinguettio degli uccelli, si rechino in fabbrica e s'incatenino alla catena di montaggio per 18 ore consecutive... Come te. 
Altro che nuove automobili, qui ci vogliono nuovi operai! Sarà dura trasformare questi rissosi esseri dall'elmetto rosso, la voce arrochita dal fumo - la voglia inestirpabile, per il momento, di riposo settimanale, partita di calcio... ah dimenticavo, qualcosa mi mancava... stipendio per vivere, non sopravvivere - in operai esemplari. 
Cosa dici Marchionne? Che a te basta un panino da sbocconcellare alla scrivania e  che di pause non ne hai bisogno perché tolgono la concentrazione? Ma quelli (gli operai) magnano, magnano, e anche i loro figli e le mogli... Si parla tanto di obesità! Bisogna mangiare meno e lavorare di più. Mangiare è solo una cattiva abitudine, fa salire in vecchiaia il colesterolo. Cosa dicono 'sti assatanati? Che la vecchiaia non la raggiungeranno? Che creperanno avvinti alla catena di montaggio che li ingloberà nelle automobili in costruzione?
Be', sarebbe una bella morte, almeno quella eroica, quasi come affondare in mare con la propria nave avvinti al pennone più alto, come capitani coraggiosi. Non si usa più? Ah già... dimenticavo.
Per fortuna hai Monti dalla tua parte che ti apprezza, sa che stai lavorando a un prototipo d'operaio... l'innovazione di prodotto è obsoleta. Ci vorrà ancora un po' di pazienza, ma riuscirai a "produrre" operai silenziosi, obbedienti, frugali, resistenti al lavoro, duttili.
Quel Landini ha parlato di "uomini rotti"? In effetti si deteriorano molto, si ammalano, si deprimono... Be', siamo solo all'inizio, ma i primi risultati sono apprezzabili: hai notato che i peggiori sono quelli targati Fiom o Cgil. No problem. Basta non riassumerli e/o guardarsi bene dall'assumerli, e poi... fidiamoci delle donne, una volta tanto. Tra una lacrima e un sospiro la Ministra Piagnona ce la farà a rottamare l'articolo 18.
Ci vuole solo un po' di pazienza.
Vero Marchionne? 

giovedì 8 marzo 2012

Una ammattì, ma senza mai dare in escandescenze...

Se qualcuno mi regala un rametto di mimosa, giuro su Dio, che me lo mangio con tutte le foglie - pensò, mentre zittiva la sveglia e a tentoni, nel buio, cercava le ciabatte. Si alzò e andò in cucina, la gatta che le si strusciava sulle gambe cercando cibo e coccole. Come biasimarla? In estrema sintesi, non era ciò che anche lei, ogni mattina, per anni, aveva desiderato e cercato, anche oggi, otto marzo del duemiladodici?
Il caffè gorgogliò sommesso nella moka, la gatta ricevette il suo cibo e una distratta carezza, lei si accontentò di quel caffè... amaro e scuro. Quante donne stavano compiendo quello stesso gesto, sentendo nella bocca quello stesso gusto amaro? - si chiese. Aveva troppo tempo per pensare. Nella vita delle donne c'è sempre qualcosa di troppo. O di troppo poco. Anche nella vita degli uomini? Passati gli anni ruggenti del femminismo, diventata vecchia e, suo malgrado, un po' saggia, li guardava (gli uomini) in modo più distaccato, ancora e sempre alla ricerca di un dialogo, un confronto tra diversi, forse impossibile, ma certamente auspicabile. Di quegli esseri alieni continuava a capire poco, solo l'amore e il desiderio avevano creato, a volte, un fragile e momentaneo legame esaltando, non appiattendo, la differenza.
Ora, come una vecchia ritenuta saggia, guardava e ascoltava: storie diverse nell'intreccio, ma fondamentalmente simili nella sostanza. 
I ricordi arrivavano a folate... La cucina azzurra di nonna Lucrezia, la matriarca che aveva partorito dodici figli, seppellendone quattro. Degli otto rimasti solo  i maschi si erano salvati, le quattro femmine erano state stritolate, in buona parte dalla Storia, ma anche "mammina" ci aveva messo del suo. Eppure tutti quei figli li aveva amati, difendendoli come una lupa selvatica... Sradicata dalla sua terra, non si era mai inserita in quella realtà triestina, tra quelle donne considerate le più belle, fiere e libere del Mediterraneo. Aveva chiuso sotto chiave le figlie, facendole appassire come "pensée" scordate in un libro mai più sfogliato, preoccupata più della loro verginità in pericolo che della loro felicità. Eppure, oggi lo poteva ben dire, l'aveva fatto con le migliori intenzioni, pensando di agire "per il loro bene". Le zie le ricordava sottomesse, dolcemente infelici; sempre affettuose e silenziose. La più intelligente era ammattita, ma senza mai dare in escandescenze, e tutti avevano accettato la cosa con un dolore contenuto e una vergogna mai apertamente dimostrata.
Portarla da Weiss, l'allievo di Feud cui spettò il merito di introdurre, partendo da Trieste, la psicanalisi in Italia, no? No, nemmeno lo zio, diventato il maggior esperto di Borsa sotto Francesco Giuseppe, ci pensò.
No, il coraggio, quel suo coraggio che ancora, a tratti, lo sguardo tradiva, glielo aveva lasciato in eredità la nonna materna, quel donnino d'acciaio che aveva sfidato i benpensanti del paese sposando, lei vedova quarantenne e madre di due figlie, un uomo molto più giovane. Era rimasta famosa in famiglia la frase lapidaria "El me piasi e me lo ciogo" con cui aveva troncato ogni tentativo di farle cambiare  idea.
Le due figlie, sua madre e sua zia,  non le avevano mai perdonato questa scelta o, forse, il coraggio che sottintendeva subendo, inacidite, due matrimoni borghesemente infelici.
Ora le vecchie di casa erano sua sorella e lei: nubile la prima, divorziata la seconda, nonché madre di tre figli: uno celibe, una divorziata e una nubile.
Le prime, sua sorella e lei, a entrare nel mondo del lavoro: posto fisso, senza grandi (né piccoli) voli. Sue figlie, nonostante gli studi fatti, nemmeno quello: licenziata una, in "nero" l'altra. Il maschio, come lo zio triestino, nel campo della Finanza. All'estero.
Tre nipotini: due maschi e una femmina, che non vedeva mai.
Otto marzo segnava il calendario; ormai era giorno fatto. Per la strada poca gente, quasi nessuna donna...
Qualcuna nemmeno si muove, tanto domani è il nove! - pensò, respirando la sua solitudine.