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venerdì 19 marzo 2010

Bilanci

Mio Dio, quanto ho scritto: centinaia di post per placare un desiderio di scrittura che mi sono portata dentro per una vita. L'ho affogato, ho tentato di affogarlo in una vita faticosa fatta di tre figli e un lavoro e... una casa, perché ogni tanto anche quella andava sistemata, anche se alla meno peggio. Ma non è morto, anzi, paradossalmente, acquattato in un angolo come un animale selvatico pronto a balzare sulla preda, si è rinvigorito. E quando ha fatto capolino, prima educatamente e poi, ignorando ogni regola di bon ton, travolgendo come una fiumana inarrestabile quella che fino a quel momento era stata la mia vita, mi ha obbligata a scrivere, imponendomi come mezzo tecnico di espressione, date le mie difficoltà, il computer. E così, io che sul pc sono un disastro sono stata costretta a sciropparmi anche lezioni di computer.
Sono partita con una favola, o forse con alcune filastrocche, molto ingenue, rime che allacciavano in un abbraccio mortale cuori a amori e simili amenità, ma erano i primi passi, incerti come quelli di un lattante. La favola la ritrovai anni dopo su Blogbabel, sì quello stesso sito che mi avrebbe tolto 2000 punti in botto solo esprimendo sulla mia scrittura attuale un giudizio non certo lusinghiero. Ho provato di tutto: post, racconti, raccontini, racconti lunghi, tanto lunghi da indurmi a confezionarli in puntate. Poi l'idea di un romanzo: la storia l'avevo già tutta in testa, ambientata a Trieste, primi anni del Novecento, sulle note dei valzer viennesi resi vorticosi dalla bora. E tutta l'infanzia cominciò a risalire, lenta e inarrestabile insieme alla parlata dialettale, al rosario purpureo che mia nonna sgranava borbottando preghiere in una lingua sconosciuta, mentre le figlie e i figli nascevano e crescevano in quella città che da provincia, piuttosto turbolenta dell'impero asburgico, sarebbe ridiventata italiana, lastricando di morti e trincee il Carso alle sue spalle. Quell'infanzia in una babele di dialetti e lingue diverse cercava uno spazio autonomo, cercava una voce che la raccontasse. Io le diedi la mia. Era nato Confine immaginario. Poi scrissi I Dellapicca, romanzo breve a puntate sul blog. Ogni tre o quattro giorni una nuova puntata inventata sul momento. Di sana pianta. Entusiasmante e con lo sguardo d'oggi importante nella mia evoluzione e esplorazione di ogni modalità narrativa, perché espressione dell'invenzione letteraria che fa sue le emozioni di chi scrive ma slegate dal contesto che le ha motivate. Lo riprenderò in mano per rivederlo perché necessita di un lavoro serio in tal senso, ma rimane per me l'espressione di un passaggio fondamentale per chiunque voglia cimentarsi nella scrittura: il passaggio dal vero,anche se adattato a esigenze fantastiche, al verosimile, il distacco dalla realtà alla ricerca di un espressione totalmente fantastica. Sto lavorando all'editing di "Confine immaginario"...
Se oggi, giorno del mio compleanno, la tentazione di redigere un bilancio si fa sentire, un unico commento mi viene spontaneo: "La vita sorprende. Sempre!"

martedì 30 dicembre 2008

Quest'anno non faccio bilanci

Quest'anno non faccio bilanci. Ho problemi sui criteri di valutazione. Di quanto varia la vita di una madre che ha perso un figlio? Una figlia? E' successo a un'amica, a un amico.
Quest'anno non faccio bilanci. L'anno passato non ho scritto un elenco di buoni propositi. Dopo un numero imprecisato di anni in cui l'ho fatto e i buoni propositi sono risultati essere sogni a occhi aperti - come i primi articoli della Costituzione europea - mi sono stancata di raccontare, ma soprattutto raccontarmi, frottole. So che continuerò a ingozzarmi di frutta secca e torrone nei pomeriggi bigi che gli inverni padani mi regaleranno. So che starò troppo al computer, che continuerò a farmi il fegato amaro ascoltando il telegiornale, che tremerò di paura quando la nebbia, cancellando e scolorando il paesaggio, trasformerà le strade che i miei figli percorreranno in agguati mortali.
Quest'anno non faccio bilanci: sono un po' più pesta e non saprei se mettermi tra i fondi di magazzino (valore simbolico 1 euro) oppure ai piani alti, nella scaffalatura vintage.
Quest'anno non faccio bilanci. Non quadrerebbero i conti: manca mia madre e a depennarla - per sempre - proprio non ci riesco.
Quest'anno non faccio bilanci. Avrei dovuto accendere un fondo rischi, ma ci si può cautelare contro la stupidità? Ci vorrebbe tutto l'oro del mondo e forse non basterebbe.
Quest'anno non faccio bilanci. Ho comperato troppi libri, troppe medicine, poche verdure, troppo cioccolato, pochissimo 'stira e ammira',vetri perfetti',fabuloso'e 'drago'.
Quest'anno non faccio bilanci. Ho due nuovi amici, ho scritto un altro libro. Sopravvenienze attive?
Quest'anno non faccio bilanci. Qualcuno mi diede un amore, era in lire. In euro non quadrano più i conti del cuore.
I principi contabili non funzionano per la contabilità degli affetti. Non c'è un'unità di misura dei sentimenti. Hanno tentato con il denaro. Non ha funzionato. Per questo mi accontenterò di esserci, a naso all'insù, a seguire la traiettoria dei botti, nell'ultima notte di dicembre perchè quest'anno non faccio bilanci.