lunedì 1 giugno 2015
mercoledì 27 maggio 2015
Avventure (e disavventure) di una Parkinsoniana
Eh sì ragazzi, sono rientrata “alla base; mi sono rituffata
nel fiume della Vita, quella vera, non più protetta da infermiere gentili, medici
disponibili, pranzi pronti, impegni sospesi. Svuoto la cassetta della posta:
bollette da pagare, rivista della Coop, estratto conto bancario… Nulla di invitante,
men che meno di elettrizzante. Mistero, eccitazione, novità, buone o cattive
siano, viaggiano ormai su Internet: un tocco di virtuale illumina il reale,
sempre o quasi.
Oggi ho un appuntamento per una visita medica all’ospedale.
Problemi di denti. Per farla breve non trovo nessuno che mi sappia dare
informazioni certe sul mio diritto a essere curata per problemi di masticazione.
La nuova legge sull’assistenza nazionale impone la presentazione
(previa richiesta) dell’I.S.E.E, una sorta d’indicatore reddituale/ patrimoniale
che deve essere richiesto all’Inps fornendo, come novità rispetto alla
precedente normativa, anche dati bancari. Non più il saldo del c/c al 31/12
(facilmente manipolabile), ma tutta la movimentazione dei propri conti bancari
con determinazione della consistenza madia annuale. Inoltre basta avere una
casa di proprietà per “sforare”. Come sempre solo gli evasori totali o parziali
possono rientrare nei parametri previsti. Non sono abbastanza povera, ma
neppure sufficientemente ricca (preventivo
19.000 euro) da avere diritto a questo tipo di assistenza. Inoltre i dentisti
privati interpellati mi considerano a rischio: parkinsoniana e, come non
bastasse, piena di magagne, allergie… Insomma temono li rimanga là, in studio, secca come un
baccalà. Stecchita.
Ma non è finita. Se manca la vulnerabilità economica la
legge prevede quella sanitaria, valutabile ricorrendo ad un elenco di patologie
che scorro con una certa ansia scoprendo che la sclerosi a placche è
contemplata, il Parkinson no. Perché? Mistero. Quindi non sufficientemente povera , né
sufficientemente malata. Ma mi salverà,
forse, una di quelle definizioni all’italiana che lasciano aperto uno spiraglio:
handicap psicofisico (certificazione legge 104 o attestato di vulnerabilità
sociosanitaria).
Non cammino, sono un po’ tocca… Qualcuno si prenderà cura di
me? Vi saprò dire.
mercoledì 4 marzo 2015
Eh no, direttore...
Eh no, direttore, non mi venga a dire che non si può uscire dall'euro, non perché si finirebbe in balia dei mercati finanziari. Si è dimenticato dello spread, di quel governo Monti racimolato in gran fretta, di quei provvedimenti "lacrime e sangue" (comprese quelle fasulle del ministro Fornero), per fermare la speculazione? Speculazione che aveva scommesso sul fallimento del Paese. A causa soprattutto del livello raggiunto dal debito pubblico?
Lei sa meglio di me, direttore, che i mercati finanziari si muovono prima che avvengano i fatti, si muovono sulla base dei "sospetti", delle "voci" , delle aspettative, e il sospetto del default italiano - più che giustificato - nasceva dalla impossibilità di stampare moneta, non dal livello raggiunto dal debito. La Banca d'Italia, dopo la nostra adesione all'euro, non è più banca d'emissione. Gli Usa hanno un debito ben più alto del nostro, ma non sono "attaccati" dalla speculazione finanziaria, proprio perché possono stampare dollari come e quando vogliono, e, se così facendo svalutano la loro moneta, non se ne preoccupano perché favoriscono le esportazioni del loro paese.
Non le sembra strano che i "Trattati" istitutivi dell'euro e dell'Unione non abbiano previsto - e quindi regolamentato - la possibilità per un qualunque paese membro di uscire dall'euro? Tanto più che è invece possibile uscire dall'Unione.
Non sarà, direttore, che il danno, lo tsunami finanziario colpirebbe più i paesi ricchi - lascio alla sua fantasia immaginare quali - e al loro interno, le classi sociali abbienti più che i lavoratori. Anche perché la svalutazione della moneta favorisce i debitori e penalizza i creditori. Quindi i grandi gruppi finanziari, le banche e via discorrendo.Tanto per cambiare...
Gli interessi da tutelare sono sempre gli stessi, e non sono certamente quelli dei lavoratori.
Lei sa meglio di me, direttore, che i mercati finanziari si muovono prima che avvengano i fatti, si muovono sulla base dei "sospetti", delle "voci" , delle aspettative, e il sospetto del default italiano - più che giustificato - nasceva dalla impossibilità di stampare moneta, non dal livello raggiunto dal debito. La Banca d'Italia, dopo la nostra adesione all'euro, non è più banca d'emissione. Gli Usa hanno un debito ben più alto del nostro, ma non sono "attaccati" dalla speculazione finanziaria, proprio perché possono stampare dollari come e quando vogliono, e, se così facendo svalutano la loro moneta, non se ne preoccupano perché favoriscono le esportazioni del loro paese.
Non le sembra strano che i "Trattati" istitutivi dell'euro e dell'Unione non abbiano previsto - e quindi regolamentato - la possibilità per un qualunque paese membro di uscire dall'euro? Tanto più che è invece possibile uscire dall'Unione.
Non sarà, direttore, che il danno, lo tsunami finanziario colpirebbe più i paesi ricchi - lascio alla sua fantasia immaginare quali - e al loro interno, le classi sociali abbienti più che i lavoratori. Anche perché la svalutazione della moneta favorisce i debitori e penalizza i creditori. Quindi i grandi gruppi finanziari, le banche e via discorrendo.Tanto per cambiare...
Gli interessi da tutelare sono sempre gli stessi, e non sono certamente quelli dei lavoratori.
mercoledì 25 febbraio 2015
Io non sono il Parkinson.
Arriva veloce e un po' ingobbita, come un passero infreddolito. Giacca color turchese, parrucca portata con disinvoltura appena infastidita... Emma Bonino, ospite d'onore a Ballarò, non esibisce il suo cancro, ma ben si guarda dal nasconderlo. Lo vive, ci convive.
"Come ha reagito a una diagnosi così pesante?" le chiede l'intervistatore.
"L'impressione iniziale è stata di estraneità, quasi la 'cosa' non mi riguardasse", risponde.
"Ma poi ha deciso di rendere pubblica la sua malattia. Perché?"
"Per renderla più gestibile nel quotidiano e per comunicarla più che agli altri a me stessa, per riportarla a me".
L'intervistatore cerca di ancorarla a quel cancro, ma lei scalpita, se ne distacca, riprende il largo verso altri problemi, quelli di cui si è occupata, e si occupa, da una vita.
"E' sbagliato considerare i malati persone di serie C, ignorare la complessità, 'rottamare' l'esperienza, parlare usando slogan".
E' la Bonino di sempre, paladina appassionata dei diritti negati, soprattutto alle donne. Diretta, tagliente, asciutta.
La complessità va gestita, l'esperienza utilizzata, gli slogan evitati, dice, e, in una manciata di minuti ci (mi) dà una indimenticabile lezione di vita e di coraggio.
Grazie, Emma, per avermi ricordato che tu non sei il cancro e io non sono il Parkinson.
"Come ha reagito a una diagnosi così pesante?" le chiede l'intervistatore.
"L'impressione iniziale è stata di estraneità, quasi la 'cosa' non mi riguardasse", risponde.
"Ma poi ha deciso di rendere pubblica la sua malattia. Perché?"
"Per renderla più gestibile nel quotidiano e per comunicarla più che agli altri a me stessa, per riportarla a me".
L'intervistatore cerca di ancorarla a quel cancro, ma lei scalpita, se ne distacca, riprende il largo verso altri problemi, quelli di cui si è occupata, e si occupa, da una vita.
"E' sbagliato considerare i malati persone di serie C, ignorare la complessità, 'rottamare' l'esperienza, parlare usando slogan".
E' la Bonino di sempre, paladina appassionata dei diritti negati, soprattutto alle donne. Diretta, tagliente, asciutta.
La complessità va gestita, l'esperienza utilizzata, gli slogan evitati, dice, e, in una manciata di minuti ci (mi) dà una indimenticabile lezione di vita e di coraggio.
Grazie, Emma, per avermi ricordato che tu non sei il cancro e io non sono il Parkinson.
venerdì 6 febbraio 2015
sabato 27 dicembre 2014
SONO STUFA
Riemergo dal dolore, dall’umiliazione, dall’inutilità dell’ultimo
ricovero ospedaliero.
Di nuovo i volontari color arancio, bugiardi e pietosi, e la sirena che ricorda la guerra, di nuovo le
vene che si spezzano appena ti infilano un ago, facendoti sbocciare fiori viola
sulla pelle…
Di nuovo quell’esortazione: “Apri gli occhi, come ti chiami, che giorno è oggi? Di quale mese,
di quale anno?”
Non rispondo, faccio una fatica terribile a parlare, non
sopporto quella voce che non è la mia, quella voce spezzata, rauca, non sopporto gli aghi, le mani fredde che mi
spogliano, il cigolio della barella che mi porta a fare la Tac… La vita mi va
già così stretta, perché infilarmi in quell’imbuto che mi toglie l’aria, mette
a nudo il mio cervello e fa scoprire soltanto nuove magagne?
“Lasciatemi dormire!”
“Allora parla! Laura, come sta?”
“Non collabora… E’
confusa?”
“Sono stufa… “
Se ne avessi la forza, balzerei giù da quella barella e me ne tornerei a casa,
ma, ma la forza non c’è, non riesco nemmeno a sollevare un braccio. Poi, dopo dieci
giorni di ospedale, le prime ammissioni gettate lì, con indifferenza simulata: “Troppi
farmaci, posologia troppo alta… Stia tranquilla, questa volta non è un
ictus. Forse non è nemmeno Parkinson…"
Ritrovo con la rabbia un filo di voce per chiedere: “Allora,
cos’è?”
“Ovviamente un Parkinsonismo… “
“Ovviamente?!”, dopo undici anni di malattia?
“Che tipo di Parkinsonismo?”
“Paralisi sopranucleare progressiva? Atrofia multi sistemica
o… Saperlo!
Mi dimettono per farmi passare il Natale a casa, nella
lettera di dimissione fioriscono i “forse”, di sicuro c’è solo un elemento: la
riduzione di un farmaco è
abbondantemente compensata dall’introduzione di altri farmaci.
Posologia? Dosi alte, naturalmente…
mercoledì 3 dicembre 2014
Lavoro sì, ma...
Ha una giacca di foggia antiquata, dal colore indefinito. Non porta la cravatta; dal collo aperto della camicia spunta una maglietta bianca. Il viso è grigiastro, stessa sfumatura di non colore della giacca. Capelli grigi, un po' ispidi. Capelli che non si piegano. Come lui. Non è un pregio per un leader sindacale. Così dicono. E' troppo passionale... e questo tempo che stiamo vivendo richiederebbe altre doti. Soprattutto elasticità. Poi, distacco, una certa ironia da salotto. Leggerezza.
Landini non è così, a cominciare dalla regione di provenienza: l'Emilia rossa, la famiglia d'origine numerosa, cnque figli, il padre partigiano comunista, gli studi abbandonati perché in famiglia serviva uno stipendio in più, la tessera della FGCI in tasca fin da ragazzo, comunista da sempre, ma non per sempre. Quando i Ds diventano Pd non ci sta e non rinnova la tessera.
Capisce subito, facendo l'operaio tornitore, che il lavoro è duro e alcuni lavori sono più duri di altri. Lo capisce perché lo vive sulla propria pelle...
Entra nella Fiom e... sale; oggi è assieme a Renzi una delle poche personalità di spicco nella e della melma in cui siamo immersi. Parla di lavoro, di diritti dei lavoratori, di giustizia, di eguaglianza... Lo accusano di "sconfinare" nella politica, gli attribuiscono nascoste ambizioni in tal senso. Continua a ribadire che non vuole fare politica, mettersi a capo di un movimento. Allora cosa vuole? Vuole fare il sindacalista, quello che è, partendo dal lavoro. Quel lavoro che non è, non può essere considerato una merce come tutte le altre, quel lavoro che non può essere scisso dalla persona che lo svolge, quel lavoro che lui abbina a parole come dignità e diritti...
Tutto da rottamare? Per Renzi sì, è ideologicamente un "amerikano", l'importante per lui è creare lavoro, costi quel che costi. Per Landni, che non condivide la cinica logica dell'altro, un lavoratore non può diventare schiavo del datore di lavoro, non può rinunciare a diritti che sono sanciti dalla Costituzione, non può vendere la propria anima, competere all'ultimo sangue come pretenderebbe il nuovo capitalismo che avanza. No. Hanno scelto entrambi da che parte stare, chi difendere, e le loro posizioni sono, ormai, inconciliabili.
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