Stavo parlando al telefono con un'amica quando ho visto il gatto diventare una palla di pelo irta dalla paura, mentre un rumore sordo e un tintinnare di vetri si accompagnava a qualcosa di assolutamente insolito. Ero Pollicino che cercava di stare in piedi mentre qualcuno sbatteva il palazzo condominiale come se fosse un uovo di Pasqua. Per fortuna dura poco: pochi secondi. Altrimenti si morirebbe. Di paura. Nulla come il terremoto dà la sensazione dei tapini che siamo, della casualità dell'esistenza. Ricordo il terremoto del Friuli: abitavo a Trieste. Stavo scodellando la minestra: era maggio, il caldo era stato quasi estivo, soffocante per tutto il giorno, con un'aria ferma, quasi fosse in attesa. Era sera, l'ora in cui ci si siede a tavola. Mia figlia era dai nonni, a Udine. Mio marito stava tornando a casa: gli avevo comunicato che ero incinta.
Lo stavo aspettando quando sentii quel rumore sordo aumentare d'intensità, gonfiarsi..Pensai venisse dal mare. Corsi sul terrazzo e mi appoggiai alla balaustra. Cominciò a oscillare e con lei tutta la casa. Il boato cresceva d'intensità: con mio figlio in braccio volai fino alla porta d'ingresso, la spalancai. L'inquilino dell'appartamento di fronte al mio aprì la bocca per parlare, ma notai che muoveva soltanto le labbra. Forse pregava.
"Le scale sono le prime a crollare" pensai resistendo alla paura che mi avrebbe indotta a scendere in giardino, a scappare dalla casa che si sarebbe potuta tramutare in un groviglio di cemento frantumato e contorto.
Noi fummo fortunati: l'onda sismica si smorzò nel sottosuolo carsico, irto di grotte e doline, mentre Gemona - epicentro del sisma - crollava su se stessa, insieme a mezzo Friuli. Tanti morti, troppe case mal costuite in una zona sismica. Case tirate su con lo sputo.
Per fortuna - teniamo le dita incrociate - qui le case le hanno costruite con altri criteri.
Nonostante quello scricchiolio di ossa rotte non ho trovato una crepa. E' andata bene!.
martedì 23 dicembre 2008
lunedì 22 dicembre 2008
sabato 20 dicembre 2008
La neve danza

Si era alzata presto e aveva, per prima cosa, sbirciato oltre il vetro della finestra. Il bianco assoluto del paesaggio, coperto dalla neve, le aveva rimandato una sensazione di estraneità. Non una macchina aveva osato avventurarsi sulla strada e anche sul marciapide non doveva essere passato ancora nessuno. I fiocchi continuavano, incessanti, a scendere, sfarfalleggiando lievi.
Odiava la neve: la faceva sentire in trappola, segregata tra le quattro pareti del suo appartamento. Roteando le braccia a mulinello per riscaldarsi, andò in cucina, accese il riscaldamento e mise sul fuoco la moka. Qualcuno si muoveva nell'appartamento sopra al suo, ma la neve ottundeva i rumori, impadronendosi non soltanto delle cose, che riserrava nel proprio abbraccio gelato, ma anche dei rumori.
Comandava, spadroneggiava e, se fosse scesa la temperatura, avrebbe cristallizzato il paesaggio in un'istantanea di gelo. Allora sì, sarebbe stato un bel problema.
Il caffé borbottò, schiumando. Il calore dalla tazza si propagò allo stomaco, ma la sensazione di ottusimento mattutino permase. Ebbe la sensazione di essere osservata. Con la coda dell'occhio avvertì un movimento, quasi un guizzo, oltre il vetro della finestra.
Si voltò; sui vetri scivolava solo la neve, placida.
Si avvicinò alla finestra che il cortile del palazzo separava dalla strada. Piccole orme scure indicavano un passaggio: qualcuno aveva attraversato il cortile, giungendo fino sotto alla sua finestra, ma chi? Le orme erano minuscole, anche se sagomate in modo da non lasciare dubbi. Sembravano orme di bambino. Di nuovo ebbe la sensazione che qualcuno la guardasse e, per la seconda volta il cortile sembrò animarsi, quasi un bisbiglìo salisse dai tronchi, propagandosi alle siepi e ai roseti genuflessi sotto il peso della neve.
Aprì la finesta e si sporse, sospettosa. Tutto taceva e la neve, che continuava, incessante, a cadere, già ricopriva le piccolissime impronte.
Tintinnò, o fu soltanto una sua impressione?, un suono di campanelli.
" Manca soltanto che mi suonino Jngle bells..." pensò, richiudendo la finestra, mentre lo sguardo le cadeva sul davanzale dove un pettirosso intirizzito la fissava, apparentemente senza temerla. Immobile. Quando lo raccolse si rese conto che il gelo l'aveva ucciso. Era bellissimo, perfetto nella sua immobilità. Il vetro le rimandò la sua immagine: biondi capelli di grano incorniciavano il volto piccolo, dagli zigomi pronunciati. Negli occhi, chiarissimi, il gelo dell'inverno.
Rimase immobile, impietrita.
Si infilò il pettirosso sotto al maglione, vicino al cuore, e rimase in attesa.
Il frullo d'ali fu più lieve di un sospiro, ma lo gnomo lo percepì.
Lei sobbalzò e i campanelli tintinnarono festosi nella sua testa. Guardò fuori dalla finestra
e sentì sussurrare la neve, perchè, voi bambini ben lo sapete, la neve sussurra. E canta. Canta.
E, sempre - è inutile che ve lo ripeta - scendendo, danza.
Sussurra, canta e danza per la felicità dei bambini e di chi conserva, nell'anima, una traccia d'infanzia.
Viaggio di cuore
Ho letto un libro che mi è piaciuto molto. L'autrice, Marilena Monti, incentra la storia del protagonista, il poetico, incantato e fragile Ugo, professore di lettere in un liceo, sullo scontro/incontro del protagonista con sé stesso e sulla descrizione del viaggio, che quasi tutti, prima o poi, siamo costretti a fare alla ricerca di noi stessi. La motivazione dell'angoscia che deborda, travalicando i limiti della sostenibilità e obbligando il protagonista a escogitare ogni possibile tecnica di sopravvivenza, é un trapianto di cuore che, se inizialmente consente la creazione di un alibi, subito dopo non permette che a quell'alibi ci si aggrappi, facendolo a pezzi, scardinandone le fondamenta e travolgendo in questa furia anche il protagonista. Muri di parole, aspre e forti, si ergono a inutile difesa di una parvenza di vita ferita da dolori antichi e rancori incancreniti, mentre il viaggio diventa fuga e ricerca di un oblio irraggiungibile. La scrittura calda e piena, ricca fino all'opulenza, della scrittrice si fa serrata e incalzante, svelando non soltanto angoli di Sicilia ubriachi di sole, ma anche scelte e sentimenti, sprofondati a viva forza nel buio della dimenticanza che, riemergendo, a spizzichi e bocconi, di luogo in luogo, di ricordo in ricordo...
Non vi anticipo il finale. Imprevedibile!
Non vi anticipo il finale. Imprevedibile!
venerdì 19 dicembre 2008
Quanto riserbo sul Trattato di Lisbona.
Non mi sento tranquilla. A Lisbona - in sordina - nasce un trattato, che assomiglia molto a una Costituzione di cui sembrerebbe costituire la premessa, e nessuno ne parla? Un territorio sempre più vasto da governare di cui si stanno decidendo le regole di governo, e nessuno che apra un dibattito?
A chi spetterà il potere decisionale?
Mi informo e scopro che ci saranno 27 Commissari, il Consiglio europeo e - volevi? - la Bce.
Scopro anche che i 27 in questione, per il momento uno per ogni nazione, diventeranno ancora meno, a partire da 2014. Dal che deduco che non tutti i paesi saranno eguali. Non saranno nemmeno necessariamente eletti dal popolo.
Saranno pochi, lontani e ...potenti.
E se a noi, poveri ma numerosissimi tapini (5oo milioni per l'esattezza), non dovessero andare bene?
Scopro che con un rimando ad altro documento si parla anche della pena di morte. La pena di morte! E, oltre alle missioni di pace, si prevedono missioni offensive. Ah, dimenticavo, approvato il "Trattato" di Lisbona sarà illegale manifestare contro l'Unione europea. Inoltre quanto stabilito a Lisbona potrà subire modifihe soltanto su parere unanime degli stati partecipanti.
La Francia e l'Olanda hanno bocciato con referendum popolare la Costituzione europea, ma i rispettivi governi hanno ratificato il Trattato di Lisbona che ne ricalca l'impostazione.
Secondo voi, un trattato, che stabilisce la prevalenza del diritto comunitario su quello nazionale, per quale motivo nasce circondato dal riserbo? Stanno cambiando le regole del gioco, approfittando della situazione attuale? Chiedono più ampi poteri per noi o per "loro"?
Non sarebbe il caso di saperne un po' di più?
Trattato di Lisbona- testo integrale
Trattato sul funzionamento della U.E. testo integrale
A chi spetterà il potere decisionale?
Mi informo e scopro che ci saranno 27 Commissari, il Consiglio europeo e - volevi? - la Bce.
Scopro anche che i 27 in questione, per il momento uno per ogni nazione, diventeranno ancora meno, a partire da 2014. Dal che deduco che non tutti i paesi saranno eguali. Non saranno nemmeno necessariamente eletti dal popolo.
Saranno pochi, lontani e ...potenti.
E se a noi, poveri ma numerosissimi tapini (5oo milioni per l'esattezza), non dovessero andare bene?
Scopro che con un rimando ad altro documento si parla anche della pena di morte. La pena di morte! E, oltre alle missioni di pace, si prevedono missioni offensive. Ah, dimenticavo, approvato il "Trattato" di Lisbona sarà illegale manifestare contro l'Unione europea. Inoltre quanto stabilito a Lisbona potrà subire modifihe soltanto su parere unanime degli stati partecipanti.
La Francia e l'Olanda hanno bocciato con referendum popolare la Costituzione europea, ma i rispettivi governi hanno ratificato il Trattato di Lisbona che ne ricalca l'impostazione.
Secondo voi, un trattato, che stabilisce la prevalenza del diritto comunitario su quello nazionale, per quale motivo nasce circondato dal riserbo? Stanno cambiando le regole del gioco, approfittando della situazione attuale? Chiedono più ampi poteri per noi o per "loro"?
Non sarebbe il caso di saperne un po' di più?
Trattato di Lisbona- testo integrale
Trattato sul funzionamento della U.E. testo integrale
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