domenica 5 febbraio 2012

Illogicità


Spalancò le imposte su quello che ormai sembrava un paesaggio lunare: bianco, gelato. Era una domenica di febbraio, l’orologio segnava le sette… un accenno di luce, cui la neve conferiva una lucentezza anomala, annunciava il giorno. Le giornate si stavano allungando – pensò. E sorrise. Che cosa sarebbe cambiato per lei? Freddo o caldo, neve o pioggia influivano ben poco, ormai, sui ritmi della sua giornata. Era la sua malattia a impostare la danza, a scegliere il ballo che si faceva di stagione in stagione più gravoso: i movimenti sempre più lenti, l’equilibrio incerto, i dolori più forti, i pensieri confusi. Cosa le aveva detto sua sorella – anche la memoria cominciava a vacillare –, ah sì: “Ti sembra di essere logica?” Sapeva cogliere ogni sua defaillance. Implacabile.
Quanto alla logica, l’uso che ne aveva fatto nella vita era stato altalenante: nei sentimenti non se n’era servita molto. Anzi per nulla, altrimenti non avrebbe portato avanti per anni quella lunga, tormentata storia d’amore con un uomo che l’aveva amata poco, e male. Non si sarebbe sacrificata tanto per i figli, sempre convinta che le parole e l’affetto avrebbero finito per dare i loro frutti, che una mattina se li sarebbe trovata di fronte maturi, tranquilli… equilibrati. Cresciuti insomma, fuori per sempre dalle brume di quelle difficili adolescenze che erano state la loro e la sua dannazione.
La logica l’aveva usata nell’organizzazione pratica di una vita difficile, nell’infilare in una sola giornata la cura di tre figli, un lavoro portato avanti con rigore e il tran tran, ripetitivo ma indispensabile, dei lavori domestici. Tutto da sola. Il padre dei figli assente, sotto tutti i profili, quell’amore a senso unico, qualche amicizia vera e, nei momenti peggiori – ed erano stati non pochi – sua madre, l’unica a darle un aiuto pur rimproverandole quel divorzio, celato alle sue amiche per anni, quasi si fosse trattata di una vergogna da nascondere con ogni mezzo.
Forse era stata proprio l’assenza di logica a salvarla, a consentirle di reggere quella vita durissima.
Perché lei amava la vita, anche la sua, quella vita che aveva orari da “ bergamino”: fatica tanta e soldi pochi. E problemi sempre, e soddisfazioni… quasi mai. Ma a lei bastava.
A modo suo era stata felice, illogicamente felice.
Ora, da tempo, il gusto della felicità l’aveva dimenticato, ma l’amore e la curiosità per la vita, quelli, incrollabili e tenaci, continuavano a resistere.
Sordi a ogni logica.
Lasciò cadere qualche briciola di pane sul davanzale e tornò a letto… sapeva che sarebbe arrivato un pettirosso, reso meno prudente dalla fame.
Succedeva sempre d’inverno, quando nevicava.

giovedì 2 febbraio 2012

A sproposito di noia

"Su, fuori dal letto!" La voce della madre è dura, tutta spigoli e spezzate.
"Non si può dormire un po' di più?" borbotta il figlio.
"No!"
Il ragazzo si alza, strascicando i piedi  si avvicina alla finestra:  fuori tutto è bianco... freddo. Come le piastrelle sotto i suoi piedi nudi.
"Gelerà?" chiede più a se stesso che alla madre.
"Non lo so; è possibile... ma ora togliti dai piedi che cambio l'aria". Con gesti nervosi spalanca la finestra, fa volare le lenzuola e, per un momento, il biancore invade anche la stanza come un cielo sopra le loro teste, un cielo bianco che gli ricorda l'infanzia. 
Pensa spesso al passato chi non ha futuro.
"Passa al Comune: stanno cercando giovani per spalare la neve... almeno farai qualcosa invece di ciondolare per casa tutto il giorno".
"Non è colpa mia se non ho un lavoro" dice.
"Alla tua età, io... "
Non la lascia finire, non vuol sapere altro su sua madre trentenne, sul suo lavoro di stenografa, sul principale che le faceva la 'corte' ma lei niente perché era una ragazza seria perché ai suoi tempi (quelli di lei) le ragazze serie c'erano ancora non come adesso che vanno in discoteca a ballare sul cubo e sanno solo mostrare il culo e le tette rifatte e lei poi si è messa con il magazziniere che era un bravo ragazzo chi avrebbe mai pesato che fosse malato di cuore poco è vissuto il tempo di 'fare' lui che lei ha allevato a suon di sacrifici facendolo laureare in Lettere antiche che lei non sa nemmeno cosa siano... 
A questo punto di solito si concede una pausa per respirare e lui... fila. Se ne va fuori - a lei fa credere di essere in giro per colloqui di lavoro, ma non ci va più. E' inutile, il mondo del lavoro non sa che farsene di un laureato in Lettere antiche. Qualche supplenza, ma ora nemmeno quelle: le scuole non hanno soldi per pagare i supplenti e i ragazzi li mandano a casa o in palestra (quando hanno le palestre). 
Sì, va fuori e cammina. Abbandona la strada asfaltata e raggiunge per viottoli sterrati il fiume: poi si siede e lo guarda scorrere. Sembra immobile, ma scorre, va avanti, andrà avanti fino a quando le sue acque si confonderanno con quelle del mare. Anche lui sembra immobile...
"Che cosa parlo a fare... ?" 
Il freddo della stanza le ha, forse,  gelato la lingua - pensa. Il caldo, in genere,  la zittisce debilitandola. Le stagioni intermedie sono le peggiori, quelle che lei colma di parole. Sempre le stesse.
"Devi trovarti un lavoro: fisso, stabile e..." 
"Una brava ragazza, ma qualcuno dice che sarebbe noioso, scontato" lui conclude, precedendola, e ride, sommessamente, mentre vola giù  e le lenzuola gli danzano intorno confondendosi con il candore luccicante della neve.
(Ogni allusione a fatti, parole, persone ecc. è puramente casuale)

Perché si vedono in giro tanti banchieri?


Perché si vedono in giro tanti banchieri? Perché in ogni buco di paese vengono aperte nuove filiali di banche? Perché il tasso di bancarizzazione delle nazioni più evolute continua a salire? Perché, pur essendo i maggiori responsabili dell'attuale crisi, i banchieri imperversano, invece di starsene in un angolo in silenzio a coprirsi il capo di cenere. Perfino i politici, allontanati con garbo ma decisione, obbediscono ai nuovi padroni del mondo. Loro, i banchieri, dicono 'per senso di responsabilità'. Registro, perplessa.

Tante domande, poche risposte... moltissime parole, continui meeting (costosi e inutili) e pochi fatti, ma certi, che riassunti in cifre e statistiche danno la misura di un crescente disastro. La sensazione, che non è soltanto di pelle, è che qualcuno stia barando, giocando con carte truccate. 

In estrema sintesi è necessario dare liquidità ai mercati, ma senza far salire il tasso d'inflazione. Come lei ben sa, Presidente, il problema è arduo! Sullo sfondo, minaccioso, si profila un rischio concreto di stagflazione: quel mix infernale d’inflazione e recessione che equivale a mescolare il diavolo all'acquasanta.

Quando afferma che "abbiamo evitato l'impatto con il muro", dovrebbe aggiungere, in ossequio alla verità, che il mancato default ha reso però realtà il rischio di stagflazione. Dovrebbe anche aggiungere, nella sua difesa a oltranza dell'euro e delle istituzioni che lo tutelano, che la Bce, alla quale abbiamo devoluto piena sovranità in materia di politica monetaria, non ha centrato l'obiettivo di salvaguardare il potere d'acquisto della moneta. Infatti, uno dei prezzi più importanti per tenere sotto controllo l'inflazione - il tasso d'interesse - in pochi mesi è salito nel nostro Paese in misura inaccettabile. E con un Debito pubblico pari al nostro... E qui di nuovo entrano in ballo i banchieri e la Finanza. Perché non è certamente la casalinga di Voghera a speculare facendo innalzare lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi. La Bce non può finanziare direttamente gli Stati membri, ma potrebbe finanziare la Bei, che a sua volta potrebbe concedere credito per investimenti. Potrebbe, ma non lo fa. Perché? A questo punto iniziano i minuetti, gli accordi sussurrati, la fiducia concessa o negata, la solidarietà nella e della Ue soltanto dichiarata, sbandierata a parole, ma negata nei fatti.

Intanto si approfitta della situazione per mettere la museruola al mondo del lavoro, scaricando la responsabilità della crisi industriale sulla scarsa produttività del lavoro, quindi anche sui lavoratori (Marchionne insegna). Ma le responsabilità sono altrove: sono da ricercarsi nella globalizzazione che permette di delocalizzare le imprese dove i salari sono più bassi, nella mancanza di ricerca e innovazione, nella difficoltà di ottenere finanziamenti... Ma intanto, ripeto, si approfitta della situazione cercando di dare il colpo finale ai lavoratori penalizzati per primi e sempre di più.
Per quanto riguarda la riduzione dei costi della politica e la corruzione dilagante lascio la parola a Crozza... E rimango in attesa di risposte concrete, da parte dell’attuale governo, alle tante, troppe domande che mi pongo.


domenica 29 gennaio 2012

"E' un gran brutto inverno, nonna, anche questo del duemiladodici...

Buon segno: la gatta, tranquilla, si è pappata la sua scatoletta di salmone  - penso, vagamente rassicurata, mentre il rumore di una macchina in corsa rompe il silenzio che batte alle mie finestre. I ritmi lenti della domenica non mi riguardano: per me - pensionata - è sempre domenica e nemmeno la voglia della terra di ballare la samba  si farà condizionare dal giorno festivo. Ricordo le parole di mia nonna, riferite a quell'inverno terribile del Millenovecentoventinove, i suoi ricordi che sfarfallavano nell'aria insieme alla farina, mentre con il mattarello tirava la pasta... "Tuo nonno aveva perso il posto ai Cantieri - non c'era lavoro, non c'erano soldi, mandavo tua madre, che si vergognava come una ladra, a prendere il pane "a puff" (a credito), raccomandandole di dire, al momento di pagare, di metterlo sul conto... e pure il tempo sembrava avercela con noi. Mai visto un inverno così rigido. Forse dipendeva dalla fame che ci rendeva deboli. Dalla terra spaccata dal gelo solo qualche cavolo emergeva. Mezzo gelato. Patate, cavoli e tagliolini di farina impastata con l'acqua - questo si mangiava. Noi donne, con i bambini più grandicelli dietro, andavamo per i boschi a fare legna, ma il freddo era terribile, gelava l'aria ma anche la speranza di un futuro. Al mattino, ai bambini che andavano a scuola si dava un pezzo di  legno e un po' di pane scuro. Avevano lo stesso colore e lo stesso gusto, quello della segatura".
Millenovecentoventinove duemiladodici... Ho l'età di mia nonna, ma non il suo indomabile coraggio.
Quando la terra, l'altro giorno, ha sussultato e ha  tremato rabbiosa, ho pensato a lei e ho sussurrato: "E' un gran brutto inverno, nonna, anche questo del duemiladodici..."

giovedì 26 gennaio 2012

Il talento dell'inganno


                   Io vorrei crederLe  ministro Passera, vorrei credere alle lacrime - così femminili, tenere – della ministra che non regge la parola “sacrifici”, al presidente del Consiglio Monti. Siete così educati, così impegnati a salvare il Paese, così laboriosi. Abili, molto abili. Una se ne sta lì, tutta attenta, cercando di cogliervi in fallo sulla consequenzialità dei ragionamenti esposti… e tutto fila. Le risposte sono lunghe, articolate ma, a volte, sorprendono con un esempio stringatissimo che farebbe capire una realtà complessa anche a un bambino. Non dimenticate che non tutti hanno la disgrazia di nascere intelligenti. Come voi.
Riuscite a farci vergognare di dubitare della vostra buona fede. Non siete bugiardi, siete ambigui e l’ambiguità è affascinante, è il gioco intellettuale del dire e non dire, dell’affermare e negare…
Avete cambiato nome all’Ici, giustificandone la reintroduzione e la rimodulazione con la solita logica stringente.
“Come non abbiamo introdotto una patrimoniale?” rispondete alle nostre angosciate e rabbiose domande.
“L’Imu colpisce la ricchezza immobiliare, non il reddito (leggi affitto) che da essa promana”. Siete professori, siete tecnici: conoscete la differenza tra patrimonio e reddito e – pazienti come sanno esserlo solo gli insegnanti, abituati a dissodare terreni incolti – puntualizzate.
Ma noi (poveri Cristi) parlavamo del bilocale in periferia acquistato con un mutuo trentennale, e intestato a noi (noi che l’abbiamo comprato e spesso non ancora pagato), e non ci sembrava potesse essere considerato "Patrimonio", come quello di chi, di case, ne ha parecchie, ma è sufficiente le intesti a società immobiliari di comodo o a vecchietti rincitrulliti, che dagli ospizi in cui sono ricoverati si son messi ad acquistare immobili come fossero caramelle, per aggirare l'onerosità fiscale connessa alla seconda, terza, quarta... casa di proprietà. Così la legge colpisce, o dovrebbe colpire, chi è più ricco, ma tassa chi è meno abbiente.
Soltanto voi avete il potere (parola che chissà perché sconvolge il presidente Mario Monti), il talento, l’esperienza acquisita in decenni di frequentazione del e con l’inganno, per stanarlo.Voi che conoscete tutte le tortuose strade del malaffare legalizzato – e per questo motivo siete stati scelti come consiglieri delle società più prestigiose, quelle misteriose multinazionali che sembrano, come public company, non appartenere a nessuno ma sono invece saldamente nelle mani di qualcuno - voi che non avete problemi di elettorato da scontentare, perché non legiferate in modo chiaro, lineare, impedendo che “fatta la legge si trovi l’inganno”? Perché siete voi che sulla capacità di creare quegli inganni avete costruito le vostre carriere, il vostro successo, quella ricchezza di cui il presidente Mario Monti si dichiara orgoglioso, ritenendola il giusto compenso che remunera, è corretto remuneri, il talento.
Ora, delle due l'una: o crearli o scovarli, gli inganni. Altrimenti, senza questa imprescindibile scelta morale a monte, come credere a quel Giano bifronte che è attualmente il "Governo tecnico"?



martedì 24 gennaio 2012

La mia mamma lavora, e la tua? La mia no, "sta a casa"


In questo momento (in particolare) è sulle donne che si regge il Paese. Questo invisibile esercito senza bandiera, senza fanfara e senza uniforme, sparpagliato su tutto il territorio nazionale, ha piegato ancora un po' di più la schiena e... tira avanti! La sveglia posizionata un'ora prima del solito, il sugo e le polpette cucinati sbadigliando, un occhio al fornello e uno all'orologio, mentre la notte sbiadisce e il chiarore dell'alba accende la cucina di colori. Il sugo pronto costa caro e la carne tritata sempre carne è... Bisogna fare i conti con la spesa che costa sempre di più. Bisogna fare come Monti per fare quadrare il magro bilancio familiare: tagliare, tagliare e ancora tagliare!
"Come fai a spendere così poco?" chiedono le donne senza figli, quelle che si sono date alla carriera, quelle che guadagnano (quasi) come gli uomini, e qualche volta sembrano avere dimenticato a casa - come l'ombrello in un giorno di pioggia - la loro femminilità. O essere state costrette a farlo.  Ma sono comunque poche, troppo poche per contare ai fini di una statistica seria; sono le donne di cui si parla affermando che "costituiscono l'eccezione che conferma la regola". Quella regola che ci vede - soprattutto in periodi di crisi come quello che stiamo vivendo - ben lontane, in tutti campi, dalla parità.
"Come faccio a spendere così poco?" La risposta è immediata: "Non compro nulla" e poi, dopo un secondo di ripensamento, quell'aggiunta "per me!" Perché per i figli, per soddisfarne oltre i bisogni anche i desideri, le madri si scannerebbero.
Il livello medio di produttività della donna italiana soddisferebbe sia Mario Monti sia - udite, udite - l'insaziabile pretenzioso Marchionne! Lavoriamo, se e quando ci venga concesso, e "stiamo a casa" ( la mia mamma lavora, e la tua? La mia no, "sta a casa"). Casa, dolce casa, dove non smettiamo di trafficare,  limitandoci  soltanto a farlo gratuitamente, come si trattasse di uno "straordinario" quotidiano, non pagato e senza limiti di orario. Prima (al tempo delle nostre mamme e nonne) in silenzio; ora - grazie a Dio, ma soprattutto al femminismo - protestando, sbraitando e, ogni tanto, incrociando le braccia. Arrabbiate, ma mai abbastanza.
Eppure gli imprenditori preferiscono, a parità di bravura, i nostri colleghi maschi, soprattutto quando entra in ballo la carriera. Non si sa mai, le donne potrebbero restare a casa, giustificate da quella "malattia" che è la maternità per tornare sì in azienda dopo qualche mese, ma rincitrullite: non si sa quanto dalla stanchezza per le notti perse, quanto da quell’inaspettata tenerezza che ci fa ritrarre le unghie. Quelle che servono per fare carriera. Che poi non tutte vorrebbero farla (la carriera) ma ci piacerebbe poter scegliere. Avere - hanno creato anche un ministero - pari opportunità. Sarebbe bello e sarebbe giusto se il destino biologico non diventasse, automaticamente, destino sociale!
Qualcuno/a ha sentito Monti e il suo governo di tecnici accennare alla questione femminile?
Sarebbe bello e sarebbe giusto se quella parola, equità, richiesta a gran voce dal Paese, comprendesse anche la parità tra i sessi, che ancora è ben lungi dall'essere stata conquistata. Stesse opportunità di lavoro, stessi stipendi, servizi sociali a disposizione delle donne per assistere anziani e bambini - senza allungare il lavoro delle donne/nonne  - ben oltre qualunque accettabile limite d'età. E' usurante anche il doppio/triplo lavoro femminile!