venerdì 11 maggio 2018

giovedì 29 marzo 2018

E ritornano i tulipani gialli a schermare l'azzurro di quel cielo primaverile ... e il tempo si annulla.  Era il mio primo giorno da e di madre, era il tuo primo giorno da e di figlio. Era il '68.
Tanti auguri, Ubi ...

lunedì 25 dicembre 2017

AUGURO UN SERENO NATALE A MARTINA; ALESSANDRO E JACOPO

giovedì 30 novembre 2017

Come stai?

“Come stai?” 
“Hai una domanda di riserva?” chiedo e … rido. Rido? Una risata breve che si smorza in quel ghigno che ha preso ormai quasi definitivamente il posto del sorriso sul mio volto. La malattia avanza … e segna il territorio conquistato.
Mai porre questa domanda a un parkinsoniano – penso mentre cerco lo sguardo del mio interlocutore per passare dal linguaggio verbale a quello gestuale, ben più corretto e vero, ma, proprio per questo, più intimo. L’altro/a si aspetta una risposta che spera, il più delle volte, sia convenzionale: quel “Bene, grazie” fasullo che tolga dall’imbarazzo, quell’imbarazzo che, quasi sempre, accompagna la verità. E dato che mi è stato insegnato, fin da bambina, a comportarmi come Dio comanda, recito quel “Bene, bene … grazie” che mette tutto a posto e … nulla in ordine.

Il silenzio si è rotto

Al silenzio che di solito seppellisce le grandi ingiustizie, io preferisco le urla, gli strilli, le parole d i troppo perché il cambiamento - quello vero, non quello di facciata - è un processo complesso difficile e ... doloroso che lascia sul terreno molti morti.Finalmente la voce della donne, non più silenzio, bisbiglio o urlo, potrà forse diventare canto ...

lunedì 25 settembre 2017

Scrittura ...

“Scrivi su un muro” dice Carlo, lasciandosi andare a complimenti esagerati che mi imbarazzano … E poi Harry, Mirella, Antonella, e tanti altri. Anche mia madre, prima di morire, me lo disse, quasi me lo raccomandò. All’ospedale, dove era stata ricoverata per un infarto, mi bisbigliò: “Scrivi, Laura, scrivi … “ prima di andarsene.
La mia storia con la scrittura è a tutti gli effetti una storia d’amore. Un amore tormentato, negato, distruttivo, ma, senza ombra di dubbio, un grande amore, una passione …
Ho iniziato a scrivere tardi, dopo essermi ammalata. Ho alle spalle quaderni di scrittura diaristica, gettati nell’immondezzaio a ogni trasloco. Sfoghi, nulla di più: da quelli adolescenziali a quelli di madre, di donna che scopriva il femminismo, di donna malata, di donna invecchiata, scivolata lungo il crinale della vita senza mai chiudere gli occhi, fissando nei volti di chi mi stava accanto i segni delle emozioni che rendono vivibile o invivibile l’esistenza …
La scrittura di oggi la devo alla malattia, a quello tsunami di emozioni che ha infranto, finalmente, il muro di riserbo, la timidezza, il pudore di apparire per ciò che si è veramente. Quante volte mi sono chiesta “Scribacchina o scrittrice?” senza essere in grado  di dare/darmi una risposta…
Ho nel cassetto un romanzo finito, ciò che resta di uno gettato alle ortiche, un racconto lungo, tanto lungo da diventare un romanzo breve, e poi il romanzo quello che avrei potuto, forse?, scrivere se fossi stata in grado di finirlo. Mi ha fermato la malattia, la sua avanzata di marea nera che tutto sommerge e cancella. Il mio romanzo è come un gattino nata troppo tardi, a inverno iniziato … Per questo motivo, amici miei, godetevi ciò che scrivo come vi potreste fermare a guardare un graffito sul muro di una casa, godendovelo come fareste con una rosa sbocciata a novembre, inaspettata. Totalmente inaspettata e sorprendente … Coglietela e via…


venerdì 22 settembre 2017

VINCENTI E PERDENTI ...

Non mi sono simpatici i “vincenti”… Non amo la loro stolida felicità, sempre rafforzata dalla convinzione che alla base del loro successo ci sia la loro personale bravura. Agguantato il successo, dopo averlo inseguito per anni, si esaurisce la spinta propulsiva che ci spingeva a combattere, diventiamo ripetitivi, prevedibili e monotoni … Vuoi mettere le mille facce dell’insuccesso, il fragore della sconfitta, l’impegno che si mette nel cercare di capirne le motivazioni. Non si riflette sulle vittorie, ci si limita a viverle e a farne motivo d’orgoglio personale. Il perdente di oggi sarà il vincente di domani a differenza del vincente in auge la cui vita non potrà che peggiorare.
Il vincente è solo, quando non è male accompagnato, circondato da adulatori e falsità tinta d’invidia… Il perdente è sempre in buona compagnia: siamo in tanti a perdere: la maggioranza, che tutto è fuorché silenziosa… Dalle nostre parti si ride, si canta, si piange, si fanno progetti di cambiamento, si elaborano strategie di sopravvivenza, si spera e si lotta, insomma si vive … Non credete?