sabato 26 settembre 2009

Finché morte non vi separi

Capisco Santo Padre che con un nome come il suo si possa pensare a un universo di uomini/padri votati alla santità, ma la realtà risulta leggermente diversa. Lei, pur nella sua profonda esperienza di vita, non ha mai convissuto con una donna e con dei figli in spazi che mediamente sono piuttosto limitati e in situazioni di intolleranza o odio reciproci. Non credo abbia mai pranzato seduto a tavola in una cucina affogata nel silenzio, un silenzio innaturale capace di triplicare il rumore del cibo che non riesce a scendere nella strozza, il tintinnio argentino delle posate, il respiro che sembra spezzarsi nella spasmodica attesa dell'urlo, del piatto che volerà nel muro, infrangendosi così come s'infrange la speranza di una vita normale. Nessuna donna, Santo Padre, prende i figli e se ne va canticchiando "Oh, oh, ah, ah, quanto piacer mi fa se l'ultimo mio amore fa i capricci e se ne va...". Nessuna, Santo Padre.
Il divorzio è un'esperienza durissima, oserei dire devastante, con un impatto traumatico di poco inferiore a quello che si registra in caso di morte del coniuge.
Il divorzio, che lei duramente contesta, ha liberato soprattutto la donna dall'inferno di un vincolo che soltanto la morte avrebbe potuto spezzare. Sono le donne che finalmente possono andarsene perché, molto più spesso di quanto non si creda, tra le pareti domestiche si snodano drammi, si vivono violenze ritmate dalla paura, prepotenze delle quali non si riuscirà a parlare per anni.
Al divorzio non ricorrono le coppie - come chiamarle? - normali, bensì quelle in cui non si riesce più a sopportarsi. E un'alternativa al rischio di finire ammazzate: di botte, di rabbia non manifestata destinata a sfociare in depressione, di disperazione. Crede davvero che un famiglia tenuta unita dal collante del "dovere" e non del piacere di stare insieme, una madre e/o un padre spenti, avviliti, rassegnati al grigiore di situazioni subite e non scelte, possano offrire un esempio stimolante e valido per i figli? Immagina la fatica, davanti una madre acida, astiosa, umiliata e/o sottomessa, di prendere le distanze elaborando da figlia una femminilità armoniosa e positiva? E che idea del maschile potrà farsi chi in famiglia cogliesse una situazione eguale ma rovesciata? Quante donne e uomini sono cresciuti all'ombra delle bugie in un clima di falsa serenità, scombinati da ricatti affettivi, esasperati da litigi e recriminazioni, appesantiti dal fardello di essere stati il movente di vite rinunciatarie che prima o poi saranno loro imputate?
Le famiglie, Santo Padre, sono quelle del Mulino Bianco e sono "happy" soltanto negli spot televisivi. Nella realtà sono spesso nidi di vipere e luoghi di grande sofferenza alla quale la legge ha cercato di ovviare regolamentando il distacco a tutela del coniuge più debole, che normalmente è la donna, la quale, spesso, paga con la vita la sua scelta di libertà.
La mia splendida nipotina, di fronte alla costernazione espressa da una compagna di scuola che aveva saputo della separazione dei suoi genitori, ha risposto: "Non sono morti, si sono soltanto separati!". Prima di esprimere giudizi preconcetti, ascoltiamo i bambini, Santo Padre, con attenzione e umiltà perché, come spesso possiamo verificare, sono saggi, molto più saggi e diretti di noi adulti.

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