venerdì 12 agosto 2011

Storia di nebbie e acquitrini (puntata n°32)

Primo non era uno sprovveduto: Giuseppe l'aveva conosciuto in fabbrica ma non si sarebbe mai fidato a esporsi, rievocando ricordi tanto dolorosi e dichiarando il suo odio per i fascisti, se "il Professore", non gli avesse parlato di lui... Ah, il Professore, come tutti lo chiamavano, era uno in gamba, uno che usava la testa, ragionava, spiegava che il fascismo andava combattuto con i pugni, l'anima e il cervello...
Giuseppe era l'aggancio, nello stabilimento, con quel gruppetto - erano ben pochi - che si stava organizzando in città contro i fascisti. Sarebbe stato l'uomo ombra di Primo, che era già conosciuto in fabbrica per le sue ribellioni e il suo coraggio. Giuseppe non si sarebbe esposto, fingendo all'occorrenza addirittura di avere troncato i rapporti con Primo; così il segugio, quel Debosi a cui nulla sfuggiva, si sarebbe accanito sulla preda sbagliata.
"Hai notato quel tipo, non quello smilzo, quello giovane, seduto al tavolo dietro al nostro? Ci sta osservando da quando siamo entrati. Io non l'ho mai visto in fabbrica, tu lo conosci?", chiese Giuseppe.
Primo alzò la testa, incrociando lo sguardo dello sconosciuto.
"Mai visto" borbottò alzando il bicchiere, poi, fingendosi un po' brillo, si alzò salutando Giuseppe e si avvicinò all'altro tavolo, non prima di avergli sussurrato: "Quello ci sta osservando; rimandiamo a domani, alla fermata del tram... ".
"Qui c'è qualcuno che deve rientrare dalla mamma; ah, ce li mandano in fabbrica che hanno ancora il latte sulla bocca! C'è posto per me, ragazzi?" Primo, mentre Giuseppe si dileguava, si sedette, crollando quasi sulla sedia, anzi sulla panca, accanto allo sconosciuto. Poi, con quell'arroganza che tutto concede a chi è un po' brillo, si rivolse al ragazzo, chiedendogli: "E tu da dove sbuchi? Non ti ho mai visto in fabbrica... Ah, a proposito, non mi sono presentato" aggiunse rialzandosi, e accennando un goffo e traballante inchino, precisò: "Io sono Primo! Poca fantasia da parte del mi babbo, ma in campagna era così, non si perdeva tempo a cercare il nome adatto per un figlio: quello con i capelli colore del sangue lo chiamavano 'Rosso' o, se erano fantasiosi, 'Carota'... e poi, poi tutta la schiera dei 'Primo', 'Quinto', 'Settimo'... ". "E, se erano prolifici, sarebbe arrivato anche 'Decimo'... " rispose il ragazzo, alzando il bicchiere e dicendo "Ah, a proposito, io sono Benedetto, consacrato - si fa per dire - al Santo, perché il giorno della mia nascita, finalmente, dopo mesi di siccità estiva, arrivò la pioggia!" Primo gli appioppò una manata sulla spalla e rise, mentre l'altro continuava: "Non mi hai ancora visto in fabbrica, perché vivo rintanato nel magazzino, a impilare scatole... "
"Ah, capisco... "
"Un altro litro, Rosina, Marina... oh, come diavolo ti chiami? e poi andiamo tutti a casa... " disse ad alta voce uno degli uomini seduti al tavolo, mentre qualcuno si stava già alzando e la ressa e il rumore nel locale diminuivano. Le prime ombre della sera entravano dalla finestra, ingoiando fatica, sospiri, smorzando risate che lasciavano spazi sempre più larghi al silenzio.
La Giorgina, stancamente, passava lo straccio sul bancone unto, ciabattando avanti e indietro, accompagnata dagli sguardi golosi, arpionati al dondolio dei suoi fianchi, degli ultimi uomini che si attardavano nel locale.
(continua... )
http://falilulela.blogspot.com/2011/08/storia-di-nebbie-e-acquitrini-puntata_10.html

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