Non saranno i pensionati che percepiscono pensioni spesso contenutissime, ma sono troppi e non muoiono mai, a gravare, appesantendolo, sul debito pubblico? Hanno soldi per curarsi, i maledetti, che - si sa - sono quasi tutti rincitrulliti dall'Alzheimer e dal Parkinson, o in lotta con il colesterolo e il cancro. Ma adesso li sistemiamo per le feste: ticket al Pronto Soccorso (così prima di chiamare l'ambulanza fanno i conti e schiattano a casa) aumento delle imposte, reintroduzione dei ticket sulle visite mediche per tutti ( basta vantaggi per portatori di handicap e anziani), anzi, su questo punto bisognerà ritornare con calma per elaborare una soluzione definitiva.
Una soluzione finale.
Potremmo chiamarla Operazione Reinhard.
Già fatto?
sabato 12 luglio 2008
mercoledì 9 luglio 2008
LE AUGURIAMO UN SERENO 2008
Ai primi di gennaio, ricevetti una pomposa lettera dall'ente che mi eroga la pensione, contenente la comunicazione -finalmente! - di un adeguamento della stessa al costo della vita. A conclusione, mi veniva augurato " un sereno 2008".
Voi ricorderete che Trentin in un torrido agosto di qualche anno fa si accordò, mentre noi tapini ci godevamo le ferie al mare, con chi di dovere per abolire la scala mobile. Si giustificò spiegando (a noi lavoratori) che l'automatismo in questione risultava ormai inaccettabile, troppo gravoso per le finanze statali e per il contenimento dei costi aziendali.
E Trentin, da quel giorno, abbassò lo sguardo perchè, fino a qualche tempo fa, quando si commetteva una porcata, ci si vergognava. Almeno qualcuno della vecchia guardia.
Ora, una perequazione automatica e molto limita sostituisce i precedenti meccanismi d'indicizzazione salariale e pensionistica, ragione per cui, tutta contenta favoleggiai sulle mie accresciute possibilità di spesa per ben due mesi. Poi, la doccia fredda: i miei 50 euro di aumento, entrati in rotta di collisione con l'incremento dell'addizionale Irpef comunale avevano avuto la peggio.
A proposito perchè le imposte si stanno duplicando o triplicando come dei replicanti? Quante addizionali Irpef abbiamo? Temo fortemente l'introduzione di un'addizionale rionale e una condominiale per sopperire alle necessità di spesa delle custodi dei condomini.
Con l'abilità di un prestigiatore il nostro ha giocato a Monopoli con i contribuenti e ha vinto, dando un contentino ai Comuni e tranquilizzando il suo ministro delle Finanze. Tutto a posto e niente in ordine avrebbe detto mia nonna, santa donna!
Qualcuno, in campagna elettorale, aveva promesso una riduzione dell'imposizione fiscale?
Ah, solamente per i ricchi?
Poi , in questo anno disgraziato, è aumentato pure il tasso di sconto... Ma è stata una decisione della Banca europea, motivata dal prezzo raggiunto dal barile(di petrolio).
Cosa avremmo potuto fare?
Tanto per cominciare una politica energetica seria.
L'aumento del costo dell'energia(soprattutto per l'Italia che la importa) incide negativamente sulla bilancia dei pagamenti. E le esportazioni con l'euro alle stelle.. e il prezzo delle materie prime che aumenta. Pure lui. E il costo del lavoro..., ah no!, non mi venite a dire che sale. Abbiamo gli stipendi più bassi d'Europa, i contratti più penalizzanti per il lavoratore e il lavoro nero che dilaga.
Eppure gli imprenditori non ce la fanno pù: devono andare in Cina, o a Napoli e dintorni, per riuscire ad essere competitivi.
Ancora?
Ma non divaghiamo.
Questo aumento generalizzato dei costi inquieta i ministri dell'economia e i governatori, facendo temere una ripresa dell'inflazione, quindi, piede ( del Governatore della B.C.E.) pigiato sul freno per raffreddare l'economia, scoraggiando il ricorso al credito tramite l'aumento dei tassi d'interesse.
Meno male che c'è lui, il governatore, ma anche il nostro premier, che ci pensa: ai giovani e all'aumento delle rate dei mutui che, moral suasion permettendo, ha consetito di stipulare mutui bancari pure a chi non aveva un lavoro a tempo indeterminato. Basterà rinegoziare i termini di durata dei prestiti e per i Matusalemme non ci saranno più problemi. Ghe pensi lù, ché a raffreddare l'economia ci pensiamo noi che non abbiamo più un soldo.
E poi, basta guardarsi intorno per vedere che frenesia di acquisti.
Ah dimenticavo: se qualcuno avesse ancora titoli in borsa sopravvissuti alle precedenti batoste...non ci faccia più conto: valgono meno della carta igienica che potrebbero egregiamente sostituire. Si sa, se va male Wall Street..
Ma non avevamo aderito all'introduzione dell'euro per emanciparci dagli Usa?
Quando studiavo economia con Zangheri, all'università, una miscela esplosiva come questa, di inflazione e recessione, veniva definita " staflazione " cioè inflazione e, strano ma vero per chi s'intenda minimamente di leggi economiche, recessione.
Una gran brutta bestia.
Ma non avevamo subito una decurtazione del 50% del potere d'acquisto della moneta per assicurare stabilità - finalmente e definitivamente! - all'euro?
E questo grazie anche all'italica furbizia dei bottegai prontissimi ad adeguare i prezzi in euro ai prezzi in lire, e alla totale mancanza di controlli da parte di chi di dovere.
Niente "lacci e lacciuoli" all'economia, qualcuno ha detto!
Siamo le tre pi della libertà:paese, partito e popolo.
Grazie Berlusconi.
Voi ricorderete che Trentin in un torrido agosto di qualche anno fa si accordò, mentre noi tapini ci godevamo le ferie al mare, con chi di dovere per abolire la scala mobile. Si giustificò spiegando (a noi lavoratori) che l'automatismo in questione risultava ormai inaccettabile, troppo gravoso per le finanze statali e per il contenimento dei costi aziendali.
E Trentin, da quel giorno, abbassò lo sguardo perchè, fino a qualche tempo fa, quando si commetteva una porcata, ci si vergognava. Almeno qualcuno della vecchia guardia.
Ora, una perequazione automatica e molto limita sostituisce i precedenti meccanismi d'indicizzazione salariale e pensionistica, ragione per cui, tutta contenta favoleggiai sulle mie accresciute possibilità di spesa per ben due mesi. Poi, la doccia fredda: i miei 50 euro di aumento, entrati in rotta di collisione con l'incremento dell'addizionale Irpef comunale avevano avuto la peggio.
A proposito perchè le imposte si stanno duplicando o triplicando come dei replicanti? Quante addizionali Irpef abbiamo? Temo fortemente l'introduzione di un'addizionale rionale e una condominiale per sopperire alle necessità di spesa delle custodi dei condomini.
Con l'abilità di un prestigiatore il nostro ha giocato a Monopoli con i contribuenti e ha vinto, dando un contentino ai Comuni e tranquilizzando il suo ministro delle Finanze. Tutto a posto e niente in ordine avrebbe detto mia nonna, santa donna!
Qualcuno, in campagna elettorale, aveva promesso una riduzione dell'imposizione fiscale?
Ah, solamente per i ricchi?
Poi , in questo anno disgraziato, è aumentato pure il tasso di sconto... Ma è stata una decisione della Banca europea, motivata dal prezzo raggiunto dal barile(di petrolio).
Cosa avremmo potuto fare?
Tanto per cominciare una politica energetica seria.
L'aumento del costo dell'energia(soprattutto per l'Italia che la importa) incide negativamente sulla bilancia dei pagamenti. E le esportazioni con l'euro alle stelle.. e il prezzo delle materie prime che aumenta. Pure lui. E il costo del lavoro..., ah no!, non mi venite a dire che sale. Abbiamo gli stipendi più bassi d'Europa, i contratti più penalizzanti per il lavoratore e il lavoro nero che dilaga.
Eppure gli imprenditori non ce la fanno pù: devono andare in Cina, o a Napoli e dintorni, per riuscire ad essere competitivi.
Ancora?
Ma non divaghiamo.
Questo aumento generalizzato dei costi inquieta i ministri dell'economia e i governatori, facendo temere una ripresa dell'inflazione, quindi, piede ( del Governatore della B.C.E.) pigiato sul freno per raffreddare l'economia, scoraggiando il ricorso al credito tramite l'aumento dei tassi d'interesse.
Meno male che c'è lui, il governatore, ma anche il nostro premier, che ci pensa: ai giovani e all'aumento delle rate dei mutui che, moral suasion permettendo, ha consetito di stipulare mutui bancari pure a chi non aveva un lavoro a tempo indeterminato. Basterà rinegoziare i termini di durata dei prestiti e per i Matusalemme non ci saranno più problemi. Ghe pensi lù, ché a raffreddare l'economia ci pensiamo noi che non abbiamo più un soldo.
E poi, basta guardarsi intorno per vedere che frenesia di acquisti.
Ah dimenticavo: se qualcuno avesse ancora titoli in borsa sopravvissuti alle precedenti batoste...non ci faccia più conto: valgono meno della carta igienica che potrebbero egregiamente sostituire. Si sa, se va male Wall Street..
Ma non avevamo aderito all'introduzione dell'euro per emanciparci dagli Usa?
Quando studiavo economia con Zangheri, all'università, una miscela esplosiva come questa, di inflazione e recessione, veniva definita " staflazione " cioè inflazione e, strano ma vero per chi s'intenda minimamente di leggi economiche, recessione.
Una gran brutta bestia.
Ma non avevamo subito una decurtazione del 50% del potere d'acquisto della moneta per assicurare stabilità - finalmente e definitivamente! - all'euro?
E questo grazie anche all'italica furbizia dei bottegai prontissimi ad adeguare i prezzi in euro ai prezzi in lire, e alla totale mancanza di controlli da parte di chi di dovere.
Niente "lacci e lacciuoli" all'economia, qualcuno ha detto!
Siamo le tre pi della libertà:paese, partito e popolo.
Grazie Berlusconi.
lunedì 7 luglio 2008
Femmina ribelle
Era una normale giornata di febbraio: limpida e fredda.
La sveglia aveva emesso il solito trillo invadente e lei si era girata nel letto cercando di non svegliarsi. Accanto al suo, il corpo massiccio del marito non dava segno di vita.
“ Giuseppe, alzati “
Allungò una mano alla ricerca dell’interruttore.
Clic.
Disegnando un’ovale luminescente sul comodino, un fascio di luce si allargava tremulo, spezzando l’oscurità della stanza.“ Che ore sono? “
Borbottando, il marito si sollevò lasciando scivolare i piedi nudi sul pavimento alla ricerca delle ciabatte.
“ Sono le sette” gli rispose, infilandosi la vestaglia.
Poi, come sempre, aprì la finestra e spalncò le imposte.
A oriente la notte sbiadiva, svelando i contorni delle case e la sagoma della chiesa
che, imponente, sembrava ergersi a guardia della piazza.
“ Che tempo fa? “
“ Bello, ma freddo “ rispose.
Si voltò cercandolo con gli occhi. Ancora seduto sul letto, le dava le spalle.
Borbottava a bassa voce qualcosa: lamentoso.
Sul cassettone un centrino bianco, lavorato all’uncinetto, e un portagioie di velluto. Sollevò la mano e la osservò, in silenzio, notando le vene in rilievo sul dorso, la cicatrice sul pollice e l’anulare che sembrava conservare una traccia della fede che, la sera prima, aveva sfilato mettendola nel portagioie.
In cucina accese la radio, mentre il profumo del caffè si sprigionava dalla caffettiera.
Riempì la ciotola del gatto, che miagolò riconoscente.
Il marito si sedette, stropicciandosi i baffi: lo sguardo vuoto che scivolava sugli oggetti senza coglierne la consistenza.
Gli mise la tazzina sotto il naso, la mano, stretta sul manico, sotto gli occhi.
Guardò ma non vide: Giuseppe non la vedeva.
Lo sentì armeggiare nel bagno, il passo greve di sonno e noia che faceva scricchiolare il pavimento di legno.
“ Ci vediamo alla solita ora “.
Il tonfo della porta la fece trasalire.
Tornò nella camera da letto. Si vestì, tolse la lettera dalla borsetta e l’appoggiò sul comò.
Sfilò la valigia da sotto il letto.
A piccoli passi cauti, da ladra, raggiunse la porta d’ingresso.
Depose le chiavi sul mobile d’angolo e aprì.
Scivolò fuori, leggera.
Sul pianerottolo la traccia del suo profumo - femme rebelle - svanì prima che lei scomparisse, inghiottita dall'oscurità che si tingeva d'aurora, nel gelido inverno metropolitano.
La sveglia aveva emesso il solito trillo invadente e lei si era girata nel letto cercando di non svegliarsi. Accanto al suo, il corpo massiccio del marito non dava segno di vita.
“ Giuseppe, alzati “
Allungò una mano alla ricerca dell’interruttore.
Clic.
Disegnando un’ovale luminescente sul comodino, un fascio di luce si allargava tremulo, spezzando l’oscurità della stanza.“ Che ore sono? “
Borbottando, il marito si sollevò lasciando scivolare i piedi nudi sul pavimento alla ricerca delle ciabatte.
“ Sono le sette” gli rispose, infilandosi la vestaglia.
Poi, come sempre, aprì la finestra e spalncò le imposte.
A oriente la notte sbiadiva, svelando i contorni delle case e la sagoma della chiesa
che, imponente, sembrava ergersi a guardia della piazza.
“ Che tempo fa? “
“ Bello, ma freddo “ rispose.
Si voltò cercandolo con gli occhi. Ancora seduto sul letto, le dava le spalle.
Borbottava a bassa voce qualcosa: lamentoso.
Sul cassettone un centrino bianco, lavorato all’uncinetto, e un portagioie di velluto. Sollevò la mano e la osservò, in silenzio, notando le vene in rilievo sul dorso, la cicatrice sul pollice e l’anulare che sembrava conservare una traccia della fede che, la sera prima, aveva sfilato mettendola nel portagioie.
In cucina accese la radio, mentre il profumo del caffè si sprigionava dalla caffettiera.
Riempì la ciotola del gatto, che miagolò riconoscente.
Il marito si sedette, stropicciandosi i baffi: lo sguardo vuoto che scivolava sugli oggetti senza coglierne la consistenza.
Gli mise la tazzina sotto il naso, la mano, stretta sul manico, sotto gli occhi.
Guardò ma non vide: Giuseppe non la vedeva.
Lo sentì armeggiare nel bagno, il passo greve di sonno e noia che faceva scricchiolare il pavimento di legno.
“ Ci vediamo alla solita ora “.
Il tonfo della porta la fece trasalire.
Tornò nella camera da letto. Si vestì, tolse la lettera dalla borsetta e l’appoggiò sul comò.
Sfilò la valigia da sotto il letto.
A piccoli passi cauti, da ladra, raggiunse la porta d’ingresso.
Depose le chiavi sul mobile d’angolo e aprì.
Scivolò fuori, leggera.
Sul pianerottolo la traccia del suo profumo - femme rebelle - svanì prima che lei scomparisse, inghiottita dall'oscurità che si tingeva d'aurora, nel gelido inverno metropolitano.
sabato 5 luglio 2008
Troppo caldo per essere seri
Vietato fumare.
In assoluto?
No, no!, solo nei locali pubblici, nei cinema, nella aule scolastiche, nei…
Ho capito, ho capito: basta!
Vietato calpestare l’erba.
Quale? Quella del vicino?
Quella che è sempre più verde?
No, no!, quella dei giardini pubblici, dove dovrebbero giocare i bambini
Vietato superare la linea grigia (in banca)
Perché?
Per la tutela della privacy.
Di chi? Della banca?
Che deve poter operare "discretamente"?
Ma no! Del cliente.
Vietato parlare al conducente.
Dei fatti propri?
Anche di quelli altrui.
Vietato parcheggiare.
I giovani in attesa di un lavoro?
Ma sei scema?
Allora cosa? I vecchi in attesa della morte?
Vietato gettare oggetti dal finestrino?
Il cane che non vogliono in albergo è un oggetto?
Ah no? Allora lo butto e risolvo il problema.
Vietato ai minori di sedici anni.
Perché?
E’ osé.
Vietato entrare.
Vietato passare.
Vietato toccare.
Vietato suonare.
Vietato azionare
Vietato tuffarsi
…….
Ma Cristo…
Vietato nominare il nome di Dio, in(vano)
In(utile) si?
Non mi prendere per i fondelli!
Vietato?
Ah, ah, ah….
In assoluto?
No, no!, solo nei locali pubblici, nei cinema, nella aule scolastiche, nei…
Ho capito, ho capito: basta!
Vietato calpestare l’erba.
Quale? Quella del vicino?
Quella che è sempre più verde?
No, no!, quella dei giardini pubblici, dove dovrebbero giocare i bambini
Vietato superare la linea grigia (in banca)
Perché?
Per la tutela della privacy.
Di chi? Della banca?
Che deve poter operare "discretamente"?
Ma no! Del cliente.
Vietato parlare al conducente.
Dei fatti propri?
Anche di quelli altrui.
Vietato parcheggiare.
I giovani in attesa di un lavoro?
Ma sei scema?
Allora cosa? I vecchi in attesa della morte?
Vietato gettare oggetti dal finestrino?
Il cane che non vogliono in albergo è un oggetto?
Ah no? Allora lo butto e risolvo il problema.
Vietato ai minori di sedici anni.
Perché?
E’ osé.
Vietato entrare.
Vietato passare.
Vietato toccare.
Vietato suonare.
Vietato azionare
Vietato tuffarsi
…….
Ma Cristo…
Vietato nominare il nome di Dio, in(vano)
In(utile) si?
Non mi prendere per i fondelli!
Vietato?
Ah, ah, ah….
lunedì 30 giugno 2008
CIPRIA, LA CICOGNA PASTICCIONA
C’era una volta una cicogna di nome Cipria ma, fate attenzione bambini, non era una cicogna come le altre. Nel suo mondo, fatto di montagne cupe e laghi ghiacciati rischiarati appena da un sole che giocava a nascondino con i pallidi abitanti di quei luoghi, c’era una gerarchia che assegnava il massimo valore socio-economico ad una ristretta élite di animali: le cicogne alle quali venivano affidati i bambini da consegnare in giro per il mondo.
Vi potete rendere conto da soli della delicatezza del compito assegnato alle cicogne in questione: migliaia di bambini: bianchi, neri, gialli e rossi da consegnare, ogni giorno, trecentosessantacinque giorni all’anno, in ogni angolo del pianeta, facendo molta attenzione a non confondere i bambini, gli indirizzi e le date di consegna.
Si sussurrava che alcuni anni prima una cicogna – perché di queste questioni così delicate neanche in quel pur libero e democratico paese apertamente si parlava – affetta da strani disturbi avesse fatto delle consegna sbagliate. Due gemelli, neri come la pece, destinati a genitori della Costa d’Avorio, erano finiti in un superbo attico della Quinta Strada a New York.
Be’, vi potete immaginare le conseguenze: un avvocato di colore, amico d’infanzia della giovane moglie del finanziere nonché legale della coppia, era stato preso a pistolettate dal marito in questione essendo stato ritenuto, a torto ovviamente, l’amante della giovane signora e presunto padre naturale dei gemelli. In Costa d’Avorio era toccato al sacerdote che dirigeva la missione, unico bianco nel giro di chilometri, di essere ferito a colpi di lancia dal padre dei gemelli, cosa questa che aveva provocato serissimi problemi con la Santa Sede, chiusura della missione e blocco degli aiuti umanitari a quel paese da parte dell’ Europa.
Cicognat, il paese delle cicogne, aveva deliberatamente ignorato quanto avvenuto, temendo la revoca del contratto, in effetti assai lucroso, che consentiva alle cicogne di detenere il monopolio della consegna dei neonati nel mondo.
Prima di morire, stroncata dalla malinconia e dalla tristezza, Cipria aveva fatto parecchie consegne sbagliate contagiando con il suo pessimismo altre cicogne che, a loro volta, avevano incominciato a fare pasticci: bambini portati a coppie sposate da due mesi (consegne anticipate), bambini non consegnati a coppie in attesa (gravidanze immaginarie), bambini consegnati a madri sessantenni (inseminazioni artificiali). Ebbene sì, ragazzi, quelle tra parentesi, furono le giustificazioni addotte dai servizi segreti di Cicognat per conservare i loro privilegi.
Ad un certo punto, un giornalista ebbe dei sospetti: troppi bambini nel mondo cominciavano a soffrire di depressione infantile. Agli psichiatri, che li avevano in cura, confidavano di sentirsi dei “diversi” ai quali, troppo spesso in famiglia, veniva detto:” Questo da dove viene? Chi è? A chi assomiglia ?”.
Malinconicamente, sempre più spesso, i bambini venivano etichettati come “ disturbati” e, in quanto tali, non accettati, poco amati e, qualche volta, a stento tollerati.
Il giornalista in questione cominciò ad indagare: parlò con medici, biologi e genetisti. Altri s’interessarono al problema; vennero fatte diverse ipotesi. “ Ma certo “ dissero i preti “ le madri, troppo libere sessualmente, non sapevano più chi fosse il padre dei loro bambini.” Qualcuno ipotizzò che l’inquinamento del pianeta avesse alterato i meccanismi biologici dell’ereditarietà, facendo nascere bambini biondi con occhi cerulei ai giapponesi e bambini con gli occhi a mandorla e il culetto basso agli svedesi.
Fu quando le balene cominciarono a suicidarsi in massa, arenandosi su fondali troppo bassi, i delfini, dimentichi della loro naturale ritrosia, iniziarono a giocherellare con gli umani e i cani si misero il paltoncino d’inverno ( qualcuno osò anche gli stivaletti!) che alcuni alzarono il naso in aria e cominciarono ad osservare le cicogne. Certo!, sembravano le cicogne di sempre, anche gli uomini sembravano gli uomini di sempre e così le stagioni e i prati bianchi di margherite e il mare che era sempre azzurro e ogni sera ingoiava il sole, ma qualcosa era cambiato e il giornalista coraggioso trovava sempre più persone disposte ad ascoltarlo.
I servizi segreti di Cicognat entrarono in azione e il giornalista fu trovato morto nella propria camera d’albergo. La polizia ne attribuì il decesso ad una indigestione di noccioline americane,
ma la sua fidanzata dimostrò, senza ombra di dubbio, che era allergico alle noccioline. A questo punto lo scandalo non fu più arginabile e a Cicognat arrivò una commissione d’indagine nominata dall’Associazione mondiale per i Diritti umani che cominciò ad indagare.
Anche in quel paese il clima era cambiato, la temperatura era aumentata sciogliendo i ghiacciai e facendo sbagliare alle cicogne, istupidite dal caldo e frastornate dai cambiamenti nel paesaggio, direzione. Gli animali si erano fatti estremamente collerici: liti furibonde scoppiavano di continuo per futili motivi e molte cicogne, dedite all’alcool, non si presentavano al lavoro, sostituite da altri animali, perfino fenicotteri e fagiani, trovati, in fretta e furia all’ultimo momento, per effettuare le consegne dei bebé.
La commissione stilò un lungo e particolareggiato rapporto, rescindendo il contratto con Cicognat
e indicendo un concorso, a livello mondiale, per sostituire le cicogne. Si presentarono, in rappresentanza dei loro paesi, molti animali e, alla fine di una lunga e accurata serie di controlli, la scelta cadde sulle lumachine che avevano proposto la consegna dei bambini sotto i cavoli degli orti.
Tutti mangiavano i cavoli, gli orti erano dappertutto, le lumachine erano lente, ma tenaci ed estremamente precise e, soprattutto, modeste nelle loro pretese.
La commissione promise che, per il futuro, i controlli sarebbero stati severissimi, ma che fare per il passato? Come rimediare agli errori commessi?
Altri studiosi vennero incaricati di studiare il problema: si tennero seminari di studio nelle università, le famiglie si rivolsero agli psichiatri, gli psichiatri si rivolsero ai politici che istituirono commissioni d’indagine, i politici consigliarono di pregare e i preti tuonarono dal pulpito, anche loro invitando alla preghiera, perché che altro si poteva fare? La baraonda generale continuava, anzi peggiorava di giorno in giorno, finché un bambino, che a loro, alla loro innocenza, è comunque affidata la salvezza del mondo, disse: ” Se un mio amico ha gli occhi a mandorla e i miei sono tondi come chicchi d’uva o ha la pelle scura, mentre la mia è chiara e sbiadita come un abito stinto, che differenza fa? E’ un mio amico e io gli voglio bene egualmente e lo accetto – ecco la parola
chiave – per ciò che è “.
Il brusio del mondo tacque di colpo, miei cari bambini; tacque per pochi minuti, perché non tutti misero in pratica il consiglio di quel bambino, ma tutti, anche se solamente per un attimo, capirono che solo quella sarebbe potuta essere la via da seguire, solo il rispetto della diversità, qualunque diversità, avrebbe potuto salvare i diversi dall’infelicità. E così fu, bambini, anche se al mondo ancora troppe persone non sanno, non possono o non vogliono farlo.
C’era una volta una cicogna di nome Cipria ma, fate attenzione bambini, non era una cicogna come le altre. Nel suo mondo, fatto di montagne cupe e laghi ghiacciati rischiarati appena da un sole che giocava a nascondino con i pallidi abitanti di quei luoghi, c’era una gerarchia che assegnava il massimo valore socio-economico ad una ristretta élite di animali: le cicogne alle quali venivano affidati i bambini da consegnare in giro per il mondo.
Vi potete rendere conto da soli della delicatezza del compito assegnato alle cicogne in questione: migliaia di bambini: bianchi, neri, gialli e rossi da consegnare, ogni giorno, trecentosessantacinque giorni all’anno, in ogni angolo del pianeta, facendo molta attenzione a non confondere i bambini, gli indirizzi e le date di consegna.
Si sussurrava che alcuni anni prima una cicogna – perché di queste questioni così delicate neanche in quel pur libero e democratico paese apertamente si parlava – affetta da strani disturbi avesse fatto delle consegna sbagliate. Due gemelli, neri come la pece, destinati a genitori della Costa d’Avorio, erano finiti in un superbo attico della Quinta Strada a New York.
Be’, vi potete immaginare le conseguenze: un avvocato di colore, amico d’infanzia della giovane moglie del finanziere nonché legale della coppia, era stato preso a pistolettate dal marito in questione essendo stato ritenuto, a torto ovviamente, l’amante della giovane signora e presunto padre naturale dei gemelli. In Costa d’Avorio era toccato al sacerdote che dirigeva la missione, unico bianco nel giro di chilometri, di essere ferito a colpi di lancia dal padre dei gemelli, cosa questa che aveva provocato serissimi problemi con la Santa Sede, chiusura della missione e blocco degli aiuti umanitari a quel paese da parte dell’ Europa.
Cicognat, il paese delle cicogne, aveva deliberatamente ignorato quanto avvenuto, temendo la revoca del contratto, in effetti assai lucroso, che consentiva alle cicogne di detenere il monopolio della consegna dei neonati nel mondo.
Prima di morire, stroncata dalla malinconia e dalla tristezza, Cipria aveva fatto parecchie consegne sbagliate contagiando con il suo pessimismo altre cicogne che, a loro volta, avevano incominciato a fare pasticci: bambini portati a coppie sposate da due mesi (consegne anticipate), bambini non consegnati a coppie in attesa (gravidanze immaginarie), bambini consegnati a madri sessantenni (inseminazioni artificiali). Ebbene sì, ragazzi, quelle tra parentesi, furono le giustificazioni addotte dai servizi segreti di Cicognat per conservare i loro privilegi.
Ad un certo punto, un giornalista ebbe dei sospetti: troppi bambini nel mondo cominciavano a soffrire di depressione infantile. Agli psichiatri, che li avevano in cura, confidavano di sentirsi dei “diversi” ai quali, troppo spesso in famiglia, veniva detto:” Questo da dove viene? Chi è? A chi assomiglia ?”.
Malinconicamente, sempre più spesso, i bambini venivano etichettati come “ disturbati” e, in quanto tali, non accettati, poco amati e, qualche volta, a stento tollerati.
Il giornalista in questione cominciò ad indagare: parlò con medici, biologi e genetisti. Altri s’interessarono al problema; vennero fatte diverse ipotesi. “ Ma certo “ dissero i preti “ le madri, troppo libere sessualmente, non sapevano più chi fosse il padre dei loro bambini.” Qualcuno ipotizzò che l’inquinamento del pianeta avesse alterato i meccanismi biologici dell’ereditarietà, facendo nascere bambini biondi con occhi cerulei ai giapponesi e bambini con gli occhi a mandorla e il culetto basso agli svedesi.
Fu quando le balene cominciarono a suicidarsi in massa, arenandosi su fondali troppo bassi, i delfini, dimentichi della loro naturale ritrosia, iniziarono a giocherellare con gli umani e i cani si misero il paltoncino d’inverno ( qualcuno osò anche gli stivaletti!) che alcuni alzarono il naso in aria e cominciarono ad osservare le cicogne. Certo!, sembravano le cicogne di sempre, anche gli uomini sembravano gli uomini di sempre e così le stagioni e i prati bianchi di margherite e il mare che era sempre azzurro e ogni sera ingoiava il sole, ma qualcosa era cambiato e il giornalista coraggioso trovava sempre più persone disposte ad ascoltarlo.
I servizi segreti di Cicognat entrarono in azione e il giornalista fu trovato morto nella propria camera d’albergo. La polizia ne attribuì il decesso ad una indigestione di noccioline americane,
ma la sua fidanzata dimostrò, senza ombra di dubbio, che era allergico alle noccioline. A questo punto lo scandalo non fu più arginabile e a Cicognat arrivò una commissione d’indagine nominata dall’Associazione mondiale per i Diritti umani che cominciò ad indagare.
Anche in quel paese il clima era cambiato, la temperatura era aumentata sciogliendo i ghiacciai e facendo sbagliare alle cicogne, istupidite dal caldo e frastornate dai cambiamenti nel paesaggio, direzione. Gli animali si erano fatti estremamente collerici: liti furibonde scoppiavano di continuo per futili motivi e molte cicogne, dedite all’alcool, non si presentavano al lavoro, sostituite da altri animali, perfino fenicotteri e fagiani, trovati, in fretta e furia all’ultimo momento, per effettuare le consegne dei bebé.
La commissione stilò un lungo e particolareggiato rapporto, rescindendo il contratto con Cicognat
e indicendo un concorso, a livello mondiale, per sostituire le cicogne. Si presentarono, in rappresentanza dei loro paesi, molti animali e, alla fine di una lunga e accurata serie di controlli, la scelta cadde sulle lumachine che avevano proposto la consegna dei bambini sotto i cavoli degli orti.
Tutti mangiavano i cavoli, gli orti erano dappertutto, le lumachine erano lente, ma tenaci ed estremamente precise e, soprattutto, modeste nelle loro pretese.
La commissione promise che, per il futuro, i controlli sarebbero stati severissimi, ma che fare per il passato? Come rimediare agli errori commessi?
Altri studiosi vennero incaricati di studiare il problema: si tennero seminari di studio nelle università, le famiglie si rivolsero agli psichiatri, gli psichiatri si rivolsero ai politici che istituirono commissioni d’indagine, i politici consigliarono di pregare e i preti tuonarono dal pulpito, anche loro invitando alla preghiera, perché che altro si poteva fare? La baraonda generale continuava, anzi peggiorava di giorno in giorno, finché un bambino, che a loro, alla loro innocenza, è comunque affidata la salvezza del mondo, disse: ” Se un mio amico ha gli occhi a mandorla e i miei sono tondi come chicchi d’uva o ha la pelle scura, mentre la mia è chiara e sbiadita come un abito stinto, che differenza fa? E’ un mio amico e io gli voglio bene egualmente e lo accetto – ecco la parola
chiave – per ciò che è “.
Il brusio del mondo tacque di colpo, miei cari bambini; tacque per pochi minuti, perché non tutti misero in pratica il consiglio di quel bambino, ma tutti, anche se solamente per un attimo, capirono che solo quella sarebbe potuta essere la via da seguire, solo il rispetto della diversità, qualunque diversità, avrebbe potuto salvare i diversi dall’infelicità. E così fu, bambini, anche se al mondo ancora troppe persone non sanno, non possono o non vogliono farlo.
domenica 29 giugno 2008
Prigioni
Era nata feroce(mente) bella. Come sua madre. Come sua nonna.
Gli occhi degli altri addosso.
Sempre.
Sguardi malevoli, avidi, ghiotti che la seguivano ovunque, la stanavano dai suoi pensieri, le imprimevano sulla pelle desideri non cercati, non condivisi.
Cercò l'amicizia femminile: le fu negata.
Gli uomini mentirono, imbrogliarono, ricattarono per avere la più bella del reame.
Il più abile, fingendo d'amarla, la imprigionò in una rete di bugie, le più incredibili del reame.
La liberò dalla bellezza, per ingabbiarla in una ragnatela di rughe, il tempo.
La porta dell'ultima prigione la dischiuse la morte.
Fu finalmente libera. Dalla vita.
Gli occhi degli altri addosso.
Sempre.
Sguardi malevoli, avidi, ghiotti che la seguivano ovunque, la stanavano dai suoi pensieri, le imprimevano sulla pelle desideri non cercati, non condivisi.
Cercò l'amicizia femminile: le fu negata.
Gli uomini mentirono, imbrogliarono, ricattarono per avere la più bella del reame.
Il più abile, fingendo d'amarla, la imprigionò in una rete di bugie, le più incredibili del reame.
La liberò dalla bellezza, per ingabbiarla in una ragnatela di rughe, il tempo.
La porta dell'ultima prigione la dischiuse la morte.
Fu finalmente libera. Dalla vita.
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