Mamma smettila! E dai, finiscila!" La voce di mio figlio trasudava fastidio e irritazione.
"Tutto ciò che non riconquistiamo ogni giorno, ogni giorno lo perdiamo. Guarda cosa sta succedendo a livello sindacale. Stanno restituendo le tessere in massa e non capiscono che è un errore" risposi, didattica per deformazione professionale, continuando a stirare.
Uscì, sbattendo la porta.
Ripiegai la camicia. Nel mondo della scuola il sindacato CGIL non aveva mai avuto molto seguito ma, ora, da quando erano stati istituiti i Cobas, sindacati autonomi di categoria, e l'aggravio di ore di lavoro e di adempimenti si era fatto imponente, le tensioni si erano fatte palpabili. Ma erano stati i famigerati “accordi di Luglio”, con i quali CGIL, CISL e UIL avevano accettato, nel 1992, l'eliminazione definitiva della scala mobile a segnare un punto fondamentale di non ritorno.
Ricordavo Trentin con lo sguardo basso il giorno in cui, giustamente, presentò le dimissioni per aver siglato quell'accordo.
Un anno dopo i sindacati confederali si accordarono per un sistema di relazioni sindacali improntato alla collaborazione con le organizzazioni padronali. La chiamarono "concertazione", ma la musica non la scelsero più i lavoratori.
Gli iscritti avevano cominciato a restituire le tessere. Il sindacato s'indebolì. Io mi sgolavo a ripetere di resistere, criticando gli errori che erano stati fatti, ma dall'interno. I lavoratori si sentivano al sicuro: contratti a tempo indeterminato, ferie pagate, maternità tutelata. Assenze per malattia? Pure. Nella scuola non ti avrebbero licenziata anche se avessi passato le tue ore a giocare a carte con gli alunni. ( E qualcuno, anche se pochissimi, lo faceva)C'è un proverbio delle mie parti che dice: "Non tagliarti il naso perchè il sangue casca in bocca"
Criticare dall'interno, ma non lasciare trasparire nulla all'esterno. La dannata litigiosità della sinistra, idealmente migliore e quindi più delicata, vulnerabile, fragile...di fronte a chi, come il mercato al quale si assimila, fiuta soltanto l'odore dei soldi. Comprimere il costo del lavoro per guadagnare di più, ma soprattutto rendere il lavoro flessibile, farlo dipendere dai ritmi di produzione, dal volume delle scorte in magazzino, dalle innovazioni tecnologiche. Ma, Cristo, i bisogni di chi lavora non sono flessibili, almeno non quelli primari. Come il Titanic che si sollevò in diagonale, prima d'inabissarsi, la concertazione portò, in pochi anni a quella tragica legge che va sotto il nome di Legge Biagi, normativa che fece, in pochi minuti, piazza pulita di decenni di faticose conquiste sindacali. Ottima la pensata: data la difficoltà di licenziare trovarono il modo di evitare le assunzioni, istituzionalizzando la precarietà.
Ovviamente la legge fu salutata come validissima soluzione al dramma della disoccupazione.
Ti assumo - si disse al lavoratore - ma per pochi mesi; poi si vedrà. Il rinnovo del contratto ? Dipenderà. Da cosa? Da tanti fattori e qui il discorso si fece fumoso: sei incinta? E no ragazza mia! non ci si dà alla pazza gioia in pendenza di contratto a tempo determinato...Sei bravissima, ti sei impegnata allo spasimo? Hai anche un master? Appena il mercato lo consentirà, ti chiameremo. Grazie e arrivederci.
Grazie e arrivederci, ragazzi che avete pensato che le sicurezze fossero state conquistate una volta per tutte. Le certezze sono, come le banche americane, crollate una dopo l'altra. E non erano birilli. Sotto l'albero di Natale in confezione natalizia, quest'anno bombe a orologeria. A voi, ragazzi, il duro compito di disinnescarle.
venerdì 12 dicembre 2008
giovedì 11 dicembre 2008
Quando c'erano le mie donne...
A chi ha la mia età capita di essere depresso? Capita, capita...ma, tanto.
Ma tanto perché?
Beh, per cominciare non devo tenere alto il livello del mio rendimento sul lavoro.
Infatti sono in pensione. Non rischio nemmeno di contagiare figli e/o mariti: per i fatti loro i primi, divorziata dal secondo; residente altrove il compagno. Se poi non troverò la voglia di farmi due spaghetti, mi farà soltanto bene: al giro vita e al portafogli.
Che siano le avanguardie del trauma da festività natalizia, nonché del rendiconto annuale del 31 dicembre che io, nonostante la mia laurea in economia, non riesco mai a far quadrare, e non soltanto perché il totale a pareggio "sballa"?
"Anno bisesto, anno malsesto" avrebbe sentenziato nonna Angela, che di angelico aveva solo il colore degli occhi, azzurri sì, ma capaci nei suoi momenti migliori di mandare bagliori d'acciaio. Eppure le ho voluto un gran bene e, soprattutto, l'ho ammirata. Donna coraggiosissima, capace di sfidare i benpensanti convolando a nozze con un uomo molto più giovane di lei, dopo aver risposto, ai familiari che la esortavano a riflettere: "El me piasi e me lo ciogo". Esempio perfetto di concisione e determinazione.
Fu lei, come ho già raccontato, a prendersi cura di me durante la guerra, barattando un vestitino da battesimo, ricamato a mano, con due limoni, nel tentativo di arginare una gastroenterite tossica che mi stava mandando al Creatore. Fu sempre lei che tanto fece, e tanto corse e protestò, che un ufficiale medico americano venne a visitarmi e mi salvò, sia dalla morte per dissenteria sia da quella per fame.
Forse perchè nata in guerra, forse perchè allontanata dai genitori piccolissima o, chissà, fatta rientrare in famiglia quando ormai mi ero abituata a considerare mia nonna una madre, io, le feste natalizie, non le ho mai potute sopportare.
Il "cessate il fuoco" di poche ore, giusto il tempo di scartare una maglia di tre misure più grande del dovuto, ringraziare per un libro sui funghi mangerecci (chiaramente riciclato), rimpinzarsi di caviale pseudo norvegese, panettone Bauli al cioccolato, brodo "in terza: cappone, gallina e?" per piombare, in preda alla depressione e appesantita dalla difficoltà di digestione, sul divano del salotto, a ruminare cibo e cattivi pensieri...Beh, mi sembra uno dei tanti modi escogitati dal bipede umano per rovinare la sua già grama esistenza.
Cattivissimi pensieri! dicevo. Almeno ci fosse la nonna o la mamma. No!, mi hanno piantata qui con le spalle scoperte a fare la nonnina 'Jingle bell'. E è già un miracolo che non mi bardino da Babbo Natale con tanto di barba, sacco di doni sulla schiena e aria paciosa, mentre con la voce in falsetto dovrei tentare, quasi sicuramente senza riuscirci, di fingere una voce da nonno buono.
Ci fossero almeno le mie donne a farmi compagnia... Nei momenti duri avevamo la capacità di riderci addosso. Nonna poi avrebbe cucinato come sapeva fare lei e ci saremmo ritrovate davanti ai fornelli a litigare sugli ingredienti, ognuna convintissima della validità delle proprie ricette. E mi avrebbero tirata su di morale sfidandosi in un crescendo di " I omini?" la nonna, e la mamma "Un pegio dell'altro", seguiti da "Meio sole che mal acompagnade" " te vol meter le done? " " La dona tien su tre angoli della casa e...l'omo? "
Nonnina avrebbe risposto: "Nianca un!" E poi il finale a effetto di mia madre - ripetuto, ma sempre valido - "El meio, coparlo!". E io avrei cominciato a ridere e mi sarei fatta
raccontare di quella volta, quella volta in cui...
Sono io, ormai, soltanto io la custode della memoria, diventata, come dice la chanson des vieux amantes, vecchia, ma ancora e ostinatamente non saggia, così poco saggia da immalinconirmi e deprimermi per una una ricorrenza alla quale dovrei aver imparato a dare la giusta valenza.
Dovrei: o viverla bene, tra cadeaux e canzoni di Natale, o sottrarmi alle aspettative, ai rituali, ai condizionamenti consumistici...Mah!
A proposito di "brodo in terza", dovrò chiederlo a mia figlia che, come abilità culinaria, te la raccomando. Beh, il quaderno delle ricette natalizie dove sarà mai? Se la custode della memoria... dimentica, siamo messi male! Mi rimane un dubbio: se buttassimo tutto all'aria? Se mangiassimo un panino e spiegassimo ai bambini che ...?
Non si può?
Non si potrebbe proprio'?
Ma tanto perché?
Beh, per cominciare non devo tenere alto il livello del mio rendimento sul lavoro.
Infatti sono in pensione. Non rischio nemmeno di contagiare figli e/o mariti: per i fatti loro i primi, divorziata dal secondo; residente altrove il compagno. Se poi non troverò la voglia di farmi due spaghetti, mi farà soltanto bene: al giro vita e al portafogli.
Che siano le avanguardie del trauma da festività natalizia, nonché del rendiconto annuale del 31 dicembre che io, nonostante la mia laurea in economia, non riesco mai a far quadrare, e non soltanto perché il totale a pareggio "sballa"?
"Anno bisesto, anno malsesto" avrebbe sentenziato nonna Angela, che di angelico aveva solo il colore degli occhi, azzurri sì, ma capaci nei suoi momenti migliori di mandare bagliori d'acciaio. Eppure le ho voluto un gran bene e, soprattutto, l'ho ammirata. Donna coraggiosissima, capace di sfidare i benpensanti convolando a nozze con un uomo molto più giovane di lei, dopo aver risposto, ai familiari che la esortavano a riflettere: "El me piasi e me lo ciogo". Esempio perfetto di concisione e determinazione.
Fu lei, come ho già raccontato, a prendersi cura di me durante la guerra, barattando un vestitino da battesimo, ricamato a mano, con due limoni, nel tentativo di arginare una gastroenterite tossica che mi stava mandando al Creatore. Fu sempre lei che tanto fece, e tanto corse e protestò, che un ufficiale medico americano venne a visitarmi e mi salvò, sia dalla morte per dissenteria sia da quella per fame.
Forse perchè nata in guerra, forse perchè allontanata dai genitori piccolissima o, chissà, fatta rientrare in famiglia quando ormai mi ero abituata a considerare mia nonna una madre, io, le feste natalizie, non le ho mai potute sopportare.
Il "cessate il fuoco" di poche ore, giusto il tempo di scartare una maglia di tre misure più grande del dovuto, ringraziare per un libro sui funghi mangerecci (chiaramente riciclato), rimpinzarsi di caviale pseudo norvegese, panettone Bauli al cioccolato, brodo "in terza: cappone, gallina e?" per piombare, in preda alla depressione e appesantita dalla difficoltà di digestione, sul divano del salotto, a ruminare cibo e cattivi pensieri...Beh, mi sembra uno dei tanti modi escogitati dal bipede umano per rovinare la sua già grama esistenza.
Cattivissimi pensieri! dicevo. Almeno ci fosse la nonna o la mamma. No!, mi hanno piantata qui con le spalle scoperte a fare la nonnina 'Jingle bell'. E è già un miracolo che non mi bardino da Babbo Natale con tanto di barba, sacco di doni sulla schiena e aria paciosa, mentre con la voce in falsetto dovrei tentare, quasi sicuramente senza riuscirci, di fingere una voce da nonno buono.
Ci fossero almeno le mie donne a farmi compagnia... Nei momenti duri avevamo la capacità di riderci addosso. Nonna poi avrebbe cucinato come sapeva fare lei e ci saremmo ritrovate davanti ai fornelli a litigare sugli ingredienti, ognuna convintissima della validità delle proprie ricette. E mi avrebbero tirata su di morale sfidandosi in un crescendo di " I omini?" la nonna, e la mamma "Un pegio dell'altro", seguiti da "Meio sole che mal acompagnade" " te vol meter le done? " " La dona tien su tre angoli della casa e...l'omo? "
Nonnina avrebbe risposto: "Nianca un!" E poi il finale a effetto di mia madre - ripetuto, ma sempre valido - "El meio, coparlo!". E io avrei cominciato a ridere e mi sarei fatta
raccontare di quella volta, quella volta in cui...
Sono io, ormai, soltanto io la custode della memoria, diventata, come dice la chanson des vieux amantes, vecchia, ma ancora e ostinatamente non saggia, così poco saggia da immalinconirmi e deprimermi per una una ricorrenza alla quale dovrei aver imparato a dare la giusta valenza.
Dovrei: o viverla bene, tra cadeaux e canzoni di Natale, o sottrarmi alle aspettative, ai rituali, ai condizionamenti consumistici...Mah!
A proposito di "brodo in terza", dovrò chiederlo a mia figlia che, come abilità culinaria, te la raccomando. Beh, il quaderno delle ricette natalizie dove sarà mai? Se la custode della memoria... dimentica, siamo messi male! Mi rimane un dubbio: se buttassimo tutto all'aria? Se mangiassimo un panino e spiegassimo ai bambini che ...?
Non si può?
Non si potrebbe proprio'?
domenica 7 dicembre 2008
Il potere della scrittura.
Nella scrittura, cambiando la realtà ma secondo logiche consequenziali, si rappresenta una dimensione "altra", ma possibile. Realizzando un'ipotesi fantastica, si dà corpo e sostanza ai sogni, fornendo un'altra chiave di lettura e di comprensione della realtà.
Scrivere quindi non allontana dal mondo che ci circonda, ma ci restituisce al mondo con maggiori strumenti di analisi.
La speranza che si nutre di fantasia, realizzandosi anche solo sulla carta, non si traduce in illusione.
Se un uomo non avesse sognato di volare, mai nessuno avrebbe progettato un aereoplano.
Per questo credo, fermamente, nel potere salvifico della scrittura.
Scrivere quindi non allontana dal mondo che ci circonda, ma ci restituisce al mondo con maggiori strumenti di analisi.
La speranza che si nutre di fantasia, realizzandosi anche solo sulla carta, non si traduce in illusione.
Se un uomo non avesse sognato di volare, mai nessuno avrebbe progettato un aereoplano.
Per questo credo, fermamente, nel potere salvifico della scrittura.
sabato 6 dicembre 2008
"Confesso che ho vissuto"
C'è un momento nella vita di ogni persona in cui ci si volta indietro, non una, ma due o più volte " a rimirar lo passo che..." E' in quel momento che cambia il nostro modo di considerare la vita? E' in quel momento che la percezione di avere, ormai, alle spalle la parte più importante e significativa della vita, si fa certezza, facendoci ripiegare, annoiati dai giorni a venire, su quelli appena trascorsi?
Ricchi di passato ma poveri di futuro, anche noi esclamiamo:"Confesso che ho vissuto".
L'ingranaggio della ruota immaginaria, che gira instancabile su se stessa, si è spostato di un dente appena, ma abbiamo già preso il posto che fu delle madri. La loro generazione, le donne passate attraverso la tragicommedia del fascismo e l'orrore della guerra, ha consegnato il testimone alla nostra, la generazione delle donne nate in guerra.
Una guerra della quale ho un solo, ma indimenticabile ricordo: una strada in fiamme - poi mi confermarono che fu uno dei primi, massicci bombardamenti alleati sulla stazione di Udine - urla, polvere nell'aria e fumo. Io, piccolissima, in braccio a mio padre, respiravo quell'odore aspro, indimenticabile, che mai più ho sentito: odore di morte, d'incendi e di case sbriciolate come biscotti. Nell'aria, urla: di uomini e sirene.
Mio padre, un pezzo d'uomo forte come un armadio, che tremava. Troppo presto capii l'impotenza dei genitori. Troppo in fretta crescono i figli di guerra.
Ricordo, ancora, lungo la strada che percorrevo per andare a scuola, a guerra ormai finita, le case sventrate, i pochi muri, crivellati dai fori dei proiettili, rimasti in piedi con le loro pareti dipinte di giallo e rosa e gli oggetti del vivere quotidiano fatti a pezzi, slabbrati e rotti, affioranti dalle macerie.
La violenza della guerra costrinse mia madre, che aveva un'altra figlia maggiore di un anno, a portarmi da mia nonna perchè, fuggire, a tutte le ore del giorno e dalla notte con quelle bambine piccolissime, in braccio o per mano, nei rifugi, era diventato impossibile.
Mia nonna abitava a Monfalcone. Quando i tedeschi, annettendo al Reich la Venezia Giulia, istituirono la Adriatisches Kustenland, e la guerra si fece feroce, i miei genitori non mi videro più.
Mia madre mi riabbracciò a guerra finita: seduta sulle ginocchia di un soldato americano, il suo elmetto in testa, tra due ali di folla in festa... Quando mio padre mi prese in braccio, scoppiai in lacrime, mormorando daddy al soldato americano. Fu lui a salvarmi portando scatolette di cibo e medicinali a mia nonna. I miei genitori non li ricordavo. Erano passati quasi due lunghi e terribili anni da quando mia madre mi aveva portata dalla nonna.
E' anche per questo motivo che odio la guerra, che - visceralmente - la detesto?
Ricchi di passato ma poveri di futuro, anche noi esclamiamo:"Confesso che ho vissuto".
L'ingranaggio della ruota immaginaria, che gira instancabile su se stessa, si è spostato di un dente appena, ma abbiamo già preso il posto che fu delle madri. La loro generazione, le donne passate attraverso la tragicommedia del fascismo e l'orrore della guerra, ha consegnato il testimone alla nostra, la generazione delle donne nate in guerra.
Una guerra della quale ho un solo, ma indimenticabile ricordo: una strada in fiamme - poi mi confermarono che fu uno dei primi, massicci bombardamenti alleati sulla stazione di Udine - urla, polvere nell'aria e fumo. Io, piccolissima, in braccio a mio padre, respiravo quell'odore aspro, indimenticabile, che mai più ho sentito: odore di morte, d'incendi e di case sbriciolate come biscotti. Nell'aria, urla: di uomini e sirene.
Mio padre, un pezzo d'uomo forte come un armadio, che tremava. Troppo presto capii l'impotenza dei genitori. Troppo in fretta crescono i figli di guerra.
Ricordo, ancora, lungo la strada che percorrevo per andare a scuola, a guerra ormai finita, le case sventrate, i pochi muri, crivellati dai fori dei proiettili, rimasti in piedi con le loro pareti dipinte di giallo e rosa e gli oggetti del vivere quotidiano fatti a pezzi, slabbrati e rotti, affioranti dalle macerie.
La violenza della guerra costrinse mia madre, che aveva un'altra figlia maggiore di un anno, a portarmi da mia nonna perchè, fuggire, a tutte le ore del giorno e dalla notte con quelle bambine piccolissime, in braccio o per mano, nei rifugi, era diventato impossibile.
Mia nonna abitava a Monfalcone. Quando i tedeschi, annettendo al Reich la Venezia Giulia, istituirono la Adriatisches Kustenland, e la guerra si fece feroce, i miei genitori non mi videro più.
Mia madre mi riabbracciò a guerra finita: seduta sulle ginocchia di un soldato americano, il suo elmetto in testa, tra due ali di folla in festa... Quando mio padre mi prese in braccio, scoppiai in lacrime, mormorando daddy al soldato americano. Fu lui a salvarmi portando scatolette di cibo e medicinali a mia nonna. I miei genitori non li ricordavo. Erano passati quasi due lunghi e terribili anni da quando mia madre mi aveva portata dalla nonna.
E' anche per questo motivo che odio la guerra, che - visceralmente - la detesto?
venerdì 5 dicembre 2008
Il diario è morto, viva il blog
Noi scribacchini del web - fino a pochi anni fa limitati nella nostra passione per la scrittura dall'esiguità di un foglio, dalla difficoltà delle correzioni ma, soprattutto, inchiodati alla segretezza dei nostri scritti - oggi abbiamo il blog.
Li ricordate i tempi oscuri in cui eravamo obbligati a fingere di aver dimenticato il diario aperto sulla scrivania, perché qualcuno ci mettesse il naso e leggesse quanto avevamo scritto?
Ci rammarichiamo,ora, di non avere commentatori ma, allora, alla lettura nessuno avrebbe potuto far seguire un commento. Tutt'al più qualche battutina sferzante e delle occhiate di sghembo.
Chi aveva questa mania, questa dipendenza dalla parola, scribacchiava, inoltre, ovunque gli capitasse: dalla grossolanità becera delle scritte vergate sulle pareti dei gabinetti, alla goliardia delle frasi incise sui banchi, alle disperate parole di commiato lasciate sui muri delle celle da chi pronto a partire, intuiva che non sarebbe più tornato... fino alla fantasmagoria di colori, alle lettere-disegno dei graffiti metropolitani, dove il bisogno di lasciare traccia di sé ha reso i muri grigi delle grandi città scenografie infuriate di giovanili disagi.
Se la scrittura è il varco che fa affiorare rabbia, dolore, angoscia ed ebbrezza, è il blog che accoglie e rende pubblico il tutto, facendo piazza pulita di una bugia conclamata, la bugia che vedrebbe colui che scrive farlo per sé stesso, per capire e capirsi. Oh no!, si scrive per essere letti e il blog, con le sue regole, i tag, l'iscrizione nei motori di ricerca e le altre mille diavolerie che sottintende, ha come obiettivo prioritario quello di dare visibilità all'autore.
Alcuni blogger piacciono più di altri, vengono letti e commentati da molti. Il blogger diventa una star della blogsfera. Un po' si esalta. A chi non succederebbe? La notorietà lo sfiora, ma ecco che un'altro blogger gli ruba la scena. Scatta la competizione e, se la concorrenza abbassa il prezzo e migliora il prodotto, anche i blog, in concorrenza tra loro, migliorano, o dovrebbero migliorare, lo stile, la grafica e i contenuti.
Scrittori e scrittrici, che avrebbero riposto "nel cassetto" i loro romanzi, li mettono su internet, invitando al download. Nascono gli e-book. Si leggono gratuitamente notizie, commenti, favole, racconti e romanzi. Scricchiola sinistramente il potere degli editori.
Quali cambiamenti ulteriori ci aspettano?
Difficile dirlo, anche perchè, quasi in tutti i campi, le previsioni vengono smentite dai fatti. A mio avviso, questo bellissimo giocattolo per adulti che il blog è continuerà, imperterrito e ancora per molto tempo, a raccogliere consensi.
Leggete, se l'argomento vi interessa:Marco Freccero
Li ricordate i tempi oscuri in cui eravamo obbligati a fingere di aver dimenticato il diario aperto sulla scrivania, perché qualcuno ci mettesse il naso e leggesse quanto avevamo scritto?
Ci rammarichiamo,ora, di non avere commentatori ma, allora, alla lettura nessuno avrebbe potuto far seguire un commento. Tutt'al più qualche battutina sferzante e delle occhiate di sghembo.
Chi aveva questa mania, questa dipendenza dalla parola, scribacchiava, inoltre, ovunque gli capitasse: dalla grossolanità becera delle scritte vergate sulle pareti dei gabinetti, alla goliardia delle frasi incise sui banchi, alle disperate parole di commiato lasciate sui muri delle celle da chi pronto a partire, intuiva che non sarebbe più tornato... fino alla fantasmagoria di colori, alle lettere-disegno dei graffiti metropolitani, dove il bisogno di lasciare traccia di sé ha reso i muri grigi delle grandi città scenografie infuriate di giovanili disagi.
Se la scrittura è il varco che fa affiorare rabbia, dolore, angoscia ed ebbrezza, è il blog che accoglie e rende pubblico il tutto, facendo piazza pulita di una bugia conclamata, la bugia che vedrebbe colui che scrive farlo per sé stesso, per capire e capirsi. Oh no!, si scrive per essere letti e il blog, con le sue regole, i tag, l'iscrizione nei motori di ricerca e le altre mille diavolerie che sottintende, ha come obiettivo prioritario quello di dare visibilità all'autore.
Alcuni blogger piacciono più di altri, vengono letti e commentati da molti. Il blogger diventa una star della blogsfera. Un po' si esalta. A chi non succederebbe? La notorietà lo sfiora, ma ecco che un'altro blogger gli ruba la scena. Scatta la competizione e, se la concorrenza abbassa il prezzo e migliora il prodotto, anche i blog, in concorrenza tra loro, migliorano, o dovrebbero migliorare, lo stile, la grafica e i contenuti.
Scrittori e scrittrici, che avrebbero riposto "nel cassetto" i loro romanzi, li mettono su internet, invitando al download. Nascono gli e-book. Si leggono gratuitamente notizie, commenti, favole, racconti e romanzi. Scricchiola sinistramente il potere degli editori.
Quali cambiamenti ulteriori ci aspettano?
Difficile dirlo, anche perchè, quasi in tutti i campi, le previsioni vengono smentite dai fatti. A mio avviso, questo bellissimo giocattolo per adulti che il blog è continuerà, imperterrito e ancora per molto tempo, a raccogliere consensi.
Leggete, se l'argomento vi interessa:Marco Freccero
giovedì 4 dicembre 2008
nostalgia
Avanti e indietro, trascinando la sua inquietudine,
la mia gatta miagola noia e voglia di uscire.
Oltre il vetro, un cielo di neve scende, opprimente,
a rinserrare giornate che il buio ingoia a bocconi e morsi,
strappandole alla luce che balugina incerta.
L'inverno mi esplode dentro, freddo come lama di coltello.
Tra poco, assurde come un belletto troppo acceso su gote casacanti,
risplenderanno le luminarie natalizie.
Sarà il primo Natale senza mia madre.
la mia gatta miagola noia e voglia di uscire.
Oltre il vetro, un cielo di neve scende, opprimente,
a rinserrare giornate che il buio ingoia a bocconi e morsi,
strappandole alla luce che balugina incerta.
L'inverno mi esplode dentro, freddo come lama di coltello.
Tra poco, assurde come un belletto troppo acceso su gote casacanti,
risplenderanno le luminarie natalizie.
Sarà il primo Natale senza mia madre.
sabato 29 novembre 2008
In bocca al lupo, Obama!
Che Presidente sarà Barack Obama? Intorno a lui si sono coagulate speranze eccessive, destinate a trasformarsi rapidamente in speranze deluse e quindi illusioni?
Razionalmente mi chiedo cosa possa fare un uomo, un uomo solo, anche se affiancato da uno staff, più o meno valido, in un momento storico così difficile? Anche Hitler era un uomo solo, ma ciò che gli permise di sconvolgere il mondo fu che si fece interprete della rabbia, dell'orgoglio offeso e del desiderio di rivincita di tutto un popolo...
Ora alla Casa Bianca arrivano curricula da tutti gli States. Gli americani vogliono lavorare con e per Obama. Se lui rappresentasse l'uomo giusto al momento giusto, se incarnasse il bisogno della parte migliore del Paese di voltare pagina, di uscire dalla palude irachena, di ripristinare regole comportamentali nei mercati saccheggiati dai pirati finanziari?
L'America nera di pelle sarà con lui? Non lo tradirà? E lui non tradirà i fratelli?
E L'America nera di cuore: i petrolieri, i fabbricanti di armi, i politici corrotti, i banchieri corruttibili...Riuscirà a tener loro testa?
In bocca al lupo, Obama!Un uomo solo può fare disastri, ma anche miracoli, se ha un popolo dietro.
Razionalmente mi chiedo cosa possa fare un uomo, un uomo solo, anche se affiancato da uno staff, più o meno valido, in un momento storico così difficile? Anche Hitler era un uomo solo, ma ciò che gli permise di sconvolgere il mondo fu che si fece interprete della rabbia, dell'orgoglio offeso e del desiderio di rivincita di tutto un popolo...
Ora alla Casa Bianca arrivano curricula da tutti gli States. Gli americani vogliono lavorare con e per Obama. Se lui rappresentasse l'uomo giusto al momento giusto, se incarnasse il bisogno della parte migliore del Paese di voltare pagina, di uscire dalla palude irachena, di ripristinare regole comportamentali nei mercati saccheggiati dai pirati finanziari?
L'America nera di pelle sarà con lui? Non lo tradirà? E lui non tradirà i fratelli?
E L'America nera di cuore: i petrolieri, i fabbricanti di armi, i politici corrotti, i banchieri corruttibili...Riuscirà a tener loro testa?
In bocca al lupo, Obama!Un uomo solo può fare disastri, ma anche miracoli, se ha un popolo dietro.
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