Non restava che una cosa da fare: indagare, sì, scoprire la verità, diventando da inseguito, inseguitore! Sbirciò dalla finestra. L'uomo che lo pedinava doveva essersi mimetizzato. Si tolse la testa da umano e, libero da interferenze emotive, attivò le protesi che gli permettevano notevoli estensioni sensoriali. Individuò immediatamente il suo inseguitore, mimetizzato sotto un casco da motociclista e fasciato in una tuta di pelle nera che lo rendeva difficilmente riconoscibile, ma non ai mezzi visivi potenziati dell'uranoide. Avrebbe copiato Ics, Punto di Domanda, come aveva soprannominato l'uomo che gli era stato messo alle calcagna, si sarebbe bardato nello stesso, identico modo, e forse avrebbe "preso due piccioni con una fava". Sorrise, rendendosi conto che stava usando un linguaggio che non era il suo, ma che faceva ormai parte della creatura dai contorni incerti che in lui si stava delineando. Uscì in fretta, poi, approfittando di una distrazione di Ics, infilò la porta scorrevole e girò nel primo vicolo alla sua sinistra, seminando il suo inseguitore. Non era ancora passata un'ora quando, in perfetta tenuta da motociclista, si piazzava davanti all'albergo di Dorina, mimetizzandosi tra la folla.
La pioggia aveva smesso di cadere e un pallido sole autunnale diffondeva per le calli una tonalità di luce ambrata che scivolando sui palazzi ne evidenziava tutta la decadente bellezza.
Alcuni venditori ambulanti offrivano la loro merce decantandone ad alta voce la qualità. Lo sciabordio dell'acqua amalgamava i suoni dando loro il ritmo morbidamente cadenzato di una ballata. Kappa controllava l'uscita dell'albergo.
Eccola! Indossava un cappotto rosso, borsa in tinta e, intorno al volto chiaro dai tratti minuti, quasi un'aureola da santa, l'ombra fulva dei capelli. Era un'apoteosi di rossi che sembrava essere scaturita dal pennello di Tiziano.
Si guardò intorno, incerta, poi con passo esitante si diresse verso di lui.
Il sole, che accendeva il rosso dei capelli, le illuminava lo sguardo nel quale una domanda affiorava mentre, accostandolo, gli sussurrava:" Cosa fai qui?" (continua)
venerdì 10 aprile 2009
giovedì 9 aprile 2009
Noi siamo il futuro
Ieri sera da Santoro sfilano di nuovo le immagini devastanti del terremoto, si accendono le polemiche e gli schieramenti contrapposti si delineano con chiarezza, mentre le magagne stantie di un Paese che non cambia, l'intreccio melmoso di politica e mafia, il volto bieco del potere che esibisce pietismo perché non ha anima per esprimere pietà, occupano la scena. Poi in quel dejà vu arcinoto irrompe un soffio di freschezza: due ragazzi sono davanti a un microfono nel luogo dell'orrore: poche parole di lui, un po' impacciato di fronte alle telecamere, poi, il microfono passa a lei. Sicura, dice, ripete, ribadisce decisa quel suo "Noi siamo il futuro, il vostro futuro e ci dovete tutelare, ci dovete permettere di averlo, di viverlo questo futuro.."
Scatta, sentito, l'applauso. Intuisco che soltanto dalla loro forza vitalistica scaturirà il cambiamento e che, se un futuro non glielo concederemo, giustamente se lo prenderanno perché è loro di diritto, per legge di natura. E mi rinasce dentro la speranza mentre quel volto, serio e deciso di ragazzina diventata donna in una notte di terrore, mi riconcilia con la vita.
Scatta, sentito, l'applauso. Intuisco che soltanto dalla loro forza vitalistica scaturirà il cambiamento e che, se un futuro non glielo concederemo, giustamente se lo prenderanno perché è loro di diritto, per legge di natura. E mi rinasce dentro la speranza mentre quel volto, serio e deciso di ragazzina diventata donna in una notte di terrore, mi riconcilia con la vita.
terremoto show
Lo schermo inquadra il presidente del Consiglio, vestito di nero. In segno di lutto? Senza cravatta, con un maglione girocollo come chi, scaraventato giù dal letto, si fosse infilato il primo indumento capitatogli tra le mani. Nei giorni successivi l'abbigliamento sarà lo stesso. Chi vuole può pensare che sia in piedi da tre giorni con addosso gli stessi abiti. Ha in testa un casco. E' l'immagine dell'efficienza, non disgiunta dalla competenza. Non dimentichiamoci che a lui si devono le repliche in serie (anche se in formato ridotto) di Milano: Uno, Due ecc. Franceschini, invece, se ne va solo, soletto a fare un giro tra le rovine. Non vuole disturbare nessuno, né tanto meno pubblicizzare e sfruttare per altri fini questa sua passeggiata, della quale, tanto per fare due chiacchiere con gli amici al bar, ci dà subito comunicazione e attraverso un canale, quello televisivo, che viene usato solo, come sappiamo, per confidenze susurrate.
Le polemiche, in questo momento, sarebbero di cattivo gusto, nonché decisamente inopportune.
Chiedersi il perché di tanti, troppi morti per una scossa di terremoto che in altri paesi, che presentano gli stessi rischi sismici, avrebbe causato qualche danno e pochissime vittime, è fare polemiche. E quando ce le dovremmo porre queste domande? Quando incrociamo l'argomento sulla Settimana Enigmistica?
Questo "perché?" balbettato, susurrato o urlato, l'abbiamo letto sulle labbra dei genitori che aspettavano, davanti alle macerie, che li venissero restituiti se non i figli, almeno i loro corpi. Si leva da tutto il Paese una domanda, una richiesta di spiegazioni, di chiarezza. Rispondere che non è il momento equivale a non rispondere perché, se non è questo, in cui la gente ha perso parenti, casa, ogni sicurezza, qual è?
Importante sembra essere cavalcare la tigre, aumentare la propria popolarità, studiare l'effetto scenico nei minimi particolari. Devo dirlo: ci troviamo di fronte a grandi attori e a uno spettacolo a effetto; c'è un solo problema: i morti, come la disperazione e l'orrore, non sono comparse, sono veri.
Le polemiche, in questo momento, sarebbero di cattivo gusto, nonché decisamente inopportune.
Chiedersi il perché di tanti, troppi morti per una scossa di terremoto che in altri paesi, che presentano gli stessi rischi sismici, avrebbe causato qualche danno e pochissime vittime, è fare polemiche. E quando ce le dovremmo porre queste domande? Quando incrociamo l'argomento sulla Settimana Enigmistica?
Questo "perché?" balbettato, susurrato o urlato, l'abbiamo letto sulle labbra dei genitori che aspettavano, davanti alle macerie, che li venissero restituiti se non i figli, almeno i loro corpi. Si leva da tutto il Paese una domanda, una richiesta di spiegazioni, di chiarezza. Rispondere che non è il momento equivale a non rispondere perché, se non è questo, in cui la gente ha perso parenti, casa, ogni sicurezza, qual è?
Importante sembra essere cavalcare la tigre, aumentare la propria popolarità, studiare l'effetto scenico nei minimi particolari. Devo dirlo: ci troviamo di fronte a grandi attori e a uno spettacolo a effetto; c'è un solo problema: i morti, come la disperazione e l'orrore, non sono comparse, sono veri.
mercoledì 8 aprile 2009
Il dubbio
La sera calava sulla città e lo sciacquio dell'acqua sovrastava ogni altro suono nelle calli ormai quasi deserte. Kappa camminava con apparente disinvoltura, conscio di essere seguito. Teneva d'occhio l'approdo dei vaporetti, pronto a balzare sul primo mezzo in arrivo. Probabilmente l'uomo alle sue spalle l'avrebbe seguito. Intravide alla sua destra una sagoma in movimento che puntava sull'approdo. Scartò in quella direzione e con un salto salì a bordo. Con la coda dell'occhio registrò una presenza alle sue spalle e, lentamente, con assoluta disinvoltura si girò, appoggiandosi alla parete divisoria che era quasi dietro alle sue spalle. Alzò gli occhi e incrociò uno sguardo, attento e...vagamente ironico. L'uomo, vestito di nero, era alto, ben piantato ma, facendo queste considerazioni Kappa non potè fare a meno di notare in lui una sorta di perfezione estetica eccessiva: era finto! Sì, finto come lui, inguainato in una simil pelle, ciglia troppo lunghe e ricurve, bocca perfettamente disegnata, mascella quadrata, denti scintillanti. Intorno a loro la folla anonima che prendeva il vaporetto per recarsi a scuola o al lavoro: adolescenti brufolosi, ragazze dal girovita abbondante, giovani uomini con gli occhiali e un accenno di calvizie, uomini un po' più maturi inquartati, massaie dalle gambe forti.
Due ragazze sedute in prima fila li avevano notati: si distinguevano nettamente, erano troppo perfetti per passare inosservati. Avrebbe mandato un rapporto a Urano quella sera stessa corredato di fotografie della folla che vagava per la città. Lui e il suo pedinatore sarebbero stati crdibili soltanto a una sfilata di Armani, ma lì in mezzo all'anonima moltitudine stipata sul mezzo di trasporto cittadino, attiravano decisamente l'attenzione. Scese alla fermata successiva. L'uomo lo seguì. Kappa avrebbe potuto, impegnandosi, seminarlo. Ormai conosceva bene la città, ma decise di non farlo e con lentezza studiata arrivò davanti al suo albergo. Entrò, salutato dal portiere.
Con la coda dell'occhio vide che l'uomo che l'aveva seguito, si fermava a osservare la vetrina di un negozio.
Prese l'ascensore e salì.
Era partito da Urano l'ordine di seguirlo? Qualcosa li aveva insospettiti?
Entrò nella sua stanza e si distese sul letto. Il profumo di Dorina aleggiava nella stanza, il desiderio del suo corpo minuto e tiepido gli salì dal ventre intorpidendogli il cervello. Dietro alle palpebre abbassate la sua bellezza gli danzò davanti agli occhi, mentre un pensiero gli saettava nella mente, logico e consquenziale: non era anche Dorina un po' troppo perfetta? Si addormentò con quella domanda piantato nella mente come un chiodo conficcato a martellate. (continua)
Due ragazze sedute in prima fila li avevano notati: si distinguevano nettamente, erano troppo perfetti per passare inosservati. Avrebbe mandato un rapporto a Urano quella sera stessa corredato di fotografie della folla che vagava per la città. Lui e il suo pedinatore sarebbero stati crdibili soltanto a una sfilata di Armani, ma lì in mezzo all'anonima moltitudine stipata sul mezzo di trasporto cittadino, attiravano decisamente l'attenzione. Scese alla fermata successiva. L'uomo lo seguì. Kappa avrebbe potuto, impegnandosi, seminarlo. Ormai conosceva bene la città, ma decise di non farlo e con lentezza studiata arrivò davanti al suo albergo. Entrò, salutato dal portiere.
Con la coda dell'occhio vide che l'uomo che l'aveva seguito, si fermava a osservare la vetrina di un negozio.
Prese l'ascensore e salì.
Era partito da Urano l'ordine di seguirlo? Qualcosa li aveva insospettiti?
Entrò nella sua stanza e si distese sul letto. Il profumo di Dorina aleggiava nella stanza, il desiderio del suo corpo minuto e tiepido gli salì dal ventre intorpidendogli il cervello. Dietro alle palpebre abbassate la sua bellezza gli danzò davanti agli occhi, mentre un pensiero gli saettava nella mente, logico e consquenziale: non era anche Dorina un po' troppo perfetta? Si addormentò con quella domanda piantato nella mente come un chiodo conficcato a martellate. (continua)
Inorridisco
Inorridisco. Mentre ancora si scava e si aggiorna il numero dei morti, qualcuno si chiede il nome dell'impresa che ha costruito in una zona sismica un ospedale di cartapesta. Provate a indovinare? Fate un piccolo sforzo. Si chiama Impregilo. L'avete già sentita nominare? E' di casa nei palazzi del potere.
La stessa che lavora sulla Salerno-Reggio Calabria e ha appena ottenuto un prolungamento della consegna dei lavori di altri tre anni, previo finanziamento.
La stessa che ha vinto l'appalto per la costruzione del Ponte di Messina.
La stessa che dovrà costruire sul nostro territorio le centrali nucleari.
A febbraio 2007 l'assetto azionario di Igli risultava composto in modo paritetico, al 33%, dalle società Argofin (gruppo Gavio), Autostrade (Famiglia Benetton) e Immobiliare Lombarda (gruppo Ligresti). Prima la società era della Fiat.
La stessa che lavora sulla Salerno-Reggio Calabria e ha appena ottenuto un prolungamento della consegna dei lavori di altri tre anni, previo finanziamento.
La stessa che ha vinto l'appalto per la costruzione del Ponte di Messina.
La stessa che dovrà costruire sul nostro territorio le centrali nucleari.
A febbraio 2007 l'assetto azionario di Igli risultava composto in modo paritetico, al 33%, dalle società Argofin (gruppo Gavio), Autostrade (Famiglia Benetton) e Immobiliare Lombarda (gruppo Ligresti). Prima la società era della Fiat.
martedì 7 aprile 2009
Kappa si ribella
Kappa scivolava verso la depressione mentre Venezia si velava delle prime nebbie d'autunno. Dorina lo criticava aspramente, affermando di non sentirsi capita. Disorientata dalle sue capacità dialettiche lo accusava di freddezza, di mancanza di sensibilità. In una delle loro liti gli aveva gridato:" Chi sei? Da dove vieni?" e, per un secondo lui si era sentito scoperto, ma paradossalmente non come umanoide, ma come creatura in crisi. Avrebbe dovuto farsi sostituire, rientrare a Urano, sottoporsi al programma di disintossicazione e riprendere la sua prevedibile vita di sempre.
C'era un uomo che lo tallonava. Aveva scoperto che alloggiava nell'albergo sul canale di fronte al suo palazzo. Da casa, quando usava il cervello da uranoide, poteva guardare nella sua stanza e vederlo. Chi era, per conto di chi lavorava? Aveva mandato un rapporto a Urano e sapeva che altri due umanoidi erano già sulla Terra, ma la scelta operativa che era stata fatta non prevedeva, almeno per il momento e per ragioni di sicurezza, che s'incontrassero.
Ed era una semplice coincidenza che l'uomo che lo stava pedinando alloggiasse nell'albergo di Dorina? Non aveva la minima intenzione di abbandonare la missione pur sentendo che stava rischiando molto con la sua scelta.
Sulla Terra c'era il marasma che precede i grandi cambiamenti. Una crisi economo-finanziaria, di dimensioni mai viste prima, attanagliava il cosiddetto mondo occidentale, quello di cui faceva parte anche la città nella quale lui viveva: quella città la cui bellezza oltre a fare da sfondo scenico ideale alla sua storia con Dorina, lo stava emozionando, turbando, condizionando.
Su Venezia cadeva, in quella sera di settembre in cui l'aria rabbrividiva, una pioggia leggera e insistente che dava a Kappa la sensazione di essere in un acquario. (continua)
C'era un uomo che lo tallonava. Aveva scoperto che alloggiava nell'albergo sul canale di fronte al suo palazzo. Da casa, quando usava il cervello da uranoide, poteva guardare nella sua stanza e vederlo. Chi era, per conto di chi lavorava? Aveva mandato un rapporto a Urano e sapeva che altri due umanoidi erano già sulla Terra, ma la scelta operativa che era stata fatta non prevedeva, almeno per il momento e per ragioni di sicurezza, che s'incontrassero.
Ed era una semplice coincidenza che l'uomo che lo stava pedinando alloggiasse nell'albergo di Dorina? Non aveva la minima intenzione di abbandonare la missione pur sentendo che stava rischiando molto con la sua scelta.
Sulla Terra c'era il marasma che precede i grandi cambiamenti. Una crisi economo-finanziaria, di dimensioni mai viste prima, attanagliava il cosiddetto mondo occidentale, quello di cui faceva parte anche la città nella quale lui viveva: quella città la cui bellezza oltre a fare da sfondo scenico ideale alla sua storia con Dorina, lo stava emozionando, turbando, condizionando.
Su Venezia cadeva, in quella sera di settembre in cui l'aria rabbrividiva, una pioggia leggera e insistente che dava a Kappa la sensazione di essere in un acquario. (continua)
Coraggio
Che notte avranno passato? La paura, quella che si installerà dentro definitivamente, quella che si fisserà nella memoria per sempre, quella che farà sobbalzare ogni volta che sentiranno il tintinnio dei vetri di una finestra, sarà arrivata camminando furtiva, in punta di piedi. Si sarà intrufolata nelle tende, sotto alle coperte per invadere l'anima e rinserrarsi nella memoria. Arriva dopo: dopo la grande paura, quella che mette le ali ai piedi e fa volare, nel buio, sotto ai calcinacci, oltre ai portoni che cedono spalancandosi davanti ai pugni chiusi.
E' una paura con la quale dovranno convivere.
E' la paura che umilia le sicurezze tracotanti, forse le sicurezze tout court.
E' la paura antica dell'uomo davanti alla natura infuriata.
E' la paura che ti prende quando saltano le sicurezze elementari, come alzare un piede e, posandolo, trovare un piano d'appoggio stabile.
In un sussurro possiamo soltanto dire loro "Coraggio" perché dovranno tirarlo fuori tutto, fino all'ultima goccia, per uscire da questo orrore.
E' una paura con la quale dovranno convivere.
E' la paura che umilia le sicurezze tracotanti, forse le sicurezze tout court.
E' la paura antica dell'uomo davanti alla natura infuriata.
E' la paura che ti prende quando saltano le sicurezze elementari, come alzare un piede e, posandolo, trovare un piano d'appoggio stabile.
In un sussurro possiamo soltanto dire loro "Coraggio" perché dovranno tirarlo fuori tutto, fino all'ultima goccia, per uscire da questo orrore.
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