mercoledì 20 luglio 2016

Umiliazione


La farmacia sa di erbe medicinali, ci sono alcuni clienti in attesa. Fa caldo. Le gambe, rigidamente molli, mi tremano: è un ossimoro ma è così. Mi guardo intorno alla ricerca di una seggiola: Non c'è: il mondo è fatto per i sani. E i malati, gli handicappati, gli invalidi? A casa, così non rompono... 
Suona il telefonino; ho in una mano le ricette, nell'altra il bastone. Appoggio il bastone. Cade. Tento di raccoglierlo. Il telefonino continua a squillare... 
"Lasci, glielo prendo io ... "
"Grazie"
"Non c'è di che ... "
Mi raddrizzo a fatica. Tento di aprire la borsa, ma la cerniera non scorre. Si è incastrata o sono le mie dita che non riescono a muoversi nel modo giusto?
Il telefonino continua a suonare: amici e parenti sanno che sono lenta, lentissima nel rispondere. E insistono.
Una signora si volta e mi lancia un'occhiata. Evidentemente infastidita. Mi fissa per un tempo più lungo del dovuto, con curiosità malevola ... Certe occhiate ci condannano, senza possibilità di appello. Come sentenze già passate in giudicato. La pena? Una vita all'insegna dell'umiliazione ...

domenica 26 giugno 2016

TANTI AUGURI, FRANCESCA ...

mercoledì 1 giugno 2016

TANTI AFFETTUOSI AUGURI ALESSANDRO

mercoledì 18 maggio 2016

E' consentita a una donna la rabbia? La rabbia vera, il furore, quello che nasce da strati su strati di rabbia negata, compressa, nascosta ... Non credo. La rabbia sembrerebbe essere un sentimento "virile": richiede pugni alzati, voce tonante, parolacce. Bestemmie?! Che "figura" ci farebbe una donna?Le si può concedere il pianto - meglio se silenzioso -, la stizza, quasi si trattasse di un capriccio. Insomma, una donna furiosa richiama alla mente le Erinni o le donnette isteriche. Ci educano fin dall'infanzia a contenerla, a pigiarla con forza dentro, in fondo, sempre più in fondo, a incarcerarla nell'anima, a sotterrarla nei meandri della mente, dandole come "ora d'aria" solo lo spazio dei sogni. Eppure la rabbia, noi donne, la proviamo, la viviamo anche se spesso, troppo spesso, la tramutiamo in depressione, in malinconia, in tristezza. Io, personalmente, quando ero furiosa, camminavo... Camminavo fino a non sentire più le gambe. Ricordo che mi faceva bene, mi aiutava a ritrovare il sorriso e la razionalità necessaria ad affrontare i problemi. Il Pk mi ha portato via anche questo 

domenica 3 aprile 2016

Lettera a una solerte custode dell'ordine ferroviario

Se c'è una persona rispettosa della legge, quella sono io, quindi lei, solerte dipendente delle Ferrovie, multando Miki e Lia, viaggiatori in possesso di un biglietto del treno non idoneo, ha pienamente rispettato, sotto il profilo normativo, la legge. 
Miki e Lia, però, non hanno cercato di imbrogliare la società che gestisce "Le Frecce", essendo saliti su quel treno per errore. Sì, ma la legge - lei mi obietterà - non ammette l'errore, anche se lo etichetta come comportamento colposo, non doloso e quindi intenzionale. Lo "spirito" della regola che ha giustificato l'applicazione della multa è quello di snidare e punire i "Furbetti", categoria di cui Miki e Lia non fanno parte, appartenendo invece alla categoria dei malati di Parkinson.
Sarebbe stato sufficiente farli scendere alla prossima stazione facendo pagare loro il percorso fatto. Sarebbe stato auspicabile dare loro una mano, tenuto conto delle difficoltà che evidenziavano.
Per inciso: le leggi sono, per loro stessa natura, "giuste" , ma la loro applicazione può essere sbagliata. I nazisti, per esempio, non discutevano gli ordini e a Norimberga  si difesero per le atrocità commesse con quella frase: "Abbiamo eseguito gli ordini", ripetuta fino alla nausea.
Ci sono casi, solerte custode dell'ordine ferroviario, in cui è auspicabile "disobbedire agli ordini"... valutando criticamente lo spirito della norma che applichiamo. Dovrebbe suggerirlo l'intelligenza, ma non quella del cervello, quella dell'anima ... 

martedì 23 febbraio 2016

Che splendido funerale laico quello di Umberto Eco! Tralasciando gli interventi ufficiali, prevedibilmente scontati, mi ha colpito quella sottile aria di festa, quell'arrivederci, non un addio, ad amici e familiari ... 
Sommerso sotto manciate di margherite, con il giusto sottofondo musicale, si sarà "vissuto" - ne sono sicura - questo ultimo incontro, tutto giocato sul filo sottile dell'ironia intelligente e della cultura,lasciando intravedere quella dimensione di sé privata, accuratamente celata in vita al grande pubblico. Mai come in questa occasione l'ironia mi è sembrata scelta di pudore di fronte al dolore che si vuole contenere, filtrare, rifiutandosi di darlo e darsi in pasto all'occhio invadente delle telecamere.
Ha strizzato l'occhio a tutti, Umberto Eco, e per l'ultima volta, accomiatandosi da noi con quella frase (messa in bocca a Moni Ovadia) su un Dio che mal sopporta i credenti e strizza l'occhio, a sua volta, ai non credenti... 
Mi mancherai, ci mancherai ...

domenica 14 febbraio 2016

Se la smettessero di crocifiggerci con quegli sguardi prima curiosi, poi malevoli, infine impazienti...
Se la smettessimo di dare tanto peso a quegli sguardi ...