domenica 29 marzo 2009

Kappa 22 e il calcio.

Il cervello di Kappa inserito in un contesto ambientale completamente diverso, caratterizzato dal succedersi delle stagioni, e sottoposto all’alternanza dei due cervelli, uno capace di elaborare solo processi logico razionali, l’altro, secondo lui disturbato dall’ingerenza delle emozioni, stava adattandosi a questa realtà nuova attraverso l’elaborazione di nuovi circuiti e nuove connessioni cerebrali che stavano assumendo anche una valenza emotiva.Si stava sviluppando un essere nuovo: un ibrido dai contorni ancora poco definiti, una creatura dalle caratteristiche inquietanti e imprevedibili. Il nostro Kappa, anche quando, nella solitudine della sua casa, ridiventava un uranoide conservava traccia nella memoria delle emozioni che aveva provato. Anche il suo corpo ricordava: il profumo del fieno appena tagliato gli rimescolava il sangue perché lo collegava immediatamente a Dorina e non trovarsela accanto scatenava in lui una sensazione di disagio, di malinconia. A poco serviva ripetersi che l’avrebbe vista il giorno successivo, Dorina era diventata per lui un pensiero, se non fisso, decisamente ricorrente.
Da Urano gli avevano comunicato una notizia certamente non rassicurante. Sulla Terra qualcuno lo seguiva, lo stavano pedinando. L’ordine era quello di fare attenzione, la massima attenzione, perché il minuscolo mezzo spaziale con il quale aveva raggiunto la Terra avevano dovuto, essendo stato individuato, disintegrarlo. Sarebbe stato troppo pericoloso farlo cadere nelle mani degli umani, data la sua complessa tecnologia d’avanguardia.
Kappa attivò il suo rilevatore personale, molto meno potente di quelli in uso sul pianeta da cui proveniva e il suo schermo che gli rimandava quell’immagine vuota gli diede una spiacevole sensazione – ormai gli succedeva con sempre maggior frequenza – di solitudine e abbandono.
Accese la televisione per uniformarsi alle abitudini degli umani, onde evitare sospetti, e si sintonizzò su un programma che trasmetteva una partita di calcio. Trovava questo sport molto divertente, chiedendosi perché Dorina non lo sopportasse. Si scolò una birra e si allungò sul divano. Esplose quasi subito in un urlo di gioia, il suo calciatore preferito aveva segnato e Kappa 22... per l'esattezza (questa sua caratteristica se la portava scritta nel Dna e nel nome) agggiornò il conto dei gol. La notte estiva, sovrastando il frinire di grilli e cicale, ronzava di televisori accesi. (continua)

sabato 28 marzo 2009

Kappa scopre le donne.

Quando aveva partecipato al corso, per affrontare la sua missione sulle Terra, Kappa, diventato Ka per gli amici, aveva diligentemente incamerato tutte le nozioni attinenti all'argomento delle emozioni e aveva messo quella nota, appuntata lì come un segnale di pericolo.
Innamoramento, passione e, ossessione. Ossessione? Cos'era? Cercò il significato della parola: era una passione patologica, una malattia dell'anima? Meglio affidarsi, per capire, al cervello umano, meno capiente, ma più versatile di quello uranoide. Nel suo pianeta era il computer che decideva le unioni, non quell'attrazione tra i due sessi che poteva sfociare in patologia. Gli umani chiamati ebrei ritenevano che per ogni uomo ci fosse al mondo la donna "giusta" per lui, la sua "bash'ert", ma erano piuttosto fumosi sul modo di identificarla, Kaballà permettendo. Perché quando non capivano gli umani inventavano, con quei loro cervelli, per metà razionali e per metà sentimentali, sfiorando la verità scientifica, poichè senza l'immaginazione, da cui scaturiscono i sogni, non si può scoprire nulla. Un umano un giorno gli aveva detto "Se un uomo non avesse sognato di volare, oggi non ci sarebbero gli aeroplani..."
Comunque, lui a Dorina riusciva a resistere solo se, come una macchina che andasse a benzina e a gas, attivava il cervello uranoide e disattivava quello umano. C'era inoltre in lei qualcosa che lo insospettiva. Faceva troppe domande, voleva sapere troppe cose di lui, della sua infanzia e della sua famiglia.
Un giorno gli aveva detto: "Da dove vieni? Dalla Luna?" e quando lui aveva risposto " Da Urano", aspettandosi una risata, perché aveva capito che per gli umani nulla era meno credibile della verità, lei l'aveva guardato fisso senza rispondere, un'ombra nello sguardo che significava sospetto, dubbio.
Quando se n'era andata, aveva scartabellato tra i suoi appunti. Era una caratteristica umanoide che apparteneva soprattutto alle femmine: si chiamava intuito. Un squarcio di luce fugace che consentiva la comprensione di un problema complesso senza averne analizzato i passaggi e le connessioni logiche e consequenziali.
Dorina non sapeva chi fosse, ma sapeva, senza poterlo provare, che c'era in lui qualcosa di diverso e inquietante. (continua)

venerdì 27 marzo 2009

Kappa 22 non sa più quanto contare

Kappa 22 conto fno a?, era decisamente in crisi, perché quando aveva scelto la testa, con relativo volto e cervello, per la sua spedizione sulla terra, l’aveva fatto con una certa leggerezza pur sapendo, dato il corso full immersion sugli umani, che i messaggi di tipo emozionale per gli umani si trasformavano in sentimenti tradotti poi in parole. Ma lui, sebbene fosse un giovane, ben preparato funzionari del Servizio Contatti con la Terra, anche abbastanza sicuro di sé, forse, aveva sottovalutato le difficoltà dell’incarico che gli era stato assegnato.
Quanto imprudentemente aveva invitato quella giovane donna al bar a prendere una birra e, soprattutto, con quale leggerezza aveva risposto alle sue domande? Lui, Kappa 22, non aveva mai provato emozioni, il suo cervello da uranoide ne era immune, ma quel maledetto cervello umano invece l’aveva preso in contropiede, restando basito di fronte ai fianchi e alla falcata delle gambe
di Dorina, così si chiamava, senza parlare di quella voce che sembrava il mormorio di un ruscello, un tintinnio di campanelli d’argento interrotto da risatine musicalmente sonore come cascatelle d’acqua festante.
Le aveva anche promesso di telefonarle, dandole il proprio numero di telefonino, sempre senza contare non fino a 10, nemmeno fino a due, e lo sapeva benissimo che non avrebbe dovuto dare a estranei la possibilità di rintracciarlo.
Ma la cosa assurda era che appena faceva rientrare la testa da uranoide nel torace e si metteva la testa da umano, la voglia di telefonare a Dorina gli invadeva il cervello, esautorava il pensiero razionale, lo distraeva a un punto tale da renderlo un mezzo babbeo. Era quello che gli umani chiamavano innamoramento. Negli appunti c’era un riferimento a una nota. In calce una parola misteriosa che non riuscì a decifrare. (continua…)

Kappa 22 si sente strano

Kappa 22 conto fino a tre per l’esattezza, vinto il prestigioso “Bloggo quindi sono” si svegliò nei giorni successivi tormentato da una sensazione di malessere. Revisionò i propri circuiti, corresse alcune impostazioni legate ai suoi programmi giornalieri e cercò di distrarsi scorrazzando in lungo e in largo nella blogsfera. Una primavera umida, malaticcia occhieggiava dalla finestra della sua stanza e lui l’osservava incuriosito perché sul suo pianeta le stagioni non esistevano e questo contribuiva alla stabilità caratteriale dei suoi abitanti. Sul pc aveva visto immagini dell’estate, quei cieli azzurri e la gente seminuda che riempiva le strade, mangiando all’aperto e cambiando addirittura il colore della pelle. Decise che quella stagione lo incuriosiva e accelerò il tasto cronologico. Il sole pallido improvvisamente acquistò forza, il giardino della sua casa, quando alzò gli occhi, era una distesa di verde interrotta da ciuffi di fiori, rose rampicanti, dalie multicolori e ortensie lilla e rosa
Il caldo lo prese alla gola e gli fece spalancare le finestre. Entrò l’aria estiva portandosi dietro l’odore dell’erba e la polvere della strada. Il sangue gli si rimescolò dentro, mentre un’euforia nuova e immotivata lo spingeva a uscire. Regolò la temperatura del suo corpo che, avvolto in una similpelle umana, stava salendo dandogli una sensazione di strana leggerezza alla testa rientrata nel torace, e sostituita con una da umano piazzata sul collo. L’aveva scelta lui la nuova testa: piccola, ben modellata, grandi occhi scuri, capelli mossi dai riflessi dorati e quella bocca sottile e ben disegnata dalla quale sgorgavano parole e sorrisi che gli attiravano la simpatia dei presenti.
Una ragazza lo guardò, invitante, maliziosa. Compatibile con le sue caratteristiche? Non gliene poteva fregare di meno che lo fosse. Gli passò davanti e lui sentì il suo profumo.
Girò i tacchi e la seguì, lo sguardo arpionato ai suoi fianchi sculettanti e quando lei si voltò e, con un sorriso che le illuminava gli occhi, gli chiese il suo nome, rispose soltanto Kappa, dimenticandosi di contare fino a dieci prima di dare informazioni a soggetti potenzialmente pericolosi, come gli era stato insegnato (continua…)

giovedì 26 marzo 2009

Perche' non un blog

Dopo aver scritto oltre duecento post una domanda mi frulla in testa: “Perché non un blog?”
Nel mio primo post, piena di sacro fuoco, inneggiavo alla mia stanza virtuale, perché era questa l’immagine che il blog mi suggeriva, ma in realtà io di spazio ne avevo e ne ho, se non troppo, certamente più di quanto ne abbia mai avuto. Per anni ho condiviso tutto o quasi con tre figli e credo che avrei dato l’anima per un buco, grande anche poco più di un cesso, che fosse mio, esclusivamente mio. Quando ho aperto il blog non era di spazio che avevo bisogno, ma di contatti umani. Ammettere di sentirsi soli, che non equivale sempre a essere soli, richiede coraggio, il coraggio di essere se stessi, di gettare la maschera di una sicurezza che è solamente di facciata. Richiede anche umiltà. L’umiltà non mi appartiene.
Perché non un blog? Perché se pensi di risolvere i tuoi problemi caratteriali o esistenziali(c’è un collegamento?) scrivendo post su un blog ti sbagli di grosso. Perché in Rete ci si misura, ci si studia, spesso si dice ciò che si pensa. Spesso ma, come nella vita reale, non sempre.
Assume grande rilievo ciò che si dice attraverso la scrittura, quindi ciò che si scrive. Spesso del nostro interlocutore non conosciamo nemmeno la faccia, men che meno la voce - se non usiamo skipe. Se il linguaggio gestuale è il più difficile da falsificare e le parole sono buone donne al servizio di chi le usa il dubbio di una comunicazione fasulla si fa certezza. Su Face Book ci sono persone che hanno alla voce amici centinaia di nominativi. Ma, ragazzi, l’amicizia è una delle grandi gioie e consolazioni della vita, è calore, affetto, aiuto. Con il blog si moltiplicano le occasioni d’incontro, ma è difficile far decollare rapporti autentici. I rapporti autentici hanno bisogno di tempi lunghi, pazienza, incontri faccia a faccia quando le parole non dette affiorano negli occhi di chi ci sta accanto. Ci sono sguardi che esprimono in un lampo ciò che le parole faticano a comunicare. Si possono instaurare rapporti d’amicizia, autentica, anche su internet, ma con le stesse difficoltà che richiederebbero in un contesto reale e non virtuale.
Ci si aiuta? Se si ha bisogno di informazioni la rete è efficientissima, ma nel blog ci si parla addosso, come qualcuno che nella propria stanza pronunciasse a suo uso e consumo un monologo. E se vengono a mancare i commenti… Io sono andata in giro e ho commentato su alcuni blog, ma sono rimaste parole isolate come messaggi gettati in mare in una bottiglia. Parole, parole, parole soltanto parole che mi hanno dato l’illusoria sensazione di comunicare ma che della comunicazione avevano soltanto il cicaleccio. E, impegnata a scrivere – tre, quattro post per settimana – ho trascurato i rapporti reali aumentando di fatto la mia solitudine.
Diverso è il discorso di un blog aperto per conoscere persone nell’ambito di una scelta professionale e qui la blogsfera dispiega tutto il suo valore. Non posso analizzare questo aspetto perché non ho un’esperienza personale a questo riguardo. Ho notato, per quanto mi riguarda, che la Rete non ha modificato il mio carattere che rimane sostanzialmente chiuso, timido e poco disinvolto, ha soltanto fatto da cassa di risonanza ai miei limiti, perché i grandi numeri della blogsfera hanno reso probabile ciò che i piccoli numeri della vita mi avevano illusa potesse essere casuale.
Mi ha dato maggiore consapevolezza, non è poco ma, nel mio entusiasmo iniziale, mi sarei aspettata qualcosa di più.

martedì 24 marzo 2009

Kappa 22

Gli abitanti di Urano erano molto incuriositi dagli uomini, dalle loro bizzarre abitudini, dalla loro illogicità. Quando finalmente, perché in effetti questi umani erano abbastanza fessacchiotti,(ma soprattutto perché disperdevano le loro pur notevoli energie in mille rivoli di rabbia, frustrazione, invidia, ambizione sfrenata, passione e altre simili amenità che definivano emozioni) cominciarono a usare il computer e a scribacchiarele cose più strane sui, sui – come li chiamavano? – blot, no blog, decisero che avrebbero potuto utilizzarli come luoghi privilegiati di osservazione per studiare quegli strani bipedi. E così uno di loro, "Kappa 22 conto fino a tre per l’esattezza", si appollaiò su uno sgabello e iniziò a postare.

I giorni successivi si dedicò alla lettura di altri post, dove lasciò commenti particolarmente arguti e quindi incominciò a linkare siti a grande velocità. Quando si rese conto di essere diventato popolarissimo, incominciò a iscriversi ai vari Blogbabel, Miglior blog, Chi meglio di te e via discorrendo.

Non capiva per quale motivo gli umani ci tenessero tanto a queste classifiche pur intuendo che la faccenda rientrava nel campo delle emozioni,nella fattispecie quelle derivanti dal successo, altro concetto per lui di difficilissima comprensione, dato che non serviva né a mangiare, né a dormire e nemmeno a fare l'amore, una ginnastica che per gli umani era essenziale.
Sull’onda del successo approdò a Technorati, sito valutativo ad alto livello mondiale che decretò la sua bravura. Non erano passati ancora due mesi e il nostro Kappa contendeva il terzo posto mondiale a un certo “Sputa nell’oceano” e a "Giusi con la i”.
Uno dei suoi post vinse il premio “Bloggo quindi sono” con un racconto di fantascienza, originalissimo, frutto, secondo la giuria, di una capacità fantastica al limite della paranoia, spumeggiante come coppa di champagne, un verosimile tanto vero e poco simile, no tanto simile e poco vero, no tanto poco verosimile, ma...(e qui si accapigliarono i critici) da lasciare sbigottiti i componenti della giuria.

Un critico - che non si capiva bene perché fosse Il Critico dato che non sapeva scrivere, ma gli umani dicevano che sapeva criticare e demolire gli scritti altrui e anche questo tra gli umani sembrava normale - apostrofò il nostro il giorno della premiazione dicendo: “ Immagino lei sia un abitante di Urano…” Il nostro annuì e Il Criticò miagolò uno “Spiritosissimo” al suo indirizzo..
Kappa 22 si limitò a contare fino a uno, non valeva la pena di consumare i propri fusibili per un simile idiota.(continua)

domenica 22 marzo 2009

Agora'

Cosa si cerca sul web? – si chiese, accendendo il pc. La giornata era grigia, pervasa da quella nebbia umida che caratterizza il clima della bassa padana. L’agorà – si rispose. La piazza che i paesi, anche i più piccoli, hanno: per incontrarsi e confrontarsi davanti a un bicchiere di vino o a una tazza di caffè. E’ una piazza virtuale che si raggiunge senza stiparsi su un mezzo di trasporto e senza rischiare multe per un divieto di parcheggio. Non è nemmeno necessario mettersi n tiro. Si può andarci in camicia da notte o in tuta da ginnastica. Ah dimenticavo si può fingere di essere ciò che non si è, o essere assolutamente sinceri ( come oseremmo soltanto con uno sconosciuto incontrato su un treno).
E, come da qualunque occasione d’incontro, può nascere di tutto: da un’amicizia, a un matrimonio, a un affare, a un imbroglio, a un omicidio. Tutto, con un semplice clic.