Maurizio Landini, ospite ieri sera di Fabio Fazio a 'Che tempo che fa', è un fiume in piena: teso, pallido, cerca di sfruttare al meglio quei pochi minuti di esposizione televisiva che gli vengono concessi per far passare soprattutto un messaggio, quello che più gli sta a cuore, quello che ritene fondamentale... Altro che esperti che conciliano, calibrandoli, sviluppo, equità e politica di bilancio!
Quello in carica, lungi dall'essere un governo tecnico, sta facendo e ha fatto scelte squisitamente politiche, improntate saldamente al principio che la crisi, nel segno della continuità, debba essere pagata quasi esclusivamente dalla classe media e medio bassa. Landini lo sa (lo ha capito e temuto fin dall'inizio), lui, che al vertice della Fiom percepisce poco più di duemila euro di stipendio al mese e dirige un sindacato che si mantiene con i contributi dei lavoratori metalmeccanici: quei lavoratori sui quali la Fiat ha scaricato - in buona parte - la responsabilità della crisi che la travaglia.
"Beco e bastona' " avrebbe detto mia nonna che, quanto a sintesi, non aveva rivali.
La Fiat è in crisi perché non fa investimenti, perché non c'è innovazione né di prodotto, né di tecniche di vendita. La Fiat non ha più voglia di produrre in Italia perché produrre altrove le costa meno, le permette di ottenere finanziamenti che in Italia non potrebbe (più) avere. Questi sono i problemi veri che andrebbero affrontati, ma risulta molto più facile tagliare il costo del lavoro, tout court, non indicizzare gli stipendi, ingabbiare alle catene di montaggio - ancora per anni - quelli che Landini ha chiamato 'uomini rotti', usando parole che non mi fanno piangere - come farebbe qualche ministro di buon cuore - ma mi impietriscono dentro.Me li vedo questi uomini, inquartati dagli anni, stanchi, mortalmente stanchi, che non possono caricarsi sulle spalle altri sacrifici... sono muli che hanno fatto solo questo, ogni giorno, per venti, trenta o quarant'anni...
Tanto varrebbe ammazzarli, sarebbe più misericordioso, ma sarebbe decisamente ingiusto.
Marchionne si diverte a svegliarsi all'alba al suono degli uccelli e a sciropparsi 18 ore al giorno di lavoro? C...i suoi, ognuno si diverte come vuole. Ma imporre a un intero Paese questi ritmi, tagliando, in aggiunta, stipendi e salari, motivando tali scelte frettolosissime con l'urgenza dettata dai comportamenti dei mercati finanziari, attuando una politica distributiva del reddito iniqua, relegando in soffitta libertà sindacali che sono state pagate a caro, carissimo, prezzo da chi ci ha preceduto...
Eh no!, Landini non ci sta, ha negli occhi e nel cuore quegli uomini rotti, lo loro disperazione spesso muta, la loro rabbia impotente... Sono uomini che vede tutti i giorni, con i quali parla, ai quali può promettere soltanto che continuerà a lottare: per un Paese che non è così povero come vogliono farci credere. E' soprattutto ingiusto, sempre più insopportabilmente e intollerabilmente ingiusto!
domenica 11 dicembre 2011
sabato 10 dicembre 2011
Storia di nebbie e acquitrini (Puntata n°13 - Parte seconda)
Gualtiero superò anche la morte di Primo, accantonò i rimorsi, trovò una giustificazione per ciò che aveva fatto e saltò decisamente quel confine che ancora, incerto, gli aveva impedito fino a quel momento, pur facendo ciò che aveva fatto, di sentirsi soddisfatto. Con Primo seppellì anche la sua ambiguità che, in fondo, nasceva più dalla paura di perdere la moglie che dal timore di comportarsi in modo non corretto. Rendersi conto che Marilena non se ne sarebbe andata, che si sarebbe limitata a indirizzargli qualche frase sferzante, gli aveva dato un senso di sicurezza, l'aveva fatto sentire padrone della situazione. Aveva scoperto, con sorpresa ma non senza una sottile sotterranea soddisfazione, che poteva incutere timore negli altri, lui, il modesto contadino della Bassa, lui che era cresciuto togliendosi il berretto davanti a tutti, senza saper trovare le parole per difendersi, sentendosi sempre fuori luogo o fuori posto. Poteva dire di averne fatta di strada, poteva misurare il cammino fatto da quelle occhiate che lo seguivano servili quando si faceva largo tra la folla nei giorni festivi: la bella moglie al fianco, impellicciata, gli stivali lucidi che gli davano un'aria marziale, lo sguardo che ora si era fatto abitualmente freddo e indagatore. Aveva capito da che parte stare; senza tanti studi, senza tante belle parole aveva saputo fiutare il vento giusto... Ora anche Desmo sarebbe stato fiero di lui, e con una delle sue risate contagiose gli avrebbe detto: "Bravo Gualtiero, bravo! Ora sei proprio un fascista perfetto!"
Come lui, Mussolini fremeva, smanioso di ulteriori spazi da conquistare... l'Abissinia aspettava solo di essere colta, come una mela matura alla fine dell'estate. L'Africa, un continente da scoprire, nuove terre da arare, coltivare... No, no, il suo posto non era tra i contadini, il suo posto era in città a snidare gli antifascisti, sciame fastidioso che come zanzare estive punzecchiava Mussolini, lo infastidiva, ne minava la credibilità...
Il ronzio degli impianti in azione, il fumo della fabbrica, l'odore aspro della polvere, tutto lo riconciliava con la vita - pensò Gualtiero seguendo con lo sguardo il dondolio dei fianchi della segretaria.
Lei si voltò, quasi avesse sentito sulla pelle quello sguardo e, arrossendo, gli chiese: "Ha ancora bisogno di me?".
Lui si alzò. Lentamente, fissandola, si avvicinò senza risponderle. Quando allungò le mani per afferrarla, ebbe la sensazione di stringere tra le dita una coniglietta terrorizzata. Tiepida, calda. Affondò nel rosso dei suoi capelli e chiuse gli occhi.
Lui si alzò. Lentamente, fissandola, si avvicinò senza risponderle. Quando allungò le mani per afferrarla, ebbe la sensazione di stringere tra le dita una coniglietta terrorizzata. Tiepida, calda. Affondò nel rosso dei suoi capelli e chiuse gli occhi.
Qualcuno bussò alla porta dell'ufficio, un battere di nocche insistente.
(continua... )
venerdì 9 dicembre 2011
Privilegi della Corona?
L'Inghilterra non ha adottato l'euro al posto della sterlina.
Libera di farlo.
L'Inghilterra, però, ha una partecipazione (pari al 16%), più alta di quella italiana, nel capitale della Bce.
Sta, quindi, con un piede dentro e l'altro fuori all'interno della Unione europea.
Molto comodo, ma poco corretto per un Paese che ha fatto scuola in tema di democrazia, che altro non è (la democrazia, in estrema sintesi) se non imposizione di regole, da parte della maggioranza, e rispetto delle stesse, da parte di tutti.
Il governo inglese invece sceglie: a seconda della propria convenienza... diversamente da tutti gli altri Paesi membri.
Privilegi della Corona?
Libera di farlo.
L'Inghilterra, però, ha una partecipazione (pari al 16%), più alta di quella italiana, nel capitale della Bce.
Sta, quindi, con un piede dentro e l'altro fuori all'interno della Unione europea.
Molto comodo, ma poco corretto per un Paese che ha fatto scuola in tema di democrazia, che altro non è (la democrazia, in estrema sintesi) se non imposizione di regole, da parte della maggioranza, e rispetto delle stesse, da parte di tutti.
Il governo inglese invece sceglie: a seconda della propria convenienza... diversamente da tutti gli altri Paesi membri.
Privilegi della Corona?
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mercoledì 7 dicembre 2011
Chi tutela i diversamente poveri?
Ma cosa vi aspettavate facesse Mario Monti? Robin Hood? L'uomo che ruba ai ricchi per dare ai poveri? E' stato chiamato a "fare cassa". Presto, il più velocemente possibile, e questo è quello che ha fatto.
Lui, Monti, e la sua schiera di "professori"ci hanno fatto dono di uno stile, di una misura, di un'eleganza al potere di cui avevamo perso il ricordo. Certamente, ma questo è e rimane l'aspetto formale della manovra. L'aspetto sostanziale è prendere ai tanti poveracci e nulla (o quasi) ai ricchi.
Perché questi pochi, pur girando in Ferrari, abitando in ville faraoniche, spendendo denaro a fiumi... sono invisibili. Ci sono, ma loro e i loro patrimoni sono protetti da schiere di avvocati, commercialisti, creatori d'immagine, giornalisti e via discorrendo. Il loro rappresentante (e difensore) era ed è Berlusconi.
Poi c'è la massa dei "non ricchi" o- come si direbbe oggi - dei "diversamente poveri". Non protetti da nessuno, se non da un sindacato, troppo spesso litigioso e diviso, visibilissimi con le loro casette, spesso gravate da mutui, i loro stipendi, salari e pensioni versati al netto delle imposte e ai quali si può attingere con la leggerezza con cui si staccherebbe una mela matura dal ramo di un albero che sporgesse, invitante, dalla recinzione di una villa.
Condita anche dalle lacrime (sincere, ma inopportune), di una delle poche "esperte" presenti, è andata in scena la commedia: Italia, giovane e un po' avventata protagonista femminile, dopo molte peripezie, sacrifici, atti di eroismo, verrà salvata dal principe. Non proprio fascinoso, più grigio che azzurro, ma fermo. Preparato, addestrato nelle giuste palestre, pagato per controllare i mercati o scatenarli: ma, comunque, per mantenerli in vita.
Perché questo, signori, è l'Occidente, è il capitalismo, è l'Europa (o l'Ue che dir si voglia ) e questo è il motivo per cui questo governo in carica è il più politico e, forse, uno dei più pericolosi governi che abbiamo avuto.
Una governance di esperti al servizio non della discontinuità dichiarata, ma della continuità.
Più gattopardesco che mai!
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martedì 29 novembre 2011
Storia di nebbie e acquitrini (Puntata n°12 - Parte seconda)
Il marito della contadina, sentendo voci sconosciute, si era affacciato alla porta della stalla. Diffidente, stava osservando i due uomini ai quali, poi, ripulendosi le mani nel grembiule, si avvicinò, lento.
"Da dove venite?"
"Dall'Italia" rispose il più giovane dei due, sollevando lo sguardo verso quella montagna d'uomo che lo sovrastava letteralmente.
"Cosa siete venuti a fare in Svizzera?"
"A fare? A cercare, vorrete dire... A cercare ciò di cui tutti abbiamo bisogno. Lavoro, cerchiamo lavoro... "
Lo svizzero assunse un'aria un po' più rilassata, anche se non appariva troppo convinto. Si grattò il mento borbottando: "Ah capisco, ma anche qui non è facile... Io faccio tutto da solo e non ho bisogno di nessuno, mio figlio, anche se è poco più di un ragazzino, è già in grado di darmi una mano... "
"Ah capisco, be', potremmo proseguire per Lugano; lì vivono lo zio e un cugino del mio amico - e così dicendo il Professore cercò con lo sguardo il compagno che gli stava accanto in silenzio - i quali, forse, potrebbero darci una mano, almeno speriamo! Voi potete darci un passaggio sul carro? Vostra moglie ci ha detto che il casaro al quale portate il latte... "
"Sì, sì, ho capito: se è solo questo che vi serve, non ci sono problemi; all'incrocio, dove vi posso portare senza problemi perché è la strada che faccio tutte le mattine, vi farò scendere, una scarpinata di un'oretta e sarete alla stazione. Poi andrete dove voi, o il diavolo, deciderà di portarvi... "I due che gli stavano davanti sorrisero, ringraziando, ma l'uomo concluse dicendo: "Il riposino ve lo scordate, io parto subito: non ho tempo da perdere" ed era evidente il suo desiderio di liberarsi il più rapidamente possibile dalla presenza di quei due estranei che, come giustamente sospettava, dovevano aver passato la frontiera clandestinamente, provenendo dall'Italia. Non erano i primi e non sarebbero stati gli ultimi che avrebbe visto sbucare dal sentiero come fantasmi, di primo mattino e di sera, con quelle facce stanche e nello sguardo la paura e l'audacia, una strana mescolanza di sentimenti che caratterizzava quei fuggitivi... Perché erano dei fuggitivi, gente che scappava dall'Italia, da quel capo, vestito di nero, dalle parate minacciose... Oh lui ne sapeva poco di politica - e ancora meno avrebbe voluto saperne - ma di Mussolini parlavano tutti i giornali, anche se lui non li leggeva. Sentiva soltanto le chiacchiere all'osteria, ma non era uno stupido - pensò, salendo sul carro, mentre i due vi saltavano sopra, avvolgendosi stretti nel mantello.
Dopo pochi minuti erano già addormentati, cullati dal suo fischiettare sommesso e dal canto degli uccelli che il sole che si alzava alto nel cielo, intiepidendo l'aria della vallata, buttava fuori dai nidi.
(continua... )
sabato 26 novembre 2011
Storia di nebbie e acquitrini (Puntata n°11 - Parte seconda)
Tutto era filato liscio: la macchina era stata nascosta nel fienile di Massimo, uno dei loro sul quale sapevano di poter contare; un caffè, finalmente caldo, per rinvigorli e poi, gambe in spalla, i fuggitivi avevano scarpinato a lungo seguendo viottoli che li avevano portati a ridosso del confine con la Svizzera.
"Questo breve tratto è 'terra di nessuno'. Correte, pensate soltanto a correre... " Si erano abbracciati: il Professore che si perdeva, piccolo e nero, contro il torace ampio e muscoloso del compagno; ancora una manata sulle spalle e via! Via di corsa, sentendo l'erba crepitare sotto le scarpe e il sangue rombare nelle orecchie...
Poi, non avrebbero saputo dire quando, si erano fermati, dopo essersi intrufolati strisciando pancia a terra attraverso quel varco che gli Svizzeri fingevano di non vedere. Avevano puntato gli occhi sul bosco che si ergeva compatto alle loro spalle, avevano fatto ancora un cenno con la mano e poi, la tensione che si allentava, avevano rallentato il passo, respirando quell'aria che sembrava entrare più leggera nei polmoni.
Erano salvi! Erano liberi!
Passarono davanti a una cascina: una donna stendeva ad asciugare dei panni bagnati. Canticchiava a mezza voce. Dalla stalla giungeva un battere di zoccoli... Si fermarono, scambiandosi uno sguardo: la normalità esisteva ancora, e il paesaggio ordinato che la valle svelava stava lì a sbandierarla in tutta la sua pacata concretezza.
"Scusi, la stazione ferroviaria più vicina?"
La donna sorrise rispondendo: "E' a qualche chilometri da qui... "
"Possiamo riposarci un momento?" domandò il Professore, crollando a sedere sul ciglio della strada.
"Dobbiamo muoverci... " sussurrò l'altro.
"Siete fortunati, mio marito porterà, tra poco, il latte al casaro; a meno di due chilometri dal caseificio c'è la stazione. La volete una tazza di latte? E' ancora caldo: appena munto!"
"Possiamo sdraiarci un momento nel fienile?"
"Se volete entrare in casa... "rispose la contadina.
"Ci basta il fienile e, quanto al latte, lo accettiamo volentieri".
Nonostante l'aria stremata, l'uomo più giovane e minuto, l'ultimo che aveva parlato, s'imponeva. Calmo e sicuro aveva quello sguardo che a volte hanno i bambini, ma soltanto quelli cresciuti troppo in fretta e depredati dell'infanzia.
(continua... )
"Siete fortunati, mio marito porterà, tra poco, il latte al casaro; a meno di due chilometri dal caseificio c'è la stazione. La volete una tazza di latte? E' ancora caldo: appena munto!"
"Possiamo sdraiarci un momento nel fienile?"
"Se volete entrare in casa... "rispose la contadina.
"Ci basta il fienile e, quanto al latte, lo accettiamo volentieri".
Nonostante l'aria stremata, l'uomo più giovane e minuto, l'ultimo che aveva parlato, s'imponeva. Calmo e sicuro aveva quello sguardo che a volte hanno i bambini, ma soltanto quelli cresciuti troppo in fretta e depredati dell'infanzia.
(continua... )
venerdì 25 novembre 2011
Storia di nebbie e acquitrini (Puntata n°10 - Parte seconda)
Gualtiero allungò un braccio cercando il calore del corpo della moglie, meccanicamente, in un gesto che gli era abituale. Ma lei non c'era, si era già alzata e, attenta a non svegliarlo, armeggiava in cucina.
La stanza, in ordine, sembrava quella di sempre, la luce che filtrava dalle imposte socchiuse era forse più smorzata, meno brillante, ma il suo cambiamento annunciava soltanto l'arrivo dell'autunno e lui lo coglieva con l'immediatezza con cui i contadini avvertono ogni minimo cambiamento nella natura che li circonda...
Si alzò, si lavò rabbrividendo sotto il getto fresco dell'acqua, si sbarbò e andò in cucina; sul tavolo la tazzina di caffè, scuro, amaro come piaceva a lui, il bricco del latte e i biscotti... Marilena gli voltava le spalle, trafficando attorno al fornello. Silenziosa.
Anche lui taceva, inzuppando i biscotti nel latte, dopo aver ingoiato il caffè in un sorso solo, una smorfia sulla faccia quasi avesse trangugiato una medicina...
"Bene, io vado... " e, dopo una lieve esitazione "ci vediamo alla solita ora" concluse, uscendo dalla cucina.
Lei non rispose, soltanto le sue spalle, quelle sue spalle esili che lui aveva tante volte circondato con un braccio, proteggendole, tradirono un sussulto, un tremore di uccello spaventato.
Uscì dalla cucina, dopo aver lasciato scorrere lo sguardo sulla credenza, le tendine a quadretti, l'orologio a muro, dipinto di bianco, la vestaglia azzurra che avvolgeva Marilena, la finestra che lasciava intuire il cielo che schiariva di minuto in minuto.
Mentre si chiudeva la porta d'ingresso alle spalle, si voltò e infilò la chiave nella serratura, contrariamente a quanto abitualmente era solito fare. La imprigiono in gabbia, come una gallina nel pollaio o una vitella nella stalla - pensò, ma il suo viso, rigido e duro, non tradiva emozioni mentre scendeva le scale, impettito come sempre, rispondendo al saluto del portinaio, non prima di averlo avvolto in uno di quegli sguardi attenti, indagatori, utili a fargli capire se qualcosa del litigio violento della sera prima fosse filtrato... Se qualcuno avesse udito e magari commentato, se la rispettabilità piccolo-borghese, così duramente conquistata, fosse stata anche se solo di un soffio incrinata...
No!, il portinaio, che aveva il sorriso un po' falso di sempre, disse: "Sta arrivando l'autunno", così come aveva sempre commentato l'arrivo delle altre stagioni... Era tutto sotto controllo, poteva stare tranquillo - pensò, rispondendo: "Quest'anno è in anticipo, ma le stagioni, come il resto, stanno cambiando!"
Poi, lo accolse la strada con il suo abituale odore di polvere.
(continua... )
La stanza, in ordine, sembrava quella di sempre, la luce che filtrava dalle imposte socchiuse era forse più smorzata, meno brillante, ma il suo cambiamento annunciava soltanto l'arrivo dell'autunno e lui lo coglieva con l'immediatezza con cui i contadini avvertono ogni minimo cambiamento nella natura che li circonda...
Si alzò, si lavò rabbrividendo sotto il getto fresco dell'acqua, si sbarbò e andò in cucina; sul tavolo la tazzina di caffè, scuro, amaro come piaceva a lui, il bricco del latte e i biscotti... Marilena gli voltava le spalle, trafficando attorno al fornello. Silenziosa.
Anche lui taceva, inzuppando i biscotti nel latte, dopo aver ingoiato il caffè in un sorso solo, una smorfia sulla faccia quasi avesse trangugiato una medicina...
"Bene, io vado... " e, dopo una lieve esitazione "ci vediamo alla solita ora" concluse, uscendo dalla cucina.
Lei non rispose, soltanto le sue spalle, quelle sue spalle esili che lui aveva tante volte circondato con un braccio, proteggendole, tradirono un sussulto, un tremore di uccello spaventato.
Uscì dalla cucina, dopo aver lasciato scorrere lo sguardo sulla credenza, le tendine a quadretti, l'orologio a muro, dipinto di bianco, la vestaglia azzurra che avvolgeva Marilena, la finestra che lasciava intuire il cielo che schiariva di minuto in minuto.
Mentre si chiudeva la porta d'ingresso alle spalle, si voltò e infilò la chiave nella serratura, contrariamente a quanto abitualmente era solito fare. La imprigiono in gabbia, come una gallina nel pollaio o una vitella nella stalla - pensò, ma il suo viso, rigido e duro, non tradiva emozioni mentre scendeva le scale, impettito come sempre, rispondendo al saluto del portinaio, non prima di averlo avvolto in uno di quegli sguardi attenti, indagatori, utili a fargli capire se qualcosa del litigio violento della sera prima fosse filtrato... Se qualcuno avesse udito e magari commentato, se la rispettabilità piccolo-borghese, così duramente conquistata, fosse stata anche se solo di un soffio incrinata...
No!, il portinaio, che aveva il sorriso un po' falso di sempre, disse: "Sta arrivando l'autunno", così come aveva sempre commentato l'arrivo delle altre stagioni... Era tutto sotto controllo, poteva stare tranquillo - pensò, rispondendo: "Quest'anno è in anticipo, ma le stagioni, come il resto, stanno cambiando!"
Poi, lo accolse la strada con il suo abituale odore di polvere.
(continua... )
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