martedì 11 febbraio 2014


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Orazione di un disoccupato
Padre,
scendi laggiù dai cieli, ho scordato
le preghiere che m’insegnò la nonna,
poverina, ora riposa
non deve più lavare, pulire, non deve
preoccuparsi di andare a prendere i vestiti
non deve più vegliare la notte intera, pena su pena
pregare, chiederti ogni cosa, riprenderti dolcemente.

Scendi da quei cieli, se ci sei, scendi ora
che muoio di fame in questo canto
che non so a cosa mi serve essere nato
che mi guardo le mani ripudiate
che non c’è più lavoro, che non c’è
abbassati appena un po’, guarda
quello che sono diventato, questa scarpa rotta
questa angoscia, questo stomaco vuoto
questa città senza pane per i miei denti
che mi scava la carne
questo dormire così,
sotto la pioggia, battuto dal freddo, perseguitato
ti dico che non capisco, padre, scendi
toccami l’anima, guardami
nel cuore!
io non ho rubato, non ho ucciso, sono stato bambino
e mi bastonano, invece, mi bastonano e mi bastonano
ti dico che non capisco, padre, scendi
se ci sei, che cerco
rassegnazione in me e non la trovo e comincio
a prendere in mano la mia rabbia
ad arrotarla
per colpire anch’io e prendo
anch’io ad urlare
col sangue in collo.        

(Juan Gelman)

sabato 8 febbraio 2014

Femminismo e politica

Il magma della rabbia, falsità, urla, disperazione, avidità, paura e indignazione continua a ribollire in questo nostro disgraziato Paese, rafforzando in noi cittadini la tentazione di distoglierne lo sguardo, nauseati... 
Last but not least, il decreto legge relativo alla rivalutazione del patrimonio di Bankitalia  fatto "passare" in parlamento grazie all'utilizzo della "tagliola" o "ghigliottina" che dir si voglia.
Le Stelle (senza strisce) sono giustamente insorte contro una decretazione di matrice governativa, non giustificata dall'urgenza (se ne discute infatti da una settantina d'anni), contenente non tutto, ma di tutto. Perché non stralciare gli interventi che non sono collegati al resto del pacchetto presentato?
A fronte di una opposizione dura (a cosa serve il dibattito parlamentare? Quanto ci siamo lamentati , noi elettori  di sinistra, per un'opposizione troppo incline, per anni, agli accordi?) si è tagliato, letteralmente, corto facendo passare la legge con il meccanismo, mai usato prima, della "ghigliotttina". "O così, o pomì" ma , naturalmente per il "bene" della gente, ha affermato Laura Boldrini, terza carica dello Stato. La mancata conversione in legge dell decreto, infatti, avrebbe comportato il pagamento della seconda rata Imu sulla prima casa.
Diavolo (o quote rosa) hanno fatto sì che la terza carica dello Stato fosse donna... Si può criticare un politico? Donna, uomo o nero che sia? Certamente, ma senza dar vita a "baruffe chiozzote": siamo all'interno del Parlamento! Con la dovuta durezza, ben venga un sacrosanto rigore, ma anche con l'altrettanto dovuta correttezza. E, su questo punto, la forma si fa sostanza. Non è stata mancanza di stile, ma qualcosa di ben più grave... E' stato dar vita a un confronto/scontro ponendo, come premessa, la mancanza di parità. Non è tollerabile, non più. E' un'ingiustizia da sanare, ma non ha nulla a che vedere con il contenuto del decreto legge da convertire in legge. Se ricorda a noi donne che c'è ancora molta strada da  fare per arrivare al "rispetto nella diversità", non per questo può essere usato come diversivo per evitare di rispondere al Paese in merito a scelte fatte in ben altri ambiti.
"Basta soldi alle banche!" urlavano i grillini dai banchi dell'opposizione. Si può dar loro torto? Dove si parla di soldi si parla di economia.... Esaminiamo la faccenda sotto l'aspetto economico/politico.
Premesso che stava scadendo il tempo concesso alle banche europee dagli accordi di "Basilea 3" per adeguare i coefficienti patrimoniali (tra cui il famigerato core tier 1) alla nuova normativa vigente (finalizzata anche, e finalmente, alla tutela del risparmiatore), ecco che una certa urgenza c'era da parte bancaria a "far passare" la rivalutazione del capitale della Banca d'Italia, (istituto di diritto pubblico a partecipazione privata bancaria). Eccome c'era! Non potendo più essere inferiore a 1 il rapporto patrimonio/impieghi delle banche si sarebbe dovuto "adeguare" il patrimonio della banca agli impieghi, con consistenti apporti di denaro fresco. (aumenti di capitale). Ma rivalutando i valori di bilancio della Banca d'Italia, si rivalutano anche le quote iscritte nei bilanci delle banche proprietarie. Con un'operazione solo contabile (ecco la linea di difesa dei politici), che non comporta esborsi di denaro da parte dello Stato (per il momento, perché in seguito potrebbe richiederli e saremmo noi cittadini a pagare), si mettono in regola le banche italiane (sottocapitalizzate), consentendo loro di competere sul mercato finanziario. Nelle casse  dello Stato entrano le imposte sulle plusvalenze. E in merito alla quota massima che può essere detenuta? Si vende sul mercato: privatizzando "all'italiana"... Aprendo le frontiere alle banche estere per fare acquisti (non per investire) a prezzi scontati!  
Le imprese italiane hanno in comune il problema della liquidità. Tutte le imprese del Paese, ma, per l'ennesima volta i problemi delle imprese bancarie sono oggetto di particolare attenzione da parte del Governo. Anche qui non c'è eguaglianza. né economica, né politica. 
Per l'ennesima volta, il Paese, meno povero di quanto non sembri, si dimostra ingiusto, profondamente e sistematicamente ingiusto. 

giovedì 6 febbraio 2014

TANTI AUGURI JACOPO!

sabato 1 febbraio 2014

Inverno

Era una giornata d'inverno: l'aria fredda ma tersa, come spesso è l'aria a febbraio.
Il treno correva portandola chissà dove…
Dal finestrino l'assaliva, compatto, il bianco della neve.
Aveva una gran voglia di calpestarla quella neve, di sporcarla, di toglierle quell'aria di «Stira e ammira».
Fu in quel momento che la vide: fulva, il muso appuntito a fiutare l'aria, una lepre si era materializzata sbucando da un cespuglio. Un minuto e via, a tutta velocità, tagliando il campo in diagonale, la coda innalzata come il pennacchio di un carabiniere a una parata.
Dove andava? Cosa cercava?
Forse, come lei, andava e basta. Guidata dall'istinto cosa cercava? Solo cibo? O godeva anche di quel silenzio di cristallo, di quella corsa sfrenata?


giovedì 30 gennaio 2014

DELA"POVERAGENTE"NOGHENEFREGANIENTE,NE'ABERLUSCANE'ARENZI...ISOGNI?TUTISPENTI...

lunedì 27 gennaio 2014

Non dimenticheremo

Arriva frettolosa, un po' piegata; sulla testa, allacciato stretto sotto il collo, quel fazzoletto che è diventato un simbolo. Si siede, tra Fazio e De Bortoli. Travalica ogni regola. Subito. Chiede a Fazio il permesso di dargli del Tu; gli stringe la mano.
Nelle fasi salienti del racconto, stringe o accarezza le mani di quei due uomini che le stanno accanto, cercando un contatto di pelle, più che un conforto una modalità di comunicazione più profonda. 
Fluiscono i ricordi: il nonno morto in un campo di sterminio, l'espulsione "da tutte le scuole del Regno" per lei: bambina rea di un solo crimine, quello di essere nata ebrea. Il binario 21, sepolto nelle viscere della stazione di Milano, punto di partenza per i "treni della morte", si materializza sullo schermo... Sembra di vederlo quel vecchio, sperso, confuso tra i deportati, scaraventato come un animale in quei vagoni tra preghiere, pianti, urla, imprecazioni. Il suono secco dei catenacci che suggella l'orrore...
Ma lei, lei non è su quel treno; l'intuito di sua madre, che ha convinto il padre a fuggire in Svizzera ai primi segnali di pericolo, l'ha salvata.        
Poi, a guerra finita, la famiglia approderà in Argentina. 
Il racconto s'interrompe, la sua mano nodosa di vecchia cerca quella fotografia agganciata sulla maglia, all'altezza del cuore e la sfiora. Ritrae la figlia, una ragazza diciottenne, una desaparecida, una delle tante di quella generazione fatta scomparire da militari e civili nell'Argentina di Pinochet. Lei, la madre, racconta della figlia prelevata a scuola, rinchiusa e torturata nelle prigioni del Regime, gettata in mare ancora viva...
Scorrono sullo schermo, ora, le immagini che la ritraggono, accompagnata da una ragazza, guida silenziosa, all'interno di quegli edifici che le fu consentito di visitare anni e anni dopo, quando lentamente, come dal mare i resti di un naufragio, affiorarono le tracce di quello sterminio, i contorni di quel nuovo, ma già subito, orrore.
La macchina da presa inquadra il suo volto, e lei non si sottrae. Guardo quegli occhi di vecchia e penso che non ho mai visto uno sguardo contenere tanto dolore. Siamo abituati a filtrare le emozioni, a tenerle sotto controllo. Ai funerali portiamo gli occhiali scuri, tra noi e chi ci guarda, a difesa, almeno il velo delle lacrime.
Ma questa donna, questa madre, non piange, il suo dolore ce lo getta in faccia, lo tiene alto come una bandiera, lo rivive con un'intensità che è, lo si capisce,  la stessa: da sempre e di sempre. E' un dolore che non solo non può, non deve essere attenuato dal tempo, deve essere tenuto acceso, vivo e intatto, dalla memoria.
Nelle immagini che, alternandosi al racconto, scorrono sullo schermo, lei chiede alla ragazza che l'accompagna: "C'era silenzio qui... Allora?" e, senza attendere una risposta, mormora: "Ci sono  tanti uccelli... Forse li avrà sentiti cantare, le avranno fatto compagnia... " e lo sguardo vira, si accende di speranza, di determinazione. 
De Bortoli e Fazio sono imbarazzati, abituati, come noi tutti (o quasi), ai minuetti della falsità, non capiscono o fingono di non capire che a certi sguardi non si possono opporre parole. 
Solo una silenziosa promessa: "Non dimenticheremo!".


domenica 26 gennaio 2014

Libri, ultima spiaggia

Storie raccontate, sussurrate, segreti svelati, risate solitarie, dialoghi serrati, emozioni  condivise, rabbia filtrata in sdegno, sapere seminato su terre ancora brulle, acqua per i germogli, vento di cambiamento, risposte per perplessi, dubbi a chi non ne ha, sogni solo sfiorati, tesori dimenticati... Questo mi schiuma dentro quando dubbiosa o stanca, disperata o incantata, mi rinserro nell'ultimo fortino a sparare parole colorate contro le cannonate...