venerdì 24 ottobre 2014

Scendi dalla cattedra, mamma, siamo a casa...

Le parole, che io amo molto, non sono sassolini, sono pietre. Mi sono confrontata con la parola "scelta" per tutto il santo giorno. Chi scegli? - mi sussurrava una voce. E io provavo a scegliere uno dei due, ma mi accorgevo che mi sarebbe mancato l'altro. Allora  tornavo sui miei passi e cambiavo, ma il senso di frustrazione persisteva e mi stava venendo il sospetto di essere "quella che non ha il coraggio di schierarsi, di fare delle scelte...".
E sì che io mi sono conquistata il diritto di scegliere pagando un prezzo alto, decisamente alto. La scelta costa cara, ma il diritto di scelta costa ancora di più.
Se ci viene imposto di esercitarlo casca il palco...
Vi è mai capitato di avere una coppia di amici che si è separata?. Le regole sociali (?) impongono una scelta: o lui o lei?. Ma se io volessi bene a entrambi? Se volessi conntinuare a frequentare sia l'uno che l'altro? Non andtrbbe bene, mi si dice, perché dovrei, DEVO, scegliere. 
DEVO scegliere... il migliore? e "buttare" il peggiore. MA mi piacciono entrambi, sono tutti e due, a modo loro, migliori. Sono solo DIVERSI. Ti sembra poco? Sinceramente sì, anzi mi sembrerebbe riduttiva una scelta che mi privasse delle qualità positive dell'uno o dell'altro. Non posso tenermeli entrambi?
Ingorda? Sì,  e... soddisfatta!!
Non prendiamo per nemici le ombre. Guardiamole bene: sono solo le nostre ombre...
A quest punto mio figlio mi direbbe, guardando critico l'ora: "Scendi dalla cattedra, mamma, siamo a casa".

mercoledì 1 ottobre 2014

Matteo, facci volare...

Ieri l’ho ascoltato con attenzione, massima attenzione, chiedendomi: “Perché affascina e convince, se non tutti, molti tra coloro che lo ascoltano?!”
Parlo di Matteo Renzi, il Matteo nazionale. Intelligenza fulminea, precede a volte il suo interlocutore rubandogli la domanda prima che l’altro l’abbia formulata, se e quando fa un errore si corregge prima di essere corretto e ci fa pure su una battuta. Snocciola dati e sicurezze, esibisce il suo sorriso da castoro, che piace tanto alle mamme, sprizza energia e un filo di arroganza, che piace tanto alle donne, promette non un cambiamento, ma il cambiamento: quello epocale, capace di modificare il volto del Paese. Ma anche Monti  e i 5Stelle… Tutti hanno parlato di cambiamento.
E allora? Quali corde toccano le sue parole, soprattutto nei giovani?
Il Matteo è abile, non c’è che dire, ma non vince solo stressando chi lo ascolta con la raffica delle parole: convince perché promette di esaudire desideri, desideri non bisogni. Soddisfare bisogni è di tutti…  E’ questo il compito dei politici: identificarli, i bisogni, e poi, almeno in parte, dar loro una risposta. Ma se il bisogno è concreto, chiaro, ineludibile e, certamente, non sorprendente, il desiderio è volo d’aquila, non svolazzo di gallina starnazzante. E’ sogno…
Renzi promette di esaudire i sogni: i sogni di grandezza di un popolo che si è andato facendo sempre più piccolo, più arruffone, maldestramente ladro.
L’articolo 18? Non tutela poco, ma pochi.
Bene, allora estendiamone l’applicazione a tutti i lavoratori – proponiamo noi, poveri tapini, e non soltanto ai dipendenti che fanno capo alle imprese che soddisfano determinati  requisiti. Ma il Matteo vola alto, ripeto, lui vuole di più: vuole imprenditori che possano licenziare e dipendenti che, diventati disoccupati, debbano gravare sulle spalle (e sul bilancio) dello Stato. Vuole professori felici, alunni strafelici, malati pimpanti, vecchietti  e vecchiette canterini, un popolo in marcia, dietro al suo pifferaio magico, diretto al paese di Bengodi sotto una cascata di stelle e fuochi d’artificio che inondi anche giudici, imputati e politici. Vorrebbe anche la Camusso a suonare la tromba e Landini al piffero, ma loro non ne vogliono sapere. Non concertazione per stabilire stitici accordi (lì si suona sempre la stessa musica), ma concerti, concerti veri per allietare con la musica il popolo dei lavoratori. 
Peccato che per realizzare tutto questo ci vogliano soldi, molti soldi. No problem – assicura il Renzi, recupereremo le risorse necessarie dalla lotta all’inflazione, dalla gestione ottimale della spesa, dalla riduzione dei benefici concessi a pochi a danno di molti…  Berlusconi sorride, benevolo, Alfano approva, Marchionne, stimatissimo da Monti, riceve il plauso pure da Renzi…
Ahahahahahahahah, rido, ma è un riso amaro.

Monotona, la Storia si ripete. Ai tempi di “Mani pulite”sui muri di una casa, a Milano, qualcuno scrisse “Di Pietro facci volare”. Italia, paese di santi, navigatori, poeti e... sognatori. O furbi?


domenica 21 settembre 2014

AUGURI  MARTINA... E CHE LA VITA TI SORRIDA. SEMPRE    22/9/2014

lunedì 15 settembre 2014


Vorrei

  
Vorrei insinuarmi
con leggerezza da ladra
fra te e la tua stanchezza

Vorrei
distogliere i tuoi occhi dall'abisso
imprigionandoli nei miei

Vorrei,
ma non posso

Allora,
mi siedo
accanto a te,

in silenzio

la testa sulla tua spalla
la mano nella tua mano
e... aspetto.

martedì 9 settembre 2014

Qual è l'odore della guerra?

Le pozzanghere color carbone diventano d'argento; il giorno nasce diffidente. Non esplode aggressivo e vitale, scuote foglie e alita nebbia. Amo l'autunno, il colore della luce, i boschi che sull'Appennino si macchiamo di giallo spento. L'estate è stata, quasi sempre quest'anno, un preludio d'autunno. Ritornano, nel ricordo, le estati della mia infanzia: il caldo sfibrante, il concerto esaltato dei grilli e delle cicale, le giornate ancora lunghe di settembre. 
Mio padre, in bicicletta, tiene in equilibrio, come un giocoliere, un'anguria. E' enorme, l'anguria, ma anche papà non scherza... 
Mia madre l'affetta… 
E' la prima anguria che vedo, il primo settembre senza bombe, senza sirene, senza paura. Non so come mangiarla, ci affondo il viso sbrodolandomi tutta. 
Sa di buono, sa di pace…
Spalanco la finestra. annuso l'aria.
Non sa di buono, non sa di pace...
Qual è l'odore della guerra?

lunedì 1 settembre 2014

Dove sono le donne? Non le vedo... eppure eravamo tante, la metà del cielo


In questo momento (in particolare) è sulle donne che si regge il Paese. Questo invisibile esercito senza bandiera, senza fanfara e senza uniforme, sparpagliato su tutto il territorio nazionale, ha piegato ancora un po' di più la schiena e... tira avanti! La sveglia posizionata un'ora prima del solito, il sugo e le polpette cucinati sbadigliando, un occhio al fornello e uno all'orologio, mentre la notte sbiadisce e il chiarore dell'alba accende la cucina di colori. Il sugo pronto costa caro e la carne tritata sempre carne è... Bisogna fare i conti con la spesa che costa sempre di più. Bisogna fare come Renzi per "quadrare" il magro bilancio familiare: tagliare, tagliare e ancora tagliare!
"Come fai a spendere così poco?" chiedono le donne senza figli, quelle che si sono date alla carriera, quelle che guadagnano (quasi) come gli uomini, e qualche volta sembrano essere state costrette a dimenticare a casa - come l'ombrello in un giorno di pioggia - la loro femminilità, ma sono comunque poche, troppo poche per contare ai fini di una statistica seria perché "costituiscono l'eccezione che conferma la regola". Quella regola che ci vede - soprattutto in periodi di crisi come quello che stiamo vivendo - ben lontane, in tutti campi, dalla parità.
"Come faccio a spendere così poco?" La risposta è immediata: "Non compro nulla" e poi, dopo un secondo di ripensamento, quell'aggiunta "per me!" Perché per i figli, per soddisfarne oltre i bisogni anche i desideri, le madri si scannerebbero.
Il livello medio di produttività della donna italiana soddisferebbe sia Mario Monti sia - udite, udite - l'insaziabile pretenzioso Marchionne! Lavoriamo, se e quando ci venga concesso, e "stiamo a casa" ( la mia mamma lavora, e la tua? La mia no, "sta a casa"). Casa, dolce casa, dove non smettiamo di trafficare,  limitandoci  soltanto a farlo gratuitamente, come si trattasse di uno "straordinario" quotidiano, non pagato e senza limiti di orario. Prima (al tempo delle nostre mamme e nonne) in silenzio; ora - grazie a Dio, ma soprattutto al femminismo - protestando, sbraitando e, ogni tanto, incrociando le braccia. Arrabbiate, ma mai abbastanza.
Eppure gli imprenditori preferiscono, a parità di bravura, i nostri colleghi maschi, soprattutto quando entra in ballo la carriera. Non si sa mai, le donne potrebbero restare a casa, giustificate da quella "malattia" che è la maternità per tornare sì in azienda dopo qualche mese, ma rincitrullite: non si sa quanto dalla stanchezza per le notti perse, quanto da quell’inaspettata tenerezza che ci fa ritrarre le unghie. Quelle che servono per fare carriera. Che poi non tutte vorrebbero farla (la carriera) ma ci piacerebbe poter scegliere. Avere - hanno creato anche un ministero - pari opportunità. Sarebbe bello e sarebbe giusto se un destino biologico non diventasse, automaticamente, destino sociale!
Sarebbe bello e sarebbe giusto se quella parola, eguaglianza, richiesta a gran voce dal Paese, comprendesse anche la parità tra i sessi, che ancora è ben lungi dall'essere stata conquistata. Stesse opportunità di lavoro, stessi stipendi, servizi sociali a disposizione delle donne per assistere anziani e bambini - senza allungare il lavoro delle donne/nonne  - ben oltre qualunque accettabile limite d'età. E' usurante anche il doppio/triplo lavoro femminile!
Qualcuno/a ha sentito Renzi e il suo governo accennare alla questione femminile? In termini “seri”, non sdolcinati e miranti soltanto a “tenere calmi gli indigeni”?

domenica 31 agosto 2014

Robin Williams

Robin Williams è morto. Si è suicidato. Aveva il Parkinson... Eh, già: era uno dei "nostri", un'altro bradipo tremante. La moglie, quasi scusandosi, precisa "Non era ancora pronto a dirlo..." A chi? A se stesso o a noi? Noi, malati e sani, pubblico giudicante, ma non più della sua bravura di attore bensì dei suoi limiti di malato. Cosa avrà pensato? Non possiamo saperlo: possiamo solo intuirlo. Ci ha sbattuto in faccia la sua scelta: definitiva, immodificabile. Ha scelto la morte, non una vita da malato.
La morte è sguaiata, indecente, scandalosa... Anche la malattia. Vivere richiede coraggio, soprattutto quando si è affetti da una malattia neurologica degenerativa e progressiva... Anche morire, anche morire richiede coraggio. Tanto. Alzi la mano chi non ha mai pensato al suicidio. 
Forse è da qui, dal binomio vita/morte che saremmo dovuti partire, e dai sentimenti che accompagnano questi limiti di quel segmento netto che è la vita. Veniamo al mondo non per nostra volontà, ci scaraventano in questa avventura piena di insidie i genitori che cercano, spesso senza riuscirci, di attrezzarci al meglio per la vita. Non decidiamo la nascita ma possiamo decidere la morte e... qualcuno lo fa. E' una scelta che lascia intuire rabbia e disperazione non più gestibili, non più sopportabili. E' il momento in cui diventa più difficile e doloroso vivere che morire. E' un atto di vigliaccheria o di coraggio? Perché porsi questa domanda? Ha importanza dare un nome a quello tsunami di emozioni che induce a un gesto simile? Etichettarlo equivarrebbe solo a giudicarlo, ed era proprio questo che Robin Williams temeva: gli sguardi impietosi sulle proprie mani tremanti, il fastidio che avrebbe letto negli occhi degli altri di fronte alla lentezza, all'impaccio... Era l'inserimento, suo malgrado, nella categoria dei "diversi".
Questo gesto non va giudicato, va solo rispettato...