E'possibile cambiare? Non le abitudini che, pur ritmando le giornate e dando un'illusoria sensazione di sicurezza, sono soltanto modalità comportamentali ripetute, in quanto comode. No, mi riferisco proprio alla struttura portante della personalità, a quei comportamenti che nascono da ciò che siamo nel profondo, là dove i cromosomi dettano legge, i traumi si sono depositati e le bugie che ci raccontiamo per salvarci hanno avvolto il tutto in una inviolabile tela di ragno.
Credo sia possibile anche se estremamente difficile. La condizione - in matematica si direbbe necessaria, ma non sufficiente - di partenza dovrebbe essere la disponibilità a mettersi in discussione, a riesamire, con una certa freddezza prendendone le distanze, le proprie scelte di vita analizzandone presupposti e conseguenze. Si richiedono coraggio e...fantasia. In questi casi è quasi inevitabile che si sia toccato il fondo o quello che noi riteniamo essere il massimo del dolore sopportabile.
E' in questi momenti che la tentazione della fuga si fa certezza. Se si fugge non si sceglie. Se la fuga si definisce scelta ci si preclude ulteriormente la possibilità di uscire da una situazione di crisi. Penso a quante donne, ma anche uomini, affrontino il matrimonio, o la convivenza, per uscire da situazioni di malessere, convinti di scegliere il partner, mentre scelgono soltanto di non rompere il velo omertoso delle bugie con se stessi. Tra l'altro non è facile capire a priori se si sceglie o si fugge. A posteriori però, l'aggravarsi dei nostri problemi connoterà, inequivocabilmente, l'apparente scelta come fuga. E' quella situazione che i nostri vecchi sintetizzavano nella frase "Cadere dalla padella nella brace".
Di positivo c'è soltanto che di errore in errore ci si avvicina alla salvezza perchè, e di nuovo le scienze esatte ci sorreggono, quando si tocca il fondo per legge fisica si risale.E' in quel momento che - privati come topini di Laboritt - di qualunque possibilità di fuga decidiamo di andare alla ricerca di un modo alternativo di vivere? Forse sì, semplicemente perché stiamo morendo: di dolore e disperazione.
E' l'errore madornale che socchiude la porta della salvezza, consentendo comunque ai più coraggiosi di salvarsi, perché i più pavidi si precludono fughe e scelte, privilegiando un fumoso immobilismo che, preservandoli da danni maggiori li relegherà, però, ai margini della vita. Senza un amore, senza figli, senza un lavoro stimolante, senza desideri né rimpianti, vivacchieranno alla giornata e moriranno senza aver provato il gusto dell'esistenza.
Il cambiamento presuppone il movimento: in avanti, all'indietro, da una parte o dall'altra. Un movimento che ci consenta un cambio di prospettiva, una visuale diversa che ci faccia scoprire qualcosa che non avevamo visto.
Il cambiamento presuppone una morte, la morte del pre-esistente e una ri-nascita.
Condensa quindi, in un istante, i momenti salienti dell'esistenza: nascita e morte. Potrebbe non spaventare? E' addirittura terrorizzante ma, di tutti i viaggi che potremmo fare, è il più entusiasmante, quello che solo ci può portare a esplorare il territorio incontaminato, la terra mai violata: noi stessi, dalla pelle fino al profondo dell'anima.
venerdì 2 gennaio 2009
martedì 30 dicembre 2008
Quest'anno non faccio bilanci
Quest'anno non faccio bilanci. Ho problemi sui criteri di valutazione. Di quanto varia la vita di una madre che ha perso un figlio? Una figlia? E' successo a un'amica, a un amico.
Quest'anno non faccio bilanci. L'anno passato non ho scritto un elenco di buoni propositi. Dopo un numero imprecisato di anni in cui l'ho fatto e i buoni propositi sono risultati essere sogni a occhi aperti - come i primi articoli della Costituzione europea - mi sono stancata di raccontare, ma soprattutto raccontarmi, frottole. So che continuerò a ingozzarmi di frutta secca e torrone nei pomeriggi bigi che gli inverni padani mi regaleranno. So che starò troppo al computer, che continuerò a farmi il fegato amaro ascoltando il telegiornale, che tremerò di paura quando la nebbia, cancellando e scolorando il paesaggio, trasformerà le strade che i miei figli percorreranno in agguati mortali.
Quest'anno non faccio bilanci: sono un po' più pesta e non saprei se mettermi tra i fondi di magazzino (valore simbolico 1 euro) oppure ai piani alti, nella scaffalatura vintage.
Quest'anno non faccio bilanci. Non quadrerebbero i conti: manca mia madre e a depennarla - per sempre - proprio non ci riesco.
Quest'anno non faccio bilanci. Avrei dovuto accendere un fondo rischi, ma ci si può cautelare contro la stupidità? Ci vorrebbe tutto l'oro del mondo e forse non basterebbe.
Quest'anno non faccio bilanci. Ho comperato troppi libri, troppe medicine, poche verdure, troppo cioccolato, pochissimo 'stira e ammira',vetri perfetti',fabuloso'e 'drago'.
Quest'anno non faccio bilanci. Ho due nuovi amici, ho scritto un altro libro. Sopravvenienze attive?
Quest'anno non faccio bilanci. Qualcuno mi diede un amore, era in lire. In euro non quadrano più i conti del cuore.
I principi contabili non funzionano per la contabilità degli affetti. Non c'è un'unità di misura dei sentimenti. Hanno tentato con il denaro. Non ha funzionato. Per questo mi accontenterò di esserci, a naso all'insù, a seguire la traiettoria dei botti, nell'ultima notte di dicembre perchè quest'anno non faccio bilanci.
Quest'anno non faccio bilanci. L'anno passato non ho scritto un elenco di buoni propositi. Dopo un numero imprecisato di anni in cui l'ho fatto e i buoni propositi sono risultati essere sogni a occhi aperti - come i primi articoli della Costituzione europea - mi sono stancata di raccontare, ma soprattutto raccontarmi, frottole. So che continuerò a ingozzarmi di frutta secca e torrone nei pomeriggi bigi che gli inverni padani mi regaleranno. So che starò troppo al computer, che continuerò a farmi il fegato amaro ascoltando il telegiornale, che tremerò di paura quando la nebbia, cancellando e scolorando il paesaggio, trasformerà le strade che i miei figli percorreranno in agguati mortali.
Quest'anno non faccio bilanci: sono un po' più pesta e non saprei se mettermi tra i fondi di magazzino (valore simbolico 1 euro) oppure ai piani alti, nella scaffalatura vintage.
Quest'anno non faccio bilanci. Non quadrerebbero i conti: manca mia madre e a depennarla - per sempre - proprio non ci riesco.
Quest'anno non faccio bilanci. Avrei dovuto accendere un fondo rischi, ma ci si può cautelare contro la stupidità? Ci vorrebbe tutto l'oro del mondo e forse non basterebbe.
Quest'anno non faccio bilanci. Ho comperato troppi libri, troppe medicine, poche verdure, troppo cioccolato, pochissimo 'stira e ammira',vetri perfetti',fabuloso'e 'drago'.
Quest'anno non faccio bilanci. Ho due nuovi amici, ho scritto un altro libro. Sopravvenienze attive?
Quest'anno non faccio bilanci. Qualcuno mi diede un amore, era in lire. In euro non quadrano più i conti del cuore.
I principi contabili non funzionano per la contabilità degli affetti. Non c'è un'unità di misura dei sentimenti. Hanno tentato con il denaro. Non ha funzionato. Per questo mi accontenterò di esserci, a naso all'insù, a seguire la traiettoria dei botti, nell'ultima notte di dicembre perchè quest'anno non faccio bilanci.
sabato 27 dicembre 2008
I sommi banchieri
Quando venne introdotto l'euro e la Bce divenne la Banca dell'Unione, noi, poveri tapini,
demmo assolutamente per scontato che i sommi banchieri in questione conoscessero gli strumenti finanziari in circolazione, le loro caratteristiche, gli eventuali rischi per i risparmiatori, le banche e il sistema economico/finanziario.
E, infatti, lo sapevano perfettamente. Loro.
Noi no, ma loro si.
Perché non sono intervenuti?
Sembra non si potesse.
E noi, sempre i soliti tapini, abbiamo affidato i nostri risparmi a chi non può essere controllato e ha dimostrato di muoversi unicamente privilegiando l'obiettivo di massimizzare il profitto?
Gli stati membri hanno affidato ai banchieri della Bce il compito di guidare l'economia e i mercati creditizi, senza comunicare ai cittadini che, nel nuovo Far West, gli sceriffi avrebbero avuto le mani legate, salvo che al momento di dare l'assalto alla diligenza. Perché, in borsa basta avere qualche informazione un'ora prima dei mercati e l'assalto alla diligenza diventa un gioco da ragazzi. Si chiama 'insider trading'.
Non se n'è sentito parlare.
Con la ratifica del Trattato di Lisbona ci consegnamo nelle mani dei banchieri, sapendo però, questo è l'unico vantaggio di questa gravissima crisi finanziaria, che: o sono sceriffi che non sanno sparare, o bisogna diffidarne per non finire sotto il 'fuoco amico', o - e sarebbe l'ipotesi più inquietante - qualcuno ha cavalcato la tigre, dopo averla lasciata libera.
Ai cittadini italiani bisognosi pochi euro di carità, ma finanziamenti massicci a qualcun altro.
A chi?
Ma va? Alle banche?
Ma per metterle in condizione di non strangolare piccole imprese e privati.
Provate a chiedere a chi si rivolge alle banche per ottenere credito, che risposta ottiene?
Che uso stanno facendo le banche di questo denaro?
Chi controlla?
Nessuno.
Gli sceriffi, ormai, sono soltanto quelli che, pistola sul fianco, se ne stanno davanti alle banche, con un'aria falsamente minacciosa, non spaventando più nemmeno i rapinatori.
Gli altri, quelli preposti al controllo, a tutela dei cittadini e dei risparmiatori, se ci sono, non guardano, se guardano, non vedono.
venerdì 26 dicembre 2008
E L'Onda?
Suonava il telefono, insistente,petulante.
"Sì?"
"Ciao, sono Giorgio...Ti ricordi di me?"
Quel nome mi frullò nella memoria senza riuscire a collegarsi a un volto.
Breve impacciata pausa di silenzio che la comunicazione telefonica non consente. Poi, all'unisono, io" Non ricordo", lui "Trieste,l'università..."
"Non abito più a Trieste da trent'anni" e il rimpianto già mordeva.
"Nemmeno io, abito a Roma" .
Altra pausa di silenzio mentre dalla memoria spuntava un ragazzo magro, i capelli lunghi e ricci, l'eskimo e le clark.
"Ti ho vista su MySpace, una delle fotografie dell'album te la feci io. Ricordi?"
E ora i ricordi arrivavano come un fiume in piena. Nella testa mi esplose Trieste, azzurra di cielo e mare, malandrina di vento. Vento e giovinezza, che per me sono sinonimi, vento che mi faceva volare e ridere, quando ogni giorno era un'avventura per il solo fatto d'esistere, e la notte si aveva l'impressione che cedere al sonno significasse gettare via il tempo. E allora, nel collegio di monache dove avevo trovato alloggio con una decina di studentesse, bevendo caffè forte e nero, ce la raccontavamo fino alle prime luci dell'alba.
Eravamo tutte innamorate di qualcuno, io di Giorgio. Giorgio era uno dei capetti della contestazione che aveva contagiato anche l'università di Trieste. Io, venendo da una famiglia di sinistra, ero vaccinata contro gli slogan che mi arrivavano all'orecchio. Osservavo ciò che stava avvenendo abbastanza freddamente, seccata soprattutto di essere collocata sistematicamente in secondo piano rispetto alle contestazione e ai mille impegni che comportava. Qualche anno dopo avrei aderito con ben diversa partecipazione al femminismo dopo aver provato l'emarginazione femminile sulla mia pelle, passando anche attraverso l'esperienza insostituibile della maternità. Ma, in quegli anni universitari, la vita era solo promesse e progetti e speranze.
E, soprattutto, per me era libertà. Gli anni più belli della mia vita, in quella città dove essere donne ti dava una marcia in più.
" Giorgio?" mormorai, aggiungendo" Ora ricordo"
Lui rise. " Ne hai messo di tempo" aggiunse.
Altra lunga pausa di silenzio.
Entrambi persi dietro ai ricordi, con quel retrogusto di malinconia che i ricordi lasciano, soprattutto a Natale.
" Di te so molte cose perché leggo il tuo blog..." e poi in fretta, quasi a giustificarsi, "Sei sempre la stessa"
" Anche tu" pensai, ma senza dirlo.
" Beh, tanti auguri" lui concluse.
" Anche a te"
" Ci sentiamo?"
" Perché dovremmo?" pensai di nuovo, mentre rispondevo banalmente" E' possibile"
Poi il tu, tu della cornetta abbassata.
" Sei sempre la stessa?"
Non cambia la struttura portante della personalità ma, se trent'anni di vita se non ti hanno cambiata nemmeno un po', cosa diavolo li hai vissuti a fare? Per carità di patria non gli ho chiesto cosa facesse, cosa fosse diventato. Non me la sono sentita di fare domande per paura di doverlo annoverare tra i molti contestatori da strapazzo che vissero la contestazione come un gioco, e, poi, si accaparrarono saldamente le loro poltrone alle quali sono ancora tenacemente avvinghiati.
A volte basta una frase per capire.
Una frase soltanto.
Mi lasciò per una morettina adorante che lo seguiva come un'ombra, pendendo dalle sue labbra.
E ci feci pure una mezza malattia...
Io lo contestavo duramente, lui non ammetteva di essere contraddetto.
Diceva che le donne sono illogiche, poco razionali, possessive...
Lui: il contestatore che avrebbe dovuto cambiare il mondo!
E l'Onda? Si è già smorzata trascinando con sé soltanto una manciata di conchglie?
"Sì?"
"Ciao, sono Giorgio...Ti ricordi di me?"
Quel nome mi frullò nella memoria senza riuscire a collegarsi a un volto.
Breve impacciata pausa di silenzio che la comunicazione telefonica non consente. Poi, all'unisono, io" Non ricordo", lui "Trieste,l'università..."
"Non abito più a Trieste da trent'anni" e il rimpianto già mordeva.
"Nemmeno io, abito a Roma" .
Altra pausa di silenzio mentre dalla memoria spuntava un ragazzo magro, i capelli lunghi e ricci, l'eskimo e le clark.
"Ti ho vista su MySpace, una delle fotografie dell'album te la feci io. Ricordi?"
E ora i ricordi arrivavano come un fiume in piena. Nella testa mi esplose Trieste, azzurra di cielo e mare, malandrina di vento. Vento e giovinezza, che per me sono sinonimi, vento che mi faceva volare e ridere, quando ogni giorno era un'avventura per il solo fatto d'esistere, e la notte si aveva l'impressione che cedere al sonno significasse gettare via il tempo. E allora, nel collegio di monache dove avevo trovato alloggio con una decina di studentesse, bevendo caffè forte e nero, ce la raccontavamo fino alle prime luci dell'alba.
Eravamo tutte innamorate di qualcuno, io di Giorgio. Giorgio era uno dei capetti della contestazione che aveva contagiato anche l'università di Trieste. Io, venendo da una famiglia di sinistra, ero vaccinata contro gli slogan che mi arrivavano all'orecchio. Osservavo ciò che stava avvenendo abbastanza freddamente, seccata soprattutto di essere collocata sistematicamente in secondo piano rispetto alle contestazione e ai mille impegni che comportava. Qualche anno dopo avrei aderito con ben diversa partecipazione al femminismo dopo aver provato l'emarginazione femminile sulla mia pelle, passando anche attraverso l'esperienza insostituibile della maternità. Ma, in quegli anni universitari, la vita era solo promesse e progetti e speranze.
E, soprattutto, per me era libertà. Gli anni più belli della mia vita, in quella città dove essere donne ti dava una marcia in più.
" Giorgio?" mormorai, aggiungendo" Ora ricordo"
Lui rise. " Ne hai messo di tempo" aggiunse.
Altra lunga pausa di silenzio.
Entrambi persi dietro ai ricordi, con quel retrogusto di malinconia che i ricordi lasciano, soprattutto a Natale.
" Di te so molte cose perché leggo il tuo blog..." e poi in fretta, quasi a giustificarsi, "Sei sempre la stessa"
" Anche tu" pensai, ma senza dirlo.
" Beh, tanti auguri" lui concluse.
" Anche a te"
" Ci sentiamo?"
" Perché dovremmo?" pensai di nuovo, mentre rispondevo banalmente" E' possibile"
Poi il tu, tu della cornetta abbassata.
" Sei sempre la stessa?"
Non cambia la struttura portante della personalità ma, se trent'anni di vita se non ti hanno cambiata nemmeno un po', cosa diavolo li hai vissuti a fare? Per carità di patria non gli ho chiesto cosa facesse, cosa fosse diventato. Non me la sono sentita di fare domande per paura di doverlo annoverare tra i molti contestatori da strapazzo che vissero la contestazione come un gioco, e, poi, si accaparrarono saldamente le loro poltrone alle quali sono ancora tenacemente avvinghiati.
A volte basta una frase per capire.
Una frase soltanto.
Mi lasciò per una morettina adorante che lo seguiva come un'ombra, pendendo dalle sue labbra.
E ci feci pure una mezza malattia...
Io lo contestavo duramente, lui non ammetteva di essere contraddetto.
Diceva che le donne sono illogiche, poco razionali, possessive...
Lui: il contestatore che avrebbe dovuto cambiare il mondo!
E l'Onda? Si è già smorzata trascinando con sé soltanto una manciata di conchglie?
Il lavoro rende liberi e la carità riconoscenti.

Buon Natale a tutti e auguriamoci un anno migliore.
A Babbo Natale non chiedo nulla, tanto ho capito che lassù, nella sua casetta nel Paese di Ghiaccio, quest'anno ha avuto a che fare con problemi di concorrenza sleale. Berlusconi ha distribuito tessere di povertà e sua Eminenza Tettamanzi, il cardinale, ha donato una lauta somma, anche a titolo personale (da dove verranno tutti quei soldi?) ragione per la quale il vecchietto vestito di rosso è ripartito con la slitta piena e la testa carica di dubbi. Perchè i regali li porta ai bambini, lui, ma li addebita sui conti correnti dei genitori.
Morale: davanti a due uomini potenti, vestiti di abiti un po' fantasiosi e rossi, scegliere, prima di tutto, l'uomo di chiesa anche se mi chiedo: a chi saranno elargiti i fondi? Con quali criteri? Perchè tanta generosità?
La nostra Costituzione dichiara, se non vado errata, che l'Italia è fondata sul lavoro, non sulla carità. Sarà perchè il lavoro rende liberi e la carità riconoscenti?
martedì 23 dicembre 2008
Terremotando
Stavo parlando al telefono con un'amica quando ho visto il gatto diventare una palla di pelo irta dalla paura, mentre un rumore sordo e un tintinnare di vetri si accompagnava a qualcosa di assolutamente insolito. Ero Pollicino che cercava di stare in piedi mentre qualcuno sbatteva il palazzo condominiale come se fosse un uovo di Pasqua. Per fortuna dura poco: pochi secondi. Altrimenti si morirebbe. Di paura. Nulla come il terremoto dà la sensazione dei tapini che siamo, della casualità dell'esistenza. Ricordo il terremoto del Friuli: abitavo a Trieste. Stavo scodellando la minestra: era maggio, il caldo era stato quasi estivo, soffocante per tutto il giorno, con un'aria ferma, quasi fosse in attesa. Era sera, l'ora in cui ci si siede a tavola. Mia figlia era dai nonni, a Udine. Mio marito stava tornando a casa: gli avevo comunicato che ero incinta.
Lo stavo aspettando quando sentii quel rumore sordo aumentare d'intensità, gonfiarsi..Pensai venisse dal mare. Corsi sul terrazzo e mi appoggiai alla balaustra. Cominciò a oscillare e con lei tutta la casa. Il boato cresceva d'intensità: con mio figlio in braccio volai fino alla porta d'ingresso, la spalancai. L'inquilino dell'appartamento di fronte al mio aprì la bocca per parlare, ma notai che muoveva soltanto le labbra. Forse pregava.
"Le scale sono le prime a crollare" pensai resistendo alla paura che mi avrebbe indotta a scendere in giardino, a scappare dalla casa che si sarebbe potuta tramutare in un groviglio di cemento frantumato e contorto.
Noi fummo fortunati: l'onda sismica si smorzò nel sottosuolo carsico, irto di grotte e doline, mentre Gemona - epicentro del sisma - crollava su se stessa, insieme a mezzo Friuli. Tanti morti, troppe case mal costuite in una zona sismica. Case tirate su con lo sputo.
Per fortuna - teniamo le dita incrociate - qui le case le hanno costruite con altri criteri.
Nonostante quello scricchiolio di ossa rotte non ho trovato una crepa. E' andata bene!.
Lo stavo aspettando quando sentii quel rumore sordo aumentare d'intensità, gonfiarsi..Pensai venisse dal mare. Corsi sul terrazzo e mi appoggiai alla balaustra. Cominciò a oscillare e con lei tutta la casa. Il boato cresceva d'intensità: con mio figlio in braccio volai fino alla porta d'ingresso, la spalancai. L'inquilino dell'appartamento di fronte al mio aprì la bocca per parlare, ma notai che muoveva soltanto le labbra. Forse pregava.
"Le scale sono le prime a crollare" pensai resistendo alla paura che mi avrebbe indotta a scendere in giardino, a scappare dalla casa che si sarebbe potuta tramutare in un groviglio di cemento frantumato e contorto.
Noi fummo fortunati: l'onda sismica si smorzò nel sottosuolo carsico, irto di grotte e doline, mentre Gemona - epicentro del sisma - crollava su se stessa, insieme a mezzo Friuli. Tanti morti, troppe case mal costuite in una zona sismica. Case tirate su con lo sputo.
Per fortuna - teniamo le dita incrociate - qui le case le hanno costruite con altri criteri.
Nonostante quello scricchiolio di ossa rotte non ho trovato una crepa. E' andata bene!.
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