E così lei, algida donna del Nord, aveva conosciuto la passione; quella che fa stirare le labbra ai benpensanti, facendo scuotere loro la testa e mormorare "Ma cosa troverà in quella?... ". La vita aveva ripreso a scorrere nelle sue vene intorpidite. Aveva ricominciato a sorridere. A ridere.
Una luce, insistente, la seguiva nonostante i suoi tentativi di seminarla, di ignorarla strizzando le palpebre.Cosa volevano ancora da lei? - pensò mentre qualcuno accanto a lei borbottava qualcosa. Doveva muoversi, farsi bella, scendere a controllare che mancasse nel garage comune la macchina della moglie del musicista... Aveva comperato un regalo per lui, per il loro primo anniversario. Lui le aveva infilato un biglietto nella cassetta della posta, invitandola a cena fuori... Via libera: la macchina non c'era! L'abito corto le spumeggiava intorno alle gambe snelle che i sandaletti dal tacco alto rendevano ancora più lunghe.
Eccolo! Accostò la macchina allungandosi ad aprire la portiera dalla sua parte. Lei salì; il cielo sopra la sua testa era pieno di stelle mentre la macchina ingoiava la strada aumentando la velocità. Perché correva in quel modo? Non fece in tempo a chiederglielo: luci intermittenti, rossastre, oscurarono il bagliore delle stelle mentre accanto a lei qualcuno gridava, si lamentava... Poi il suono acuto, lacerante, di una sirena le trapassò il cranio, mentre il dolore la squassava, la ingoiava, l'attanagliava. Ingordo la fagocitava.
Aprì gli occhi. Anche il camice del medico profumava di Stira e Ammira.
Suo figlio aveva gli occhi gonfi: la barba, non rasata da giorni, gli conferiva un'aria stanca da uomo adulto.
Tentò di parlare, ma aveva le labbra secche e spaccate. Sua madre le fece cenno di tacere.
"E' mancato un soffio... " le sussurrò il compagno e il marito fece un cenno d'assenso.
La domanda che affiorava nei suoi occhi esigeva una risposta. Il marito le sussurrò: "E' morto!".
Lei chiuse gli occhi, raggiunta. Riacciuffata, si arrese alla vita.
giovedì 9 dicembre 2010
domenica 28 novembre 2010
Sembra volo di farfalle...
Alzo gli occhi dal pc
e me la ritrovo qui
Sembra un volo di farfalle
dalle ali imbrillantate
e di ghiaccio ricamate
Sembra riso
che festeggi
due novelli
freschi sposi
sul sagrato di una chiesa
Sembra zucchero filato
a una festa di paese
Scende bianca
e me la ritrovo qui
Sembra un volo di farfalle
dalle ali imbrillantate
e di ghiaccio ricamate
Sembra riso
che festeggi
due novelli
freschi sposi
sul sagrato di una chiesa
Sembra zucchero filato
a una festa di paese
Scende bianca
scende lieve
Sembra panna
ma è neve
e con lei l'inverno...
danza.
sabato 27 novembre 2010
Doppio binario (Racconto a puntate: puntata n°7)
Eh sì!, per la prima volta nella sua vita aveva provato a essere dall'altra parte della barricata, in quella zona d'ombra di cui le donne - quelle serie - non parlavano, se non con disprezzo e... rabbia. Rabbia per quelle squinziette, quelle rovinamatrimoni, quelle pantere che dava sollievo immaginare tutte curve e poco cervello, quelle donne che accendevano i loro stanchi partner di una vitalità nuova, inimmaginabile, stimolandone la fantasia erotica e la capacità, non meno fantasiosa, necessaria per organizzare una doppia vita, fatta di bugie a go-go, impegni di lavoro fasulli da inventare, doppio telefonino, maglioni di cachemire rosso rubino di cui giustificare l'insolita presenza nell'armadio, abitualmente immerso nella ripetitività tranquillizzante del grigio e del marrone /beige. Ora era lei quella presenza inquietante, erano i suoi quegli umori che rimanevano sulla pelle, tenaci e ineliminabili, quasi l'amore, quell'amore scatenato, avesse un profumo capace di resistere a qualsiasi doccia o bagnoschiuma... ora sarebbe stata lei, l'altra, quella che avrebbe annullato il tepore, la sicurezza delle abitudini, il fremito appena accennato di rasssicuranti amplessi coniugali.
Era stato esaltante essere l'oggetto della gelosia, non la vittima di quel sentimento doloroso, avvilente, acidulo e corrosivo come l'acido muriatico usato per scrostare il water; essere quella che scalzava, non quella che, scalzata, veniva messa in disparte; essere la donna alla quale si regalava un profumo o un completino sexi o le autoreggenti, non la pentola a pressione o i guanti abbinati alla sciarpa.
Eh sì, il musicista aveva una moglie: molto impegnata, molto efficiente, bella, intelligente. Una donna che spesso era assente per motivi di lavoro, una donna che mai avrebbe pensato di poter essere tradita. Ma quale donna lo pensa?
(continua... )
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Settima puntata del racconto Doppio binario
Doppio binario (Racconto a puntate: puntata n°6)
Dopo aver lanciato un'occhiata verificando che non ci fosse nessuno sul pianerottolo o lungo le scale, lei aveva raggiunto in tutta fretta la porta del suo appartamento dove l'aveva accolta la sua immagine, riflessa nello specchio dell'ingresso - scapigliata, le scarpe in mano, quelle labbra arrossate e lo sguardo chiaro insolitamente allegro - che le era apparsa improvvisamente estranea.
Eccitata e insonne si era affacciata alla finestra, contemplando la città che si andava svelando alla luce chiara dell'alba. Quella selva di case, dove le finestre sembravano buchi lasciati da sventagliate di proiettili, non le aveva comunicato l'abituale sensazione di solitudine; piuttosto le era sembrato che la città le strizzasse, complice, un occhio, proteggendola con il buio delle strade e il silenzio mai privo di suoni della metropoli. C'erano, come sempre, porte che scricchiolavano, sbattevano e imprecazioni che seguivano, quasi a sottolineare la contemporanea presenza, nascosta dalla notte, di una vita sotterranea, vagamente peccaminosa, impudica e pericolosa.
Era cominciata così quella storia, mai raccontata a nessuno, tenuta segreta non per vergogna, ma per la paura di vederla svanire come nebbia al sole, quasi si fosse trattato di un sogno, ritenuto per un istante nel passaggio allo stato di coscienza del risveglio già parte della realtà.
Era cambiata, quasi una luce le si fosse accesa dentro a illuminarne lo sguardo. Il suo corpo snello si era un po' ammorbidito, il passo si era fatto più sicuro, le spalle si erano raddrizzate dando al suo portamento, già timido e dimesso, una sicurezza nuova.
Tutti, anche in famiglia, l'avevano notato.
Al compagno, sicurissimo della sua fedeltà, aveva raccontato di improbabili disturbi ginecologici e lui, con pietose bugie, alle quali lei fingeva di credere, si era già interessato alla sua migliore amica che, quando parlava di lui, arrossiva e sbuffava, incolpando del fatto altrettanto improbabili scalmane da menopausa.
Aveva scoperto il fascino potente della trasgressione e l'eccitazione dell'ambiguità...
(continua... )
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sabato 20 novembre 2010
Come foglia, come pianto
Sull'autunno che la nebbia
già sbiadisce
gronda pioggia,
come acqua,
come pianto
E sul ramo del ciliegio,
una foglia,
una soltanto,
lenta ciondola
e resiste
Chissà come,
chissà quanto?
Perché averti amato?
Tanto.
Non sapevo
che l'amore,
come foglia
come pianto,
dura un attimo
soltanto?
Doppio binario (Racconto a puntate: puntata n°5)
Larghi fiocchi cadevano lenti rendendo invisibile il paesaggio e difficoltoso il passo, ma non i pensieri. Sua suocera non le aveva risposto, nemmeno una parola... mentre lei cercavadi giustificarsi per una scelta fatta tanto tempo prima, quando ancora la gelosia, per quel suo senso del possesso che nasceva dal bisogno di essere amata, e che in lei era stato- o ancora era? - voragine senza fondo, pozzo scuro al quale non aveva mai osato avvicinarsi, fiammeggiava come una torcia accesa nella notte.
La stanchezza ora l'invadeva, muscolo dopo muscolo, confondendole i pensieri, mentre il suo passo si faceva pesante e la neve si accendeva d'oro, diventando luce gialla e calda che la faceva scivolare nel sonno Odiava i sogni - colori troppo violenti, situazioni angosciose - tutto un mondo che solo la razionalità imprigionava, murandolo vivo come un galeotto imprigionato in una fortezza inespugnabile, e per sempre.
"Allora, cosa ha deciso di fare?" la voce si sforzava di essere gentile, ma era seccata e troppo alta. Senza contare che le imponeva di prendere una decisione. Su cosa poi? Socchiuse gli occhi e le sembrò d'incrociare uno sguardo che la fissava, freddo.
"Allora mamma, anche il babbo... " Ci si metteva pure lui, il babbo come l'aveva chiamato suo figlio, a dettare legge. L'aveva appena spiegato che il rancore era ancora lì, vivo e vegeto, a darle una sensazione di blocco allo stomaco. E se lui, il figlio, aveva il diritto di mollarla in mezzo alla neve per scaldarsi tra le braccia della proprietaria di un bar golosa di ragazzetti, lei aveva il diritto di fare le sue scelte senza avere tra le palle l'ex marito.
"Sarebbe la scelta migliore!"
Ma guarda - pensò - è arrivato anche lui, mentre riconosceva la sua voce e il profumo del suo dopobarba.
Era una vera e propria riunione di famiglia, peccato che considerandola importante quanto il due di coppe non le avessero detto nulla, né il marito, né il figlio, né... Be', questa era la più bella: c'era anche il suo compagno.
Da chi era stato invitato? E da quando lui e il marito si frequentavano? Eh, già, ormai andava di moda la famiglia allargata: tutti a far finta di essere superiori, immuni da rancori, ripicche, tutti insieme appassionatamente a mimare di volersi bene, di essere preoccupati per le paturnie della ex moglie, ex compagna, ex, ex...
Se vi aspettate che vi dia il gusto di rispondere vi sbagliate di grosso - pensò, trincerandosi dietro alle palpebre chiuse.
Sentii volteggiare quella parola, noiosa come una zanzara: finge! Di non capire, di non sentire... finge, finge.
Finge cosa?. E' strano come chi dovrebbe conoscerci meglio, non ci ascolti, non ci osservi, arroccato nella presunzione di sapere tutto di noi, di dare per scontato un modi di essere dell'altro da sé immune da cambiamenti. Invece la vita non ci scorre addosso senza lasciare traccia, la vita ci cambia, ci modifica. Non le interessava più la loro opinione: aveva voglia di vivere, di fare qualcosa per sé, non di dare agli altri, ma di prendere, afferrare per la coda la vita... e scoprirla.
Aveva conosciuto quell'uomo, banalmente, quel nuovo condomino, arrivato un pomeriggio d'inverno, portandosi dietro un mare di scatoloni e quel pianoforte che non passava da nessuna parte, che aveva fatto imprecare e bestemmiare gli scaricatori, attirandola curiosa sulla porta di casa.
Se lo era trovato davanti, alto e bruno, gli occhi scuri e i capelli ricci da ragazzo, appena ingrigiti sulle tempie.
Le aveva sorriso porgendole la mano e dicendole: "Non mi dica che odia la musica! Ho appena affittato l'appartamento accanto al suo" e lei aveva riso a sua volta, intimidita da quello sguardo che scivolava sull'interlocutore caldo come una carezza.
Alla sera, aveva suonato alla sua porta, tenendo in bilico su un vassoio una bottiglia di vino e un piatto di spaghetti.
"Ha già mangiato?" e il sorriso già contagiava gli occhi che la fissavano ammirati, indugiando sulle sue labbra, come se seguirne la geometria fosse la cosa più importante da fare in quel momento.
"No!"
"Allora, mi faccia compagnia, ma il vino lo offro io, sempre che riesca a trovarlo... " ed era partito in perlustrazione, aprendo scatoloni mentre lei lo seguiva aprendosi un varco tra scatoloni e mobili accatastati alla meno peggio.
Ricordava tutto di quella serata: il gusto del vino, la musica che lui le aveva suonato al pianoforte, le lunghe mani sottili e forti che scivolavano sui tasti e... , dopo, sulla sua pelle, con la stessa passione e sicurezza mentre la luce della candela - non aveva ancora la luce elettrica - si spegneva fumigando e la notte invadeva la stanza.
(continua... )
sabato 13 novembre 2010
Perché tanta meraviglia, Silvio?
Perché tanta meraviglia, Silvio? Hai trasformato la politica in spettacolo, in show televisivo, ponendoti al centro della scena - tu, inguaribile istrione,- e recitando la tua parte, inorgoglito dagli applausi sempre più calorosi, standing ovation inclusa? E allora? Il tuo pubblico si è stancato, forse perché il tuo spettacolo si è fatto ripetitivo: sempre le solite donnine, tutte curve e poco cervello, sempre la stessa menata, sempre uguali anche i sorrisi mentre gli spettatori all'uscita non trovavano più il cappello, o l'ombrello oppure i guanti, e, alla fine, nemmeno il cappotto e, tornando a casa, qualcuno si è ritrovato il soggiorno allagato e - come consolazione - solo le tue promesse e, di reale, una bottiglia d'acqua minerale e una vanga. Per cominciare a spalare il fango, anche dal laboratorio tirato su a fatica in anni di lavoro... "Come in guerra... " ha sussurrato tra i denti una vecchietta intervistata in TV, "come in guerra" mentre tu, simpatica canaglia, aggiungevi alla tua collezione di case l'ultima: la reggia di Antigua, costruita lontano dal Belpaese, poiché qui tutto rovina e i paesi ruscellano a valle dopo due giorni di pioggia, insieme alla terra resa instabile, ballerina, dal dissesto idrogeologico. E così qualcuno ha cambiato canale e magari ha scoperto un comico più bravo - uno che ha recitato gratuitamente - prendendoti per i fondelli, facendoti apparire per quello che sei sempre stato: un guitto. Un guitto! Sì, ma della politica che, di allegro, non ha mai avuto tanto e che - diciamocelo una volta per tutte - dovrebbe essere una cosa seria.
Si può sempre cambiare canale, Silvio, e se dovessi apparire a reti unificate, basterebbe un clic per spegnere il televisore. E' la politica via video, quella dell'immagine, quella "usa e getta", quella che tanto ha contribuito al tuo successo... Non ridi più? Il mugugno non dona in TV, te lo sei scordato? Uno come te?
Mi meravigli, Silvio!
Si può sempre cambiare canale, Silvio, e se dovessi apparire a reti unificate, basterebbe un clic per spegnere il televisore. E' la politica via video, quella dell'immagine, quella "usa e getta", quella che tanto ha contribuito al tuo successo... Non ridi più? Il mugugno non dona in TV, te lo sei scordato? Uno come te?
Mi meravigli, Silvio!
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