martedì 1 maggio 2012
Guardi ma non vedi
Il tuo sguardo evita il mio
Perché?
Guardi
ma non vedi
Indifferente
sei
e lontano
da tutti
da me
La vita vive
di sguardi
di parole
di gesti
guardala
non è lei che si è fermata
...
sei tu.
domenica 29 aprile 2012
Fantomatici obiettivi
Mario Monti, tra un pasticcino e un sorso, appena un sorso,
di ottimo vino bianco servito freddo naturalmente, di cosa avrà parlato,
all’ultimo incontro del Bilderberg? Quale sarà stato “il punto caldo” all’ordine
del giorno? Di questo gruppo, formato dagli uomini più potenti del mondo, che si
riunisce una volta all’anno per discute e confrontarsi sui grandi temi della pace e
prosperità mondiali, la stampa non parla. Si sa poco, si fantastica parecchio, ma una cosa si può affermare, senza paura di
essere smentiti: qualsiasi decisione sia scaturita da questi incontri,
qualunque tattica sia stata adottata, qualsivoglia strategia perseguita… i
risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il problema che si pone è: hanno
conseguito gli obiettivi che si erano prefissati oppure no?
Nel primo caso ci sarebbe da indagare su questi fantomatici obiettivi,
sintetizzabili in vantaggi enormi per pochi e una sorta di schiavitù
economico/finanziaria per molti. Troppi, direi. Nel secondo caso, se questa crisi che ci sta scoppiando tra le mani non è frutto di una scelta ben precisa,
ma è il risultato di una serie di molteplici errori… Be’, allora, sarebbero
(tecnici, politici e ‘consiglieri’) da prendere a calci, mandandoli a svernare
lontano, il più lontano possibile, dove potrebbero, senza fare danni,
discettare tutt’al più sul gioco delle bocce.
Fughe...
I ragazzi mi telefonano: hanno voci tese, preoccupate... "Qui è una guerra, mamma, c'è un clima d'incertezza totale, si naviga a vista nella nebbia, senza radar... ". Vivono lontani; noi siamo una famiglia sparpagliata, c'incrociamo su facebook, a volte scherziamo, a volte un "ciao" e via. Scompaiono dal monitor, mai dalla mia vita.
Questa mattina Giuditta, la morosa di mio figlio, mi ha regalato un angolo di mare... il mio mare: quello che vedevo dal terrazzo di casa, a Trieste. La mia famiglia, dalla parte materna, è originaria di Venezia. L'acqua fa parte di me, devono esserci state notti dimenticate passate a nuotare sul fondo, sirena tra le sirene, giorni persi a percorrere la geometria dei canali, ritrovando piazzette e gatti acciambellati, subito amici. Tutto racchiuso nei cromosomi. Poi il mare dell'Istria e le isole di roccia bianca, battute dal vento. La lingua slava, aspra di consonanti, e il dialetto veneziano - parole morbide come velluto - che avrebbero diviso le nonne, innalzando confini di filo spinato, alimentando rancori mai sopiti.
Famiglie in fuga (quelle di mio padre e mia madre), dalla bianca isola di roccia e dall'Istria invasa dalle truppe titine... Alla ricerca di un altro mare, sarebbero approdati a Trieste, la città dalle sette bandiere che, agli inizi del Novecento, faceva ancora parte dell'Impero austro-ungarico. Città che accoglieva tutti, accolse anche noi.
Ho scelto di essere triestina, anche se in realtà non ho un'appartenenza. In me tutto cozza, nulla si è amalgamato, fuso. Mi arrabbio e amo in dialetto, scrivo in un italiano dove abbondano i "triestinismi", ho vagato di città in città, ho cambiato casa decine di volte... Ora mi sono fermata, ma soltanto perché una malattia ( la vita quando vuole sa essere bastarda) mi inchioda ai percorsi brevi e fissi della mia casa.
Mi manca il mare: l'odore, il suono, lo stridio dei gabbiani in picchiata sulle onde. Anche se ho dipinto la casa d'azzurro, non basta!
mercoledì 25 aprile 2012
Caduti come una grandinata sotto un temporale estivo...
Quante volte, io abito in Emilia Romagna, dietro la curva di
un sentiero di campagna, su un muro scrostato, da una lapide semisommersa dai
rovi, mi sono venuti incontro, incollandomi a quelle due date – nascita e morte
– i partigiani? Ogni volta mi sono
fermata, ogni volta mi fermerò a leggere quei nomi: Desmo, Decimo, Primo,
Adenore… Nomi di contadini che hanno
poco tempo e troppi figli, e rifiutano i nomi dei santi perché il prete lo
salutano, pure lo rispettano, ma la religione per loro non è l’umidore polveroso
e stantio della sagrestia e della chiesa: è il Dio dei campi di grano, biondi
di sole, è il Signore delle albe intirizzite e dei tramonti che incendiano i
boschi dell’Appennino, è il Cristo che bestemmiano quando piove troppo o troppo
poco…
In Emilia li trovi dappertutto, caduti come una grandinata
sotto un temporale estivo: morti a
venti, trent’anni, ma anche a diciassette, diciotto…
A volte accanto al nome e a quelle due date, sempre troppo
ravvicinate, una foto piccola, sbiadita.
Quasi sempre sorridono. Quasi sempre c’è un fiore. Di campo.
Penso alle donne che li amarono e li piansero, penso alla loro
paura davanti ai fucili. Avranno tremato, gridato, pianto, bestemmiato,
invocato un nome di donna? Erano solo uomini, spesso poco più che ragazzi, ma
decisero: un futuro libero o… la morte.
Davanti a quelle lapidi mi sono sempre sentita una pulce.
martedì 24 aprile 2012
Chi sbaglia paga?
L'ex ministro dell'Economia del governo Berlusconi, Giulio Tremonti, non ha dubbi quando afferma: "La crisi italiana nasce dallo strapotere del sistema finanziario mondiale: un problema esterno al Paese che", aggiunge, "riguarda, in misura maggiore o minore a seconda delle caratteristiche dei singoli Paesi, tutta l'Economia occidentale". Sul banco degli imputati siedono dunque le grandi banche che, come una ragnatela impalpabile, avvolgono l'intero pianeta, dando vita a una realtà sistemica che deve essere tenuta i piedi, a qualunque condizione, costi quel che costi!
Come ho ripetuto decine di volte, sono stati i politici, i parlamentari ad approvare le leggi che hanno smantellato il sistema dei controlli, lasciando assoluta libertà di manovra alle banche. Lo hanno fatto per ignoranza? Per finanziare il Paese? O sono stati corrotti, pagati e strapagati dai banchieri? La legge Amato del 1990, che ha privatizzato il settore bancario (sulla base degli accordi comunitari che prevedevano l'armonizzazione della normativa nel settore del credito) ha istituito le fondazioni bancarie, strane creature, tutte italiane, che di fatto possiedono le banche (private) ma, essendo pubbliche, sono soggette all'influenza dei politici. Tipico compromesso da "gattopardi". (Ovviamente sugli immobili di loro proprietà le fondazioni non pagano l'Imu, perché si professano no-profit).
Il ministro Tremonti sembra considerare le banche e i banchieri un'invasione di cavallette, una piaga biblica, dimenticando, volutamente, che non soltanto d'incompetenza si è trattato, ma di corruzione. A tutti i livelli della politica. Cosa suggerisce l'ex ministro Tremonti? Di emanare nuove leggi per regolamentare il settore creditizio, sostanzialmente simili a quelle così incautamente e rapidamente cancellate. Si permette di concludere l'intervista concessa a una (giustamente incavolata) Annunziata confessando il suo timore che il presidente Monti si guarderà bene dall'intervenire, in tal senso, nel settore del credito. Perché? Non dà risposte il ministro: l'intervista è conclusa. Responsabili della crisi gravissima in cui versa il Paese? Nessuno, al di là di una fantomatica Finanza mondiale; sicuramente non lui, Giulio Tremonti, ministro dell'Economia sotto il governo Berlusconi.
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sabato 21 aprile 2012
Storia di nebbie e acquitrini (Puntata n°3 - Terza parte)
Assentì, con un sorriso appena accennato.
Lei sembrò rincuorarsi: sciolte le mani che teneva in grembo, aggrovigliate, si rilassò appoggiandosi allo schienale della sedia ed emise un sospiro, un lungo sospiro di sollievo.
"Mi congratulo con lei... credo le sia costata la scelta di venire da me... " e poi, quasi borbottando tra sé e sé, ma senza staccarle gli occhi di dosso, Gualtiero concluse "Del resto... tale padre, tale figlia! Questa è la nuova generazione che noi fascisti abbiamo formato, che dico, forgiato!"
Si alzò per accompagnarla alla porta, mentre lei, le guance in fiamme, si alzava dalla seggiola.
"Porti i miei saluti a suo padre".
"Non mancherò" .
Poi, nell'aria rimase una traccia di profumo che Gualtiero, spalancando la finestra, fece sparire.
La figlia di De Vecchi! Chissà se il padre era stato a conoscenza della tresca? No, certamente no. Come avrebbe reagito conoscendo la vera identità dell'uomo che sua figlia aveva frequentato? E quali informazioni era riuscito a strappare alla ragazza il bel Professore? Forse l'aveva amata davvero, o se n'era innamorato frequentandola... Graziosa era davvero, e giovane e fresca come una rosa di maggio... Bella figlia aveva allevato De Vecchi e... bel rischio aveva corso! - pensò Gualtiero, mentre seguiva con lo sguardo, spiando dalla finestra, la ragazza che si allontanava in fretta, confondendosi tra i passanti.
Prese una nuova cartella dall'archivio e annotò alcuni dati. Pensieroso.
Una cartella su De Vecchi la possedeva già, ma l'aggiornamento, frutto del colloquio appena concluso, non era cosa da poco. La tresca della ragazza gli offriva un elemento di conoscenza del "Professore" che si sarebbe potuto rivelare fondamentale: tutto dipendeva dalla natura del rapporto fra i due! Erano innamorati, amanti soltanto, o lei era caduta nella rete abilmente intessuta da lui per motivi politici? Magari per organizzare un attentato, assassinare il De Vecchi, avversario politico e fascista?
Avrebbe dovuto richiamare la ragazza, interrogarla a fondo, conoscere i particolari, tutti i particolari... Ma con calma, senza fretta; conquistando la sua fiducia, sfruttando il risentimento che l'abbandono dell'uomo aveva provocato in lei. Si sarebbe dimostrato padre, affettuoso e comprensivo. Le avrebbe promesso di rintracciarlo, con il suo aiuto naturalmente, e le avrebbe giurato di riportarglielo, tacendo sulle conseguenze dell' arresto... Sapeva trattare le donne lui, Gualtiero! Sapeva rassicurarle, offrendo le sue larghe spalle alla loro fragilità. E conosceva anche la vulnerabilità maschile di fronte alla loro bellezza...
(continua...)
venerdì 20 aprile 2012
Ci mancava Beppe Grillo...
Beppe Grillo riduce la politica a spettacolo - che dico - ad avanspettacolo, ma raccoglie consensi, soprattutto tra i giovani... quelli che la scuola ha formato poco, non ha reso sufficientemente critici e/o quelli ai quali la rabbia è arrivata agli occhi.
Grillo scatena la rabbia, non la riflessione.
E' pericoloso...
Grillo scatena la rabbia, non la riflessione.
E' pericoloso...
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