giovedì 11 febbraio 2010

Ultimo carnevale

Si erano appena sposati e lei non aveva ancora conosciuto i parenti del marito, suocera in testa. Erano partiti subito dopo la cerimonia, diretti a quel paesino, poco più di una spruzzata di case, a qualche chilometro da Chieti, dove lui, il marito, era nato e cresciuto.
Le prime ombre della sera già si allungavano a lambire i muri quando la loro macchina si fermò e Valeria, intimidita e quasi soffocata di baci e complimenti, venne fatta entrare.
“Non avete fatto festa per il matrimonio, festeggeremo il carnevale e la maschera più bella sarà premiata”, la suocera borbottò, volteggiandole intorno curiosa. Valeria sorrise scusandosi, poi con sollievo uscì dalla stanza lasciandosi alle spalle quell'atmosfera un po’ soffocante.
Entrò nella camera: sul letto un abito ‘Charleston’ in velluto di seta nero, una cloche che risultò essere della sua misura e scarpine di vernice. Di lato una maschera, nera e avorio come le scarpe.
Eccitata come una bambina, indossò il vestito, poi, lentamente, si voltò verso lo specchio dell’armadio.
Si guardò, percependo una sensazione di estraneità mentre la stanza si animava di presenze furtive, sospiri, mormorii; una risatina di gola gorgogliò alle sue spalle.
Alle sue spalle?
Che sciocca! La stanchezza e l’emozione di quella lunga giornata le stavano giocando un brutto scherzo – pensò, annodando il nastrino di velluto intorno al collo e fermandolo con un bocciolo di rosa color avorio. Troppo stretto le dette una sensazione di soffocamento. Tentò di allentarlo ma riuscì soltanto a stringere ulteriormente il nodo. Le sue mani afferrarono la rosa di tulle. Sentì sotto le dita inturgidirsi i petali, una spina le punse la mano. La rosa si apriva, viva. Viva? Spalancò la bocca cercando l’aria. Il nastro, quasi fosse stretto da mani invisibili, la stava strangolando.  Annaspando con le dita intorno alla gola, si gettò contro la finestra spalancandola con le ultime forze, ma sbilanciandosi nel movimento.
Il suo corpo piombò nel cortile senza un grido, mentre il nastro di velluto si scioglieva, roteando libero nell'aria della sera in uno spampanio di petali luccicanti.

Nel salotto il cicaleccio cresceva d’intensità e tutti commentavano, stupiti, la straordinaria somiglianza di Valeria con la bisnonna del marito, morta suicida precipitando dalla finestra, oh mio Dio!, alla vigilia di carnevale alle otto di sera del….
L’orologio a pendolo emise il primo rintocco. Tacquero le voci, mentre altri sette colpi rimbombavano uno dopo l’altro nel silenzio attonito della casa.

1 commento:

  1. Ottimo esemplare di racconto fantastico, raro in Italia. Grazie.

    RispondiElimina