domenica 28 settembre 2008

Essere donna in Afghanistan

Ciò che mi fa star male, in queste morti annunciate, non è la paura al momento dell'agguato. Terribile si! ma, nella sua intensità, brevissima: un lampo, uno squarcio nel corpo e nell'anima e sei solo un fagotto di carne fatta a pezzi.

Ciò che mi fa star male, in quel braccio della morte senza sbarre a cui ti condanna non un delitto efferato, ma la convinzione di essere dalla parte della ragione, è l'attesa di quell'agguato: è immaginarlo ogni notte, viverlo ogni giorno con il cuore che sobbalza davanti a ogni ombra e il sangue che si alimenta di paura. Una paura che ti si acquatta dentro, non ti molla più, in una simbiosi da gemella siamese. E morire ogni giorno nell'attesa del colpo di grazia definitivo che ponga fine all'agonia.

Si chiamava Malalai Kakar. Non portava il burqa, aveva deciso di non portarlo.
Figlia e sorella di poliziotti, aveva deciso di arruolarsi nella polizia.
Troppe decisioni per essere donna. In Afghanistan.

giovedì 25 settembre 2008

John Wayne si è perso per strada.

E' stato per disponibilità umana nei confronti dei non abbienti, come aveva promesso scimmiottando Pinocchio durante la campagna elettorale, che Bush ha consentito, anche a chi non offriva garanzie, di ottenere prestiti per acquistare una casa?
O, forse, voleva soltanto tenersi buono l'elettorato per fare la sua "guerra preventiva", quella sì redditizia per lui e gli "amici" che gli avevano finanziato la campagna elettorale?
E chi la casa l'aveva già? Nessun problema: avrebbe potuto darsi allo shopping. Frenetico. Fatto a debito, così il Presidente avrebbe preso due piccioni con una fava: si sarebbe assicurato altro consenso politico e alti consumi. Un'espansione basata sui debiti, ma soprattutto su una qualità sempre più scadente dei debiti.

Ma chi avrebbe acquistato i debiti scadenti?
Beh, sarebbe stato sufficiente cartolarizzarli, farli etichettare dalle società di rating con una tripla A e spedirli in giro per il mondo, garantiti da coperture conto il rischio d'insolvenza poste in atto con complessi strumenti finanziari: i famigerati "derivati".


Forse al Presidente nessuno aveva spiegato cosa fossero i derivati. Pochi avevano capito che il rimedio sarebbe stato peggiore del male. Eh sì, perchè questi strumenti, simili a un Giano bifronte, introdotti sul mercato per coprire da rischi d'inadempimento (erano sempre quei famosi debiti contratti da persone con redditi insufficienti a far fronte ai pagamenti) si dimostrarono idonei ad alimentare anche un mercato speculativo, una vera e propria casa da gioco finanziaria, capace di attirare speculatori, da invogliare con stratosferici guadagni iniziali, per poi, come nella migliore tradizione dei casinò di tutto il mondo, spennarli.


Quei pochi, in grado di capire, vennero neutralizzati con la deregulaton giuridica sugli enti deputati al controllo, oppure essendo troppo impegnati a guadagnare sfruttando la situazione, se ne fregarono altamente.
La qualità del debito, collocato dagli Usa, grazie alla globalizzazione, in tutto il mondo, si andò sempre più deteriorando, fino a quando il livello delle insolvenze ( nel mercato dei prestiti concessi per l'acquisto delle case) non oltrepassò i livelli medi del settore. Per ottenere liquidità, a questo punto, si misero in vendita le case, facendo crollare i prezzi nel settore immobiliare.
Il seguito di questa storia è sotto gli occhi di tutti.

Riepilogando: Bush aveva come obiettivo quello di assicurarsi consenso, per non perdere i vantaggi legati alla sua posizione di presidente degli Usa, le banche americane volevano incrementare i profitti sulle operazioni effettuate, scaricandone i rischi sugli investitori;
Wall Street voleva poter operare sui mercati senza limitazioni, incrementando il listino e le operazioni speculative, gli investitori volevano titoli ad alto rendimento, sottovalutandone stupidamente il rischio, i cittadini americani volevano mantenere il loro livello di vita, indipendentemente dal reddito, e anche i più indigenti, negli Usa, volevano ottenere prestiti, senza fornire garanzie.

Fiducioso nell' "arrivano i nostri " finale, questo popolo di cow boy, abituato prima a sparare e poi a pensare, questo popolo arrogante e sicuro di sè, depositario di tutte le caratteristiche di un'eterna gioventù, davanti a questo disastro dovrà prendere atto dell'inizio della sua parabola discendente.

Mentre ancora non si è spenta l'eco del crollo dele Torri Gemelle, un paese istupidito punta le sue pistole contro chi? Contro i fautori di una scuola pubblica dissestata e acritica, contro i molti, troppi americani che disertano le urne elettorali, contro coloro che hanno voluto la guerra, contro chi non ha saputo lottare a sufficienza per la pace, contro l'imbarbarimento che pone il denaro al di sopra di tutto?

John Wayne non è arrivato in tempo: si è perso lungo i sentieri della Valle Solitaria, diventando, come il suo paese, vecchio, ma non adulto.
Crolla, con un altro memorabile tonfo, anche il sogno americano.

lunedì 22 settembre 2008

Paese ingiusto

In questi giorni una frase, pronunciata alcuni anni fa da Natta, leader politico di sinistra, come un moscone fastidioso dal quale mi risultasse impossibile distrarre l' attenzione, mi ronzava nella testa: " L'Italia non è un paese povero, è un paese ingiusto ".

Il diritto ha codificato regole, dando valenza normativa a comportamenti già invalsi nell'uso della maggioranza dei cittadini, perchè senza norme, regole e divieti una democrazia non potrebbe sopravvivere. Vantiamo le migliori leggi d'Europa, ma sappiamo soltanto violarle.

Una cultura che si alimenti di individualismo esasperato, di disprezzo dello Stato e avidità, non può che indurre la maggior parte dei cittadini a fregarsene delle regole. Al "berlusconismo", inoltre, dobbiamo l'arroganza becera del gloriarsene. La linea di demarcazione che divide il paese separa, ormai, solo gli onesti dai disonesti e chi osa denunciare i furti rischia querele per diffamazione e qualche sorriso di compatimento.

Non a caso la magistratura, preposta all'amministrazione della giustizia, risulta sotto tiro.
Non a caso i ricchi ottengono prestiti, mentre chi ha idee nuove, entusiasmo, coraggio, voglia di rischiare e giovinezza non ottiene manco un euro di prestito. Un signore di nome Cuccia, non molto tempo fa, affermava " le azioni si pesano, non si contano ", in barba a quanto previsto dalla legge.

Sulla cultura di un paese con queste caratteristiche che impatto avrà il crollo dei colossi americani operanti nel campo della finanza? I rampanti manager in doppiopetto e camicia azzurra che sbaraccano in tutto il mondo occidentale, computer sotto il braccio e aria mesta, come si ricicleranno, quale trasformismo subiranno?

Forse non c'è molto da preoccuparsi: l'economia reale presenta segno negativo, quella dei prestigiatori in doppiopetto è alle corde, ma noi italiani siamo un popolo dalle mille risorse.
Ci sono anche gli operatori in gessato, c'è un'economia che non paga imposte, nè contributi, nè salari sindacali ai propri dipendenti. Da noi la chiamano economia sommersa. E' la vera ricchezza del nostro Paese.


E' un'economia basata sulla totale inosservanza delle regole, che non ha problemi di concorrenza perchè li risolve a colpi di mitra.
Ora il divario tra l'economia legale e quella illegale si farà, in termini di profitto, ancora più ampio, a tutto vantaggio dell'economia sommersa

Io credo che il nostro Paese si salverà dal disastro, ma non per l'accorta (sic) politica dei funzionari delle sue banche, bensì per il fiume di denaro che il sistema ricicla per conto delle organizzazioni mafiose.

Allora siamo a posto?
Basterebbe dimenticarsi di Falcone e Borsellino, dei ragazzi della loro scorta, di Libero Grassi,
Antonino Scopelliti, Giuliano Guazzelli, Francesca Morvillo, Giovanni Lizzio...
Io non posso.

domenica 21 settembre 2008

Feroce(mente) belle

Pelle e mente sono così difficili da conciliare per le donne? Si direbbe di sì, perlomeno da quello che filtra da Internet. Ragazze intelligenti, culturizzate e spiritose, inchiodate allo specchio di Biancaneve, o più precisamente della sua matrigna, a chiedersi disperate: "Sono la più brutta del reame? " Lo sguardo maschile, seguito dal cuore e da qualcos'altro di più prosaico, sembrerebbe ignorare tutto ciò che esula dal mitico 90-60-90. Le donne belle avrebbero il mondo in mano, il cervello non conterebbe, la sensibilità nemmeno, la cultura men che meno.

Qualche chilo di troppo? Ma se ci sono fior di dietologi e di diete, punti e non punti...e qui viene il bello. La dieta c'è, ma la volontà di applicarla a se stesse manca. Il frigorifero è là, enorme, pieno di ogni ben di Dio. Basta allungare una mano. E tutte le scuse sembrerebbero essere buone: fa caldo, fa freddo, piove, nevica, tira vento, si è sole, deluse, amareggiate, ansiose, preoccupate. Si mangerebbe per noia, per solitudine, per disistima, per "colmare" un vuoto. Si mangia perchè di tutte le droghe è quella che costa meno. Perchè gli spot incoraggiano a mangiare (e le modelle che sfilano in passerella a digiunare ?)


E' troppo semplice: questi comportamenti non risulta siano generalizzati o generalizzabili. Tutte, o quasi, sanno che il corpo rifiutato, maltrattato e odiato è soltanto uno specchietto per le allodole. Le ragioni (profonde) del malessere sono altrove. Altrimenti si troverebbe la forza e la voglia di cambiare. Forse.


Ma il corpo, oltre ad essere un involucro da abbellire, è anche un contenitore di organi da conservare in buona salute per: camminare, saltare, cantare, ballare, fare l'amore e partorire. Mi direte che è poco? E non raccontatemi che hanno compagni e figli soltanto le donne belle? Guardatevi intorno per le strade, nelle piazze, nei parchi. Eppure nessuna sembra chiedere a quello specchio: " Continuerò a ballare, amerò, avrò un figlio o due gemelli?"


Su questi argomenti il gioco si farebbe duro e, soprattutto adulto. Come si fa a rinunciare al fascino che possiede l'eterna bambina? E' così scontato, prosaico e assolutamente prevedibile l'adulto. Alice non avrebbe più il suo Paese delle Meraviglie; dovrebbe affrontare il caos metropolitano, prendendo il tram al volo per arrivare in tempo dal suo capo che l'ha assunta part-time.


Con questo corpo si può giocare? E’ diventato un oggetto d'arte, che poco o nulla avrebbe più a che fare con la persona che incorpora. La pelle tatuata, percorsa da frasi che occhieggiano dalla scollatura o si rincorrono invadendo zone meno accessibili (Ai miei tempi nessuno avrebbe tentato di spogliarti per leggere il prosieguo di una frase ), i capelli colorati o, zac e via!, rasati, le sopracciglia sforacchiate, le orecchie non se ne parla, spilloni da balia infilati sottopelle.


Ma non è un gioco crudele? E inutile? E l'interiorità? Non interessa più a nessuno? Non c'è: è morta!I sentimenti sono morti. E sepolti. Sarebbe un mondo troppo crudele, per averne, mi dicono. Ma qualche volta... se proprio servono, si mimano e, mi assicura chi di dovere, lo si sa fare così bene che nessuno nota più la differenza. E gli ideali: idem come sopra. Li hanno sostituiti con le idee: più veloci, modificabili, decisamente meno impegnative. Va di moda l'usa e getta, a parte il problema smaltimento dei rifiuti. Ma anche a questo non credo: sempre girovagando sul Web, colgo rabbia, passione, ironia, speranza, impegno. E allora?


C'è mancanza di certezze, tutto è vago, sfumato; il mondo sembra sul punto di svaporare in nube tossica. E allora cosa c'è di più materiale, corpo(so), del corpo?Può diventare largo, lungo, artificialmente giovane (bisturi permettendo), camuffabile, coperto, scoperto, muto, parlante (vedi linguaggio del corpo), scritto, intonso. Può diventare un Dio da venerare, oggetto di culto, biglietto da visita, alter ego e/o avatar.L'importante è spostare il tiro su questo bersaglio mobile che tanto, ormai, è plasmabile a seconda dei nostri bisogni. Ma non era lui a ricattarci? A condizionarci? Be', la battaglia è ancora in corso. L'alternativa sarebbe andare "oltre", lasciare in pace il corpo, ignorare i martellanti messaggi televisivi che riportano alla dipendenza da stereotipi che non ci corrispondono. L'alternativa sarebbe affrontare i propri demoni..., la scelta più difficile che potremmo/dovremmo imporci di fare.

Bush era un uomo d'affari? Suoi, evidentemente.

Bush osserva il crollo di una delle più prestigiose istituzioni del Paese.
E ora l'America batte cassa. L'America!
Su Wall Street cade una nevicata di ordini di vendita...
Nessuno compra, nel paese del consumismo non ci sono più soldi, soltanto debiti, coperti come garanzia da " titoli spazzatura".
Bush era un uomo d'affari? Suoi, evidentemente!
Capiranno gli americani che non pago, il loro presidente, di trascinarli in guerra facendo crepare i loro figli, ora è riuscito anche ad affamare i superstiti?


Nouriel Roubini, professore di economia alla New York University, già un anno fa aveva previsto ciò che sarebbe accaduto elencando, punto dopo punto in rapida successione, lo svolgimento del disastro e, fino a questo momento, i fatti gli hanno dato ragione.


Ora s'invocano misure restrittive, forme di controllo del mercato finanziario, nuove leggi atte a tutelare gli investitori risparmiatori. Ora? E fino a questo momento perchè nessuno è intervenuto? Perchè l'America è il paese del libero mercato, per tradizione e per definizione.
Il mercato sa, fiuta, capisce, corregge...ma mi faccia il piacere, mi faccia, avrebbe detto Totò.


Il mercato non è un'entità astratta, è formato da persone , persone che fanno delle scelte e, se non imponiamo loro alcun limite, queste persone seguiranno il solito pifferraio magico: il denaro. Soldi, soldi e ancora soldi in un giro di valzer vorticoso, dove all'interruzione improvvisa della musica (leggi stasi nell'aumento dei prezzi nel mercato immobiliare) qualcuno si è trovato con la scopa in mano, a pagare pegno. Come succedeva, nei miei anni giovanili, alle festicciole per ragazzi.


Quello che sta succedendo negli Usa non dovrebbe creare particolari problemi - dicono - alle banche nostrane, perchè al riparo da rischi competitivi, avendo operato in un regime di oligopolio protetto, non hanno adottato quei modelli altamente speculativi d'ingegneria finanziaria che hanno decretato la rovina di istituzioni finanziarie all'avanguardia. Perchè impelagarsi in quelle operazioni quando, quintuplicando il costo dei conti correnti in un anno, si possono già aumentare, senza correre alcun rischio , in modo considerevole i profitti? Ma ci sono anche i portafogli titoli da gestire e le società d'investimento americane "cartolarizzavano" i prestiti concessi, spedendoli in giro per il mondo. Così, trasformando crediti (concessi senza adeguate garanzie) in titoli di credito si dotavano questi strumenti di caratteristiche atte a renderli idonei a circolare sui mercati e entrare a far parte anche di fondi di gestione del risparmio o investimenti di società assicurative e fondi pensione.


Allora mi sorge spontanea una domanda: quanti di noi si ritrovano quella carta straccia tra le mani senza sapere, fidandosi della propria banca, nulla del rischio che si sono accollati?
Io non sono certamente Nouriel Roubini, ma azzardo una previsione: entro pochi mesi
i computer delle nostre banche si incastreranno sul comando "elimina" per togliere dal mercato
cumuli di carta straccia, ai quali solamente l'avidità e l'arroganza di uomini senza scrupoli e la complicità di governi inetti avevano conferito un valore.

venerdì 19 settembre 2008

AMAZZONIA ADDIO

Ho notizie da amici di ciò che sta accadendo in Amazzonia. Mi sono arrivate anche fotografie terribili ...gente massacrata, corpi violati, picchiati...
E, paradossalmente, non mi sento di mostrare questo orrore. Perchè?
Per rispetto verso questa povera gente, colpevole soltanto di aver tentato di sottrarsi allo sfruttamento e alla miseria? Certamente, ma anche perchè l'irrompere della violenza con il crudo realismo dell'immagine mi ha reso stridente il contrasto con il silenzio comodo e protetto della mia casa, la tazza di caffè sul tavolo, il computer aperto e il sole che sta tramontando colpendomi con sciabolate di luce che illuminano i miei colpevoli pensieri.
Scrivo, ma non so trovare le parole giuste, non riesco a essere sufficientemente incisiva. Se uno di quegli uomini massacrati fosse mio figlio? Allora sì urlerei, bestemmierei dando la stura alla disperazione alla rabbia, all'indignazione. L'Amazzonia è così lontana, ma non per depredarla, per abbattere e bruciare le sue foreste, mi suggerisce una voce, mentre lo sguardo mi cade sulla mia libreria che trabocca di libri. Carta, la mia casa è piena di fogli, appunti, giornali: carta, carta dappertutto
Se la morte è oscena, è altrettanto osceno chiudere gli occhi. Osceno e inutile perchè quelle immagini terribili le ho ormai in testa, mi gravano sull'anima.
Si può fare qualcosa? mi chiedo e vi chiedo.
Che cosa?

Capitalismo d'azzardo

" Un mercato speculativo può essere definito come un mercato in cui i prezzi si muovono reagendo a opinioni concernenti il movimento futuro dei prezzi, a differenza dei mercati normali in cui i prezzi si muovono reagendo a variazioni obiettive della domanda o dell'offerta di beni o servizi. Sotto questo aspetto un mercato speculativo è molto simile a una corsa di cavalli in relazione alla quale si ha un mercato delle scommesse. Quante più persone esprimono un'opinione su quale cavallo vincerà, tanto più basse saranno le quotazioni che otterranno dagli allibratori. Quindi saranno le opinioni e non l'oggettiva bravura del cavallo a muovere i prezzi. "

"Il 31 dicembre 1999 il secolo finirà, ma se non s'interviene per raffreddare e controllare la casa da gioco della finanza per la maggior parte delle persone le conseguenze del giocare a testa o croce con la vita della gente saranno diventate fin troppo chiare. Solo i partecipanti al gioco d'azzardo della finanza, che saranno sopravvissuti nelle grandi torri per uffici dei centri finanziari del mondo capitalistico, potranno alzare il bicchiere.
Per gli altri, il "secolo americano" si chiuderà dolorosamente e miserevolmente ".
Così concludeva il suo libro " Capitalismo d'azzardo" Susan Strange nel 1986