mercoledì 11 aprile 2012

Cose di donne e da donna a donna...

Quando regalai Pane nero, di Miriam Mafai, a mia madre, in lei risalirono i ricordi trovando, per un istante, la strada delle parole... Mi raccontò la sua guerra, quella fatta di fughe nella notte con noi figlie in braccio per cercare rifugio dalle bombe in cantine buie, fredde, tra bestemmie e preghiere.Quella guerra quotidiana per trovare qualcosa da mettere in tavola. I cappotti fatti con le coperte militari: tutti magri come chiodi e vestiti di grigio/verde. Come i soldati in trincea. 
Non mi disse tutto, ma mi lasciò intuire molto. Il resto me lo raccontò Miriam Mafai: altre cose di donne, e da donna  a donna. Non ci sarà più a raccontare il "non detto", a colmare lacune, ad aiutarci a capire, anche attraverso la storia delle nostre madri, la nostra Storia.... 

sabato 7 aprile 2012

C'era una volta, non tanto tempo fa...

C'era una volta un tempo (in)felice in cui nei Paesi cosiddetti ricchi (tra i quali il nostro) ma detentori di valuta "povera", nelle fasi di crisi economica si attuava una "svalutazione competitiva". Invece di ridurre il costo d'impresa, trovando una migliore combinazione produttiva, si svalutava il cambio. Favorendo le esportazioni , la Bilancia commerciale tornava in attivo, riprendevano a correre i consumi, il Paese - se ricco di bellezze artistiche e paesaggistiche come il nostro - veniva invaso dai turisti che portavano valuta pregiata: marchi, dollari, sterline, franchi  svizzeri... E si usciva dalla crisi.

Be', la lira non ci faceva una gran bella figura, l'inflazione aumentava di anno in anno, i salari e gli stipendi pure, (adeguandosi, anche se soltanto in parte, attraverso il meccanismo della scala mobile), i cosiddetti "fondamentali" quindi peggioravano, ma il Paese viveva bene. Relativamente bene, incoscientemente bene, ignorando (o fingendo d'ignorare) quanto quel tenore di vita fosse alto e quanto oneroso fosse lo Stato assistenziale (Welfare State lo chiamavano ed era il fiore all'occhiello dell'Europa, ma a suon di deficit annuali avrebbe dato vita a quei Debiti pubblici presi oggi di mira dagli speculatori finanziari).

Se le crisi erano ancora congiunturali, l'inflazione, però, era a due cifre, e l'Ue ancora e solo una speranza, un progetto condiviso idealmente in un mondo che diventava sempre più "piccolo", anche in virtù di una tecnologia sempre più avanzata. Poi la globalizzazione diventò realtà, come il sogno europeo che si realizzò, purtroppo, soltanto a livello monetario.

E la realtà diventò incubo, maturato in anni, ma esploso in pochi mesi. Con quale risultato? Crisi di nuovo, ma strutturale (o di  sistema) e globale, mentre ai colossi del capitalismo occidentale, che cominciavano a mostrare traballanti piedi d'argilla, si affiancavano le nuove economie (Cina, India, Paesi dell'America Latina) che esportavano i loro prodotti, resi competitivi soprattutto dal ricorso a mano d'opera pagata pochissimo e priva di ogni forma di tutela sindacale. E così iniziò la delocalizzazione delle imprese: dai Paesi  ricchi a quelli poveri... mentre una massa di disperati,senza alcuna specializzazione professionale, continuava a cercare scampo dalla miseria dei Paesi ancora non industrializzati, offrendo, nei Paesi ricchi, mano d'opera "in nero" alle imprese e variegando il mondo del lavoro in maniera non solo illegale, ma di ambigua comprensione.

L'economia occidentale in crisi, globale, espressa essenzialmente in euro e dollari, assunse un'ulteriore particolarità: diventò di "carta". A una produzione reale (di beni) si affiancò una produzione di "valori" incorporati in documenti cartacei (all'inizio), in scritture contabili (ora), che rappresentavano beni sottostanti e aspettative sugli stessi.

Con tutta la mia stima per il mondo dell'inconscio, così come Freud, anche invadendo il terreno dei sogni fatti assurgere a specchio di profondità esistenti ma invisibili, aveva materializzato accanto a una realtà corporea, una possibile realtà psichica e ne aveva ipotizzato, codificandoli, i percorsi, così un esercito di matematico/finanziari (?) dette il via agli strumenti derivati: valori contabili le cui oscillazioni derivavano (e derivano perché continuano a essere emessi, senza nessuna, o quasi, regolamentazione) da aspettative su beni sottostanti  reali: materie prime e merci o debiti e crediti.
Solo che un'analisi a pagamento (salatissimo!) non te la impone nessuno e a volte funziona, mentre i prodotti derivati ci sono stati imposti e si sono rivelati una iattura. Inoltre, come le scorie radioattive, sembrano... indistruttibili.

Questa è una delle poche certezze che abbiamo: sono stati i "derivati" a far scoppiare la crisi. Negli Usa, nel 2008. La responsabilità economica è delle banche o, più in generale, delle grandi istituzioni finanziarie. La responsabilità politica ricade sui governi che hanno acconsentito (?) a smantellare la normativa che tutelava credito e risparmio, trasformando in un Far West finanziario i mercati.
Il denaro ha corrotto la politica, indebolendola, l'economia di carta ha preso il sopravvento su quella reale.

L'economia reale è stata costretta, con l'introduzione dell'euro che impediva le svalutazioni competitive, a fare i conti con l'innovazione e la riduzione dei costi, l'economia di carta, generatrice di guadagni enormi e velocissimi, quando il primo detentore americano di un mutuo non è stato in grado di pagare il debito contratto, ha invertito la marcia, iniziando una caduta, diventata tonfo, che ha portato le banche sull'orlo del fallimento. Ma il sistema bancario, tramite il mercato interbancario che serve a finanziare le banche, è un'impalpabile ragnatela  che connette tutte le banche tra loro, e il fallimento di un solo ente creditizio di grandi proporzioni avrebbe provocato un effetto-domino. Tutte giù, come birilli... e, dietro le imprese, i risparmiatori... Gli Stati?

Quindi i governi dei vari Paesi hanno salvato le banche. Sono stati costretti a salvarle! A carico del Debito pubblico. Economia reale in affanno (scarsamente competitiva rispetto alle "economie emergenti"), credito (alle imprese e alle famiglie) "congelato", debiti pubblici troppo elevati rispetto al PIL... La Finanza è partita all'attacco e la parola "spread" è entrata a far parte del nostro vocabolario. E' partita la carica dei banchieri, dei tecnici, degli economisti. A imporre comportamenti "virtuosi". Loro!

Be', se non fosse tragico, sarebbe paradossale  e quasi divertente.


mercoledì 4 aprile 2012

Venghino, venghino signori... il furto è servito!

Si ruba a più non posso: legalmente e illegalmente. La linea di demarcazione si fa sempre più vaga, sbiadisce sotto i colpi di un governo che più ladro di così non potrebbe essere. Tassa di nuovo la casa (pagata con denaro già assoggettato a tassazione), la prima casa (quella acquistata strangolandosi a tassi di usura, usura legalizzata com'è quella bancaria, ma sempre usura) e, non pago, non dà a noi contribuenti nemmeno la misura esatta dell'imposizione fiscale. La "modulerà" in itinere, stabilendo un'aliquota in funzione delle necessità dell'Erario e, in ultima analisi, del Bilancio dello Stato. Quasi, quasi, cointesto il mio conto corrente a nome dell'Erario, così mi copro dal rischio di compilazione inesatta dei moduli fiscali per l'Imu. Non vorrei dover versare altri 500 euro di multa...
Nel frattempo si elargiscono finanziamenti a pioggia ai partiti. Non sono finanziamenti, sono rimborsi elettorali? Meglio così: cambiandone il nome,  in un sol colpo (di genio) li legalizziamo e li quadruplichiamo. E poi ? Ce li mettiamo in tasca... Venghino, venghino signori... il furto è servito!

domenica 1 aprile 2012

Il "nuovo" che avanza


Al di là delle singole riforme, dei provvedimenti miranti a tamponare situazioni d’emergenza, quello che mi spaventa – e che si va delineando sempre più chiaramente – è l’imposizione  di un modello socio/politico a monte…

Faccia de tola o faccia di legno che dir si voglia

Avete mai visto quei "bambini vestiti da cretini, guidati da un cretino vestito da bambino" girare vocianti in città? Premesso che la feroce definizione non è mia, vi suggerisco caldamente, di... tenervene alla larga, dopo aver appreso dal  buon Rutelli che Lusi, il preparatissimo, fidatissimo Lusi, iniziò la sua fulgida carriera negli scout, diventandone rapidamente uno dei capi. Poi la sua avanzata non conobbe soste, fino a essere nominato vicepresidente della Commissione Bilancio, membro della giunta per le immunità parlamentari e della Commissione speciale per il controllo dei prezzi. 
Una vera e propria "serpe in seno" o, cito Rutelli, una "piovra". Ma i guardiani di un "tesoro" non dovrebbero essere controllati? E, soprattutto, è corretto il finanziamento - pardon, il rimborso elettorale - a un partito defunto? E' corretto che un rimborso in eccesso rispetto alle spese sostenute, pagato da noi cittadini, venga investito in immobili? 
"No, no... " risponde Rutelli. Contrito. Ma, dato che è in televisione, ne approfitta per fare il suo primo comizio elettorale in vista delle elezioni amministrative: parla di tradimenti, di iniziative portate avanti dalla buona politica (della quale lui sarebbe un esponente), di cambiamenti auspicabili (o già in atto e a lui in parte dovuti)... Promette che la Magistratura farà giustizia, che il denaro rubato sarà recuperato e, unito all'avanzo di bilancio, restituito ai cittadini.
Fazio, anche se quasi zittito da tanta enfasi, riesce a domandare: "Lei, che è passato dal Partito Radicale ai Verdi, al  Pd e ad Alleanza per l'Italia, non ritiene di mancare di coerenza politica? " scatenando l'immediata puntualizzazione del nostro che coglie invece nei vari "passaggi" il filo rosso di una continuità ideologica, la stessa, identica, che lega il Pd al Pds e al Pci. 
"Anche nella sua alleanza con Fini, ritrova un percorso comune?" chiede Fazio.
"No", risponde Rutelli, ma conclude invitando gli italiani  a distinguere gli onesti dai disonesti, "a guardarlo in faccia"...
Io lo guardo e... cosa vedo? A Trieste direbbero "una faccia da  tola" che, nella migliore delle ipotesi, è la faccia di chi potrebbe guidare, a dire molto, un gruppo di scout, nella peggiore, è pure un disonesto.

Ultime notizie dal fronte: domenica, 1 aprile 2012




giovedì 29 marzo 2012

Qui, nonna, fioriscono i ciliegi...

Qui, nonna, fioriscono i ciliegi, ma la gente non è allegra. Serpeggia lo sconforto, la rabbia trova sfogo in brontolii sputacchiati tra i denti. Ancora non è esplosa.
Le imprese chiudono: per delocalizzare o definitivamente.
Quando vengono intervistati, i lavoratori hanno la voce spezzata, lo sguardo perso... le donne piangono. La casa di proprietà, la sicurezza duramente conquistata sono diventate incubo... O si riesce a pagare il mutuo alla banca, o fuori! Ma non era nostra? Sì, veramente no. Nì. Quando si perde anche la casa è dura, nonna! La moglie ti guarda con altri occhi, i ragazzi diventano insolenti; pure la Rosina, quella della mensa che quando si chinava a scodellare la minestra lasciava intravedere... le colline del  Chianti, ora, quando t'incrocia gira l'angolo.
"Fateci lavorare di più, pagateci meno, ma fateci lavorare!" urlano gli operai davanti alle fabbriche, dai tetti delle industrie, dai tralicci... Sempre più in alto e sempre più forte. Ma nessuno li ascolta... anche Dio - per chi ci crede - è diventato sordo. Come in guerra. E i prezzi salgono, i partiti litigano, i ricchi scelgono le spiagge più esclusive per le prossime vacanze. I tecnici abbaiano ai forti, ma mordono i deboli... I poveri rubano una confezione di pasta al supermercato, i ricchi svuotano conti correnti milionari... e suscitano ammirazione. Uccidi un uomo e sei un assassino, accoppane mille e diventerai un eroe. Come in guerra, nonna, come in guerra...

Ultime notizie dal fronte: giovedì 29 marzo 2012.

sabato 24 marzo 2012

Cosa farà il Parlamento?

Angeletti e Bonanni sono nomi che i lavoratori non dimenticheranno. Li ricorderanno quando arriverà loro una lettera di licenziamento, quando subiranno ricatti in azienda e dovranno chinare la testa, quando dovranno dire ai loro figli l'ennesimo no, non si può, non abbiamo i soldi... In questa guerra economica, nella quale la posta in gioco è un capitalismo diverso (ancora più aggressivo, ingiusto e feroce) e l'euro solo un mezzo per modificarlo, la trattativa sul "Lavoro" era la Stalingrado da difendere. Con le unghie e con i denti.
Capitale e Lavoro: soldi e dignità! Un'alleanza impossibile? Il sogno di grandi spazi in un mondo che la tecnologia ha reso sempre più piccolo e l'avidità di pochi, ogni giorno, un po' più povero? Per troppi?
Caro vecchio Marx, studiato all'università con giovanile baldanza, devo chiederti scusa per averti letto con leggerezza. Troppa. E averti capito così poco. Troppo poco.
Il Capitale non si sta liberando del Lavoro - sa che non potrebbe farne a meno e la crisi dell'economia di carta lo evidenzia - lo sta soltanto asservendo.
Pochi, e non buoni, i padroni riscoprono la carità e la elargiscono in cambio della dignità. Il buon Marchionne è arrivato al punto di pagare tre operai, ma obbligandoli a starsene a casa. Le idee, certe idee - e lui che ha studiato filosofia lo sa - possono essere più pericolose delle persone. Meglio isolarle (le idee), comprarle (le idee), sommergerle con le preghiere e/o le canzonette e, se ancora resistono, cambiare le leggi che le tutelano.
Cosa farà il Parlamento? E' l'ultima linea di resistenza possibile. Il Paese lo sa.
A proposito chi sono i tre operai cui ho fatto cenno? Sono delegati sindacali Fiom (uno è soltanto iscritto al sindacato) licenziati in quanto tali, ma reintegrati nel posto di lavoro in base all'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. La legge a tutelare dall'arbitrio e dalla tracotanza.
Marx sogghigna, ma ha gli occhi lucidi: di furore e di dolore.