Visualizzazione post con etichetta banche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta banche. Mostra tutti i post

domenica 3 novembre 2013

Vecchia crisi e nuovi barbari.

L'adozione dell'euro, il ruolo assunto dai  banchieri, la prevalenza della finanza e dell'economia di carta su quella reale, il matrimonio d'interesse tra finanza e politica e la sempre più smaccata mancanza di spessore morale della classe dirigente del nostro Paese sono, a mio avviso, tra le cause più importanti che stanno all'origine della crisi che stiamo vivendo.
L'euro  fu per il Paese un errore e... una grande ingiustizia sociale. Avvantaggiò, infatti, i proprietari di patrimoni, dimezzando il potere d'acquisto di salari e stipendi, con la conseguenza di rendere più debole, sotto il profilo economico e quindi sociale, la classe operaia, già messa a dura prova dallo sviluppo tecnologico.
L'ammissione dell'Italia all'Unione europea non fu certamente indolore, ma l'astuzia fu quella di far credere al Paese che l'appartenenza al club degli eletti avrebbe avvantaggiato tutti, spalancandoci di fronte le porte dell' Eldorado. Fu, invece, un vero e proprio "patto leonino": i sacrifici, in termini di maggiori  imposte, colpirono stipendi, salari e pensioni,  ma i vantaggi, in seguito, privilegiarono i soliti (pochi) noti.
Il Paese di europeo aveva ben poco (particolare che avrebbe dovuto indurre i nostri governanti a una scelta diversa) e, quanto più si scendeva lungo lo stivale, tanto più aumentava il divario con la Germania, l'Olanda, la Norvegia e gli altri Paesi facenti parte dell'Unione.  Ma Prodi &Co. si erano impegnati ad attuare un profondo cambiamento: burocrazia più snella, inflazione sotto controllo (quindi Debito pubblico in diminuzione a causa dei ridotti tassi d'interesse), mercato libero da interventi statali e via promettendo...
Resta il fatto che entrammo in Europa come ultimi della classe, con un cambio lira/euro svantaggioso, la consueta furbizia dei bottegai (che immediatamente ritoccarono all'insù tutti i prezzi), l'inveterata mancanza di controlli a sanzionare i comportamenti scorretti e l'abituale disonestà della classe politica. Se i beni vanno costruiti, per i prodotti finanziari basta la fantasia: infatti esplose sui mercati la "finanza creativa", facendo aumentare le agenzie bancarie e assicurative, ma portando al fallimento molte imprese manifatturiere.
La finanza corruppe la politica imponendo leggi a tutela del mercato bancario e, in ultima analisi, della cosiddetta "economia di carta" che s'impose sull'economia reale. Il mondo del lavoro dipendente risentì ulteriormente del cambiamento ma il tasso di disoccupazione subì una vera e propria impennata quando le imprese manifatturiere iniziarono a "delocalizzare" la produzione.
Smembrata, impoverita, la classe operaia è passata dall'urlo dei cortei al belato della disperazione dei licenziati, dei cassaintegrati, degli esodati.... poco e mal tutelata da una "Sinistra" allo sbando, in piena crisi ideologica e politica.
L'Europa, politicamente inesistente, costretta a fare i conti con la concorrenza dei paesi in via di sviluppo, in difficoltà sulle esportazioni verso gli Usa (artefici di una politica monetaria orientata alla svalutazione del dollaro) e presa d'assalto da una massa di disperati in fuga dall'inferno dei loro Paesi, non è stata certamente in grado di realizzare quell'armoniosa fusione strombazzata per anni nei convegni e negli incontri. E' rimasta, e rimane, un'entità vaga, divisa, rissosa, dove tentano di coesistere Paesi troppo diversi tra loro (come Germania e Italia o Grecia e Svezia). Ovviamente, senza riuscirci.
Il cambiamento, anticipato da segnali ben precisi ma ostinatamente ignorati, è scoppiato come una bomba: rottamati i valori prevalgono ora gli interessi, mentre la generazione dei figli guarda ai "padri" con rancore, i politici sono un esempio di squallore difficilmente superabile, la disoccupazione dilaga, l'insicurezza aumenta, la paura del domani attanaglia un po' tutti.
All'interno di questa realtà ha senso continuare ad accapigliarsi sulle cause? Sì, ma proponendo (e tentando) soluzioni, rimedi. Ma possono cambiare le scelte se non cambiano le persone? Valori come la correttezza, l'onestà possono essere imposti per legge? No, la legge si limita a sanzionare i reati che la disonestà alimenta. E allora? Chi saranno i nuovi barbari che spazzeranno via il vecchio impero? Sono già qui, tra noi? Camminano al nostro fianco, ma noi non li identifichiamo? Oppure stanno arrivando e quella polvere sulla strada è sollevata dagli zoccoli dei loro cavalli? No, i nuovi barbari non useranno i cavalli, non saranno inquadrati dai cannocchiali... Avranno altre armi, useranno altre parole.
Volete vederli? Accendete la televisione...

sabato 7 aprile 2012

C'era una volta, non tanto tempo fa...

C'era una volta un tempo (in)felice in cui nei Paesi cosiddetti ricchi (tra i quali il nostro) ma detentori di valuta "povera", nelle fasi di crisi economica si attuava una "svalutazione competitiva". Invece di ridurre il costo d'impresa, trovando una migliore combinazione produttiva, si svalutava il cambio. Favorendo le esportazioni , la Bilancia commerciale tornava in attivo, riprendevano a correre i consumi, il Paese - se ricco di bellezze artistiche e paesaggistiche come il nostro - veniva invaso dai turisti che portavano valuta pregiata: marchi, dollari, sterline, franchi  svizzeri... E si usciva dalla crisi.

Be', la lira non ci faceva una gran bella figura, l'inflazione aumentava di anno in anno, i salari e gli stipendi pure, (adeguandosi, anche se soltanto in parte, attraverso il meccanismo della scala mobile), i cosiddetti "fondamentali" quindi peggioravano, ma il Paese viveva bene. Relativamente bene, incoscientemente bene, ignorando (o fingendo d'ignorare) quanto quel tenore di vita fosse alto e quanto oneroso fosse lo Stato assistenziale (Welfare State lo chiamavano ed era il fiore all'occhiello dell'Europa, ma a suon di deficit annuali avrebbe dato vita a quei Debiti pubblici presi oggi di mira dagli speculatori finanziari).

Se le crisi erano ancora congiunturali, l'inflazione, però, era a due cifre, e l'Ue ancora e solo una speranza, un progetto condiviso idealmente in un mondo che diventava sempre più "piccolo", anche in virtù di una tecnologia sempre più avanzata. Poi la globalizzazione diventò realtà, come il sogno europeo che si realizzò, purtroppo, soltanto a livello monetario.

E la realtà diventò incubo, maturato in anni, ma esploso in pochi mesi. Con quale risultato? Crisi di nuovo, ma strutturale (o di  sistema) e globale, mentre ai colossi del capitalismo occidentale, che cominciavano a mostrare traballanti piedi d'argilla, si affiancavano le nuove economie (Cina, India, Paesi dell'America Latina) che esportavano i loro prodotti, resi competitivi soprattutto dal ricorso a mano d'opera pagata pochissimo e priva di ogni forma di tutela sindacale. E così iniziò la delocalizzazione delle imprese: dai Paesi  ricchi a quelli poveri... mentre una massa di disperati,senza alcuna specializzazione professionale, continuava a cercare scampo dalla miseria dei Paesi ancora non industrializzati, offrendo, nei Paesi ricchi, mano d'opera "in nero" alle imprese e variegando il mondo del lavoro in maniera non solo illegale, ma di ambigua comprensione.

L'economia occidentale in crisi, globale, espressa essenzialmente in euro e dollari, assunse un'ulteriore particolarità: diventò di "carta". A una produzione reale (di beni) si affiancò una produzione di "valori" incorporati in documenti cartacei (all'inizio), in scritture contabili (ora), che rappresentavano beni sottostanti e aspettative sugli stessi.

Con tutta la mia stima per il mondo dell'inconscio, così come Freud, anche invadendo il terreno dei sogni fatti assurgere a specchio di profondità esistenti ma invisibili, aveva materializzato accanto a una realtà corporea, una possibile realtà psichica e ne aveva ipotizzato, codificandoli, i percorsi, così un esercito di matematico/finanziari (?) dette il via agli strumenti derivati: valori contabili le cui oscillazioni derivavano (e derivano perché continuano a essere emessi, senza nessuna, o quasi, regolamentazione) da aspettative su beni sottostanti  reali: materie prime e merci o debiti e crediti.
Solo che un'analisi a pagamento (salatissimo!) non te la impone nessuno e a volte funziona, mentre i prodotti derivati ci sono stati imposti e si sono rivelati una iattura. Inoltre, come le scorie radioattive, sembrano... indistruttibili.

Questa è una delle poche certezze che abbiamo: sono stati i "derivati" a far scoppiare la crisi. Negli Usa, nel 2008. La responsabilità economica è delle banche o, più in generale, delle grandi istituzioni finanziarie. La responsabilità politica ricade sui governi che hanno acconsentito (?) a smantellare la normativa che tutelava credito e risparmio, trasformando in un Far West finanziario i mercati.
Il denaro ha corrotto la politica, indebolendola, l'economia di carta ha preso il sopravvento su quella reale.

L'economia reale è stata costretta, con l'introduzione dell'euro che impediva le svalutazioni competitive, a fare i conti con l'innovazione e la riduzione dei costi, l'economia di carta, generatrice di guadagni enormi e velocissimi, quando il primo detentore americano di un mutuo non è stato in grado di pagare il debito contratto, ha invertito la marcia, iniziando una caduta, diventata tonfo, che ha portato le banche sull'orlo del fallimento. Ma il sistema bancario, tramite il mercato interbancario che serve a finanziare le banche, è un'impalpabile ragnatela  che connette tutte le banche tra loro, e il fallimento di un solo ente creditizio di grandi proporzioni avrebbe provocato un effetto-domino. Tutte giù, come birilli... e, dietro le imprese, i risparmiatori... Gli Stati?

Quindi i governi dei vari Paesi hanno salvato le banche. Sono stati costretti a salvarle! A carico del Debito pubblico. Economia reale in affanno (scarsamente competitiva rispetto alle "economie emergenti"), credito (alle imprese e alle famiglie) "congelato", debiti pubblici troppo elevati rispetto al PIL... La Finanza è partita all'attacco e la parola "spread" è entrata a far parte del nostro vocabolario. E' partita la carica dei banchieri, dei tecnici, degli economisti. A imporre comportamenti "virtuosi". Loro!

Be', se non fosse tragico, sarebbe paradossale  e quasi divertente.


venerdì 10 febbraio 2012

La crisi ridotta all'osso


I responsabili della crisi che il Paese sta vivendo cominciano a delinearsi con una certa chiarezza. Sul banco degli imputati la Finanza, i politici e l’Europa.
La Finanza ha preso i debiti contratti dai clienti delle banche e li ha cartolarizzati (trasformati da crediti in titoli di credito, pensate alla differenza tra farsi prestare una certa somma e firmare una cambiale), poi li ha venduti sul mercato finanziario e, come una pioggia di coriandoli, questi debiti, diventati con complesse operazioni d’ingegneria finanziaria prodotti finanziari autonomi, hanno invaso il mercato alimentando speculazioni legate al rischio d’insolvibilità che è struttura portante di ogni debito/credito, e alla possibilità di scaricarlo. Ogni debito/credito, passando di mano in mano ha alimentato centinaia, migliaia di operazioni, in un giro di valzer sempre più vorticoso e… redditizio. Tutto ha funzionato fino a quando il debitore originario alla scadenza ha pagato. Il sistema è saltato nel 2008 negli Usa con la crisi dei subprime, prestiti concessi dalle banche a clienti poco solvibili contando, come garanzia, sull’aumento inarrestabile degli immobili che con quei prestiti erano stati acquistati. Il resto è storia nota.
Com’è potuto succedere? Avidità e mancanza di controlli e di norme a tutela del risparmiatore. E qui entra in ballo la politica, con gravissime responsabilità: incompetenza, corruzione, soggezione al potere della ricchezza finanziaria e…. sguardo corto: da politici che guardano alla rieleggibilità, non da statisti che si pongono come obiettivo il benessere delle future generazioni.
Rimane l’Europa: partita, con il piede sbagliato, dall’economia e dalla moneta unica, tralasciando la politica che avrebbe dovuto sancire le regole, uniformarle, istituzionalizzando la solidarietà e l’equità… Rissosa, vecchia, farraginosa e miope l’Europa ha perso la rotta e sta andando alla deriva.
Il quadro tracciato non è brillante e non è esaustivo: è soltanto un tentativo di sintetizzare gli errori fatti per poter valutare la validità delle scelte che sta attuando il governo in carica. Voi che ne dite?

venerdì 15 gennaio 2010

Barak, uomo dei sogni non delle illusioni...

Me lo vedo, il volto serio, l'occhio attento mentre ascolta i suoi consiglieri economici che snocciolano utili ottenuti e compensi elargiti dalle maggiori banche americane ai loro top manager. Me lo vedo Barak Obama interrompere l'arida elencazione dei numeri e dire: "E' indecente!" Sì, perché il Presidente si indigna: da presidente, da politico e... da uomo.

Il Paese vive ancora le ferite profonde di una crisi in buona parte imputabile alle banche (alla quale, però, non è estranea la politica del suo predecessore che ha consentito lo smantellamento della normativa di controllo sull'operato bancario), la disoccupazione è ancora alta, molti americani vivono nelle roulotte perché hanno perduto la casa, e il sistema finanziario-creditizio stappa lo champagne e incassa compensi miliardari?

Era già sceso in campo il Presidente, facendosi portavoce di un intervento di moral suasion incentrato sulla prudenza e sul sostegno del credito all'economia, ma le banche non l'avevano recepito. E lui ha caricato la dose. Vogliono sfidarlo? E lui accetta la sfida e promette ai suoi elettori che tasserà le maggiori banche e restituirà ai contribuenti americani quanto hanno versato per i salvataggi bancari. Ovviamente una nuova normativa stabilirà limiti all'operatività bancaria per evitare la reiterazione dei comportamenti che hanno portato il Paese sull'orlo di una crisi senza precedenti. Si profila la nazionalizzazione del sistema finanziario, la creazione di una Bad Bank alla quale far affluire i titoli tossici...

Il Presidente fa qualcosa di assolutamente nuovo e quindi "rivoluzionario": tiene fede alle promesse fatte e dice la verità dimostrandoci che non siamo stati degli illusi a credere in lui.

Stridente risulta il confronto con la politica italiana che ci sta facendo assistere a una sorta di pantomima su uno dei punti più importanti del programma elettorale: la promessa di ridurre le tasse ai cittadini, che si sta rivelando pura propaganda elettorale, ritornello ricorrente nella musica di un pifferaio magico che è stato capace di alimentare soltanto illusioni. J9CXBG26C8HH

sabato 9 gennaio 2010

Lavoratori: cittadini di serie B

I banchieri delle più importanti istituzioni finanziarie, tra cui l'Italia, si riuniscono per fare il punto sulla situazione. Con notevole sussiego, a denti stretti com'è loro abitudine, rilasciano stitiche dichiarazioni, manifestando comprensibile preoccupazione per un debito pubblico in forte crescita. Quello privato, fortunatamente, risulta avere un andamento più virtuoso. Ma cosa nasconde l'arida elencazione dei numeri?

L'aumento del debito pubblico è dovuto sia al salvataggio di alcuni fra i colossi del credito, di cui questi signori occupano lo scranno più alto, sia agli interventi nel settore dell'occupazione a sostegno dei lavoratori che hanno perso il posto di lavoro. E il contenuto aumento del debito privato è legato alla crisi industriale che non favorisce certamente gli investimenti, alla contrazione dei consumi, al crollo del credito immobiliare e a una politica di concessione di prestiti più attenta alle garanzie da fornire.

Quindi i registi occulti dello psicodramma a cui stiamo assistendo, dopo aver contribuito pesantemente a provocarlo, ora protestano. Loro? Sì, proprio loro. Si riuniscono a confabulare perché sono scesi i profitti, che l'introduzione dei famigerati prodotti derivati di loro invenzione aveva fatto crescere a dismisura, e perché si profila all'orizzonte una normativa di controllo sul loro operato che li renderebbe meno liberi di scorrazzare a loro piacimento sui mercati finanziari.

Il vertice ha quindi l'obiettivo di elaborare una strategia difensiva dei privilegi bancari e, non a caso, il ministro dell'Economia, Tremonti, punta il dito su di loro. Perché il bisogno di liquidità dello Stato si soddisfa stampando carta moneta, e/o facendo sottoscrivere titoli ai risparmiatori, e/o aumentando le tasse e/o chiedendo soldi alle banche. Non occorre essere esperti di economia per capire la forza contrattuale di cui dispongono i "Signori del Credito".

Troppo grandi e importanti per fallire - causando un inevitabile ma non quantificable "effetto domino" - molte tra le banche partecipanti hanno scaricato le perdite sul bilancio statale, dando vita a degli ibridi di fatto che, pur godendo dei privilegi della società privata, non disdegnano i vantaggi dell'ente pubblico.

La lunga marcia (meglio sarebbe dire il vorticoso balletto) dei prodotti derivati a quale terra è approdata? Non si sono volatilizzati nell'aria e non sono giunti tutti a scadenza. E allora dove sono? Molti dov'erano: nei Fondi d'Investimento, nei portafogli gestiti dalle banche per conto dei loro clienti e... e nei Fondi Pensione. Con questo il cerchio si chiude: i lavoratori dipendenti (gli unici che non evadono le imposte) hanno pagato le perdite della banche e hanno investito buona parte degli accantonamenti del Tfr in prodotti derivati.

Capisco che il presidente del Consiglio volendo adeguare la Costituzione all'attuale realtà del Paese non possa che modificarla. Infatti, il dettato costituzionale parla di eguaglianza dei cittadini...

domenica 27 dicembre 2009

Musica nuova

E anche questo 2009 si appresta a scivolare nel vasto mare dei ricordi... Avanza il Nuovo. Ci lasciamo alle spalle la crisi finanziaria più grave dopo quella di Wall Street del '29. Allora l'America ne uscì grazie alla guerra. E ora? Cosa succederà quando, per le modalità matematico/tecniche con cui vengono determinati i piani di rimborso dei mutui, i proprietari di appartamenti si renderanno conto di dover corrispondere alle banche un debito residuo superiore al valore di mercato dei loro immobili? Se a questo aggiungiamo la Cassa Integrazione, per i pochi fortunati nella condizione di usufruirne, forse ci risulta più comprensibile la "generosità" delle banche che hanno varato un provvedimento di dilazione di un anno dei mutui con pagamento di rate ridotte per lo stesso periodo. Infatti, recuperare i crediti da parte delle banche mettendo all'asta gli immobili (sui quali hanno acceso ipoteca) farebbe scoppiare, come negli Usa, la bolla immobiliare. E' una responsabilità che il sistema bancario non intende assumersi, poiché ne potrebbe ricavare soltanto un danno.

Cosa dicono gli economisti? Finalmente qualcuno, reso prudente dagli errori commessi negli ultimi anni, borbotta che la crisi non ha precedenti e che gli scenari ipotizzabili sono suscettibili di cambiamenti impensabili. Poche le certezze e quasi tutte di segno negativo. Il nostro Paese importa lavoratori poco qualificati ed esporta "cervelli", la disoccupazione aumenta, il Paese s'impoverisce, la borsa non riprende, il malcontento serpeggia e, forse, siamo di fronte a un cambiamento epocale. Forse.

L'Occidente si lascia alle spalle "l'età dell'oro" e i nostri figli si apprestano a diventare una generazione destinata a galleggiare nel mare della più totale incertezza: lavorativa, quindi economica e di conseguenza personale e sociale, perché scelte e comportamenti dei quali noi sessantenni ci eravamo fatti portatori come di certezze assolute sono crollati come birilli: il valore della laurea, soprattutto di alcune, l'indebitamento finalizzato all'acquisto di una casa, la pratica del risparmio o la superiortà nel lungo termine dell'investimento azionario, tanto per indicarne soltanto alcuni.

Quale società si sta delineando? Penso si possa già affermare che sarà una società basata sull'incertezza e quindi sulla mancanza di progettualità. Sarà richiesta una notevole elasticità per passare da un lavoro a un altro. Cambierà, è già cambiata, la scuola. I miei nipotini non sanno cosa sia un tema... ma spaziano dall'inglese all'informatica passando per l'ora di musica e molteplici attività sportive. Il sapere dilaga in orizzontale ma non viene approfondito. Bandito l'apprendimento mnemonico anche se, a volte, ho il sospetto che sia l'apprendimento, tout court, a essere bandito. La memoria, data la mole di ciò che si dovrebbe ricordare, è quella del computer. Quindi non sarà necessario sapere, ma saper cercare.

Il computer verrà regalato per la Prima Comunione al posto dell'orologio per i maschi e... per le femmine? Quali doti consentiranno alle future donne un destino migliore? La bellezza, rigidamente ancorata a ben precisi canoni estetici, resta per l'universo femminile un requisito essenziale che può spalancare le porte del mondo dello spettacolo, televisione in testa. E, per chi non ne faccia una questione di moralità, ben altre porte.

Tutti i confini sfumano, anche quelli tra il femminile e il maschile e tra i maschi e le femmine s'inseriscono i transessuali. In una società multietnica convivono usi, credenze e costumi diversi e, pur con tensioni, il nuovo che avanza è sempre più diversificato. E Obama, il primo presidente di colore alla Casa Bianca, è il simbolo di questo cambiamento.

Un'ultima cosa mi sento di poter dire: da questo impasse non usciremo ricalcando schemi vecchi, noti e stantii, ma facendo scelte totalmente innovative. Quali non so, ma nel cervello e nell'anima dei nostri ragazzi qualcosa sta prendendo forma anche se per il momento è alla caduta rovinosa del vecchio mondo che stiamo assistendo. Cessato il tonfo della caduta aguzziamo la vista e ascoltiamo:
forse sentiremo una musica nuova.

sabato 5 settembre 2009

Chi ha paura del lupo (pardon) banchiere cattivo?

Il nostro ministro dell'Economia, Giulio Tremonti bacchetta le banche sulle dita impensierito -a mio avviso, correttamente - dallo strapotere che le istituzioni finanziarie, banche in testa, hanno dimostrato e dimostrano di potere esercitare.
Mi risulta che le banche fossero soggette fino a pochi anni fa alla cosiddetta Legge Bancaria, un articolato complesso di norme introdotto nel 1936 dopo il crollo di Wall Street, orientato al controllo, a tutela del risparmiatore, dell'attività bancaria a scapito, però, dei profitti del settore. Forse il ministro Tremonti, quando ha contribuito a smantellare tutto il sistema dei controlli sull'operatività bancaria - perché la funzione legislative è normalmente onore e onere del Parlamento e quindi dei ministri che lo compongono - non si è reso conto che si affidava non più a un controllo normativo, ma a quella che è stata definita la "moral suasion"? Il Parlamento invitava i banchieri a "fare i bravi", per intenderci.
L'America, intanto, lanciava i manager rampanti che trasformavano in oro la carta straccia (Lacan nella vecchia Europa avrebbe storto il naso di fronte a un'economia definita di carta) mentre i nuovi dei del mercato la moltiplicavano inondandone il mondo con l'ultimo gioco di prestigio prima del crac: la dematerializzione e, opslà, il denaro era solo un numero su un monitor,si speculava su titoli che derivavano il loro valore da attività sottostanti, non solo merci ma anche indici di borsa, prevedendone rialzi o ribassi. Il MIBtel (Milano indice borsa telematico) è un'attività sottostante? Cristo! dov'era l'economista Tremonti mentre le banche, senza più limiti, spacciavano il MIBtel per un bene, un'attività, una ricchezza che venduta e comprata, avrebbe consentito all'Occidente di trasformarsi nel Paese di Bengod? Ministro Tremonti in quella sede - il Parlamento - avrebbe dovuto parlare, intervenire, controllare spiegare.
Non l'ha fatto! Perché?
Pensava che i banchieri fossero filantropi? Ora che, come sempre, si preoccupano soprattutto di far quadrare i loro bilanci, lei grida allo scandalo? Di cosa si dovrebbero preoccupare nonché occupare? Era il Parlamento che avrebbe dovuto non slegare loro le mani. Mi sembra logico che il minimo che possano fare - i banchieri intendo - è infilare quelle stesse mani nelle tasche dei cittadini, degli enti pubblici territoriali e delle imprese facendo quello che, voi ministri, li avete - con legge dello Stato - autorizzati a fare: rubare.
Lei, Ministro, che ha legalizzato il furto dandogli valenza normativa, abbia almeno il pudore di fare ciò che così caldamente ha raccomandato ai suoi colleghi: taccia!

venerdì 7 agosto 2009

Debiti e morale

Girando pochi giorni fa per Milano, dove ogni trecento metri si trova una banca, mi chiedevo cosa ci facciano in un'economia alle corde, consumi al lumicino e fabbriche che chiudono, tutte quelle banche?
Aspettano i clienti in difficoltà per concedere loro credito. Anche se non possono garantire con il lavoro? Ma cosa volete che sia, una firmetta qua e una là e opslà, tutto, ma proprio tutto compresa la catenina d'oro della nonna è ancora tuo, ma non è più tuo. Se non fossi in grado di onorare il debito la banca si rifarebbe sui tuoi beni. Anche su quelli di tua moglie, suocera, figlia. Ti hanno chiesto una firmetta in più, data dai tuoi familiari. Si chiama fideiussione: è una trappola mortale.
Quando cominciò il cambiamento, il predominio delle banche all'interno del sistema? Quando non bastò più la delocalizzazione delle imprese, in paesi dove si pagavano stipendi da fame, quando ci si rese conto che si poteva guadagnare di più, e più in fretta, con la gestione finanziaria che con quela industriale? Stanco dell'economia reale, dei suoi tempi lunghi, della fatica del produrre un bene dopo l'altro, l'Occidente vide brillare il miraggio di un'economia finanziaria che viaggiava sui computer con sposatmenti velocissimi di moneta scritturale, intestata a nomi di comodo, libera da lacci e lacciuoli e imposizione fiscale. Il Paese di Bengodi aveva acceso le sue luminarie. La globalizzazione lo consentiva: denaro per tutti. Si compra oggi, si pagherà in futuro. L'economia finanziaria, però, si basa sui debiti. Non è solo immorale, è stupido e si rivelerà devastante. Ma che cosa se ne fa una banca, al di là delle garanzie che la mettono al riparo dalle perdite, di crediti di dubbia esazione? Non li tiene, sono esosi ma non stupidi, li cede a intermediari finanziari che, a loro volta, li cederanno a altri intermediari sul mercato. Più la pende più la rende - dicono dalle mie parti.
Questa facilità di trasferimento dei crediti ha un altro nome - che ai più astuti dovrebbe far drizzare le orecchie. Si chiama cartolarizzazione. Forse perché quello che stanno vendendo è carta straccia? Ma qualcuno i soldi li dovrà pur dare? A darli saranno i risparmiatori, opportunamente indirizzati dai consulenti per gli investimenti. Mai sentito parlare di Hedge Found? Più alto diventa il rischio, più alto il rendimento e così i gonzi ci cadono. Il cliente risparmiatore conferisce i suoi risparmi alla banca e lei li investe. In cosa? In titoli che compera in giro per il mondo oltre che a casa propria. In Argentina per esempio. Dove il rischio paese è alto? Sì, ma anche il rendimento. Poi le informazioni sul titolo sono buone...soltanto che chi le dà sono le società di rating, è pagato dalle banche che dovrebbero controllare. Qui si prefigura un conflitto d'interesse, ma sappiamo che è una mania, una sorta di chiodo fisso in questo paese! Quindi sorvoliamo...
La banca lucra le commissioni di sottoscrizione, il cliente poco dopo perde il capitale. Chiedete, se avete dei dubbi, a chi ha sottoscritto bond argentini, o Cirio o Parmalat.
Ma ci sono anche prodotti finanziari più complessi, per palati fini. Sono pezzi di carta che "derivano" il loro valore da un'attività sottostante: azioni, obbligazioni, ma anche tassi d'interesse o tassi di cambio. Nati con una funzione di copertura dal rischio sono diventati strumenti d'investimento. Sono il nulla per eccellenza, in una realtà che fa i conti con il virtuale, sono un miraggio di ricchezza e di potenza, ma come al tavolo da gioco, alla fine, vince solo il banco, pardon la banca, ma soltanto perché lo Stato interviene a sovvenzionarla. Con i soldi dei contribuenti naturalmente, ma il gioco d'azzardo, assurto a regola del mercato capitalistico, permette ancora quel tenore di vita che al mondo occidentale non è più consentito. Sono investimenti finanziari che ricalcano i vecchi contratti a premio ma riveduti e corretti sulla base di un'innovazione finanziaria folle e truffaldina. Consentono guadagni altissimi, ma perdite altrettanto elevate. Hanno nomi nuovi, si chiamono option, swap, call ecc. Li hanno stipulati anche Comuni e Regioni italiani per continuare a fornire servizi ai cittadini che le entrate fiscali non potrebbero più permettere.
Chi li ha introdotti, sapeva e ha taciuto. Le autorità monetarie hanno smantellato, con la connivenza del potere normativo e esecutivo, tutta la normativa che regolamentava, a tutela del risparmiatore, l'attività bancaraia e che era stata introdotta nel nostro Paese, negli anni Trenta, per uscire dalla crisi di Wall Street, ma soprattutto per evitare di ricaderci.
Perché e stato consentito? Perché la deregulation del settore del credito avrebbe consentito maggiori guadagni alle banche. Seguite la via dei soldi e vi sarà tutto chiaro- ha detto qualcuno.
Vi risulta che sia stata emanata una normativa per dichiarare i "derivati" prodotto finanziario fuorilegge? Che sia stato creato un organismo di controllo al di sopra delle parti per regolamentare i flussi di capitale che circolano fuori dai confini dei singoli paesi?
In Italia esiste ancora il segreto bancario che di tutti i segreti che fanno capo alle banche dovrebbe essere il primo ad essere smantellato.
Sapete su cosa indagava Falcone quando è stato ucciso? Sui conti correnti della mafia e sugli uomini che nelle banche lavorano per riciclare e investire i proventi derivanti dalle attività criminali mafiose. Li chiamano "uomini cerniera" e sono la nuova mafia in guanti bianchi che con uno zip ha saldato l'attività del crimine al mondo dell'alta finanza.
Erano almeno due anni che non tornavo a Milano e ho notato che il numero degli sportelli è ulteriormente aumentato.
Inquietante come vedere, in paziente attesa, degli avvoltoi girare in tondo sopra un moribondo.
E dovremmo credere a chi, con incauto ottimismo, ci vede fuori dalla crisi? Gli strozzini legalizzati stanno arrotando i denti.
Brutto segno, ragazzi, brutto segno!