giovedì 24 novembre 2011

Un paron de maniera


Sarà un Nadal  ben triste
per quei settantamila, 
e meno mal che 'l'iera
un paron de maniera, 
col maion
girocolo 
e gnanca la cravata...
E tuti a dir che bravo
'borghesia illuminata'
...
ma noi veci savevimo
che manco un faro basta
a s'ciarirghe le idee,
perché per i paroni 
ghe vol solo i bastoni.

Le babe che le pianzi, 
i pici senza zoghi, 
i masci in osteria,
che, tanto, la Rosina
no la xe  scandalizza
a sentir 'na bestemia
che 'l vento porta via
...
'Cristo no xe paron, 
Cristo capissi, speta'
la pensa
'ntanto che se ghe spegni,
tra i dedi,
sfregolando,
l'ultima spagnoleta.

lunedì 21 novembre 2011

Ho visto rosso, come i tori.

Pardon. Ieri sera ho visto rosso, come i tori, ma ora andiamoci piano ed elenchiamo i fatti.
Il dottor Marchionne, come ogni manager dovrebbe fare, ha trovato la via per ridurre i costi all'osso e massimizzare i profitti. Qualunque costo e, a maggior  ragione, quello del personale. Si è mosso stabilendo regole aventi come obiettivo l'aumento della produttività del lavoro. Se queste nuove regole saranno ora estese a tutti i lavoratori Fiat, rendendone più dura la già grama vita, non sono affari suoi.  Ha detto "ciao" a Confindustria, ha fatto il gesto dell'ombrello alla Fiom e alla Cgil - gli altri sindacati avevano firmato l'accordo di Pomilgiano e Mirafiori - e ha preso l'aereo per l'America.
Questo è un manager coi fiocchi, un tecnico, un esperto!
Se il governo Monti non dovesse farcela, potremmo sempre ricorrere a lui. Teniamolo presente. E gli altri imprenditori cosa faranno? Resteranno a guardare? O allungheranno la zampetta per adeguarsi?
Non mi lascia tranquilla che il dottor Marchionne sia stato additato, come esempio imprenditoriale da seguire, dall'attuale presidente Mario Monti... che però, con i toni pacati che - giustamente - piacciono a tutti noi, ha chiesto anche coesione sociale e promesso equità.
L'altro fatto che contraddice le parole pronunciate è la scelta di una patrimoniale da applicare subito - per equità (?)  a tutti -  al posto dell'Ici, abolita da Berlusconi, ma recuperata dai Comuni con l'immediato aumento dell'addizionale Irpef comunale, che resterà comunque in vigore, presumo per assicurare la coesione: tra tecnici e politici? Ma noi cittadini l'avevamo inteso in termini diversi il concetto di coesione.
Cambierà nome, però, e "peso", poiché la rendita catastale su cui si basa sarà rivalutata e quindi la renderà più onerosa. Noi cittadini la patrimoniale sulla casa (anche la prima) la pagheremo subito, la pagheremo di più, pagheremo anche l'addizionale Irpef... pagheremo imposte più alte all'atto della cessione di un immobile. Intanto commercialisti astuti, spulciando nel groviglio di norme tributarie contraddittorie e complesse, troveranno la via per eludere la tassazione: immobili non censiti (al Sud uno su due!), intestazione a società di comodo con sede in luoghi fantasiosi e... via dicendo. Per gli immobiliaristi, quelli che possono concedersi commercialisti di chiara fama. Come Tremonti.
Si parla anche di un ulteriore aumento dell'Iva: Così si fa cassa subito, ma aumentando i prezzi e di nuovo l'imposizione fiscale. Ma non per gli evasori... Come sempre?
Le chiamerebbe misure per lo sviluppo queste, dottor Monti? E lei, dottor Passera?
Eque!?

Pecunia non olet

Forse perché ho una laurea in Economia e Commercio (aveva ragione mia madre a opporsi a questa mia "strana" scelta universitaria), forse perché ho avuto un padre comunista ( non bastava sindacalista, diceva mia nonna), forse perché ero una bambina timidissima, solitaria e curiosa e quando i cugini giocavano a Monopoli origliavo i discorsi dei "grandi", forse perché mi porto addosso la maledizione di capire, di fiutare l'inganno (come un segugio).

Forse perché ho lottato per cinque lunghi anni contro una banca (e ho perso, nonostante avessi ragione) e ho insegnato tecnica bancaria per trentacinque anni, forse perché mio zio, esperto di borsa ai tempi di Francesco Giuseppe, in quella ventosa città che nel 1918 accolse in Piazza Grande i liberatori italiani,  mi diceva: "Lo vedi quel signore? Se potessi parlare... " E ridacchiava concludendo: "Più sono ricchi, più sono ladri". Passava il suo tempo tra banche e borsa.

Forse perché maneggiare denaro è il lavoro più sporco, e dopo un po', qualche spicciolo ti rimane attaccato alle dita... Eh sì, il denaro si attacca, s'incolla... Non puzza, dicono, ma non è vero. Chi ne ha tanto, s'è  turato il naso. Di brutto.

E' da qualche giorno che l'aria non sa soltanto d'inverno, non è soltanto fredda. Puzza. Che cosa ci fanno in giro tutti questi banchieri? Un'invasione. Sono dappertutto, anche in Parlamento. Così  forbiti, così eleganti, così benvisti, così educati, così silenziosi, a passi felpati...

E i politici? Allontanati con fermezza. Neutralizzati dai mercati e dalle valutazioni delle società di rating.

E la "gente"? L'80% degli italiani è con "loro". Conquistata.

Monti applaudiva l'innovatore Marchionne. Uomo capace di far quadrare i conti. Della Fiat. Aveva ragione lui: ha aperto la via agli altri padroni, pardon imprenditori. Ora gli unici conti che non quadreranno saranno quelli  degli operai. Ma il nuovo presidente del Consiglio non è consulente di poveracci (è stato, è ancora? consulente della Goldman Sachs).

E Passera? Passerà oltre?

Mai fare studiare una donna. E' tempo perso (dichiarava il mio ex marito). Forse aveva ragione!

E la puzza? Sale, sale. Inarrestabile.



http://falilulela.blogspot.com/2010/10/puzza-di-padroni.html

domenica 13 novembre 2011

Chi appicca e chi spegne gli incendi?

Cos'è la Goldman Sachs? E' una delle più potenti banche d'affari americane, tanto potente da essere riuscita a influenzare pesantemente il Congresso americano, inducendolo prima a deregolamentare (con Roland Regan) il settore della finanza, poi ad accettare l'introduzione dei prodotti derivati e a impedirne la regolamentazione (con Clinton e Bush) e, attualmente, (con Obama) a non consentire nessuna efficace normativa di controllo  sull'operato delle banche d'investimento.
Tutto ciò nonostante una crisi finanziaria, innescata da queste stesse società, che ha cambiato - e messo in serissima difficoltà -  "Occidente" e capitalismo. 
Chiamata, nel 2010, a testimoniare davanti al Congresso americano, la Goldman Sachs ha ammesso, per voce dei suoi dirigenti, di aver sempre saputo di vendere "spazzatura" (prodotti derivati). Incriminata per frode nello stesso anno dalla Sec (l'equivalente americana della Consob italiana), dopo essere stata salvata dal fallimento grazie a uno stanziamento del Congresso, costato ai cittadini americani 61 miliardi di dollari, sembrerebbe - a scriverlo è Milano Finanza -  aver innescato anche la speculazione sui Btp italiani.
E' in questo "gioiellino", oltre che al Bilderberg, che Mario Draghi (dal 2002 al 2005 vicepresidente e membro del management Committee Worldwide)  e Mario Monti (dal 2005 International Advisor e precisamente membro del Research Advisory Council del “Goldman Sachs Global Market Institute") si sono conosciuti e hanno collaborato. 
A quali progetti? 
Ieri sera, a Che tempo che fa, Fabio Fazio - a voce bassa com'è nel suo stile - ha accennato alla eventualità che si possa configurare un conflitto d'interesse... , oh, non tra Draghi e Monti che sono amici da sempre, ma tra i due incarichi di Monti: come dire che se un piromane lo facciamo diventare contemporaneamente pompiere, poi magari si confonde... Ma Ferruccio De Bortoli lo ha, e ci ha, rassicurato dicendo: "La Goldman Sachs è un po' birichina, ma sull'autonomia di Mario Monti non ho dubbi!"
Beato lui!

giovedì 10 novembre 2011

Dalla padella nella brace

Chi è Mario Monti? Nominato, in tutta fretta, dal presidente della Repubblica senatore a vita, è stato commissario europeo,dal 1994 al 1999, per nomina del primo governo Berlusconi,  e dal 1999 fino al 2004, per nomina del primo governo D'Alema. 

Ma è soprattutto "uomo di mondo", iscritto a club prestigiosi come il Bilderberg, l'Aspen Institute (di cui è  attualmente presidente Giulio Tremonti e vicepresidente Enrico Letta) e la Trilateral Commission, espressione di una classe/casta di tecnocrati che privilegia l'incontro, il confronto e il dibattito (rigorosamente "a porte chiuse") su temi vari, di attualità, in un'ottica globale (che sia partita da qui l'idea di "globalizzare" il mondo?) e con un'attenzione particolare alla business community internazionale.

Dov'era questo distinto signore negli anni in cui è stato consentito al mondo bancario/finanziario di diventare un Far West (esercitando pressioni sui governi affinché venisse smantellata la normativa che tutelava i risparmiatori), di inventare e diffondere titoli tossici (tutta la complessa serie dei prodotti derivati),  di dare il via  a quella nuova arma letale -  per conquistare le nazioni, senza spargimenti di sangue - che è l'attacco ai debiti pubblici a suon di vendite miliardarie allo scopo di rendere tali debiti insostenibili?

Sappiamo che frequentava Mario Draghi (suo ex collega come consulente alla Goldman Sachs), Tremonti, Lucas Papademus (banchiere proposto per il governo tecnico greco) con i quali discuteva di strategie politiche in club privatissimi... E la trasparenza? Quella è d'obbligo nelle istituzioni, non nelle riunioni private fra (e dei) potenti.

E questo elegante signore dovrebbe "salvare" il Paese dal baratro? Quale Paese? Quello dei pochi che hanno tremato di fronte alla minaccia di una "Patrimoniale", o che falliscono portando i loro patrimoni all'estero, o che evadono le imposte? E il resto del Paese?

Questa è la prima domanda che m'inquieta; la seconda riguarda il PD...  che per sostenere questo signore accetta di allearsi con Fini e Casini.
Fini e Casini?

E, dopo il diluvio, Mario Monti aprì l'ombrello.

E' una grigia mattina di novembre: grigio uniforme screziato dalle pennellate gialle delle foglie cadute. La gatta, sul davanzale, annusa l'inverno in arrivo, io rumino sulle mie storie, mentre la Storia mi si srotola davanti: Berlusconi, il piccolo tiranno che regna dal 1994 sul Bel Paese, ha annunciato le sue dimissioni. Com'è nel suo stile, una promessa, solo una promessa. Sarà l'ultima di una lunga serie e la prima mantenuta? Chissà?

L'omino si lascia alle spalle un paese distrutto. Devastato. Non è riuscito, né avrebbe potuto, fare tutto da solo: ha avuto numerosi e validi collaboratori: tutti gli italiani - tanti, troppi  - che lo hanno votato, tutti i servi - molti - che lo hanno adulato e incensato. Ha, come i torrenti che abbiamo visto esondare in questi giorni, trascinato nel fango, sommerso e sporcato tutto ciò che ha trovato sul suo cammino. Sarebbe tutto da buttare per voltare pagina e ricominciare ma, come dopo un'alluvione o un terremoto, si fruga tra le macerie e si cerca qualcosa che, pur ammaccato, sia ancora utilizzabile.

Un Bersani cos'è? Un tavolo senza una gamba, che traballa ma può ancora stare in piedi? E Fini, il grande traditore? Una collanina da battesimo che sembrava d'oro, ma a guardarla bene era ed è d'ottone? E Casini? Una radio rotta che emette un suono che abbiamo già sentito, tanto tempo fa, molesto e ripetitivo, come le scontate prediche domenicali di un parroco noioso?.

Dietro a noi che frughiamo, a controllare che non ci si metta in tasca un anellino storto o un vassoietto d'argento, stanno a fucili spianati, gli Europei, quelli che dovrebbero salvarci ma che, per il momento, controllano che nulla venga trafugato. Ma non era ed è "roba nostra"? Beh, sì e no: è tutto da vedere!

La classe politica italiana, caduto - si fa per dire! - Berlusconi, non sa che fare. Ma non avevano nel cassetto fior di programmi particolareggiati? Precisi? Dove sono finiti? Ammesso che siano mai stati scritti, ora dovranno essere buttati: i mercati macinano perdite e  bisogna fermarli, recuperando la famosa "credibilità
perduta". Come? Firmando una cambiale in bianco, come si fa con i mafiosi: noi mettiamo la firma, loro la cifra. "Loro" chi? Beh, non i politici, poiché una buona metà ha già perso la faccia e la parte restante non può rischiare di perderla e, soprattutto, di perdere i voti del proprio elettorato!

E allora mettiamoci Mario Monti al governo: un tecnico va bene per tutte le stagioni. Ma non  è un economista nonché banchiere? Ma gli economisti non ne hanno azzeccata una da lungo tempo e i banchieri non sono i responsabili della peggiore crisi finanziaria nella storia del capitalismo?
Sì, e allora?

martedì 8 novembre 2011

Storia di nebbie e acquitrini (Puntata n°9 - Parte seconda)

La macchina filava nell'oscurità lungo il viottolo accidentato e pieno di curve. Il professore, pur giovanissimo, era il cervello dell'organizzazione. Ad attirare l’attenzione dell’interlocutore su di lui, su quel suo corpo fragile, minuto, sul volto pallido dagli zigomi pronunciati, erano gli occhi: scuri, lucidi come di febbre, capaci con uno sguardo di comunicare la sua forza, lasciando percepire la passionalità e il rigore della sua anima. In tempi diversi, sarebbe forse diventato  un attore, capace d'impersonare ogni parte, perché lui, il Professore, si calava in ogni uomo che avesse di fronte,  cogliendone la falsità o la genuinità, l'angoscia o la gioia, l'entusiasmo come la paura che si annidano nell'animo di ognuno. Nessuno sapeva chi fosse, da dove venisse e quale serie di eventi, lo avessero reso edotto così sottilmente, così implacabilmente, dell'animo umano e dei suoi mille percorsi
.Era un capo nato, il Professore, e nessuno avrebbe osato mettere in dubbio la sua autorevolezza, anche se ora dormiva abbandonato sul sedile accanto al guidatore e, raggrumato nel mantello troppo grande, sembrava un ragazzetto, svegliato dal padre troppo presto per portarlo al lavoro, strappandolo al sonno
.Viaggiarono tutta la notte tra boschi e strade secondarie, fermandosi pochi secondi per vuotare una tanica di benzina nel serbatoio, e poi riprendere il viaggio. Avevano come meta la Svizzera, ma non sapevano ancora se si sarebbero fermati in quel paese... Forse avrebbero raggiunto la Francia
.L'uomo al volante frenò dolcemente, passandosi una mano sul volto stanco.
"Devo sgranchirmi le gambe" borbottò, uscendo dalla macchina
.Il silenzio del bosco li circondava, interrotto, a tratti, da un frullo d'ali o da un cinguettio d’uccello.
"C'è ancora del caffè; ne vuole un goccio, Professore?"
Mario, l'operaio che era andato a prelevarlo nella sua casa, si stagliava, scuro e quasi mastodontico, contro i rami degli alberi che li circondavano. Incerto, nell’intrico del bosco, filtrava il primo chiarore dell'alba.
L'uomo, raggomitolato sul sedile della macchina, sembrava assorto, perso nei suoi pensieri.
"E' freddo, lo so, ma non abbiamo di meglio... "
"No, grazie, ma non perdiamo tempo. Andiamocene di qui... Non vorrei che qualcuno ci avesse inseguito: quel Debosi non molla la preda, che Dio lo fulmini!"
Mentre la macchina ripartiva, un raggio di sole s'insinuò tra i rami degli alberi, accendendone di rosso le foglie.

(continua... )