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domenica 24 luglio 2011

Storia di nebbie e acquitrini (puntata n°27)

Il silenzio alimenta i segreti, li fa crescere, rendendoli di giorno in giorno più potenti, invincibili perché conservati senza nemmeno sfiorarli, mai!, come trine preziose che l'esposizione alla luce potrebbe far dissolvere - pensò Marilena. Non c'è famiglia che non ne serbi qualcuno, nascosto, come i gioielli di casa, da qualche parte. In fondo, a volerli cercare, si troverebbero e... chissà, portati alla luce, scoperti, si rivelerebbero per ciò che drammaticamente ma realmente sono, smettendo di alimentarsi di fantasie, di costituire alibi, di giustificare un attaccamento al passato dovuto alla mancanza di coraggio che lo sforzo di costruirsi un futuro richiede.
Lei aveva cercato di sapere qualcosa di più sulla morte di Desmo ma, ogni volta che al paese aveva fatto il suo nome, o non aveva ricevuto risposta o si era dovuta accontentare di quella che era, ormai da anni, la versione ufficiale: quella fornita dalla Gendarmeria che aveva indagato sulla morte di Desmo, trovato ucciso nel bosco, colpito da una fucilata alla schiena. E non avevano dato prova di grande  fantasia, i gendarmi, incolpando del fatto un improbabile cacciatore che, in quella tersa mattina si primavera avanzata, avrebbe sparato per errore... prendendo quel ragazzone biondo per un fagiano o, data la sua stazza, per un cervo. In campagna!
Certamente Gualtiero sapeva, doveva sapere...  e, soprattutto, doveva avere avuto la sua parte di colpa o responsabilità in ciò che era avvenuto. Lei ricordava - erano già fidanzati - che l'unica volta in cui Gualtiero aveva partecipato a una spedizione punitiva contro i "Rossi", era ritornato sconvolto. Sorretto da Desmo, una spalla slogata, fradicio di sudore, si era accasciato sul letto, piombando in un sonno popolato da incubi. Aveva delirato, mormorando frasi sconnesse, bruciato dalla febbre, per tutta la notte,  e lei aveva dovuto chiamare il medico, non sapendo più che cosa fare per calmarlo. Il dottor Bergonzi era arrivato appena al mattino, sconvolto dalla stanchezza, borbottando su quella notte d'inferno che l'aveva visto correre da un casolare all'altro a "rappezzare teste". Sì, aveva detto proprio così, aggiungendo, mentre scuoteva quel suo testone calvo, accarezzandolo con la mano "E servirà a ben poco, perché io posso aggiustare teste, non cambiare ciò che contengono e il male peggiore è rintanato lì ed è incurabile".
(continua... )
http://falilulela.blogspot.com/2011/07/storia-di-nebbie-e-acquitrini-puntata_23.html

venerdì 22 luglio 2011

Storia di nebbie e acquitrini (puntata n°25)

Dopo una stretta di mano il sorvegliante aveva lasciato il locale e Gualtiero, passati alcuni minuti, era uscito a sua volta, scivolando lungo il muro del deposito; guardandosi intorno per la paura di essere visto da qualcuno che si fosse attardato in fabbrica, aveva raggiunto in gran fretta il cancello principale e solo dopo averlo varcato, lasciandosi alle spalle lo stabilimento, si era sentito finalmente al sicuro.
Il portamento eretto, una mano nella tasca dei pantaloni (perché Gualtiero non usciva in tuta dalla fabbrica, si cambiava sempre, mettendosi anche la cravatta, quasi fosse un impiegato e non un operaio) il passo lento che gli era abituale, e una sicurezza nuova stampata sul viso, una sicurezza che si coglieva soprattutto nello sguardo che, indagatore, si posava su ciò che osservava come se volesse, e potesse, coglierne l'aspetto nascosto, segreto.
Allungò, intenzionalmente, la strada per giungere a casa. Voleva godersi il primo tepore della primavera e assaporare quello che considerava un successo personale, il primo passo per uscire dalla folla anonima che lo circondava. Il fascismo gli stava offrendo un'opportunità di riscatto, una speranza, in quella sua vita che si era appiattita su una modalità ripetitiva, scontata...
Così pensando, era arrivato davanti a casa quasi senza rendersene conto. Varcato il portone d'ingresso, era stato investito dalle grida dei ragazzini del caseggiato, usciti in massa dagli appartamenti a godersi il tepore della stagione e a dare un po' di pace alle madri impegnate nelle pulizie di primavera. Per la prima volta non provò l'abituale fitta d'invidia: portava in dono a Marilena una promozione importante, un aumento di stipendio consistente... e senza essere padre, senza avere alle spalle una sfilza di figli che gli spianassero la strada, agevolandogli la carriera.
Quando entrò in cucina, Marilena, indaffarata a preparare la cena, lo salutò distratta, senza interrompere quel suo andare e venire dal lavello al fuoco, mescolando il cibo nelle pentole.
"Sono stato promosso" esordì, infilando i pollici nella cintura dei pantaloni e divaricando leggermente le gambe per assumere una posa consona all'importanza della notizia appena comunicata.
Marilena si voltò, con il cucchiaio di legno in mano, guardandolo interrogativa.
"Sorvegliante!" precisò.
"Sorvegliante?" esclamò sorpresa la moglie, crollando a sedere sulla seggiola più vicina.
"Be', ancora non del tutto: per il momento aiuterò Bepi, l'attuale sorvegliante del reparto... ma è solo questione di tempo. E lo stipendio è, già da questo momento, raddoppiato".
Marilena sollevò il volto arrossato dal calore delle pentole, un'ombra di sospetto nello sguardo, mentre chiedeva, più a se stessa che a lui: "Perché proprio tu?"
Seccato, Gualtiero le rispose: "Perché me lo merito, evidentemente!" e poi, cattivo, aggiunse "anche se non ho figli".  
"Allora... congratulazioni!" rispose Marilena, alzandosi per mescolare qualcosa che rischiava di bruciare sul fuoco, mentre sulla cucina calava, improvviso il silenzio.
(continua... )
http://falilulela.blogspot.com/2011/07/storia-di-nebbie-e-acquitrini-puntata_21.html

sabato 9 luglio 2011

Storia di nebbie e acquitrini (puntata n°22)

"Marilena stai male?" e, guardandola negli occhi, la voce incerta, Gualtiero le aveva chiesto: "Cosa ti succede?"
Raddrizzandosi, lei aveva borbottato: "Ma chi erano quegli uomini? Cosa volevano?".
"Stavano cercando qualcuno... e lo hanno trovato", aveva risposto Gualtiero. Nello scompartimento i viaggiatori sussurravano tra loro, guardandosi intorno diffidenti, mentre il treno rallentava per fermarsi poco dopo, con uno stridio acuto di ferraglia, alla stazione successiva. Anche qui, aperti gli sportelli dei vagoni, c'era chi saliva e chi scendeva. Ma la fermata si protraeva più del solito... Cosa stava aspettando il capostazione per usare il fischietto e dare il via libera al macchinista?
Qualcuno sussurrò: "Come mai non si parte?" e nessuno rispose. In quel momento sulla banchina apparvero i due uomini che avevano appena controllato i documenti: tra loro, piegato in avanti, le braccia intrecciate a tenersi lo stomaco, camminava a fatica l'uomo che aveva tentato di fuggire. S'intravedeva dai finestrini la piazzetta antistante la stazione e la parte posteriore di una macchina. In attesa. Mentre il treno riprendeva il viaggio, l'uomo - un ragazzo alto, magro - voltò la testa, come se cercasse qualcuno, e Marilena ne incrociò per la seconda volta lo sguardo: sempre spaventato ma con un fondo di fierezza. Vedendola aveva cercato di raddrizzare la schiena, con uno sforzo evidente e... le aveva sorrise. O era stato soltanto uno stiramento di labbra, dovuto al dolore? - aveva pensato, socchiudendo le labbra per parlare, ma Gualtiero l'aveva bloccata con uno sguardo, sussurrandole: "Non è il caso di fare commenti! Non lasciarti commuovere e... " 
Nello scompartimento, avvolto in un silenzio impacciato e timoroso, una voce aveva sussurrato: "Sono quelli dell'OVRA e con loro non si scherza!" 
Il treno correva ora sbuffando fumo nella pianura e Marilena cercava di scacciare dalla mente quel ragazzo, chiedendosi il motivo di quel suo comportamento, a dire poco, strano. Aveva già tanti problemi... Che ne capiva lei di politica? E Gualtiero si era reso conto? Ma cosa avrebbe dovuto capire, il suo era stato un gesto istintivo... Istintivo e sciocco - pensò, mentre di nuovo il treno rallentava e il marito, già in piedi, raccoglieva  valigia e pacchi, invitandola ad affrettarsi. 
Appena scesi sulla banchina si trovarono di fronte altri poliziotti in borghese che fermavano i viaggiatori, chiedendo i documenti. "Oggi è giornata di controlli... "aveva borbottato Gualtiero, seccato.
" Non soltanto oggi" lei gli aveva risposto, ma senza guardarlo  negli occhi.
(continua... )